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  •   Audizione alla Camera sull’autonomia differenziata   Autonomia differenziata in sanità: una riforma al buio che mette a rischio equità, unità e diritti dei cittadini   Aceti (presidente Salutequità): “In queste condizioni sono a rischio i principi di equità, solidarietà e unità alla base del SSN, esponendo i cittadini a una frammentazione di diritti e opportunità di cura”   “A oggi mancano le condizioni necessarie e sufficienti per poter far avanzare il processo di approvazione degli schemi di intese preliminari per l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia nella materia «tutela della salute – coordinamento della finanza pubblica».” Tonino Aceti, presidente di Salutequità, “laboratorio italiano” per l’analisi dell’andamento e dell’attuazione delle politiche sanitarie e sociali e per la loro innovazione, con particolare riguardo ai principio dell’equità, ha illustrato l’analisi durante l’audizione alla commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati sugli  schemi di intesa preliminare tra il Governo della Repubblica italiana e le Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, per l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. Aceti ha spiegato che il quadro disegnato dalle intese è “profondamente incerto riguardo agli attuali LEP- LEA a causa della farraginosità e lentezza del meccanismo di aggiornamento e per l’annullamento da parte del Tar Lazio del Decreto tariffe e la mancanza del nuovo Decreto, per l’assenza di reali costi e fabbisogni standard, per l’attuale sistema di riparto e allocazione delle risorse tra le Regioni che è iniquo, per l’inadeguatezza del sistema di verifica e controllo dei LEA, cioè di tutti quegli aspetti posti alla base del ragionamento sull’attribuzione di autonomia differenziata”. Inoltre, secondo Salutequità, l’assenza di una valutazione indipendente sull’impatto della maggiore autonomia delle quattro Regioni (Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto) che l’hanno richiesta riguardo alla sua neutralità di effetti per lo Stato e le altre Regioni che non hanno richiesto invece l’autonomia differenziata, in termini economici-finanziari e quindi sul loro equilibrio di bilancio, di mobilità sanitaria di cittadini-professionisti sanitari-erogatori, di garanzia dell’equità di accesso alle cure su tutto il territorio nazionale e di rispetto uniforme dei diritti dei pazienti, rende tutta l’operazione una “riforma al buio”. La posizione dell’Associazione nasce dalla constatazione che manca una valutazione indipendente, basata su dati e analisi oggettive, sull’impatto che una maggiore autonomia delle quattro Regioni potrebbe avere oltre che al loro interno, anche sullo Stato e sulle altre Regioni che non hanno richiesto autonomia differenziata, con effetti sulla sostenibilità dei servizi sanitari regionali, sui principi di equità e solidarietà del SSN, su quello dell’unità della Repubblica, configurando il rischio di un regionalismo asimmetrico di tipo competitivo, anziché solidale e cooperativo, anche alla luce dell’assenza di misure perequative, a partire da quella dell’attuazione del Fondo perequativo. Non sono stati approfonditi i possibili effetti economico-finanziari, né quelli relativi alla mobilità sanitaria di cittadini e professionisti, né tantomeno le conseguenze sull’equità di accesso alle cure e sul rispetto uniforme dei diritti dei pazienti su tutto il territorio nazionale. “Procedere senza queste valutazioni – sottolinea Aceti – significa esporsi al rischio di una riforma i cui effetti reali non sono noti né governabili”. Un altro elemento di criticità riguarda la definizione dei Livelli Essenziali di Prestazione (LEP) e dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).  “Gli attuali LEA che risalgono al 2017- spiega Aceti -, sono ormai datati e non rispondono più ai bisogni attuali della popolazione, né sono allineati con l’evoluzione epidemiologica e tecnologica. A complicare ulteriormente il quadro, le recenti sentenze del TAR Lazio hanno lasciato il SSN in una situazione di profonda incertezza rispetto ai diritti realmente esigibili dai cittadini. Lo Stato dovrebbe emanare un nuovo decreto, ma l’iter appare complesso e incerto nei tempi, aggravando la precarietà normativa”. La questione dei costi e dei fabbisogni standard rappresenta un ulteriore nodo irrisolto. Attualmente, la determinazione di questi parametri si basa quasi solo su dati storici e su negoziazioni politiche, senza una metodologia oggettiva che tenga conto dei reali bisogni della popolazione, dell’innovazione tecnologica, della povertà sanitaria o delle caratteristiche epidemiologiche dei territori. Anche l’Istat ha evidenziato come il sistema di allocazione delle risorse non sia proporzionale ai bisogni, ad esempio nel caso della multi-cronicità, dove non si osserva una correlazione tra finanziamento e prevalenza di patologie croniche. Secondo Salutequità, sul fronte della garanzia dei LEA, il Nuovo Sistema di Garanzia (NSG) rappresenta un passo avanti rispetto al passato, ma resta ancora troppo parziale. Gli indicatori utilizzati sono pochi e non coprono aspetti fondamentali come il personale sanitario, i tempi di attesa al pronto soccorso, l’accesso all’innovazione tecnologica. I dati più recenti mostrano una situazione disomogenea tra le Regioni, con otto di queste risultate inadempienti, tra cui la Liguria, una di quelle che richiedono l’autonomia differenziata. “Questo scenario – afferma Aceti – mette in discussione la possibilità di garantire un accesso uniforme ed equo alle prestazioni sanitarie su tutto il territorio nazionale, minando i principi di uguaglianza e unità della Repubblica”. Le disposizioni che consentirebbero alle Regioni autonome di individuare tariffe di rimborso e di remunerazione differenti, di destinare risorse aggiuntive al personale o per incrementare le prestazioni e di riallocare economie su altri ambiti di spesa sanitaria rischiano, secondo Salutequità, di aumentare la competitività dei servizi sanitari regionali più forti. In assenza di misure perequative, questo potrebbe generare un vero e proprio drenaggio di pazienti, personale e risorse dalle Regioni più deboli, accentuando gli squilibri sia a livello di bilancio che di qualità e quantità dell’offerta sanitaria. Inoltre, mancano sistemi di monitoraggio e controllo sugli effetti dell’istituzione di fondi sanitari integrativi e sulle nuove modalità di gestione delle risorse. Non sono previsti strumenti specifici per valutare l’impatto di queste innovazioni sull’equità, sulla qualità e sulla sicurezza dell’offerta sanitaria pubblica. Anche la composizione della Commissione paritetica Stato-Regione dovrebbe essere rivista, includendo componenti esterni e indipendenti per evitare rischi di autoreferenzialità. “La durata e l’efficacia delle intese – aggiunge Aceti – non possono essere subordinate solo al mantenimento dell’equilibrio economico-finanziario e alla corretta erogazione dei LEA nelle Regioni che la richiedono, ma devono garantire anche la neutralità degli effetti per lo Stato e per le altre […]

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  • Proposta di legge di iniziativa popolare Firma per il diritto alla salute Rendiamo effettivo il diritto alla tutela della salute nel rispetto della Costituzione e della Legge 833/1978, rafforzando il Servizio Sanitario Nazionale e valorizzando il lavoro. Firma QUI Come effettuare la firma Clicca sul pulsante e accedi con lo SPID, la CIE o la CNS Scorri l’elenco delle iniziative e clicca su “Sosteniamo il Servizio Sanitario Nazionale” (il numero dell’iniziativa è 6500013) Premi su sostieni iniziativa, clicca su continua e nuovamente su sostieni iniziativa I 5 pilastri della proposta 1. RISORSE Il livello di finanziamento del fondo sanitario nazionale non deve essere inferiore al 7,5% del PIL. 2. PERSONALE È necessario valorizzare economicamente e professionalmente il lavoro di chi tutela e promuove la salute. Bisogna garantire il personale necessario ad assicurare prevenzione, assistenza e cura con assunzioni a tempo indeterminato. I Medici di Medicina Generale e i Pediatri di Libera Scelta devono progressivamente passare dall’attuale rapporto convenzionale alle dipendenze del Servizio Sanitario Nazionale. La spesa per il personale del SSN non deve più essere soggetta ad alcun tetto, e devono essere introdotti limiti alle esternalizzazioni. 