La montagna e la salute planetaria. di Andrea Ubiali, Elisabetta Bergonzini

La montagna è una sentinella della crisi climatica. I suoi cambiamenti sono visibili, tangibili, spesso accelerati, e offrono un osservatorio privilegiato per riflettere sull’intreccio tra ambiente e salute. I ghiacciai, la flora e la fauna rappresentano tre lenti attraverso cui leggere la complessità dell’ecosistema montano e il suo ruolo nella promozione della salute planetaria. Questi temi possono essere integrati in percorsi educativi, attività sportive, escursioni naturalistiche, programmi scolastici e iniziative comunitarie.


La pandemia da Covid-19 ha determinato profondi cambiamenti nella vita quotidiana e nei modelli di comportamento sociale. Le restrizioni imposte per contenere la diffusione del virus hanno spinto molte persone verso un rinnovato interesse per gli ambienti naturali e le attività all’aria aperta, considerate come risorse preziose per il benessere fisico, psicologico e sociale [1,2]. In questo contesto, la montagna ha assunto un ruolo centrale. Ecosistema tra i più complessi e ricchi del pianeta, la montagna offre servizi ecosistemici fondamentali per la salute umana e innumerevoli opportunità per la promozione del benessere psico-fisico [3]. L’interesse verso la montagna è cresciuto sensibilmente nel periodo post-pandemico, inserendosi in un quadro di profonde e rapide trasformazioni, sia sociali (dinamiche di spopolamento e ripopolamento, incremento del turismo di massa, sviluppo infrastrutturale ad alto impatto ambientale, precarietà dei servizi di base) che ambientali, soprattutto a causa degli effetti sempre più intensi della crisi climatica, che colpisce le aree montane in modo particolarmente marcato [4-8].
Tali trasformazioni mettono in luce la complessità e l’ambivalenza della montagna, ma anche la sua fragilità. Come altri ambienti estremi (barriere coralline, regioni artiche, zone umide) la montagna è una sentinella della crisi climatica. I suoi cambiamenti sono visibili, tangibili, spesso accelerati, e offrono un osservatorio privilegiato per riflettere sull’intreccio tra ambiente e salute [9]. Queste caratteristiche rendono la montagna un contesto particolarmente stimolante per coltivare pratiche di promozione della salute radicate localmente, capaci di valorizzare il suo potenziale salutogenico, prevenire e minimizzare i rischi, e soprattutto per esplorare in modo critico le tematiche della cosiddetta salute planetaria (planetary health): un approccio integrato che riconosce l’interconnessione tra la salute umana, degli ecosistemi e del pianeta nel suo complesso [10-12]. A partire dall’osservazione diretta, proponiamo tre ambiti tematici attraverso cui sviluppare percorsi educativi centrati sulla salute planetaria: i ghiacciai, la flora e la fauna.

I Ghiacciai

Neve e ghiaccio sono tra i simboli più iconici dell’alta montagna. Chi frequenta regolarmente questi ambienti ha potuto osservare, anche empiricamente, una progressiva riduzione di neve e ghiaccio negli ultimi decenni [13]. Questa percezione trova riscontro in una vasta  letteratura scientifica: la perdita di massa glaciale è un fenomeno globale, accelerato dal riscaldamento climatico[14-16].  La criosfera, che include ghiacciai, manto nevoso, permafrost, calotte polari e ghiaccio marino, è tra i componenti più vulnerabili del sistema Terra. Il suo ritiro comporta rischi diretti e indiretti (Figura 1): instabilità geologica (valanghe, frane, distacchi); inondazioni da laghi glaciali; risalita del livello dei mari con impatti su zone costiere anche molto lontane dalla montagna;  scioglimento del permafrost, con rilascio di agenti patogeni e sostanze inquinanti intrappolate nel ghiaccio [17-30].

