I centri di cure urgenti potrebbero rappresentare una promettente risposta organizzativa per affrontare il problema crescente del sovraffollamento dei pronto soccorso. Le esperienze degli Stati Uniti e del Regno Unito dimostrano come strutture dedicate, dotate di personale qualificato e strumenti diagnostici di base, possano garantire un’assistenza più rapida e accessibile per problemi di salute a bassa complessità clinico-assistenziale, rispetto al ricorso diretto ai pronto soccorso. Le sperimentazioni in Emilia Romagna e Toscana.
e persone che hanno bisogno di cure urgenti per problemi di salute non gravi si trovano, sempre più spesso, a dover scegliere tra una lunga attesa in Pronto Soccorso e un appuntamento con il proprio medico di famiglia fissato a distanza di giorni o settimane. Questo fenomeno, che è determinato, da un lato dal sovraffollamento dei pronto soccorso e dall’altro, dal sovraccarico di lavoro a cui sono sottoposti i medici di famiglia, non si verifica solo in Italia, ma è un problema che affligge molti Paesi. Per offrire una risposta sanitaria tempestiva e di qualità alla crescente domanda di assistenza, diverse nazioni hanno realizzato delle strutture dedicate alle cure per le urgenze a bassa complessità clinico-assistenziale. Questi centri sono dotati di personale medico e infermieristico qualificato, sono attrezzati con strumenti diagnostici di base e connessi con i servizi di emergenza e di Cure Primarie per garantire un percorso assistenziale efficiente e sicuro. I centri di cure urgenti offrono assistenza per problemi di salute di lieve entità in tempi rapidi, con l’obiettivo di ridurre gli accessi inappropriati al pronto soccorso. Nel tempo, questo modello organizzativo si è diffuso in Paesi come gli Stati Uniti d’America (USA) e il Regno Unito, per sbarcare recentemente anche in Italia. L’efficacia nel ridurre gli accessi impropri in pronto soccorso e la sostenibilità economica dei centri di cure urgenti sono ancora questioni aperte, sulle quali i ricercatori continuano a interrogarsi.
I centri di cure urgenti negli USA
Negli Stati Uniti, i primi centri di cure urgenti (Urgent Care Center, UCC) sono stati realizzati già a partire dagli anni ’70 e attualmente rappresentano un modello di assistenza consolidato, con l’obiettivo di rispondere a una domanda crescente di assistenza medica tempestiva, accessibile e meno costosa rispetto a quella offerta dai pronto soccorso ospedalieri [1]. Il numero di centri sul territorio nazionale è in rapida crescita: nel 2023 erano presenti oltre 14.000 centri [2]. Oltre il 78% della popolazione statunitense vive a meno di 10 minuti di automobile da un UCC. Sebbene l’incremento interessi tutte le zone, l’espansione degli UCC nelle aree periferiche è aumentata di quasi il 20% dal 2019 al 2022.
Figura 1. Numero di Urgent Care Center attivi negli Stati Uniti dal 2014 al 2023 [2].

La rapida diffusione dei centri di cure urgenti che ha avuto luogo negli ultimi anni è stata determinata da una serie di fattori, tra cui la crisi delle Cure Primarie, la convenienza economica, la comodità del servizio e l’aumento degli investimenti nel settore [3]. Gli Urgent Care Center offrono un’alternativa flessibile e conveniente per la gestione di condizioni acute, ma non emergenziali, come ferite superficiali, distorsioni, infezioni respiratorie, allergie e forniscono anche servizi diagnostici (radiografie, analisi di laboratorio) e servizi di prevenzione (vaccinazioni). La maggior parte degli UCC apre entro le 8:00 del mattino e chiude dopo le 19:00 e oltre il 67% dei centri è operativo tutti i giorni della settimana, compreso il fine settimana. Nel 2022, è stato registrato un volume di attività pari a circa 50 visite al giorno per UCC. Il volume di pazienti nei centri di assistenza urgente può essere stagionale, con picchi tipici in autunno inoltrato e inverno, durante la cosiddetta “stagione respiratoria” correlata alla diffusione dell’influenza, del COVID-19 e delle altre malattie respiratorie [4].