3. TERRITORIO Deve essere assicurato il pieno e omogeneo sviluppo dell’assistenza territoriale definita dal DM 77/2022 (Case della Comunità, Ospedali di Comunità, Distretti, ecc.). 4. TEMPI DI ATTESA Deve essere garantito il rispetto dei tempi di attesa attraverso investimenti nel SSN per la presa in carico dei bisogni di salute delle persone. 5. NON AUTOSUFFICIENZA La salute delle persone anziane è una delle priorità del nostro Paese, da affrontare affermando il diritto all’assistenza e alle cure con una copertura pubblica, universale e uniforme. Sono necessarie politiche per rispondere ai bisogni delle persone anziane e non autosufficienti. Si deve dar seguito al potenziamento dell’assistenza domiciliare e al miglioramento dell’assistenza residenziale e semiresidenziale. Altre aree prioritarie salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, salute mentale, dipendenze, consultori familiari, farmaceutica e ricerca. Governo pubblico, programmazione e partecipazione per garantire universalità, uguaglianza, equità e globalità fonte: https://www.salutediritto.it/

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  • Patologie croniche L’aspettativa di vita è costantemente aumentata negli ultimi decenni in tutto il mondo occidentale. Il miglioramento complessivo delle condizioni di salute, l’aumento della sopravvivenza e il conseguente progressivo invecchiamento della popolazione rappresentano un importante traguardo raggiunto dalla società ma allo stesso tempo una sfida. È necessario che l’allungamento della vita media si accompagni anche al mantenimento di buone condizioni di salute e a una qualità di vita soddisfacente. Con le società che invecchiano infatti il peso delle patologie croniche-degenerative e delle disabilità che comportano diventa sempre più rilevante; le patologie cronico-degenerative rappresentano oggi le principali cause di morte, morbilità e di perdita di anni di vita in buona salute e sono spesso presenti contemporaneamente nello stesso individuo, imponendo anche un cambiamento profondo dello scenario di cura e della presa in carico dei pazienti che ne sono affetti. I dati PASSI d’Argento raccolti nel biennio 2023-2024 mostrano che il 57% degli ultra 65enni riferisce che, nel corso della vita, un medico gli ha diagnosticato una o più patologie tra le seguenti: insufficienza renale, bronchite cronica, enfisema, insufficienza respiratoria, asma bronchiale, ictus o ischemia cerebrale, diabete, infarto del miocardio, ischemia cardiaca o malattia delle coronarie, altre malattie del cuore, tumori (comprese leucemie e linfomi), malattie croniche del fegato o cirrosi. Il 27% degli intervistati riferisce una cardiopatia, le malattie respiratorie croniche coinvolgono il 16% degli ultra 65enni, il diabete il 20% e i tumori il 13%. La condizione di policronicità, cioè la compresenza di due o più patologie croniche (fra quelle indagate), riguarda 1 ultra 65enne su 4. Inoltre è più frequente al crescere dell’età (riguarda il 16% delle persone 65-74enni e sale al 37% dopo gli 85 anni) e tra le persone con status socioeconomico più svantaggiato, per difficoltà economiche (38% vs 19% tra chi dichiara nessuna difficoltà) o bassa istruzione (30% vs 19%). Nel biennio 2023-2024, a differenza degli anni precedenti, emergono anche differenze per genere con una stima più elevata tra gli uomini (24% vs 21% tra le donne). La variabilità regionale della cronicità evidenzia una situazione significativamente diversa tra le macroaree del Paese. Nel Nord Italia la quota di ultra 65enni che riferisce almeno una patologia cronica è pari al 53%, mentre nel Centro e nel Sud la stima è più elevata, pari rispettivamente al 60%. Un pattern analogo si osserva anche per la policronicità: la stima è pari al 19% nel Nord, mentre raggiunge il 24% al Sud e il 25% nel Centro. I dati in piena pandemia hanno mostrato valori più bassi di policronicità rispetto agli anni pre-pandemia, valori che continuano a diminuire soprattutto nel 2024 (22%). L’analisi temporale della prevalenza di patologie croniche fra gli ultra 65enni non mostra significativi cambiamenti tra il 2016 e il 2019, se non una tendenza all’aumento imputabile, con molta probabilità, al progressivo invecchiamento della popolazione che porta quote sempre crescenti di persone a raggiungere età sempre più elevate e che finisce per accompagnarsi a maggiore cronicità. Tuttavia nel 2020 c’è stata un’inversione di tendenza e si riduce la quota di persone fra gli intervistati che riferiscono diagnosi di patologie croniche, passando dal 62% del 2019 a meno del 56% del 2024. Non si può escludere che questa riduzione sia associata all’eccesso di mortalità correlata al COVID-19 che nel nostro Paese ha colpito in particolar modo le persone più anziane e vulnerabili per condizioni di salute. Tuttavia, è anche vero che l’emergenza sanitaria legata al COVID-19 e la rinuncia alle visite e controlli medici per timore del contagio o per sospensione di alcuni servizi sanitari siano state causa di ritardi o mancate nuove diagnosi di patologie croniche almeno fra le persone meno anziane nella fascia d’età 65-74 anni. Sarà importante monitorare nel tempo questi andamenti per capire se si tratta di oscillazioni casuali, o se questi dati siano da ricondurre al picco di mortalità per COVID-19 fra i cronici, o a ritardi diagnostici. …leggi tutto su PASSI D’ARGENTO PATOLOGIE CRONCHE

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  • “Oggi, se chiudo gli occhi e penso ai binari, vedo un lenzuolo bianco, immobile, disteso a terra nel silenzio irreale di una stazione. In quell’immagine il mondo perde i suoi colori; tutto si ferma, tutto diventa grigio, come una fotografia sbiadita dal dolore. La vittima è un ragazzo della mia età si chiamava Daniele”. Sono questi i ricordi che riaffiorano nella mente di Roberta, una delle persone intervenute quel giorno insieme al collega Luca. Entrambi tecnici della prevenzione dell’ATS di Macerata, furono chiamati presso la stazione ferroviaria di Civitanova Marche, teatro del tragico infortunio. Nei giorni scorsi, presso la Sala convegni della Croce Gialla di Chiaravalle, in provincia di Ancona, a vent’anni di distanza dal tragico infortunio si è svolto un evento per commemorare Daniele, un incontro che non è stato solo un atto di memoria, ma una tappa fondamentale per costruire una vera cultura della sicurezza sul lavoro. L’evento, coordinato dalla sindaca Cristina Amicucci, ha visto un dialogo prezioso tra istituzioni, esperti del settore sanitario e giuridico, sindacati e la famiglia di Daniele. All’evento hanno partecipato attivamente anche gli studenti di due scuole di istruzione secondaria della zona. La storia di Daniele è la cento ventitreesima ad arricchire il repertorio delle storie di infortunio. Puoi leggere la sintesi “il telefono senza fili” leggere il racconto completo £ “Il telefono senza fili” collegarti al repertorio delle storie di infortunio, fonte: https://www.dors.it/2026/06/il-telefono-senza-fili/

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  • Gruppo Solidarietà – Osservatorio Marche, n. 176/2026 Lo scorso marzo il Gruppo Solidarietà chiedeva (vedi nell’allegato pdf) all’AST Fermo e alla regione Marche il rispetto della convenzione sottoscritta con la RSA Valdaso (Gruppo Kos), in merito alla quota sociale a carico di utente/Comune. La normativa regionale, ripresa nella convenzione, stabilisce che sia pari a 42,50 euro giorno. La RSA Valdaso così come indicato nella Carta dei Servizi, stabiliva invece che detta quota fosse pari a 63 euro (più costo lavaggio indumenti). A seguito di successivo sollecito AST Fermo (testo in allegato) ha risposto comunicando di essere intervenuta nei confronti della Struttura, che effettivamente ha modificato nel mese di aprile la Carta dei Servizi