L’inquinamento da plastica è stato giustamente paragonato al cambiamento climatico, cui è peraltro strettamente connesso in quanto l’industria petrolifera, principale causa delle emissioni climalteranti, sta investendo proprio nella produzione di plastica, entrambi i fenomeni costituiscono una minaccia globale centrale per l’ambiente e la salute, senza risparmiare alcuna regione al mondo. La gravità dei rischi per cui già oggi si dispone di prove, insieme al fatto che l’intera umanità in ogni parte del mondo è esposta alla plastica, impone provvedimenti urgenti volti a ridurne la produzione e l’uso, ad eliminare le sostanze chimiche tossiche dai prodotti e a rendere più trasparente la composizione degli oggetti d’uso quotidiano.
l Lancet Countdown su plastica e salute umana (1) pubblicato ad agosto 2025 sostiene che la plastica rappresenta un rischio grave, crescente e poco riconosciuto per la salute umana e planetaria e che la plastica causa malattie e morte dall’infanzia alla vecchiaia. Secondo gli autori la maggior parte dei danni è mediata dall’esposizione a sostanze chimiche plastiche, queste sono state rilevate in persone di tutte le età, compresi neonati esposti in utero e in ogni parte del mondo. Tra quelle ampiamente rilevate troviamo bisfenoli, ftalati, ritardanti di fiamma bromurati e organofosfati, PFAS, benzofenoni, antiossidanti fenolici. I lavoratori sono esposti ad un’ampia gamma di sostanze chimiche tossiche durante l’intero ciclo di vita della plastica (dall’estrazione delle materie prime, alla realizzazione dei prodotti, dalla raccolta allo smaltimento dei rifiuti) ma molteplici effetti avversi per la salute umana sono stati riportati in tutte le fasi della vita, e in particolare per i bambini piccoli, come evidenziato da una revisione ombrello (o umbrella review) di 52 revisioni sistematiche con meta-analisi (2) effettuata da ricercatori australiani e pubblicata nel 2024: compromissione del potenziale riproduttivo, (ad esempio, sindrome dell’ovaio policistico ed endometriosi), effetti perinatali (ad es. aborto spontaneo, peso alla nascita ridotto e malformazioni degli organi genitali), riduzione delle funzioni cognitive (ad es. perdita del quoziente intellettivo), resistenza all’insulina, ipertensione e obesità nei bambini e diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, ictus, obesità e cancro negli adulti.
Già nel 2015 una revisione sistematica della letteratura (3) aveva rilevato che l’esposizione prenatale a ftalati è associata a esiti cognitivi e comportamentali negativi nei bambini, tra cui un QI più basso, problemi di attenzione, iperattività e una comunicazione sociale più scarsa. Uno studio condotto nel 2023 (4) ha evidenziato che l’esposizione ai plastificanti durante la gravidanza è associata a misurazioni volumetriche inferiori del cervello e ad un Quoziente Intellettivo (QI) inferiore fino a 10 anni di età. In particolare gli autori hanno scoperto che concentrazioni materne più elevate di monoetilftalato (mEP, mediate durante la gravidanza) erano associate a volumi totali di materia grigia inferiori all’età di 10 anni sia nei maschi che nelle femmine. Dopo aver dimostrato che l’associazione persiste all’età di 14 anni, il team scientifico ha confermato che “l’impatto dell’esposizione agli ftalati sul cervello e sulla cognizione infantile continua fino all’adolescenza”. Altri studi recenti suggeriscono un legame tra esposizione prenatale e postnatale a sostanze derivate dalla plastica (come Bisfenolo A e microplastiche, in particolare Polietilene) e un aumentato rischio di disturbi dello spettro autistico (ASD) nei bambini, soprattutto nei maschi (5,6,7).