Ma le conseguenze più profonde riguardano la perdita dei servizi ecosistemici, ovvero l’insieme di tutti i benefici forniti dagli ecosistemi al genere umano, che permettono di sostenere lo sviluppo della vita e della società. I ghiacciai sono serbatoi naturali di acqua dolce e regolatori climatici. La loro scomparsa minaccia l’intero ciclo idrogeologico, con ricadute su tutte le attività umane dipendenti dall’acqua. La scarsità d’acqua, unita all’aumento delle temperature e alla crescente frequenza di eventi meteorologici estremi, rischia di compromettere la produzione agricola, con ripercussioni sia quantitative che qualitative. Questo scenario contribuisce all’incremento di problematiche alimentari, tra cui malnutrizione, diabete e altre patologie metaboliche, rappresentando una seria minaccia alla sicurezza alimentare per una vasta parte della popolazione mondiale. [31-40]. Inoltre, la carenza di risorse chiave come acqua e cibo può intensificare tensioni politiche e sociali, destabilizzare governi e alimentare conflitti [41,42], con conseguenze disastrose per la salute umana [43, 44], quella dell’ambiente in generale [45-47] e della montagna in particolare [48]. Infine, lo scioglimento dei ghiacciai comporta una perdita culturale e spirituale: sono elementi identitari, simbolici, spirituali e ricreativi, oltre che insostituibile fonte di dati per la ricerca scientifica [49-52].

Figura 1. Effetti del cambiamento della criosfera sull’ambiente e sulle società.

Fonte: Wang X et al, 2025. Climate Change, Cryosphere Retreat, and Human Health. doi: 10.46234/ccdcw2025.062.

La Flora

Gli ecosistemi forestali e alpini offrono una straordinaria varietà di risorse e servizi: regolazione del clima, protezione del suolo, conservazione della biodiversità, benefici sociali e culturali (Figura 2).

Figura 2. Servizi ecosistemici forestali.

Fonte: Jessica E. Halofsky et al, 2017. Understanding and Managing the Effects of Climate Change on Ecosystem Services in the Rocky Mountains.

Le piante sono organismi particolarmente sensibili alle condizioni ambientali e la loro distribuzione altitudinale è fortemente influenzata da temperatura e umidità. L’osservazione della vegetazione alpina permette quindi di cogliere gli effetti del cambiamento climatico sugli ecosistemi. In alta quota, dove la stagione vegetativa è breve e le temperature sono rigide, anche minimi cambiamenti climatici possono provocare trasformazioni ecologiche significative. Le strategie di risposta della flora alpina al cambiamento climatico sono principalmente tre: migrazione, adattamento fenologico e, nei casi più gravi, estinzione.

  • Il riscaldamento globale sta spingendo molte specie vegetali a risalire di quota: si osserva l’innalzamento progressivo della linea degli alberi, un aumento delle piante vascolari nei siti alpini e nivali e la scomparsa di alcune specie e comunità vegetali. Questo fenomeno di adattamento ha dei limiti fisici: le piante che vivono già in prossimità delle cime non hanno più spazio disponibile per migrare ulteriormente. Per questo motivo il fenomeno viene anche descritto come un “ascensore verso l’estinzione”. Questi spostamenti possono modificare profondamente la struttura delle comunità vegetali e compromettere le relazioni ecologiche, ad esempio tra piante e impollinatori [53,54].
  • Adattamento fenologico. Consiste nella modificazione dei cicli biologici, in particolare delle fasi di fioritura e fruttificazione per adattarsi alle variazioni ambientali. In linea generale, il riscaldamento anticipa la fioritura e allunga la stagione di crescita. Tuttavia, questi cambiamenti comportano rischi significativi: sfasamento temporale tra fioritura e attività degli impollinatori, maggiore esposizione a gelate tardive, effetti negativi sulla formazione dei semi. Questi cambiamenti hanno un impatto rilevante e potenzialmente negativo sulla “fitness” delle piante, cioè la loro capacità di sopravvivere e riprodursi [55-58].
  • Quando le capacità di adattamento e migrazione si esauriscono, la conseguenza è l’estinzione locale. Il declino della biodiversità nelle aree montane è documentato da numerosi studi recenti. Le modifiche alla composizione delle comunità vegetali possono diventare irreversibili o comunque persistenti per millenni, soprattutto se gli ecosistemi subiscono transizioni critiche, anche in caso di overshoot temporaneo con successivo ritorno a temperature più basse [59,60].

Un’ulteriore criticità riguarda le risposte antropiche alla crisi climatica – come la costruzione di nuove infrastrutture, la realizzazione di impianti per energie rinnovabili o progetti di riforestazione – che possono peggiorare la situazione se non progettate con criteri ecologici adeguati. Monocolture, introduzione di specie non autoctone o progetti privi di integrazione con il contesto naturale rischiano di ridurre ulteriormente la resilienza degli ecosistemi. Allo stesso modo, la corsa all’estrazione delle materie prime necessarie per attuare la transizione ecologica rischia di trasformarsi in una nuova forma di devastazione dell’ambiente naturale [61-65].

