Inquinamento digitale. di Pasquale la Torre

Ancora oggi, molte persone si stupiscono nello scoprire che il mondo digitale rappresenti uno dei determinati dell’inquinamento ambientale e del riscaldamento globale. Le tecnologie digitali hanno un impatto diversificato sull’ambiente. Se da un lato, la dematerializzazione di beni e servizi, ha contribuito alla riduzione di componenti come plastica e carta e alla riduzione dei flussi logistici, dall’altro, si registra il crescente consumo di energia, l’aumento delle emissioni di gas serra e dei campi elettromagnetici, l’accumulo di rifiuti elettronici e i potenziali effetti negativi sulla salute degli uomini e degli animali.

Inviare mail, messaggi Wp, fare ricerche online, ascoltare musica in streaming, consultare i social e guardare video, film o eventi sportivi su piattaforme, è diventata la nostra quotidianità.  Per svolgere queste attività non utilizziamo carta, plastica e auto, quindi, possiamo erroneamente pensare che si tratta di comportamenti sostenibili. Purtroppo, per poter usufruire di questi servizi comunicativi ormai insostituibili, i device periferici (smartphone, video, cuffie) e l’infrastruttura fisica di internet (cavi, antenne, server, router), richiedono un impressionante quantità di energia e causano il cosiddetto inquinamento digitale. La sostenibilità della rete è ormai un argomento che non può più essere derubricato ad analisi di settore, ma richiede attenzione e dibattito pubblico. Oggigiorno, molti si stupiscono nello scoprire che tutto ciò che riguarda il mondo digitale, ritenuto pulito, in quanto immateriale, possa avere un impatto sull’ambiente (1). Quanto inquina internet e come ridurre l’impronta digitale? Quali conseguenze su clima e salute? L’articolo si propone di rispondere a questi interrogativi e di formulare qualche suggerimento per una maggiore consapevolezza e per l’implementazione di buone pratiche.

Inquinamento digitale

La rete internet insieme ai dispositivi per la connessione, genera il 4% del totale delle emissioni gas serra del pianeta. Nel 2023, messaggi, mail, post social e dati di aziende e istituzioni, hanno consumato una percentuale di gigawatt/ora del 55% in più rispetto all’anno precedente. Nel mondo, ogni giorno vengo effettuate 3,5 miliardi di ricerche su Google, inviate circa 360 miliardi di mail e circa 100 miliardi di messaggi wp. Secondo il più recente report di Ericsson, non sono tanto le mail e i messaggi Wp a incidere sull’impronta digitale, ma soprattutto i video streaming che consumano il 69% di tutto il traffico di banda del mondo. Secondo le stime dell’Agenzia Internazionale per l’Energia, le emissioni del mondo delle tecnologie digitali potrebbero arrivare a rappresentare il 14% del totale (circa il consumo degli USA) entro il 2040. Queste previsioni non tengono conto dell’aumento dei consumi provocato dall’intelligenza artificiale.

Nel 2019 per addestrare il sistema di Google sono state emesse 280 tonnellate di anidride carbonica; la cifra è salita a 550 tonnellate per addestrare GPT-3. Oltre all’addestramento dei sistemi di intelligenza artificiale, si deve considerare il conseguente utilizzo: una ricerca attraverso ChatGPT consuma 100 volte l’energia richiesta per una ricerca su Google, quantità che aumenta  ulteriormente se si usano immagini e video. In base a quanto evidenziato dai dati, sembra che gli obiettivi di sostenibilità ambientale dei colossi Tech non sono in linea con le previsioni iniziali. In un report, Google ha ammesso che le sue emissioni sono aumentate del 48% negli ultimi cinque anni, e che cercare nei prossimi anni di ridurle sarà molto difficile (2). Uno studio pubblicato del 2017 su the Guardian ha stimato che l’industria ICT potrà arrivare ad utilizzare fino al 20% dell’elettricità mondiale entro il 2025, con un impatto paragonabile a quello dell’intera flotta aerea. L’impronta digitale non è solo legata alla produzione dei dati, ma anche al relativo accumulo: nelle caselle di posta, cloud e server, si conservano dati che, in gran parte, non verranno più utilizzati. Il consumo illimitato di dati richiede oggi 3 volte più energia di quella che tutti i pannelli solari del mondo possono produrre (3).