Uno studio prospettico di coorte sulla mortalità di 8.378 soggetti partecipanti al National Health and Nutrition Examination Survey statunitense, pubblicato nel 2025 su Lancet Planetary Health (8) ha evidenziato che l’esposizione ad una miscela di plastificanti comuni è associata ad un aumento del rischio di mortalità per tutte le cause, cancro e malattie cardiovascolari, stimando in 256.471 i decessi annuali in eccesso negli USA per esposizione ai livelli più alti. Nel contempo ha evidenziato che la vitamina D e l’acido folico sembrano attenuare questo rischio, suggerendo così importanza di specifiche azioni di prevenzione oltre che a livello collettivo anche individuale.L’esposizione alla miscela di plastificanti fornirebbe alla mortalità totale negli USA un contributo elevato, inferiore rispetto all’esposizione al tabacco ma superiore all’inattività fisica nel set di dati esaminato. Purtroppo l’esatta composizione chimica delle gran parte dei prodotti plastici non è nota e i dati tossicologici non sono disponibili per oltre i due terzi delle sostanze chimiche note. È per questi motivi che si stima che i danni evidenziati attualmente dagli studi siano ampiamente sottostimati (1).
Micro e nanoplastiche (MNP)
Le microplastiche, così vengono definite le particelle di plastica più piccole di 5mm, possono essere prodotte tal quali per l’utilizzo in vari prodotti d’uso (cosmetici, fitofarmaci, vernici, dispositivi medici etc.) oppure derivare dalla degradazione di prodotti in plastica sia durante il normale uso sia nella fase di smaltimento (riciclaggio meccanico) o abbandono nell’ambiente. Le MNP possono penetrare nell’organismo umano per ingestione, inalazione o attraverso la cute. Oggi siamo ormai certi che le MNP sono presenti in tutti gli organi degli adulti e dei bambini (anche durante la crescita fetale). Sono state ritrovate in polmoni (soprattutto polipropilene e polietilene tereftalato), espettorato, fegato, rene, cervello (soprattutto polietilene), sangue, cuore, sistema circolatorio, milza, colon, testicoli, ovaio, liquido seminale e fluido follicolare, placenta, latte umano e prime feci dei neonati; nei trombi di pazienti con ictus ischemico, infarto del miocardio e trombosi venosa profonda; nei calcoli biliari umani (9). E la loro concentrazione nei tessuti umani sembra essere aumentata significativamente nell’ultimo decennio. Gli studi dimostrano che in un campione di individui le MP ritrovate post mortem nel fegato e nel cervello umano sono significativamente di più rispetto a quelle ritrovate nel 2016 (aumento del 57% tra il 2016 e il 2024) (10). Nello stesso periodo anche nelle placente è stato documentato un aumento sia della frequenza di ritrovamento sia della concentrazione, infatti erano rilevate nel 60% dei casi nel 2006, nel 90% nel 2013 e nel 100% nel 2021 (11). Le particelle per 50 g di tessuto placentare sono passate da 4,1 nel 2006 a 7,1 nel 2013 a 15,5 nel 2021. Un aumento statisticamente significativo e molto preoccupante. Le osservazioni sollevate (12), anche in riferimento ad alcuni degli studi sopra citati, in particolare relativi ai limiti metodologici per quantificare in maniera esatta le MNP negli organi umani, sono certamente utili per individuare correttamente l’esposizione a MNP in un’ottica di risk assessment ma non attenuano le preoccupazioni per la loro presenza e per alcuni effetti gravi già dimostrati. In particolare la MNP possono indurre tossicità diretta, alterando la struttura e la funzione cellulare e dei tessuti proprio in virtù della loro presenza fisica; possono trasportare all’interno dell’organismo le sostanze chimiche nocive di cui sono composte ma anche altre di cui si caricano durante il processo produttivo o nell’ambiente.
