Il sorteggio contro il correntismo equivale a eliminare i partiti per combattere la lottizzazione
Una brutta storia. Il referendum sulla separazione delle carriere è stato utilizzato da tanti mozzaorecchi del diritto e dagli inventori dei decreti sicurezza e di norme di emergenza per alimentare paure incontrollate, e spacciato come una occasione unica per la riforma della giustizia. Un falso sesquipedale e poche sono state le risposte chiare, limpide e comprensibili. I garantisti che storicamente hanno sostenuto il principio della distinzione tra magistrati inquirenti e giudicanti avevano chiara la posta in gioco: ridurre il potere dei pubblici ministeri, incontrollato, insindacabile e senza sanzioni per gli errori a danno della libertà dei cittadini.
Invece la riforma prevedendo due Consigli Superiori della Magistratura distinti, affida il potere di nomina dei procuratori della Repubblica ai pm, con la certezza della costruzione di una casta potentissima, corporativa e autoreferenziale. Un clamoroso esempio di eterogenesi dei fini. Si è sostenuto anche che così il processo diventa assolutamente accusatorio, in realtà quella ipotesi fu subito limitata per altri motivi e comunque il superamento del sistema inquisitorio è stabilito dall’art. 111 della Costituzione sul giusto processo. A proposito di separazione delle carriere, sarebbe proprio il caso di eliminare il ruolo abnorme di avvocati che nelle aule dei processi recitano la parte dei pubblici ministeri.
Non basta, il ministro della Giustizia pro tempore ha evocato ossessivamente e strumentalmente il nome di Giuliano Vassalli, partigiano e antifascista, come il nume tutelare della scelta del Governo. È il caso di ricordare che Vassalli come ministro della Giustizia dette il suo nome, sconcertando molti di noi che lo stimavamo giurista rigoroso, alla legge proibizionista sulle droghe (il famigerato Dpr 309/90 che ha riempito le carceri) e edulcorò l’esito del referendum sulla responsabilità civile dei magistrati con una legge (la 117 del 1988) tradendo lettera e spirito della volontà popolare. Una altra perla della legge è l’individuazione dello strumento del sorteggio per scegliere i componenti dei Csm per eliminare le correnti dei magistrati.
La prossima mossa potrebbe essere di eliminare i partiti per battere la lottizzazione. Io ricordo che cosa rappresentava la magistratura ai tempi del processo alla Zanzara del liceo Parini di Milano e il suo onore fu salvato da una personalità eccezionale come Luigi Bianchi d’Espinosa. Le toghe rosse hanno garantito i valori della Costituzione e il nome di Luigi Saraceni vale come esempio. Mi domando perché volendo affrontare questo nodo che non ha un potere taumaturgico, non si sia utilizzata la soluzione della Commissione Bicamerale elaborata da Marco Boato.
Ha ragione Rino Formica che ha scritto il 10 novembre del 2025 sul Domani un vero manifesto per la difesa della democrazia. Con lucidità invidiabile Formica invita ad aprire gli occhi sul contesto, sul rischio o meglio sul disegno di distruggere la Costituzione e la democrazia: «Non perdetevi dietro meticolosità tecnicistiche su una formula più o meno rispondente al diritto ordinario». La riforma della giustizia rappresenta una battaglia che richiede intransigenza, cancellando il Codice Rocco, fondamento del fascismo e dello stato etico, le leggi di dura repressione del conflitto, le disposizioni che rendono il carcere un luogo senza umanità né dignità.

