Droghe. Abbiamo un piano: la disobbedienza. di Franco Corleone

La Controconferenza sulle droghe convocata dalla rete di associazioni della società civile che da anni si oppone alle politiche proibizioniste e puramente repressive dei governi in materia di stupefacenti proibiti. Un mistero si aggira nella politica italiana. Riguarda Alfredo Mantovano che è l’esponente più potente del governo Meloni e che oltre alla delega ai Servizi segreti ha voluto la direzione del Dipartimento antidroga. Perché occupare un ruolo che era stato di Carlo Giovanardi? Non penso che sia il frutto di una ossessione, ma si leghi alla ambizione di riscrivere la storia e di far prevalere la morale contro il diritto e sconfiggere la scienza e la razionalità. In apparente paradosso, infatti la destra proclama il “pugno duro sulla droga” e si è affidata a chi era stato l’ispiratore della legge iper proibizionista nota come Fini-Giovanardi per una rivincita dopo la cancellazione di quel mostro giuridico da parte della Corte costituzionale. Rientra così in circolazione la stessa paccottiglia di parole d’ordine reazionarie, fondata sugli stessi “miti”: la “droga è droga”, senza distinzione, perché la droga è il Male. Per questo la sostanza più demonizzata è la cannabis, la droga di passaggio alle sostanze pesanti: il “mito” per eccellenza per sbarrare la strada della legalizzazione corredato dalla falsità sullo spinello che non è più quello di una volta e dalla criminalizzazione perfino della canapa tessile. Quanto ai consumatori “tossicodipendenti”, è pronta la soluzione della reclusione nelle comunità sul modello di San Patrignano per “salvarli” dalla droga, nell’anima e nel corpo.

Un obiettivo perseguito con integralistica determinazione, attraverso l’aggravamento delle pene per i fatti di lieve entità relativi alla detenzione di sostanze stupefacenti, con un decreto per costruire un albo di comunità fedeli e amiche per detenuti tossicodipendenti da far uscire dal carcere per operazioni di propaganda, con la rapina dell’8 per mille per finanziare progetti risibili.

Insomma il consumatore di droghe pesanti per Mantovano è un malato da curare e un criminale da recuperare attraverso il pentimento, mentre il consumatore di canapa è un vizioso alla ricerca del piacere da punire. Addirittura si incolpa la legalizzazione della cannabis in tanti Stati Usa della diffusione del fentanyl (per fortuna Papa Leone ha denunciato il ruolo delle aziende farmaceutiche), in accordo con Trump che rilancia la war on drugs contro il Venezuela e la Colombia in una riedizione della guerra dell’oppio.

“Abbiamo un piano” è il suggestivo titolo della Controconferenza sulle droghe che ha l’ambizione di contrastare la svolta reazionaria costruendo una rete tra i movimenti dei consumatori e le pratiche sociali della riduzione del danno alla base di un cambio di paradigma. E contrastare il pulpito di Mantovano che intende far assumere all’Italia la guida proibizionista di un cartello di Paesi autoritari colpendo i diritti umani e la salute.

Il fondamentalismo della religione della proibizione si lega al divieto della scelta autonoma sul fine vita, alla retorica del reato universale per la maternità surrogata, al reato di resistenza nonviolenta, alla limitazione dell’aborto, alla nostalgia del manicomio e alla censura dell’affettività in carcere. La strada della riforma deve riprendere il monito di Grazia Zuffa sul numero 0 di Fuoriluogo nel 1995 per la politica come passione e di fronte alla perdita di senso della politica ritrovare “le parole per dirlo”. Una dimensione ineludibile.

Le carceri scoppiano per l’incarcerazione di massa di persone che detengono sostanze illegali o le cedono magari gratuitamente o che sono definite tossicodipendenti: oltre 30 mila soggetti che rappresentano la detenzione sociale. La persecuzione si è diretta in questo quarto di secolo contro un milione e 500 mila giovani per il semplice consumo (oltre un milione per uno spinello) con le segnalazioni ai prefetti e le conseguenti odiose sanzioni amministrative. Il tentativo di decarcerazione e depenalizzazione proposto con un referendum presentato nel 2021 è stato dichiarato inammissibile dalla Corte costituzionale presieduta da Giuliano Amato caduto in clamorosi sbagli che è difficile pensare innocenti. È l’ora di superare stigma e pregiudizio con la disobbedienza.

il manifesto su Ristretti Orizzonti

Franco Corleone

 

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