Una nuova revisione di letteratura prodotta da un gruppo di ricercatori dell’IRCCS San Raffaele di Roma, pubblicata il 4 settembre del 2025 (13), aumenta le preoccupazioni sui possibili rischi che stiamo correndo per la presenza di microplastiche/nanoplastiche (MNP) nei nostri organismi e, in particolare, nel cervello. Lo studio mostra che vi sono evidenze scientifiche in merito alla capacità delle MNP di passare attraverso barriere biologiche, tra cui la barriera emato-encefalica e l’epitelio olfattivo nasale; di rimanere alloggiate nel tessuto neurale; di disturbare l’omeostasi neuronale attraverso vari meccanismi patologici, tutti strettamente coinvolti nelle malattie neurodegenerative, quali l’Alzheimer, il Parkinson, e la sclerosi laterale amiotrofica o SLA. Inoltre, le NMP potrebbero disturbare la comunicazione sinaptica e la neuroplasticità, compromettendo la capacità del cervello di riprendersi da una lesione, un trauma o dalla neurodegenerazione, influenzando così la progressione della malattia, la nostra capacità di trattarla e alla fine l’efficacia degli approcci di riabilitazione.
Sono effetti gravissimi che impongono immediati provvedimenti per ridurre l’esposizione e tutelare la salute pubblica.
La recente revisione (14) sui potenziali rischi di malattia derivanti dall’esposizione umana a MNP, pubblicata su Lancet nel dicembre 2025, pur evidenziando i limiti e le lacune della ricerca, tuttavia fornisce prove che corroborano l’ipotesi di un possibile aumento di rischio per varie malattie, tra cui disturbi metabolici, respiratori, cardiovascolari, neuroendocrini, epatici, renali e cutanei, nonché malattie infettive, cancro e disturbi legati all’invecchiamento e sostiene. Gli autori ritengono che alla luce di questi dati, misure precauzionali per limitare l’esposizione a MNP dovrebbero essere intraprese senza attendere che le suddette lacune conoscitive vengano colmate. E un’altra revisione sistematica (15) che ha indagato gli effetti digestivi, respiratori e riproduttivi dell’esposizione a MNP ha riportato evidenze di qualità elevata o moderata per l’impatto su molteplici esiti, principalmente da studi su animali, con suggeriti collegamenti con il cancro ai polmoni e al colon.
L’inquinamento da plastica è stato giustamente paragonato al cambiamento climatico, cui è peraltro strettamente connesso in quanto l’industria petrolifera, principale causa delle emissioni climalteranti, sta investendo proprio nella produzione di plastica – che si stima debba aumentare da 2 Megatonnellate (MT) del 2022 a 1200 MT entro il 2060 (5) -, entrambi i fenomeni costituiscono una minaccia globale centrale per l’ambiente e la salute, senza risparmiare alcuna regione al mondo (16). La gravità dei rischi per cui già oggi si dispone di prove, insieme al fatto che l’intera umanità in ogni parte del mondo è esposta alla plastica, impone provvedimenti urgenti volti a ridurne la produzione e l’uso, ad eliminare le sostanze chimiche tossiche dai prodotti e a rendere più trasparente la composizione degli oggetti d’uso quotidiano. Purtroppo l’attuale fase storica non favorisce gli accordi internazionale e la loro attuazione. Il The Lancet Countdown on health and plastics costituisce un utile strumento che abbiamo a disposizione per monitorare questo rischio grave e per ora poco riconosciuto.
ISDE e altre Società scientifiche mediche hanno scelto di lavorare insieme promuovendo una Campagna nazionale di prevenzione dei danni alla salute da esposizione alla plastica (https://www.isde.it/progetto-plastica/) che, oltre alla formazione dei medici e all’informazione dei cittadini e delle istituzioni, si propone di sperimentare azioni concrete per ridurre alla fonte la produzione e l’uso di plastica.
Maria Grazia Petronio, Medico di Sanità Pubblica, Vicepresidente ISDE
Bibliografia
1. The Lancet Countdown on health and plastics. https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(25)01447-3/abstract
- Symeonides C, Aromataris E, Mulders Y, Dizon J, Stern C, Barker TH, Whitehorn A, Pollock D, Marin T, Dunlop S. An Umbrella Review of Meta-Analyses Evaluating Associations between Human Health and Exposure to Major Classes of Plastic-Associated Chemicals. Ann Glob Health. 2024 Aug 19;90(1):52. doi: 10.5334/aogh.4459. PMID: 39183960; PMCID: PMC11342836.