Nello studio “A Systematic Review of the Pros and Cons of Digital Pollution and its Impact on the Environment”, 2023, pubblicato sul Journal of Sustainability and Environmental Management, vengono evidenziati con precisione e solidità scientifica, gli effetti della digitalizzazione sull’ambiente. Secondo quanto riportato nell’articolo, la CO2 rappresenta la conseguenza di una serie di piccole azioni che eseguiamo quotidianamente sui nostri telefoni e sui computer. Tra il 1995 e il 2015, il peso delle pagine web è aumentato in media di 115; 1,6 kg di CO2eq vengono emessi durante un programma televisivo di 30 minuti; 30 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 sono state prodotte da streaming video online. Questi ultimi, sembrano avere gli impatti più significativi: guardare un video per un’ora equivale a tenere acceso un frigorifero per un anno intero o a emettere 130 g di CO2 nell’atmosfera. La maggior parte del traffico su Internet, infatti, proviene dallo streaming e l’intero numero di video online rappresenta l’1% di tutte le emissioni di gas serra. Entro quest’anno, si prevede che la percentuale di emissioni di gas serra attribuibili alle tecnologie digitali quadruplicherà rispetto all’attuale livello e l’energia per questo settore crescerà dell’8% l’anno. (Figura 1).

Figura 1. Percentuale di emissioni di gas serra (GHG=Greenhouse Gas) attribuibili alle tecnologie digitali. Fonte: The Shift Project, 2019

I principali responsabili dell’impatto digitale a livello globale sono i dispositivi degli utenti, mentre, data center e apparecchiature di rete si posizionano al secondo posto. Nel 2019, il consumo di CO₂eq dei dispositivi (smartphone, tablet) rappresentava il 66% del consumo totale delle tipologie analizzate (reti, data center, dispositivi) e riguardava principalmente la fase di produzione. L’articolo preso in esame, conclude sottolineando che l’introduzione di tecnologie digitali ha un impatto profondo e diversificato (positivo e negativo) sull’ambiente circostante. Gli effetti positivi sono associati alla dematerializzazione di beni e servizi, al miglioramento delle tecnologie di produzione, alla riduzione dei flussi logistici, ecc. Gli effetti negativi riguardano, invece, il crescente consumo di energia, l’aumento delle emissioni di gas serra, l’accumulo di rifiuti elettronici, gli effetti negativi poco studiati sugli apparati riproduttivi, sulla struttura del genoma, sulle risposte comportamentali degli organismi viventi, ecc. (4)

Ridurre l’impronta digitale

Come evidenziato in precedenza, tra le cause principali delle emissioni di CO2 legate al sistema digitale ci sono i data center-server, strutture che elaborano,  distribuiscono i dati attraverso la rete e richiedono un considerevole dispendio di energia, sia per il funzionamento, che per il raffreddamento di ambienti e componenti. Nonostante l’impegno delle aziende verso la sostenibilità ambientale, è doveroso osservare che il consumo di energia è alimentato dalla richiesta crescente di servizi da parte degli utenti. La connessione rapida, l’alta accessibilità alle informazioni e l’utilità dei servizi online, ormai, sono abitudini strutturate del nostro stile di vita, ed è proprio su abitudini e comportamenti, che si può intervenire per l’uso responsabile del digitale.

