Patologie croniche
L’aspettativa di vita è costantemente aumentata negli ultimi decenni in tutto il mondo occidentale. Il miglioramento complessivo delle condizioni di salute, l’aumento della sopravvivenza e il conseguente progressivo invecchiamento della popolazione rappresentano un importante traguardo raggiunto dalla società ma allo stesso tempo una sfida. È necessario che l’allungamento della vita media si accompagni anche al mantenimento di buone condizioni di salute e a una qualità di vita soddisfacente.
I dati PASSI d’Argento raccolti nel biennio 2023-2024 mostrano che il 57% degli ultra 65enni riferisce che, nel corso della vita, un medico gli ha diagnosticato una o più patologie tra le seguenti: insufficienza renale, bronchite cronica, enfisema, insufficienza respiratoria, asma bronchiale, ictus o ischemia cerebrale, diabete, infarto del miocardio, ischemia cardiaca o malattia delle coronarie, altre malattie del cuore, tumori (comprese leucemie e linfomi), malattie croniche del fegato o cirrosi.
Il 27% degli intervistati riferisce una cardiopatia, le malattie respiratorie croniche coinvolgono il 16% degli ultra 65enni, il diabete il 20% e i tumori il 13%.
La condizione di policronicità, cioè la compresenza di due o più patologie croniche (fra quelle indagate), riguarda 1 ultra 65enne su 4. Inoltre è più frequente al crescere dell’età (riguarda il 16% delle persone 65-74enni e sale al 37% dopo gli 85 anni) e tra le persone con status socioeconomico più svantaggiato, per difficoltà economiche (38% vs 19% tra chi dichiara nessuna difficoltà) o bassa istruzione (30% vs 19%). Nel biennio 2023-2024, a differenza degli anni precedenti, emergono anche differenze per genere con una stima più elevata tra gli uomini (24% vs 21% tra le donne).
La variabilità regionale della cronicità evidenzia una situazione significativamente diversa tra le macroaree del Paese. Nel Nord Italia la quota di ultra 65enni che riferisce almeno una patologia cronica è pari al 53%, mentre nel Centro e nel Sud la stima è più elevata, pari rispettivamente al 60%. Un pattern analogo si osserva anche per la policronicità: la stima è pari al 19% nel Nord, mentre raggiunge il 24% al Sud e il 25% nel Centro.
I dati in piena pandemia hanno mostrato valori più bassi di policronicità rispetto agli anni pre-pandemia, valori che continuano a diminuire soprattutto nel 2024 (22%).
L’analisi temporale della prevalenza di patologie croniche fra gli ultra 65enni non mostra significativi cambiamenti tra il 2016 e il 2019, se non una tendenza all’aumento imputabile, con molta probabilità, al progressivo invecchiamento della popolazione che porta quote sempre crescenti di persone a raggiungere età sempre più elevate e che finisce per accompagnarsi a maggiore cronicità. Tuttavia nel 2020 c’è stata un’inversione di tendenza e si riduce la quota di persone fra gli intervistati che riferiscono diagnosi di patologie croniche, passando dal 62% del 2019 a meno del 56% del 2024.
Non si può escludere che questa riduzione sia associata all’eccesso di mortalità correlata al COVID-19 che nel nostro Paese ha colpito in particolar modo le persone più anziane e vulnerabili per condizioni di salute. Tuttavia, è anche vero che l’emergenza sanitaria legata al COVID-19 e la rinuncia alle visite e controlli medici per timore del contagio o per sospensione di alcuni servizi sanitari siano state causa di ritardi o mancate nuove diagnosi di patologie croniche almeno fra le persone meno anziane nella fascia d’età 65-74 anni. Sarà importante monitorare nel tempo questi andamenti per capire se si tratta di oscillazioni casuali, o se questi dati siano da ricondurre al picco di mortalità per COVID-19 fra i cronici, o a ritardi diagnostici.