- Ejaredar M, Nyanza EC, Ten Eycke K, Dewey D. Phthalate exposure and childrens neurodevelopment: A systematic review. Environ Res. 2015 Oct;142:51-60. doi: 10.1016/j.envres.2015.06.014. Epub 2015 Jun 20. PMID: 26101203.
- Ghassabian A, van den Dries M, Trasande L, et al. Prenatal exposure to common plasticizers: a longitudinal study on phthalates, brain volumetric measures, and IQ in youth. Mol Psychiatry. 2023 Aug
- Ponsonby AL, Boon WC, Symeonides C, et al. Male autism spectrum disorder is linked to brain aromatase disruption by prenatal BPA in multimodal investigations and 10HDA ameliorates the related mouse phenotype. Nat Commun. 2024;15(1). doi:10.1038/s41467-024-48897-8
- Stein TP, Schluter MD, Steer RA, Ming X. Bisphenol-A and phthalate metabolism in children with neurodevelopmental disorders. PLoS One. 2023;18(9):e0289841. doi:10.1371/journal.pone.0289841
- Zaheer J, Kim H, Ko I, et al. Pre/post-natal exposure to microplastic as a potential risk factor for autism spectrum disorder. Environ Int. 2022;161:107121. doi:10.1016/j.envint.2022.107121
- Yu Zhang, Qi Sun, Yi-Xin Wang, Yang Sun, Mariana F Fernández, Carmen Messerlian, Vicente Mustieles, Plasticisers chemical mixture, vitamin status, and mortality in US adults: a prospective population-based cohort, The Lancet Planetary Health, Volume 9, Issue 12, 2025, 101394, ISSN 2542-5196. https://doi.org/10.1016/j.lanplh.2025.101394.
- Nurshad A, Katsouli J, Auyang E, Bernardino de la Serna J. Microplastic and nanoplastic pollution and associated potential disease risks. The Lancet Planetary Health, Volume 9, Issue 12, 101390
- Nihart AJ, Garcia MA,ElHayekE,etal. Bioaccumulation of microplastics in decedent humanbrains.NatMed.2025;31(4):1114-1119. doi:10.1038/s41591-024-03453-1
- Weingrill RB, LeeMJ,BennyP,etal.Temporal trends in microplastic accumulation in placentas frompregnancies in Hawai’i. Environ Int. 2023;180: 108220.doi:10.1016/j.envint.2023.108220
- https://www.theguardian.com/environment/2026/jan/13/microplastics-human-body-doubt?CMP=share_btn_url
13. Baroni A, Moulton C, Cristina M, Sansone L, Belli M, Tasciotti E. Nano- and Microplastics in the Brain: An Emerging Threat to Neural Health. Nanomaterials. 2025; 15(17):1361. https://doi.org/10.3390/nano15171361
- Ali, Nurshad et al. Microplastic and nanoplastic pollution and associated potential disease risks. The Lancet Planetary Health, Volume 9, Issue 12, 101390.
- Chartres, N., Cooper, C. B., Bland, G., Pelch, K. E., Gandhi, S. A., BakenRa, A., & Woodruff, T. J. (2024). Effects of Microplastic Exposure on Human Digestive, Reproductive, and Respiratory Health: A Rapid Systematic Review. Environmental Science & Technology. https://doi.org/10.1021/acs.est.3c09524
- Provencher JF. Plastic pollution and climate change: insights from a One Health perspective. Front Sci (2025) 3:1734228. doi: 10.3389/fsci.2025.1734228
fonte testo e immagini: https://www.saluteinternazionale.info/2026/02/la-plastica-e-i-danni-alla-salute/