Tra i comportamenti virtuosi che possono essere messi in pratica senza particolari disagi o rinunce, si possono considerare i seguenti:

  • evitare allegati non necessari nelle e-mail e nei messaggi Wp,
  • privilegiare file dalle dimensioni contenute o in bassa definizione.
  • privilegiare l’archiviazione in locale di documenti, video, immagini, piuttosto che quella in cloud,
  • aggiornare periodicamente caselle di posta elettronica e mailing list,
  • oscurare, quando non necessaria, la videocamera durante le riunioni online,
  • eliminare programmi e app che non si utilizzano,
  • preferire i messaggi testuali ai “vocali”,
  • ridurre l’uso dello streaming,
  • spegnere i dispositivi fissi e mobili (tablet, Gps, WiFi), quando non necessari,

Queste forme di precauzione, se intraprese da milioni di persone, potrebbero contribuire in modo significativo sul contenimento delle emissioni (5,6).

Conclusioni

Ancora oggi, molte persone si stupiscono nello scoprire che il mondo digitale rappresenti uno dei determinati dell’inquinamento ambientale e del riscaldamento globale. Le tecnologie digitali hanno un impatto diversificato sull’ambiente. Se da un lato, la dematerializzazione di beni e servizi, ha contribuito alla riduzione di componenti come plastica e carta e alla riduzione dei flussi logistici, dall’altro, si registra il crescente consumo di energia, l’aumento delle emissioni di gas serra e dei campi elettromagnetici, l’accumulo di rifiuti elettronici e i potenziali effetti negativi sulla salute degli uomini e degli animali. Per ridurre l’impronta digitale sono necessarie un insieme di regole e buone pratiche, riassumibili nel maggiore utilizzo delle fonti rinnovabili di energia, nella riduzione del consumo dei dispositivi, e soprattutto, in un cambio di mentalità da parte dell’utenza, che può influire in modo importante nella riduzione di emissioni su scala mondiale. Sarebbe necessario, ad esempio, sollecitare la consapevolezza sul fenomeno attraverso una costante campagna di sensibilizzazione, oppure, inserire sui display di pc e smartphone l’indicatore delle emissioni prodotte durante l’utilizzo.

Tutti questi propositi, per evitare il rischio di rimanere sul piano disarticolato delle singole iniziative, andrebbero inseriti in una politica di sistema aggiornata a nuove esigenze e tutele, come la vigilanza più stringente da parte delle istituzioni competenti (sopratutto in termini di prevenzione e salute), la responsabilità ambientale d’impresa e la valorizzazione delle agenzie educative in ordine alla formazione e alla sensibilizzazione verso un utilizzo sostenibile e consapevole della tecnologia digitale.

Pasquale la Torre, Tutor Didattico e docente a.c. Corso di Studi in Infermieristica, Università di Parma.

Riferimenti bibliografici

1  Le emissioni segrete. G. Sissa. Il Mulino. 2024

2  A. Signorelli. L’impatto ambientale del mondo digitale. 1 ottobre 2024. thttps://aulascienze.scuola.zanichelli.it/materie-scienze/tecnologia-14/impatto-ambientale-mondo-digitale/al

3 L. Palmisano.   Quanto inquina internet e come ridurre la nostra impronta ambientale digitale. 16 marzo 2024.  https://economiacircolare.com/internet-impronta-ambientale-digitale/

4  Oo, K. T., Jonah, K., & Thin, M. M. Z. (2023). A Systematic Review of the Pros and Cons of Digital Pollution and its Impact on the Environment. Journal of Sustainability and Environmental Management2(1), 61–73. https://doi.org/10.3126/josem.v2i1.53118

5 Inquinamento digitale: cos’è e come ridurlo per essere sostenibili online nel 2024. 08.03.24.   https://www.eon-energia.com/magazine/energia-domestica/ridurre-inquinamento-digitale-sostenibilita-2024.html

6  Come ridurre l’inquinamento digitale in 10 semplici passi. 21.4.23.    https://www.ptqs.it/come-ridurre-linquinamento-digitale-in-10-semplici-passi/

 

FONTE: https://www.saluteinternazionale.info/2025/10/inquinamento-digitale/

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