Nuova epidemia di Ebola. di Maurizio Murru

L’Ebola ha messo ancora una volta in luce le carenze sistemiche e le vulnerabilità create dall’uomo che permettono a una minaccia biologica di trasformarsi in una crisi di vasta portata. Sebbene il rischio globale sia considerato basso, la storia dimostra come l’Ebola possa devastare paesi e regioni. Alla fine del 2013, quando in Guinea le persone iniziarono ad ammalarsi e a morire in condizioni di estrema povertà, con sistemi sanitari inadeguati e dopo anni di conflitti, la risposta a livello mondiale fu lenta. Come ha osservato recentemente il British Medical Journal, il rischio è quello di continuare a prepararsi soltanto per l’ultima emergenza affrontata, senza investire abbastanza nei sistemi sanitari e nelle infrastrutture necessarie per rispondere alle crisi future.


Il 5 maggio l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha ricevuto dalla Repubblica Democratica del Congo (RDC) la segnalazione di una malattia non identificata ad elevata mortalità nella Zona Sanitaria di Mongbwalu, nella provincia orientale dell’Ituri. In pochi giorni la malattia aveva già causato la morte di quattro operatori sanitari. Campioni di sangue inviati all’Istituto Nazionale per la Ricerca Biomedica di Kinshasa hanno permesso di identificare il responsabile: il ceppo Bundibugyo del virus Ebola. Il 15 maggio il Ministero della Sanità congolese ha dichiarato ufficialmente l’epidemia nelle zone sanitarie di Mongbwalu, Rwampara e Ituri. Nello stesso giorno l’Uganda ha confermato due casi nella capitale Kampala. Il 17 maggio l’OMS ha classificato l’evento come “Emergenza di Sanità Pubblica di Rilevanza Internazionale” (PHEIC)[1], mentre il giorno successivo l’Africa CDC lo ha dichiarato “Emergenza di Sanità Pubblica di Sicurezza Continentale”[2].

Il virus Ebola fu identificato per la prima volta nel 1976 nell’allora Zaire, oggi Repubblica Democratica del Congo. Per evitare di stigmatizzare il villaggio dove comparve il primo focolaio, i ricercatori decisero di chiamarlo Ebola dal nome del fiume che scorre nelle vicinanze[3]. Attualmente sono conosciuti sei ceppi del virus: Zaire, Sudan, Bundibugyo, Tai-Forest, Reston e Bombali. Solo i primi quattro provocano malattie nell’uomo[4]. Prima dell’epidemia attuale si erano già verificate oltre quaranta epidemie causate da virus del genere Ebola. La più grave fu quella dell’Africa occidentale tra il 2013 e il 2016, che colpì soprattutto Guinea, Liberia e Sierra Leone causando quasi 29.000 casi e oltre 11.000 morti[5]. Il ceppo Bundibugyo, responsabile dell’epidemia odierna, venne identificato per la prima volta nel 2007 in Uganda. In quell’occasione furono registrati 142 casi e 34 decessi. Una seconda epidemia causata dallo stesso ceppo si verificò nel 2012 nella RDC, con 38 casi confermati e 13 morti. In entrambe le epidemie il tasso di letalità fu intorno al 34%[6].

In natura il virus si trova nei pipistrelli della frutta che lo ospitano senza manifestare sintomi e possono trasmetterlo ad altri animali e all’uomo. La trasmissione all’uomo avviene attraverso il contatto diretto con sangue, secrezioni o organi di animali infetti manipolati a scopi alimentari come primati, antilopi e gli stessi pipistrelli. La trasmissione interumana avviene per via ematica o tramite fluidi corporei (saliva, urina, vomito, sperma) di soggetti sintomatici o deceduti, nonché attraverso superfici contaminate. Dopo un’incubazione che varia da 2 a 21 giorni, la malattia esordisce con sintomi aspecifici come febbre alta, astenia, mialgia, cefalea e mal di gola; questa fase è seguita da manifestazioni gastrointestinali (vomito, diarrea, dolore addominale), insufficienza renale ed epatica e, in circa il 30% dei casi, da gravi emorragie interne ed esterne[7]. Nel corso di un’epidemia di Ebola i casi vengono classificati come sospetti, probabili o confermati. Sono considerati sospetti i pazienti con febbre elevata associata a contatti a rischio o a sintomi compatibili con la malattia, oppure persone con sanguinamenti inspiegabili o morte improvvisa. I casi probabili sono quelli valutati da personale medico o associati epidemiologicamente a casi confermati. La conferma definitiva richiede invece un test molecolare positivo[8].

