In Italia, i livelli di depressione e di ansia delle professioni della salute, con le relative differenze di genere, sono più alti di quelli riscontrati nell’insieme dei paesi EU e molto più alti rispetto alla presenza degli stessi sintomi sulla intera popolazione residente. Nel complesso per questi due sintomi l’Italia si pone tra i paesi più coinvolti, essendo all’8° posto per la depressione e al 7° per l’ansia. I dati relativi a tutti i paesi coinvolti dall’indagine dell’OMS evidenziano percentuali di donne medico che esprimono depressione ed ansia in modo nettamente più elevato dei colleghi uomini. Anche nel caso delle infermiere le differenze di genere sono nette in relazione alla depressione e all’ansia.
Il disagio dei professionisti sanitari
Afine 2025, l’OMS (WHO 2025) ha reso noti i risultati di una indagine sulla salute mentale degli infermieri e dei medici (MeND, Mental Health of Nurses and Doctors survey in the European Union, Iceland and Norway), condotta dall’Ufficio regionale per l’Europa, nell’ambito di un accordo di contributo con la Commissione europea. L’indagine mira a esplorare la salute mentale, il benessere e le condizioni di lavoro di medici e infermieri nei 27 paesi dell’Unione Europea più Islanda e Norvegia. Il sondaggio (effettuato da ottobre 2024 ad aprile 2025) ha ottenuto 90.171 risposte valide di cui 37 864 da parte di medici e 52 307 di infermieri. Nel complesso, i professionisti coinvolti rappresentano l’1% del totale dei medici e infermieri nei paesi interessati all’indagine. Le proporzioni di rispondenti, per età e sesso, sono abbastanza simili alla distribuzione della popolazione professionale coinvolta, così da rendere l’indagine altamente significativa sul piano dei risultati ottenuti. Si tratta della più grande ricerca mai realizzata in questo ambito che porta a una migliore comprensione dell’allarme segnalato già nel 2022, quando il rapporto Health and care workforce in Europe: time to act (WHO 2022) aveva chiamato la salute e la carenza di personale sanitario una “bomba a orologeria” per la regione europea dell’OMS. Ora, in base alle risposte ottenute da circa 100.000 operatori – scrive il Dr Hans Henri P. Kluge, direttore del WHO Regional Office for Europe – è possibile individuare i settori prioritari per affrontare con successo questa crisi (WHO 2025). Lo strumento di analisi è composto da 76 items che coprono le caratteristiche sociodemografiche e le modalità del lavoro, nonché i riflessi sulla salute mentale. Quest’ultima è misurata attraverso strumenti volti a cogliere il livello di depressione, ansia, pensieri suicidi, dipendenza da alcool.
Le mediche e le infermiere nel vortice del malessere
I dati relativi a tutti i paesi coinvolti dall’indagine dell’OMS evidenziano percentuali di donne medico che esprimono depressione ed ansia in modo nettamente più elevato dei colleghi uomini (30% di mediche e 23% di uomini in termini di depressione; 26% di mediche contro il 19% di medici uomini in termini di ansia). Né vanno trascurate le percentuali di medici (donne e uomini) che dichiarano dipendenza da alcool e pensieri suicidari (Tabella 1).
Tabella 1. Sintomi di malessere psichico per genere e professione nei paesi EU27+2. Valori percentuali sul totale dei rispondenti
Fonte. WHO 2025
La prevalenza di tali condizioni di salute mentale non differisce in modo sostanziale a seconda della specialità medica, anche se ansietà e depressioni sono più presenti nei radiologi e nelle specializzazioni diagnostiche. Anche nel caso delle infermiere le differenze di genere sono nette in relazione alla depressione e all’ansia, così come non trascurabile (ma meno differenti rispetto al genere) la dipendenza da alcool e soprattutto la presenza di pensieri suicidari (Tab.1).
In Italia, i livelli di depressione e di ansia delle professioni della salute, con le relative differenze di genere, sono più alti di quelli riscontrati nell’insieme dei 27+2 paesi EU (34% per depressione contro il 28%; 25% per ansia contro il 22%) e molto più alti rispetto alla presenza degli stessi sintomi sulla intera popolazione residente (per la depressione la percentuale sulla popolazione sarebbe in Italia del 4%). Nel complesso per questi due sintomi l’Italia si pone tra i paesi più coinvolti, essendo all’8° posto per la depressione e al 7° per l’ansia (Figure 1 e 2).