Per quanto riguarda l’assetto proprietario, gli Urgent Care Center possono risultare di proprietà di medici o di gruppi di medici, di proprietà di ospedali, di proprietà di compagnie assicurative o di compagnie di private equity. Gli UCC presenti sul territorio statunitense differiscono tra loro per le modalità di organizzazione dello staff, che sono caratterizzate da una certa eterogeneità. I medici che lavorano negli UCC sono per lo più medici specializzati in Medicina di Emergenza e Urgenza o medici di Cure Primarie. La composizione dell’equipe può variare a seconda dei volumi di attività del centro, ma generalmente comprende la presenza di medici affiancati da infermieri, “physician assistant”* e personale amministrativo. Uno studio del 2021 pubblicato sull’autorevole rivista “Health Affairs”, ha rilevato che il costo medio di una visita al pronto soccorso è molto più alto del costo medio di una visita presso un UCC (1.646 dollari vs 171) [5]. Tuttavia, lo stesso studio ha evidenziato che, sebbene gli UCC siano in grado di ridurre gli accessi inappropriati al pronto soccorso, il loro impatto nel raggiungere tale obiettivo risulta limitato e, nel complesso, la loro diffusione potrebbe contribuire a determinare un aumento della spesa sanitaria. Al di là del potenziale aumento dei costi, che dovrà comunque essere attentamente valutato dai decisori politici, si ricorda che ridurre gli accessi inappropriati al pronto soccorso per contrastare il fenomeno dell’overcrowding dovrà costituire sempre una priorità per i sistemi sanitari, in quanto il sovraffolamento dei pronto soccorso è associato a peggiori esiti di salute per le persone assistite.
I centri di cure urgenti nel Regno Unito
Nel 2017, nel Regno Unito sono stati istituiti gli Urgent Treatment Centre (UTC) con l’obiettivo di standardizzare i servizi per le cure urgenti allora presenti sul territorio [6]. Nei decenni precedenti, infatti, per far fronte al problema del sovraffollamento dei pronto soccorso, erano state realizzate diverse tipologie di centri, come i Walk-In Centre e i Minor Injuries Unit. Attraverso l’introduzione del modello degli UTC, definiti come “strutture comunitarie e di assistenza primaria che forniscono accesso a cure urgenti per la popolazione locale”, il Servizio Sanitario Nazionale inglese (National Health Service) mira a ridurre la pressione sui pronto soccorso e a migliorare l’efficienza delle cure. Gli UTC sono strutture aperte almeno 12 ore al giorno, gestite da medici di famiglia, infermieri e altri operatori sanitari che dispongono di servizi di diagnostica di base come le analisi delle urine, l’elettrocardiogramma (ECG) e, in alcuni casi, la possibilità di effettuare radiografie. I pazienti possono accedere agli UTC tramite prenotazione o ad accesso diretto. Gli UTC offrono servizi integrati con i servizi locali di emergenza e urgenza e di Cure Primarie. I dati di attività del 2021–2022 suggeriscono che gli UTC sono una realtà sempre più solida. Gli Urgent Treatment Centre sono destinati a svolgere un ruolo fondamentale nell’offrire una risposta integrata ai bisogni di salute della popolazione del Regno Unito e si può prevedere un aumento del loro utilizzo, man mano che clinici e pazienti diverranno più consapevoli delle loro potenzialità e modalità di accesso.
I centri di cure urgenti in Italia
A partire dal 2023, le Regioni Emilia-Romagna e Toscana hanno avviato dei progetti sperimentali per migliorare la gestione delle urgenze minori e ridurre la pressione sui pronto soccorso. In Emilia Romagna sono stati attivati i Centri di Assistenza e Urgenza (CAU), strutture sanitarie territoriali destinate alla gestione delle urgenze sanitarie a bassa complessità clinico-assistenziale che garantiscono, oltre alle prestazioni erogate dalla Continuità Assistenziale, anche prestazioni non complesse altrimenti erogate nei Punti di Primo Intervento e nei Pronto Soccorso [7]. A giugno 2025 erano attivi sul territorio regionale 46 CAU [8]. A settembre 2024, i pazienti che si erano rivolti ai CAU dalla loro attivazione erano più di 370.000. A seguito dell’introduzione della sperimentazione, nei primi nove mesi del 2024, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, gli accessi in codice bianco nei pronto soccorso in Emilia-Romagna erano diminuiti mediamente del 20% e quelli in codice verde del 10%. Questi dati potrebbero indicare l’efficacia dell’intervento di introduzione dei CAU nel ridurre gli accessi inappropriati al pronto soccorso, in particolare in un contesto nazionale nel quale i pronto soccorso sono sempre più affollati e il numero complessivo di accessi ai servizi di emergenza è in costante aumento. Tuttavia, al momento è in atto una revisione del modello organizzativo dei Centri di Assistenza e Urgenza a causa della forte disomogeneità delle performance di queste strutture registrata sul territorio regionale [9].
