Che fine farà la proposta del Ministro Schillaci volta a attivare le Case della Comunità e ad avviare la Scuola di specializzazione universitaria per i medici di medicina generale?
Il Ministro Schillaci ha avanzato una proposta evidentemente insostenibile, che trova consenso da parte di persone inesperte (a parere della FIMMG e altri sindacati medici!) di sanità, quali Amedeo Cicchetti, Ordinario all’Università cattolica di Milano (L’Avvenire, 20/5: Ai territori serve un modello flessibile), il Direttore dell’Istituto Mario Negri, Giuseppe Remuzzi (Corriere della Sera 6/6/2026), l’ex Ministro della salute Renato Balduzzi (Avvenire 7/6/2026). Si tratta in sostanza di dar vita a una Scuola di specializzazione universitaria di Medicina generale di durata quadriennale, di definire i criteri di equipollenza e di equivalenza dei titoli ai fini dell’accesso al canale dipendente e, appunto, di istituire un canale di dipendenza per le funzioni territoriali strutturate. La dipendenza – rassicura il testo ministeriale – si configura quale canale selettivo, programmato, volontario e non generalizzato, nei limiti della programmazione regionale e dei contingenti individuati. Si ribadisce che la convenzione riformata rappresenta il canale ordinario!
L’ipotesi ministeriale accende una qualche speranza fra le organizzazioni aderenti all’Alleanza per la Riforma delle cure primarie, fra cui la Società italiana di medicina di Comunità e delle Cure Primarie, l’Istituto di Ricerche farmacologiche Mario Negri e varie associazioni. Queste rappresentano, come specificano in una lettera al Ministro e alle Commissioni Parlamentari competenti,[1] la posizione di migliaia di Medici di Medicina Generale, tra i quali è in costante crescita la componente femminile e quella dei professionisti più giovani. Risulta ovvio che anche da parte di medici di base dipendenti il rapporto fiduciario può essere preservato e rafforzato garantendo a ciascun cittadino una Casa della Comunità di riferimento, un’équipe territoriale stabile e un medico referente principale, responsabile della presa in carico. Il fatto che molti giovani MMG generale esprimano l’esigenza di poter operare anche come dipendenti del SSN, rappresenta una pluralità di modalità organizzative e professionali, utile ad accrescere la capacità di adattamento del sistema ai bisogni assistenziali. Tali istanze non troveranno sostanzialmente “sponda” fra le forze politiche di opposizione né fra le Regioni “di sinistra”, quali Toscana ed Emilia Romagna che, avendo concordato una convenzione che ritengono adeguata alle proprie CdC (cosa da verificare!), non sembrano interessate a una disponibilità di assunzione nel SSN per un limitato numero di medici e non esprimono un sostegno a tale soluzione, forse necessaria in altre Regioni. Regna evidentemente una voglia di autonomia priva qualsiasi solidarietà infraregionale.
Tuttavia niente paura… “Basta solo che il giorni trascorra – come esclama Bruto nel Giulio Cesare di William Shakespeare – e la fine è nota”. Di questa proposta del Ministro Schillaci prevedo che non se ne farà di nulla.
Le ragioni di tale conclusione sono chiaramente espresse dal Segretario nazionale della FIMMG. Il sindacato dichiara da tempo che Il medico di medicina generale è – imitando la pubblicità della Cucina Scavolini – “il più amato degli italiani”, grazie a sondaggi che sono come quelli delle campagne elettorali: assecondano il committente. In realtà le persone – gli assistiti come si diceva una volta – sono assai sconcertati, in difficoltà a contattare il proprio medico, in molte zone prive di tale riferimento o in cerca di un qualche sostituto, a loro ignoto, dato che il titolare è assente o ormai in pensione. Le rare indagini indipendenti rappresentano ben altra realtà di quella che viene raccontata dai sindacati medici. Il tema del Rapporto con Medici di Medicina Generale e Pediatri di Libera Scelta è infatti, per Cittadinanzattiva, la criticità che riceve il più altro numero di segnalazioni nel 2025: il 62,4%. Oltre il 60% delle segnalazioni riguarda difficoltà nel contatto, carenza di tempo dedicato o deficit informativi.[2]
In un confronto fra paesi europei i servizi e prestazioni offerte dai MMG italiani si collocano, da tempo, a un livello di disponibilità bassissimo[3]. Una recente indagine effettuata in Italia Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, sull’opinione sul proprio MMG in riferimento a tre parametri evidenzia una diffuso giudizio negativo nel nostro paese, con percentuali doppie o triple rispetto agli altri oggetto di indagine. Professionalità: Italia: 16%; altri Paesi 6-9%. Disponibilità: Italia 53%; altri Paesi 17 – 30%. Visite a domicilio: Italia il 51%; altri Paesi 12 – 28%.[4] La presenza di medici di medicina generale con profili contrattuali differenti (dipendente e convenzionato) viene ritenuta, dalla FIMMG, scandalosa. Tuttavia se andate in un ospedale trovate il medico in attività ordinaria ambulatoriale, lo specialista ambulatoriale (detto Sumaista) nei locali accanto e, nel pomeriggio il medico in libera professione intramoenia. Dal Cup unificato, vi prenotano una visita specialistica da un libero professionista in struttura convenzionata. Per il medico di medicina generale solo il rapporto convenzionale, secondo la FIMMG e compagnia, risulterebbe legittimo, anzi lo potremmo definire in termini esistenziali, il solo “naturale”. Unicamente la convenzione – si afferma – lo strumento che assicura il rapporto fiduciario. Balle!