Per il ceppo Ebola Zaire sono oggi disponibili vaccini e farmaci specifici. Per il ceppo Sudan sono in corso sperimentazioni avanzate[9]. Per il ceppo Bundibugyo, invece, non esistono né vaccini né terapie mirate. I pazienti possono ricevere soltanto cure di supporto, come idratazione, controllo delle complicanze e trattamento dei sintomi. Alcuni gruppi di ricerca, tra cui uno dell’Università di Oxford, stanno lavorando a un vaccino sperimentale, ma la sua disponibilità richiederà ancora diversi mesi[10]. L’OMS sta testando una profilassi post‑esposizione contro Ebola Bundibugyo: una compressa antivirale, Obeldesivir, da assumere per dieci giorni da chi sia stato esposto al contagio. Obeldesivir, versione orale del Remdesivir, ha mostrato nei modelli animali un’elevata protezione se somministrato entro 24 ore dall’esposizione. Prima dell’avvio della sperimentazione clinica restano peró da risolvere problemi etici e metodologici. Se si rivelasse efficace, Obeldesivir modificherebbe significativamente le strategie per contenere le future epidemie di Ebola[11].

L’epidemia si sta diffondendo molto rapidamente. Il 17 maggio un caso è stato identificato a Goma, capoluogo del Nord Kivu, mentre pochi giorni dopo un altro caso è stato segnalato nella zona di Bukavu, nel Sud Kivu. Alla fine di maggio venivano riportati oltre mille casi sospetti nelle province di Ituri, Nord Kivu e Sud Kivu, con più di cento casi confermati e centinaia di decessi sospetti[12]. Al 2 giugno il numero di casi sospetti nella RDC è stato significativamente ridimensionato. Si parla, ora, di 344 casi confermati e 116 sospetti, 60 morti confermate e nessuna morte sospetta. Alla stessa data dall’Uganda si segnalano 15 casi confermati e uno probabile, una morte confermata ed una probabile[13]. La situazione appare particolarmente preoccupante perché l’epidemia si sviluppa in una delle regioni più instabili del continente africano. Le province di Ituri, Nord Kivu e Sud Kivu ospitano circa 24 milioni di persone e sono teatro delle attività di decine di gruppi armati[14]. Milioni di persone vivono in condizioni di sfollamento, spesso in campi improvvisati privi di servizi essenziali. In molte aree l’accesso all’acqua potabile è insufficiente e le condizioni igieniche sono estremamente precarie.

La presenza di gruppi armati costituisce uno dei maggiori ostacoli al controllo dell’epidemia. Le organizzazioni sanitarie incontrano enormi difficoltà nel trasportare personale, attrezzature e aiuti. Alcune zone sono difficilmente raggiungibili e altre risultano completamente insicure. Inoltre, gli spostamenti continui delle popolazioni sfollate favoriscono la diffusione del virus e rendono difficile tracciare i contatti dei malati.

