Ciò che i buoni e coraggiosi patrioti di Minneapolis, e coloro che si sono recati a Minneapolis per esprimere solidarietà, stanno dimostrando è una vera resistenza, ampia e organizzata, il tipo di movimento che emerge solo sotto gli attacchi prolungati di uno stato oppressivo. Decine di migliaia di volontari – come minimo – stanno rischiando la propria incolumità per difendere i propri vicini e la propria libertà.
Venerdì 30 gennaio negli Stati Uniti le proteste contro l’Immigration and Customs Enforcement (ICE) si sono diffuse dalle coste dell’Atlantico ai porti del Pacifico, dai magazzini della logistica alle scuole, dagli ospedali alle università e ai musei: una rete diffusa di scioperi e blocchi ha mandato il suo messaggio a Donald Trump. Non è stata una mobilitazione simbolica, – si legge sul Manifesto (1)- ma una giornata di conflitto sociale che ha saldato più settori attorno a un obiettivo dichiarato: fermare le deportazioni, smantellare il sistema dei centri di detenzione e mettere in discussione l’architettura stessa della polizia di frontiera interna. La maggior parte delle azioni significative e delle chiusure di attività commerciali si è concentrata nelle città più colpite dalle attività dell’Ice: New York, Chicago, Denver, Portland, Los Angeles e, chiaramente, Minneapolis. In Colorado molte scuole hanno chiuso per l’assenza di insegnanti e studenti, e scene analoghe si sono registrate a San Antonio (Texas), San Francisco, in Vermont e a Las Vegas. Lo sciopero generale nazionale è arrivato sulla scia di quello organizzato a Minneapolis il 23 gennaio, con decine di migliaia di persone in strada e centinaia di attività commerciali chiuse. La parola d’ordine più ripetuta – «Basta raid, basta gabbie» – ha fatto da filo conduttore alla protesta in un Paese attraversato da una frattura tra apparato securitario sempre più pervasivo e una società civile che rifiuta di pagare il prezzo umano delle politiche migratorie di Trump.
Nel Dicembre 2025 l’amministrazione Trump aveva avviato nello stato del Minnesota, all’estremo nord degli USA, e in particolare a Minneapolis, l’Operazione Metro Surge con lo scopo di individuare, arrestare e deportare persone sospettate di violazioni delle leggi sull’immigrazione. Il Dipartimento federale della Sicurezza interna l’ha definita “la più grande operazione di controllo dell’immigrazione mai condotta“. L’ondata di retate e arresti, estesi anche a immigrati regolari, caratterizzata da un’escalation nella severità e nella brutalità dell’operato d’intervento dell’ICE, ha suscitato molteplici proteste, polemiche e contestazione, con molestie e minacce contro osservatori e giornalisti presenti sui luoghi d’intervento, il fermo di cittadini statunitensi regolari e l’arresto di più di 3.000 persone.
L’operazione ha provocato sconvolgimenti nell’economia e nella società civile del Minnesota, con l’interruzione delle attività commerciali quotidiane e con scuole che hanno registrato la riduzione della partecipazione degli studenti del 40%, passando alla didattica a distanza. Alla brutalità e agli abusi degli agenti dell’ICE – che si muovono a volto coperto e con veicoli con targa civile – ha risposto compatta la popolazione di
Minneapolis non solo protestando, ma anche creando una rete di protezione nei confronti delle comunità di immigrati, composta prevalentemente da latinos e da somali. Così gruppi di cittadini si sono appostati negli incroci delle strade per avvisare con telefonini, fischietti e altoparlanti dell’arrivo degli agenti dell’ICE, altri si sono prodigati per fare la scorta ai pulmini che portavano i bambini a scuola, altri ancora si sono organizzati per preparare scatole di cibo da consegnare alle famiglie di immigrati che non uscivano di casa per timore di essere arrestate. Tutto ciò avveniva, fra l’altro, in condizioni ambientali proibitive con temperature che arrivavano a -20°C, con strade coperte di neve e di ghiaccio.
Il mondo è venuto a conoscenza di quello che succedeva nel lontano Stato del Minnesota quando il 7 gennaio 2026 Renee Nicole Good, donna statunitense di 37 anni, madre di tre figli, dopo aver accompagnato a scuola il figlio di 6 anni, veniva uccisa all’interno della sua auto con tre colpi di pistola esplosi da un agente dell’ICE. Una vera esecuzione avvenuta senza alcuna ragione, se non quella di essere presente come legal observer, cioè con il compito di documentare le azioni dell’ICE. Stessa sorte toccata qualche giorno dopo, il 24 gennaio, a un altro cittadino statunitense, Alex Jeffrey Pretti, infermiere di 37 anni, molto attivo nella difesa degli immigrati e per questo sotto il tiro degli agenti dell’ICE che lo hanno inseguito, bloccato a terra e ucciso con vari colpi di pistola alla schiena.