La Fauna

Sebbene spesso più difficili da osservare, anche gli animali costituiscono un indicatore essenziale dei cambiamenti climatici e ambientali, e offrono spunti di riflessione sulle trasformazioni in atto. Il cambiamento climatico rappresenta infatti una seria minaccia per la salute della fauna selvatica [66]. La frammentazione degli habitat, le alterazioni climatiche, il consumo di suolo e le attività antropiche generano un disturbo che colpisce numerose specie. Gli animali possono rispondere e adattarsi con diverse modalità, ad esempio attraverso alterazioni comportamentali, come l’aumento dell’aggressività, cambiamenti nei cicli riproduttivi, migrazioni altitudinali, e, in alcuni casi, estinzioni locali. Questi fenomeni possono compromettere le relazioni ecologiche, incluse quelle  mutualistiche tra piante e impollinatori, fondamentali per la riproduzione degli ecosistemi vegetali, con effetti a cascata su tutta la rete trofica [67-74].

È essenziale ricordare che gli animali non sono semplici ospiti o abitanti degli ecosistemi, ma ne sono attivi modellatori e manutentori. Alcune specie, dette keystone species, svolgono ruoli fondamentali per l’equilibrio degli ambienti in cui vivono. Il lupo, per esempio, attraverso un controllo delle dinamiche predatorie, esercita un’influenza sulla biodiversità e la stessa struttura fisica del proprio territorio. Il castoro, noto per la sua abilità ingegneristica nel costruire dighe, è in grado di modellare e mantenere gli habitat fluviali, rendendoli ospitali per una enorme quantità di forme di vita acquatiche e resilienti alle variazioni delle condizioni meteo-climatiche. Il salmone è in grado di modificare le morfologie fluviali attraverso il trasporto di sedimenti che avviene durante il periodo riproduttivo. Il cavallo selvatico mantiene l’equilibrio ambientale di praterie e torbiere, riducendo il rischio di espansione degli incendi [75-80].

Un rischio crescente è rappresentato dalla diffusione di insetti artropodi (zanzare, zecche, flebotomi) potenzialmente in grado di trasmettere malattie infettive, un tempo assenti in quota e ora in espansione a causa dell’innalzamento termico (Figura 3). L’espansione degli habitat e delle stagioni di attività di questi vettori rappresenta una minaccia crescente per la salute di residenti e visitatori, sempre più esposti al rischio di contrarre malattie come malaria, dengue ed encefalite trasmessa da zecche  [81-86].

Figura 3. Potenziale impatto del cambiamento climatico sulla distribuzione geografica dei vettori.


Fonte: de Souza WM et al, 2024. Effects of climate change and human activities on vector-borne diseases.

Imparare a riconoscere caratteristiche e ruolo ecologico della fauna alpina può contribuire a minimizzare i rischi per la salute legati alla frequentazione della montagna. Acquisire una maggiore consapevolezza su questo tema può inoltre essere il punto di partenza per stimolare riflessioni critiche in chiave antispecista sull’importanza e le modalità di proteggere e conservare un così ricco patrimonio naturale.

Conclusioni

I ghiacciai, la flora e la fauna rappresentano tre lenti attraverso cui leggere la complessità dell’ecosistema montano e il suo ruolo nella promozione della salute planetaria. Questi temi possono essere integrati in percorsi educativi, attività sportive, escursioni naturalistiche, programmi scolastici e iniziative comunitarie.

Nel post-pandemia, la montagna si offre come spazio privilegiato di apprendimento ecologico e sanitario. Valorizzarla significa promuovere una cultura della salute integrata, capace di unire benessere individuale, cura dell’ambiente e responsabilità collettiva.

Affrontare le sfide della nostra epoca richiede approcci interdisciplinari e intersettoriali, che coinvolgano sanità, educazione, comunità locali, associazioni e istituzioni, che permettano di promuovere empowerment e giustizia climatica in una prospettiva anti-specista ed eco-planetaria.

Andrea Ubiali, medico, Bologna.

Elisabetta Bergonzini, Operatore Naturalistico e Culturale, Comitato Scientifico CAI, sezione di Ferrara

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fonte: https://www.saluteinternazionale.info/2025/07/la-montagna-e-la-salute-planetaria/

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