A questa situazione si aggiunge una grave crisi alimentare. Nelle province colpite circa dieci milioni di persone vivono in condizioni di insicurezza alimentare acuta[15]. Fame, malnutrizione e debolezza fisica aumentano la vulnerabilità delle popolazioni e riducono la capacità delle comunità di affrontare una nuova emergenza sanitaria. Anche la disinformazione e la sfiducia verso le istituzioni rappresentano un serio problema. In molte comunità è diffusa la convinzione che Ebola non esista o che sia una malattia inventata dalle autorità. Questa sfiducia ostacola la collaborazione con gli operatori sanitari e rende difficile l’isolamento dei casi sospetti. In alcune località gruppi di cittadini hanno attaccato e incendiato strutture sanitarie temporanee allestite per la gestione dell’emergenza[16]. Particolarmente delicata è la questione dei riti funebri tradizionali. In molte comunità i parenti lavano e toccano il corpo del defunto prima della sepoltura[17]. Poiché le persone morte di Ebola rimangono altamente contagiose, queste pratiche possono trasformarsi in potenti occasioni di trasmissione del virus. Convincere le famiglie ad accettare procedure di sepoltura sicure richiede un lungo lavoro di dialogo e mediazione culturale.

Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda la riduzione degli aiuti internazionali. Secondo l’OCSE, nel 2025 gli aiuti pubblici allo sviluppo destinati all’Africa subsahariana hanno subito una forte diminuzione rispetto all’anno precedente[18]. Gli Stati Uniti, tradizionalmente uno dei principali finanziatori delle attività sanitarie internazionali, hanno ridotto drasticamente i fondi destinati alla RDC[19]. Anche altri donatori hanno ridimensionato gli impegni inizialmente annunciati[20]. Nonostante ciò, alcuni interventi sono stati avviati. L’OMS ha inviato tonnellate di forniture mediche di emergenza nella provincia dell’Ituri, comprendenti dispositivi di protezione individuale, tende e materiali per il controllo delle infezioni[21]. Il governo congolese ha annunciato uno stanziamento straordinario per affrontare l’epidemia e l’Africa CDC sta cercando di mobilitare ulteriori risorse internazionali. Tuttavia, rimane un forte divario tra le somme promesse e quelle effettivamente disponibili.[22]

Sul piano internazionale cresce anche la preoccupazione per la possibile diffusione oltre i confini della RDC. I paesi più esposti sono Uganda, Rwanda, Burundi e Sud Sudan. Uganda e Rwanda hanno già affrontato in passato epidemie simili e dispongono di sistemi sanitari relativamente più preparati. Più fragile appare invece la situazione del Sud Sudan, già gravemente colpito da conflitti interni. Alcuni governi hanno introdotto restrizioni ai movimenti internazionali. L’Uganda ha chiuso le frontiere terrestri con la RDC e sospeso i collegamenti aerei. Altri paesi hanno adottato controlli rafforzati o limitazioni agli ingressi per viaggiatori provenienti dalle aree colpite. L’Amministrazione Trump aveva stretto un accordo col governo kenyota per inviare in Kenya cittadini americani esposti al contagio con Ebola Bundibugyo. Il 29 maggio un giudice dell’Alta Corte Kenyota lo ha sospeso[23]. Nelle proteste popolari scoppiate contro l’accordo, due manifestanti sono rimasti uccisi. Il Presidente kenyota, William Ruto, ha invitato la popolazione a non ‘’politicizzare’’ l’epidemia e ha affermato che il suo governo, ‘’sa quello che fa’’[24]. Altri, a nostro avviso piú propriamente, hanno definito l’accordo una manifestazione di ‘’colonialismo sanitario’’[25].