Figura 1 Depressione per paese
Fonte: WHO 2025
Figura 2 Ansia per paese
Fonte: WHO 2025
Le cause del malessere psichico
I dati raccolti evidenziano un’elevata prevalenza di problemi di salute mentale e di condizioni di lavoro non sicure – tra cui violenza, orari di lavoro prolungati e lavoro a turni – in tutti i Paesi studiati. Si tratta di condizioni che riguardano tutti i professionisti, ma per alcune di esse, soprattutto la violenza sul posto di lavoro, sono le donne ad essere maggiormente implicate. Situazioni di lavoro non sicure sono associate a una salute mentale peggiore; al contrario, la presenza di supporti sul posto di lavoro e fattori protettivi è associata a una migliore salute mentale (WHO 2025). Anche da questo punto di vista, l’Italia si caratterizza per situazioni relativamente più negative rispetto alla maggior parte dei paesi europei. In Italia, la proporzione di professionisti sottoposta ad almeno una forma di violenza sul posto di lavoro è pari all’82% (77,6% nell’EU27+2), coloro che lavorano per un numero di ore in eccesso (+50 ore a settimana) sono il 23% del totale (17% nell’EU27+2). Per quanto riguarda altri due fattori di rischio, la posizione italiana è leggermente meno sfavorevole di quella europea ma ugualmente consistente: i frequenti turni di notte riguardano il 35% di medici e infermieri italiani contro una media EU 27+2 pari al 38%; i contratti atipici sarebbero pari al 24% in Italia contro il 28% in Europa.
Se, dunque, le peggiori condizioni di lavoro spiegherebbero i più alti tassi di malessere psichico in Italia, anche i mancati o minori supporti sul posto di lavoro giustificherebbero gli alti tassi di depressione e ansia. Infatti, sono il 58% i professionisti italiani che dichiarano di avere supporto dai colleghi (61% in EU27+2), 31% quelli che trovano sostegno dal proprio capo (42% in EU27+2), 41% coloro che dichiarano di avere autonomia sul proprio lavoro (47% in EU27+2). Il dato marcatamente diverso è quello relativo al work-life balance: solo il 13% delle e dei professionisti italiani dichiara di trovare un buon bilanciamento vita-lavoro a fronte di quasi il doppio (22%) dei loro colleghi europei.
L’indagine OMS evidenzia, inoltre, che i medici e gli infermieri che riferiscono problemi di salute mentale dichiarano maggiormente l’intenzione di lasciare il proprio lavoro o di ricorrere a periodi di malattia. Ciò non sorprende, considerando che i disturbi depressivi rappresentano la seconda causa principale di anni vissuti con disabilità a livello mondiale. In Italia, le mediche che esprimono la volontà di lasciare la professione sono il 9,7% del totale (9,1% in EU27+2), le infermiere il 16,7% (15,4% in EU27+2): in entrambi i casi, dunque, in maggior numero rispetto alla media europea.
Le politiche di intervento secondo l’UE
Sulla base dei risultati dell’indagine effettuata e in coerenza con le linee guida già adottate dall’OMS, vengono individuate, nel report del 2025, sette azioni per prevenire, proteggere e promuovere la salute mentale e il benessere dei professionisti sanitari. Esse riguardano:
- Adottare un approccio di tolleranza zero verso il bullismo, le molestie e ogni altra forma di violenza sul luogo di lavoro;
- Migliorare la prevedibilità e la flessibilità del lavoro a turni per tutelare la salute mentale e garantire ai lavoratori un maggiore controllo sulla programmazione degli orari;
- Gestire il lavoro straordinario in linea con i bisogni e i diritti del personale sanitario, ripensando al contempo le norme e la cultura organizzativa dei contesti di lavoro;
- Rafforzare le competenze di leadership e management in ambito sanitario per promuovere e proteggere la salute mentale e il benessere del personale;
- Gestire i carichi di lavoro eccessivi al fine di garantire servizi sanitari di qualità, migliorando le strategie di dotazione del personale e ottimizzando i flussi di lavoro;
- Rendere disponibili e accessibili a tutti i lavoratori i servizi di supporto per la salute mentale e l’uso di sostanze, facilitando interventi precoci;
- Dare priorità al monitoraggio e alla rendicontazione periodica delle condizioni di lavoro e della salute mentale.
L’insieme di queste azioni richiede, a monte, un livello adeguato di risorse economiche e finanziarie, di personale medico e infermieristico, oltre che di effettive capacità gestionali ed organizzative da parte delle aziende sanitarie. Fattori che, nel caso italiano, sono andati tutti diminuendo nel tempo e che contraddistinguono la crisi attuale del Servizio sanitario pubblico (Vicarelli 2023; Giorgi 2024; Geddes da Filicaia e Spina 2025).