Nella maggior parte dei Paesi europei è infatti possibile esercitare la medicina generale anche in regime di dipendenza o all’interno di assetti organizzativi stabilmente integrati nei servizi territoriali. Ad esempio in Austria, Francia, Germania, Grecia, Norvegia, Paesi Bassi e Regno Unito coesistono forme diverse di esercizio; in Finlandia, Spagna, Portogallo e Svezia, il rapporto di dipendenza è prevalente o esclusivo. In realtà nei Paesi in cui il MMG opera come dipendente è in ogni caso garantita la libera scelta del medico da parte dei cittadini. Il rapporto fiduciario è invece in Italia spesso, ormai, inesistente, dato che Il teorico “tetto”, o massimale, di 1.500 assistiti era superato dal 51% dei MMG già nel 2023 e attualmente la situazione è certamente peggiorata. In tale anno la percentuale di medici oltre il limite di 1.500 raggiungeva il 74% in Lombardia e il 69% in Veneto. In molti casi il massimale è stato elevato a 1800 e in provincia di Trento in alcune sedi fino a 2000! Resta incomprensibile come in tale situazione si invochi la libera scelta del MMG quando una politica miope e posizioni conservative dello status quo l’hanno in realtà ampiamente vanificata.
In realtà i sindacati medici non vogliono andarci nelle Case della Comunità; il sindacato SMI si dichiara infatti esplicitamente contrario all’ipotesi di introdurre un debito orario obbligatorio nelle Case di Comunità,[5] poiché questo sottrarrebbe coattivamente i medici dal territorio e dai propri studi (sic!) e la FIMMG ribadisce che non si può procedere per via legislativa a definire neanche le caratteristiche fondamentali del rapporto convenzionale. Ogni Regione, in base agli equilibri politico – sindacali definirà una propria normativa! Vi è poi la tipica “Mucca nel corridoio”, l’evento pericolosissimo rappresentato dal collasso dell’ENPAM che sarebbe messo in crisi dal passaggio programmato e contingentato di qualche migliaio di medici all’INPS (su un totale di 365.000 iscritti), poiché opterebbero per la dipendenza. Non so se qualche politico o amministratore, in un Paese che ha visto, negli anni settanta, l’accorpamento di decine di Mutue nell’INAM e, recentemente, il passaggio di milioni dipendenti dell’Amministrazione pubblica dalla loro Cassa pensioni sotto la gestione INPS, ci crede a questa fandonia. O forse fanno finta di crederci.
In compenso sembra esserci un consenso diffuso su la Scuola di specializzazione universitaria di Medicina generale. La scuola di specializzazione in realtà è pronta da trent’anni.[6] La mancata attivazione di questa cinquantaduesima scuola, con la finalità di formare un MMG, non è certo conseguenza di una distrazione dei vari Ministri della salute e delle Conferenze dei Rettori. Si è trattato di una precisa scelta per far si, in estrema sintesi che “…in Italia siano i sindacati a formare i medici di famiglia, durante un corso triennale mal retribuito e con un programma spesso vecchio e scadente”.[7] Da ciò deriva la scarsa attrattività di tale percorso formativo, con un numero inferiore di domande di accesso (-15%) rispetto alla disponibilità (anno 2024) e con punte di oltre meno il 60% in alcune regioni. Pazienza; la strategia in questo caso non è una opposizione esplicita, ma è quella del rinvio (come avviene da anni con i balneari), del necessario regolamento, di un adeguato finanziamento ecc. Nel frattempo la FIMMG accoglie positivamente la pubblicazione dei bandi regionali 2026 – 2029 trattandosi di “una soluzione preferibile rispetto ad altre ipotesi avanzate per affrontare la carenza di medici di famiglia”.[8]
Nell’agosto del 2019 al meeting di Rimini Giancarlo Giorgetti, all’epoca Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, dichiarò che il mondo in cui ci si affidava al medico di famiglia era finito, e che le persone consultano direttamente Internet o si rivolgono agli specialisti. Una sciocchezza? O una profezia?
Riferimenti
[2] Cittadinanzattiva, XXVIII Rapporto PIT Salute (2026)
[3] Su 31 Paesi esaminati l’Italia si colloca al 22° posto (European Observatory on Health Systems and Policies, building Primary care in a Changing Europe, 2015)
[4] Indagine dell’’Istituto Demoscopico Noto Sondaggi, Sole 24 Ore 2/3/2026.
[5] https://www.insalutenews.it/in-salute/medicina-generale-smi-al-ministero-se-la-riforma-smantella-il-rapporto-fiduciario-mobilitazione-immediata/
[6] Fabio Pignanti, Nuovi medici di famiglia, la scuola di specializzazione è pronta da 30 anni, Sole 24 Ore 5/3/2025. https://www.ilsole24ore.com/art/nuovi-medici-famiglia-scuola-specializzazione-e-pronta-30-anni-AGKBe8KD
[7] Mirella Gabanelli, Simona Ravizza, Codice Rosso, Fuori scena 2024, p. 28.
fonte: https://www.saluteinternazionale.info/2026/06/la-fine-e-nota/