In Toscana, sono attivi da dicembre 2024 i Punti di Intervento Rapido (PIR), ambulatori di assistenza primaria dedicati ai casi a bassa complessità clinico-assistenziale. In Toscana sono attivi, al momento, sei PIR. La Regione Toscana ha prorogato la sperimentazione dei PIR fino al 31 dicembre 2025, prevedendo azioni migliorative per rendere più fluida l’accessibilità al servizio.
Attualmente, sia in Emilia-Romagna che in Toscana, è in corso un acceso dibattito politico sull’effettivo rapporto di costo-efficacia di questi interventi. [10-11] Ad ogni modo, entrambe le Regioni stanno attuando delle misure per potenziare e migliorare l’assetto organizzativo dei servizi per le urgenze introdotti, sulla base di quanto appreso nel corso delle sperimentazioni.
Conclusione
I centri di cure urgenti potrebbero rappresentare una promettente risposta organizzativa per affrontare il problema crescente del sovraffollamento dei pronto soccorso. Le esperienze degli Stati Uniti e del Regno Unito dimostrano come strutture dedicate, dotate di personale qualificato e strumenti diagnostici di base, possano garantire un’assistenza più rapida e accessibile per problemi di salute a bassa complessità clinico-assistenziale, rispetto al ricorso diretto ai pronto soccorso. In Italia, le sperimentazioni attuate in Emilia-Romagna e Toscana mostrano risultati iniziali incoraggianti. Tuttavia, sono necessari ulteriori studi che valutino la costo-efficacia del modello organizzativo nei diversi contesti nazionali.
*Nota. “Physician assistant”: un professionista sanitario autorizzato a eseguire determinate procedure mediche sotto la supervisione di un medico.
Primo Buscemi, Dirigente Medico, SOSD Coordinamento Sanitario Servizi Zona Sud Est, Azienda USL Toscana Centro
Bibliografia
- https://www.health.ny.gov/facilities/public_health_and_health_planning_council/meetings/2013-07-17/docs/2013-07-03_urgent_care_final_backgrnd_paper.pdf
- Urgent Care Association. (2023). URGENT CARE INDUSTRY WHITE PAPER. The Essential Nature of Urgent Care in the Healthcare Ecosystem Post-COVID-19 August 2023. https://urgentcareassociation.org/wp-content/uploads/2023-Urgent-Care-Industry-White-Paper.pdf
- Why urgent care centers are popping up everywhere. Nathaniel Meyersohn. 2023.1.28. CNN. https://edition.cnn.com/2023/01/28/business/urgent-care-centers-growth-health-care
- Urgent Care Association. (2022). Benchmarking Report. https://urgentcareassociation.org/wp-content/uploads/2023/04/Benchmarking-Operations-10.12.22.pdf
- Wang B, Mehrotra A, Friedman AB. Urgent Care Centers Deter Some Emergency Department Visits But, On Net, Increase Spending. Health Aff (Millwood). 2021 Apr;40(4):587-595. doi: 10.1377/hlthaff.2020.01869. PMID: 33819095.
- Urgent Treatment Centres Are Vital for Integrated Care. Medscape UK. 2023.4.25. Medscape UK. https://www.medscape.co.uk/viewarticle/urgent-treatment-centres-are-vital-integrated-care-2023a10006hw
- https://salute.regione.emilia-romagna.it/siseps/sanita/emergenza-urgenza/cau
- https://salute.regione.emilia-romagna.it/emergenzaurgenza/domande-frequenti
- https://salute.regione.emilia-romagna.it/notizie/regione/2024/settembre/continua-l2019effetto-positivo-dei-cau-sui-pronto-soccorso-dell2019emilia-romagna-rispetto-al-2023-diminuiti-del-20-gli-accessi-in-codice-bianco-e-del-10-in-codice-verde-1
- https://corrieredibologna.corriere.it/notizie/cronaca/25_marzo_01/cau-tutti-i-dati-del-2024-a-bologna-e-in-provincia-l-effetto-c-e-ma-e-contenuto-serve-una-verifica-32d012b9-caa2-4028-a29f-846776e35xlk.shtml?refresh_ce
- https://www.lanazione.it/cronaca/pir-toscana-p71l7hh7