Le azioni del governo italiano
A fronte dello stato di malessere del personale della salute italiano, soprattutto nella sua componente femminile, va segnalato che, nella primavera del 2025, la Commissione Affari Sociali della Camera ha reso noto il documento conclusivo di una indagine, in materia di riordino delle professioni sanitarie, svolta nel corso di 15 sedute, in un lasso temporale compreso tra il 23 ottobre 2024 e l’11 marzo 2025. L’indagine ha coinvolto gli Ordini delle professioni mediche e sanitarie, le relative organizzazioni sindacali, nonché esperti della materia, di cui si riportano le dichiarazioni nel documento finale approvato sia dai rappresentanti dei partiti di maggioranza che di opposizione (Camera dei Deputati 2025). In sede di conclusioni, la Commissione evidenzia che la mancata tempestività di interventi in ambiti cruciali – quali l’eliminazione del tetto di spesa per il personale, la programmazione relativa al reclutamento dello stesso, la governance del sistema, il riconoscimento delle competenze, la riforma professioni e l’adeguamento della formazione – ha determinato un circolo vizioso che oggi si manifesta con sempre maggiore evidenza: carenza di personale, disomogeneità territoriale, crisi di attrattività delle professioni sanitarie e crescita del ricorso al lavoro precario.
A seguito di tale indagine conoscitiva, a settembre 2025, il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge delega per il riordino della disciplina delle professioni sanitarie, il cui testo ha iniziato l’iter legislativo per la discussione e l’approvazione prevista entro dicembre 2026. (Senato della repubblica 2025). Considerato che dalla riforma non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica (art.9), gli articoli da 1 a 6 recano una disciplina di delega al Governo i cui princìpi e i criteri direttivi concernono: la definizione di misure relative al personale sanitario degli enti e aziende del Servizio sanitario nazionale e riguardanti i profili delle forme di lavoro flessibile per i medici specializzandi, della permanenza presso strutture in aree disagiate, della razionalizzazione e semplificazione delle attività amministrative, della sicurezza degli operatori, della definizione di alcuni criteri premiali e di riconoscimento, della pianificazione del numero di medici specializzandi (articolo 3); la valorizzazione delle competenze del personale sanitario, con particolare riferimento alla formazione continua del medesimo e alla formazione manageriale, all’introduzione di un sistema nazionale di certificazione delle competenze e all’intelligenza artificiale (articolo 4); la formazione sanitaria specialistica (articolo 5), con particolare riferimento alla medicina generale e alle professioni di chimico, odontoiatra e biologo; la revisione della disciplina degli ordini delle professioni sanitarie e delle relative federazioni nazionali (articolo 6). Gli articoli 7 e 8 riguardano disposizioni in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie.
Quale futuro?
La legge delega sulle professioni sanitarie prevede un intervento che in parte richiama le linee guida dell’OMS (ma solo per alcuni limitati aspetti) e in parte mette a sistema alcune norme approvate o emerse in epoca pandemica (il lavoro degli specializzandi, la formazione specialistica per la medicina generale). Di conseguenza, quanto tale intervento possa produrre un effettivo processo trasformativo delle condizioni di disagio del personale della salute italiano, resta un interrogativo aperto. Quali risultati si otterranno senza la previsione di un aumento delle risorse economiche e finanziarie del Ssn; senza una rivisitazione contrattuale che non riguardi solo la flessibilità del lavoro e il superamento dei vincoli di esclusività; senza interventi sugli orari e sui carichi di lavoro; senza meccanismi reali in ambito di motivazione e di valorizzazione professionale; senza una attenzione specifica al disagio della componente femminile che per entità e per processi demografici in atto (incremento di femminilizzazione soprattutto del settore medico) dovrà farsi carico della futura gestione aziendale e manageriale dei servizi sanitari? (Vicarelli 2025).
Su tali interrogativi ci si dovrà confrontare ampiamente nei prossimi mesi.
Giovanna Vicarelli, professoressa di sociologia economica, è direttrice scientifica del CRISS , Centro interdipartimentale dell’UNIVPM
Riferimenti bibliografici
Camera dei Deputati, Commissione XII. (2025, 8 aprile). Indagine conoscitiva in materia di riordino delle professioni sanitarie. Camera dei Deputati.
Geddes da Filicaia, M., & Spina, E. (2025). Il personale sanitario: una risorsa non comprimibile. Sistema Salute, (3).
Giorgi, C. (2024). Salute per tutti. Storia della sanità in Italia dal dopoguerra a oggi. Laterza.
Senato della Repubblica. (2025). Delega al Governo in materia di professioni sanitarie e disposizioni relative alla responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie (Dossier n. 601). Servizio Studi.
Vicarelli, G. (2023). L’universalismo in sanità a 45 anni dalla istituzione del SSN. Politiche Sociali / Social Policies, 3, 405–424. https://doi.org/10.7389/109055
Vicarelli, G. (2025). Dal passato al futuro: il ruolo cruciale delle mediche e delle loro forme di rappresentanza. Iniziativa Ospedaliera, n.1
World Health Organization, Regional Office for Europe. (2022). Health and care workforce in Europe: Time to act. WHO Regional Office for Europe.
World Health Organization, Regional Office for Europe. (2025). MeND: Mental health of nurses and doctors survey in the European Union, Iceland and Norway. WHO Regional Office for Europe.
fonte testo e immagini: https://www.saluteinternazionale.info/2026/03/il-disagio-mentale-di-mediche-e-infermiere/