L’epidemia riporta inoltre l’attenzione su un problema più ampio: la difficoltà della comunità internazionale nel costruire un sistema equo di risposta alle emergenze sanitarie globali. I negoziati sul cosiddetto Trattato Pandemico dell’OMS e sul meccanismo di condivisione dei benefici derivanti dalla ricerca sui patogeni non hanno ancora prodotto risultati concreti[26]. Molti paesi africani denunciano che le nazioni più ricche continuano a beneficiare dei dati biologici raccolti nei paesi poveri senza garantire un accesso equo a vaccini, farmaci e tecnologie. Secondo il Dr Jean Kaseya, Direttore dell’Africa Center for Disease Control, se il ceppo Bundibugyo fosse comparso in Europa o in Nord America, la ricerca su vaccini e terapie specifiche avrebbe probabilmente ricevuto investimenti molto maggiori[27]. Questa disparità evidenzia le profonde disuguaglianze che ancora caratterizzano la salute globale. Prevedere l’evoluzione dell’epidemia è impossibile. L’esperienza insegna però che il controllo di Ebola richiede tempo, risorse e una forte collaborazione tra comunità locali, governi e organizzazioni internazionali. La precedente grande epidemia di Ebola nella RDC, pur disponendo di vaccini e farmaci efficaci, durò quasi due anni. Oggi la situazione appare ancora più complessa a causa dell’assenza di strumenti specifici contro il ceppo Bundibugyo e del contesto di guerra, sfollamento e povertà nel quale il virus si sta diffondendo.

L’attuale epidemia rappresenta dunque non solo una crisi sanitaria, ma anche un test per la capacità della comunità internazionale di affrontare emergenze che si sviluppano nelle regioni più fragili del pianeta. Come ha osservato recentemente il British Medical Journal, il rischio è quello di continuare a prepararsi soltanto per l’ultima emergenza affrontata, senza investire abbastanza nei sistemi sanitari e nelle infrastrutture necessarie per rispondere alle crisi future. Se questa lezione non verrà compresa, il mondo si troverà ancora una volta impreparato di fronte alla prossima epidemia[28].

Bibliofrafia

[1] World Health Organizazion, May 18th 2026, EBOLA BUNDIBUGYO VIRUS DISEASE OUTBREAK Democratic Republic of the Congo | Uganda Weekly External Situation Report 01, Data as of 18 May 2026,

EBOLA BUNDIBUGYO VIRUS DISEASE OUTBREAK Democratic Republic of the Congo | Uganda Weekly External Situation Report 01, Data as of 18 May 2026 | WHO | Regional Office for Africa

[2] Africa CDC, May 18th 2026, Africa CDC Declares the Ongoing Bundibugyo Ebola Outbreak a Public Health Emergency of Continental Security, Africa CDC Declares the Ongoing Bundibugyo Ebola Outbreak a Public Health Emergency of Continental Security – Africa CDC

[3] Discovery and Description of Ebola Zaire Virus in 1976 and Relevance to the West African Epidemic During 2013–2016 , The Journal of Infectious Diseases, Volume 214, Issue suppl_3, October 2016, Pages S93–S101, https://doi.org/10.1093/infdis/jiw207

4 US Center for Disease Control and Prevention (CDC), May 21st 2026, Ebola Disease Basics, Ebola Disease Basics | Ebola | CDC

5United States Center for Disease Control (US CDC), September 2025, Ebola Outbreak history, Outbreak History | Ebola | CDC

[6] Wamala JF, Lukwago L, Malimbo M, Nguku P, Yoti Z, Musenero M, et al. Ebola Hemorrhagic Fever Associated with Novel Virus Strain, Uganda, 2007–2008. Emerg Infect Dis. 2010;16(7):1087-1092. https://doi.org/10.3201/eid1607.091525,

[7] World Health Organization, April 24th 2025, Ebola Disease, https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/ebola-disease

[8] World Health Organization, August 2024, Ebola virus outbreak toolbox, https://www.who.int/emergencies/outbreak-toolkit/disease-outbreak-toolboxes/ebola-and-marburg-virus-outbreak-toolbox

[9] World Health Organization, October 16th 2025, Ebola Virus Disease Vaccines, https://www.who.int/news-room/questions-and-answers/item/ebola-vaccines

[10] Lay K, May 20th 2026, Vaccine to tackle Ebola outbreak will take six to nine months, says WHO, The Guardian, https://www.theguardian.com/world/2026/may/20/vaccine-bundibugyo-ebola-outbreak-six-to-nine-months-who

