Zohran Mamdani, lo scorso 4 novembre, è stato eletto sindaco di New York. Nato in Uganda da una famiglia indiana 34 anni fa, è l’antitesi del Presidente degli Stati Uniti: socialista democratico, è il primo sindaco musulmano. “New York è una città di immigrati, supportata da immigrati e da oggi guidata da un immigrato”, ha affermato. Mamdani punta a rendere la città più equa e accessibile, rafforzando il welfare e introducendo una fiscalità che chieda di più a chi ha di più.
“Questa vittoria è per tutti voi, gli oltre 100.000 volontari che hanno reso questa campagna una forza inarrestabile. Grazie a voi, renderemo questa città un luogo che i lavoratori possano amare e vivere di nuovo. Con ogni porta bussata, ogni firma di petizione raccolta e ogni conversazione duramente guadagnata, avete eroso il cinismo che è arrivato a definire la nostra politica.(…)
E mentre votavamo da soli, abbiamo scelto la speranza insieme. La speranza contro la tirannia. La speranza contro i grandi soldi e le piccole idee. La speranza contro la disperazione. Abbiamo vinto perché i newyorkesi si sono concessi la speranza che l’impossibile potesse essere reso possibile. E abbiamo vinto perché abbiamo insistito sul fatto che la politica non sarebbe più stata qualcosa che ci veniva fatto. Ora è qualcosa che facciamo.
In piedi davanti a voi, penso alle parole di Jawaharlal Nehru: “Arriva un momento, ma raro nella storia, in cui passiamo dal vecchio al nuovo, in cui un’epoca finisce e in cui l’anima di una nazione, a lungo repressa, trova espressione”.
Stasera siamo usciti dal vecchio per entrare nel nuovo. Parleremo quindi, con chiarezza e convinzione inequivocabili, di cosa ci riserverà questa nuova era e a chi.
Questa sarà un’epoca in cui i newyorkesi si aspetteranno dai loro leader una visione coraggiosa di ciò che realizzeremo, piuttosto che un elenco di scuse per ciò che siamo troppo timidi per tentare. Al centro di questa visione ci sarà il programma più ambizioso per affrontare la crisi del costo della vita che questa città abbia mai visto dai tempi di Fiorello La Guardia: un programma che congelerà gli affitti per oltre due milioni di inquilini con affitto stabilizzato, renderà gli autobus veloci e gratuiti e fornirà un servizio di assistenza all’infanzia universale in tutta la nostra città.
Tra qualche anno, il nostro unico rammarico sarà che questo giorno ha tardato ad arrivare. Questa nuova era sarà un’era di incessante miglioramento. Assumeremo migliaia di insegnanti in più. Ridurremo gli sprechi derivanti da una burocrazia satura. Lavoreremo instancabilmente per far brillare di nuovo le luci nei corridoi dei complessi residenziali della NYCHA, dove a lungo si sono spente”.
Con queste parole Zohran Mamdani, appena eletto sindaco di New York, si è rivolto ai suoi sostenitori. Nato in Uganda da una famiglia indiana 34 anni fa, è l’antitesi del Presidente degli Stati Uniti e anche del democratico Joe Biden: socialista democratico, è il primo sindaco musulmano,
dichiarato vincitore appena mezz’ora dopo la chiusura dei seggi con il 50% dei voti. “New York è una città di immigrati, supportata da immigrati e da oggi guidata da un immigrato”, ha affermato. L’affluenza ha superato i due milioni di elettori, quasi il doppio del numero abituale nell’ultimo mezzo secolo. Mamdani ha condotto una campagna elettorale anti-establishment, basata sul costo altissimo della vita a New York, parlando dei problemi reali degli abitanti della metropoli: casa, lavoro, cibo, assistenza sanitaria. Si sono mobilitati per lui ben 104 mila volontari, moltissimi dei quali giovani, che hanno bussato a 3 milioni di porte e fatto 4,4 milioni di telefonate.
Mamdani punta a rendere la città più equa e accessibile, rafforzando il welfare e introducendo una fiscalità che chieda di più a chi ha di più. Il suo programma prevede misure impressionanti e ambiziose: dall’assistenza universale all’infanzia al congelamento degli affitti e costruzione di 200mila nuove abitazioni popolari in dieci anni; dai trasporti pubblici gratuiti a una rete di supermercati comunali per calmierare i prezzi dei beni essenziali, all’ aumento del salario minimo. Per coprire le spese del suo programma Mamdani punta a raccogliere i fondi con l’aumento della tassazione (+2%) sui redditi superiori al milione di dollari annui e con l’aumento della corparate tax delle imprese.
Lo stesso giorno del trionfo di Mamdani a New York, la democratica Mikie Sherrill vinceva come governatrice del New Jersey e la democratica Abigail Spanberger vinceva come governatrice (la prima donna) della Virginia
Il 4 novembre ha segnato la prima grande batosta elettorale dei Repubblicani dall’elezione di Donald Trump, che ha reagito schivando le responsabilità: “il mio nome non era nella scheda elettorale” – ha affermato, attribuendo la sconfitta anche all’impatto del lungo (e perdurante) shutdown. Il termine entro il quale il Congresso deve approvare la legge di bilancio è il 1º ottobre. La sua mancata approvazione entro quella data comporta il blocco delle attività amministrative federali (lo shutdown, appunto), con una serie di conseguenze nel pagamento degli stipendi dei dipendenti federali e sul funzionamento dei servizi. La questione riguarda la sanità sia sul versante del funzionamento di alcuni servizi finanziati con fondi federali, come Medicare, sia sul versante più strettamente politico, perchè i senatori democratici – i cui voti sono necessari per il passaggio della legge – accetterebbero di approvarla a condizione che il governo elimini i tagli a Medicaid previsti dal disegno di legge di bilancio , che si stima causeranno la perdita della copertura sanitaria a 15 milioni di persone entro il 2034, come viene ampiamente spiegato in un recente editoriale di Lancet. I repubblicani non accettano di venire incontro alla richieste dei democratici e questi ultimi, rinvigoriti dalle recenti vittorie e sostenuti dai loro elettori, non mollano la presa. Lo shutdown in corso è il più lungo della storia USA e una delle più vistose conseguenze è la cancellazione di migliaia di voli provocato dal blocco degli stipendi dei controllori di volo. In Italia lo stallo coinvolge 1500 dipendenti delle basi militari USA di Vicenza, Aviano e Livorno.
L’avventura di Zohran Mamdani inizierà il 1° gennaio 2026, giorno in cui si insedierà come Sindaco di New York. Da quel momento Mamdani attirerà su di sè le attenzioni di tutto il mondo per capire se davvero riuscirà nella missione di invertire – a partire dal governo di una grande metropoli – la tendenza che si è affermata negli ultimi decenni, con l’egemonia di un capitalismo finanziario e tecnologico. Che ha generato enormi diseguaglianze sociali e economiche, convogliando i redditi e il benessere a favore dei più ricchi a scapito del resto della società.
fonte: https://www.saluteinternazionale.info/2025/11/mamdani-il-sindaco-dellaltra-america/