Gli eventi di Minneapolis – scrive Peter Wehner su The Atlantic (2) , in particolare l’orribile uccisione di due americani, hanno riconfermato una cosa orribile e ci hanno insegnato due cose incoraggianti.
Ciò che è stato riconfermato è stata la pura malvagità e crudeltà dell’amministrazione Trump. Ha incoraggiato gli agenti federali ad agire illegalmente e in modi che hanno portato a una donna innocente, Renee Good, colpita da colpi d’arma da fuoco, anche alla testa a bruciapelo, e a un uomo innocente, Alex Pretti, colpito da 10 colpi in cinque secondi, secondo gli esperti forensi . Pretti era in ginocchio, immobilizzato, senza rappresentare alcuna minaccia apparente, quando è stato crivellato di colpi. Ciò che rende le cose ancora peggiori è che, dopo che gli innocenti sono stati uccisi a colpi d’arma da fuoco, i funzionari dell’amministrazione hanno usato le onde radio per diffamare i morti, accusandoli di atti di ” terrorismo interno ” e, nel caso di Pretti, di essere un ” aspirante assassino “, secondo le parole del più influente collaboratore del presidente, Stephen Miller. Ma da questi momenti terribili e intensivi a Minneapolis, – afferma Peter Wehner – abbiamo imparato un paio di cose incoraggianti.
La prima è che, in questo caso, il tentativo dell’amministrazione Trump di manipolare l’opinione pubblica è fallito. Molto spesso ha avuto successo, almeno in vaste aree del Paese. Gli esempi più evidenti sono il violento assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021 e le affermazioni di Donald Trump secondo cui le elezioni del 2020 gli sarebbero state rubate, ma ce ne sono decine di altri. L’attacco massiccio, multifronte e continuo dell’amministrazione alla verità è forse il pericolo più grande che essa rappresenta. Quindi, il fatto che abbia fallito in questo caso non è cosa da poco: l’amministrazione è in ritirata, a quanto pare frustrata più dalla copertura mediatica degli eventi che dagli omicidi in sé. Eppure, a 10 anni dall’inizio dell’era Trump, vedere l’amministrazione fallire miseramente nel manipolare psicologicamente i cittadini – nell’ingannarli e nel fare il lavaggio del cervello, nell’affermare che il nero è bianco e la giustizia è ingiustizia – è in qualche modo rassicurante. In questo caso, ci sono voluti diversi video di uccisioni simili a esecuzioni. Ma accetterò i progressi dove potrò trovarli.
La seconda cosa che abbiamo visto è che le proteste di massa pacifiche ispirate da un senso di giustizia possono avere successo. La mobilitazione funziona. In questo caso, le proteste sono state combinate con la sorveglianza dei cittadini sugli agenti federali in
agguato, principalmente attraverso l’uso di registrazioni su smartphone. Gli abitanti di Minneapolis distribuivano anche fischietti per avvisare la gente della presenza dell’ICE. Stiamo assistendo a un esempio toccante di quello che il mio collega Adam Serwer chiama “vicinato”: l’impegno a proteggere le persone intorno a te, indipendentemente da chi siano o da dove provengano”, che siano nate a Minneapolis o a Mogadiscio. Ciò che i buoni e coraggiosi patrioti di Minneapolis, e coloro che si sono recati a Minneapolis per esprimere solidarietà, stanno dimostrando è, nelle parole di Serwer, “una vera resistenza, ampia, organizzata e in larga parte non violenta, il tipo di movimento che emerge solo sotto gli attacchi prolungati di uno stato oppressivo. Decine di migliaia di volontari – come minimo – stanno rischiando la propria incolumità per difendere i propri vicini e la propria libertà”.
Poiché ciò che i cittadini di Minneapolis hanno fatto ha funzionato, altri ne trarranno insegnamento. Il senso di impotenza con cui tanti americani hanno lottato durante il secondo mandato di Trump sta cedendo il passo a un senso di maggiore capacità di azione. Gli americani non sono solo tappi di sughero nell’oceano in tempesta di Trump.
Il coraggio ispira coraggio – conclude Wehner. Il successo ispira imitazione. Vivere nella verità; coltivare la sfera della verità; unirsi per difendere la verità e contro l’intimidazione, la repressione e la violenza sanzionata dallo Stato: tutto questo è ancora importante.
Riferimenti
1. Marina Catucci, Rage Against The Donald. È sciopero generale anti-Ice. Il Manifesto, 31 Gennaio 2026
2. Peter Wehner, The Three Lessons of Minneapolis, The Atlantic, January 29, 2026.
Nota:
a) L’immagine di copertina è tratta da UMDI
b) Le immagini nel testo sono tratte da : Emily Witt. The Schoolchildren of Minneapolis. The New Yorker, January 30, 2026 (https://www.newyorker.com/magazine/2026/02/09/the-schoolchildren-of-minneapolis)
fonte: https://www.saluteinternazionale.info/2026/02/grazie-minneapolis/