[11] Kupferschmidt K,May 29th 2026, Science, That could be a game changer’: an antiviral pill gets first test for Ebola prevention‘That could be a game changer’: an antiviral pill gets first test for Ebola prevention | Science | AAAS

[12] United States Center for Disease Control (US CDC), May 28th 2026, Ebola outbreak: current situation, Ebola Outbreak: Current Situation | Ebola | CDC

[13] US Center for Disease Control (CDC). June 2nd 2026, Ebola Outbreak: current situation, https://www.cdc.gov/ebola/situation-summary/index.html

[14] P‑DDRCS – Programme de Désarmement, Démobilisation, Relèvement Communautaire et Stabilisation. Conférence de presse du coordonnateur national Tommy Tambwe : cartographie des groupes armés dans l’Est de la RDC (252 groupes locaux, 14 étrangers). Kinshasa, 18 avril 2023. Ripreso in Actualité.cd, 19 avril 2023, RDC: le P-DDRCS dénombre 252 groupes armés locaux et 14 étrangers actifs dans cinq provinces de l’Est | Actualite.cd

[15] Food Security Portal, May 12th 2026, Democratic Republic of the Congo: Acute Food Insecurity Projection Update for January–June 2026https://ssa.foodsecurityportal.org/taxonomy/term/244

[16] BBC, May 22nd 2026, Angry crowd sets Ebola hospital tents on fire in DR Congo, Ebola outbreak in DR Congo: Angry crowd sets Rwampara hospital tents on fire

[17] BBC, May 26th 2026, Ebola and burial traditions in DRC, BBC World Service – Focus on Africa, Ebola and burial traditions in DRC

[18] OECD, April 9th 2026, ODA trends and statisticshttps://www.oecd.org/en/topics/oda-trends-and-statistics.html

[19] [19] CNN, May 22nd 2026, US funding cuts have hampered response to the deadly Ebola crisis, aid workers say, https://edition.cnn.com/2026/05/22/africa/ebola-us-aid-cuts-drc-uganda-intl

[20] Washington Post, May 21st 2026, Ebola responders say aid cuts by Western nations left them ill-equipped for outbreakhttps://www.washingtonpost.com/world/2026/05/21/ebola-responders-say-aid-cuts-under-trump-left-them-unprepared-outbreak/

[21] Africa News, May 20th 2026, WHO emergency supplies arrive in Bunia as Ebola death toll reaches 136, https://www.africanews.com/2026/05/20/who-emergency-supplies-arrive-in-bunia-as-ebola-death-toll-reaches-136/

[22] Reuters, May 28th 2026, Funding pledges for Ebola outbreak almost halved, Africa CDC says, Funding pledges for Ebola outbreak almost halved, Africa CDC says

[23] BBC May 29th 2026, Kenya court halts opening of US Ebola quarantine facility in the country, https://www.bbc.com/news/articles/cpdp74lgzplo

[24] BBC, June 2nd 2026, Two people shot dead amid Kenya protests against US Ebola quarantine centre plan, Two people shot dead amid Kenya protests against US Ebola quarantine centre plan

[25] CNN, May 28th 2026, Proposed US Ebola facility in Kenya sparks backlash at home and abroad, https://edition.cnn.com/2026/05/28/world/ebola-kenya-health-facility-criticism-intl 

[26] World Health Organization, May 1st 2026, WHO Member States agree to extend negotiations on Pathogen Access and Benefit Sharing annex, https://www.who.int/news/item/01-05-2026-who-member-states-agree-to-extend-negotiations-on-pathogen-access-and-benefit-sharing-annex

[27] Kaseya J, May 28th 2026, Africa CDC Press Briefing

[28] Manno D, British Medical Journal, May 27th 2026, The DRC Ebola outbreak has exposed the consequences of global health underfunding, https://www.bmj.com/content/393/bmj-2026-678216

fonte: https://www.saluteinternazionale.info/2026/06/nuova-epidemia-di-ebola/

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