correggendo la parte riguardante la quota utente riducendola da 63 a 42.50. Di seguito la nostra nota di risposta nella quale si chiede: ad AST Fermo la verifica del rispetto dell’accordo contrattuale; alla regione Marche di intervenire affinchè sia rispettato quanto stabilito dalla norma regionale; al Difensore civico regionale di intervenire, anch’esso, a tutela delle norme vigenti. A seguire una scheda riepilogativa. Nella stessa nota segnaliamo come lo stesso problema di Fermo, RSA anziani e quote utenti. Accordo 2025-26 AST Macerata con Gruppo KOS e Sanatrix (Det. 251/2026), si sia rappresentato con il recente Accordo sempre con lo stesso Gruppo, con l’AST di Macerata. In convenzione quota utente, 42.50; nella Carta dei Servizi, 63 euro/giorno. Nonostante da anni segnaliamo alla Regione e alle Aziende sanitarie il mancato rispetto della normativa ci troviamo di fronte ad un sostanziale disinteresse istituzionale. È davvero triste che ad una piccola associazione di volontariato qual è il Gruppo Solidarietà spetti il compito di segnalare inadempienze e mancato rispetto della normativa alle Istituzioni, incapaci di far rispettare quanto hanno legiferato o sottoscritto. FONTE: Gruppo Solidarietà

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  • Hantavirus: un’analisi sui possibili scenari di diffusione nella comunità Il focolaio di infezioni trasmesse da Andes virus sulla nave Hondius, con passeggeri ed equipaggio provenienti da 23 Paesi, ha avuto una eco diffusa sui media nel mondo. Le principali agenzie sanitarie internazionali quali WHO e ECDC, sulla base delle caratteristiche virali e dei precedenti focolai con trasmissione interumana, hanno immediatamente concordato per una valutazione di rischio basso di diffusione globale di questo virus. Tuttavia, non risulta nella letteratura scientifica una valutazione di possibili scenari date le caratteristiche di trasmissibilità, del tempo di incubazione della malattia e dell’intervallo seriale, cioè il tempo che passa tra la comparsa dei sintomi in una persona infetta (infettore) e la comparsa dei sintomi nella persona che questa ha contagiato (infettato). Analizzando i dati sulla catena di trasmissione uomo-uomo del virus Andes (ANDV) raccolti durante un’epidemia di ANDV in Argentina nel 2018-19, uno studio dei ricercatori ISS e della Fondazione Bruno Kessler, attraverso scenari realizzati con modelli matematici, ha valutato che entro 4 mesi dalla comparsa dei sintomi di un caso indice di infezione da ANDV è improbabile che un eventuale focolaio da lui generato superi i 50 casi. Inoltre, lo studio – pubblicato a giugno 2026 su Eurosurveillance – evidenzia un’alta probabilità di estinzione della trasmissione, soprattutto nel caso di un isolamento di più di metà dei casi dal momento della comparsa dei sintomi. I risultati di questa analisi sono in linea con le valutazioni internazionali che identificano un rischio basso o molto basso di trasmissione dell’ANDV nella popolazione generale. Per approfondire consulta l’articolo completo “Scenario analysis for potential community spread of Andes virus (ANDV)” su Eurosurveillance (Volume 31, Issue 22, 04/Jun/2026)  e il Primo Piano ISS fonte: https://www.epicentro.iss.it/infettive/aggiornamenti

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  • La Conferenza delle Regioni ha comunicato che: “In Conferenza Stato-Regioni è stata raggiunta oggi (NdR: 11 giugno 2026) l’intesa sul Piano Nazionale di Governo delle Liste d’Attesa (PNGLA) 2026-2028. Un Piano atteso che si prefigge di migliorare l’accesso alle prestazioni sanitarie, ridurre i tempi di attesa, garantire cure di qualità e assicurare ai cittadini servizi più omogenei in tutte le Regioni. Alla luce degli obiettivi del Piano, le Regioni sottolineano l’importanza che sia garantito un confronto costante sia con Agenas sia con il Ministero della Salute finalizzato a due obiettivi: da un lato, verificare la congruità delle risorse economiche che saranno necessarie per l’attuazione del Piano, data la clausola di invarianza finanziaria inserita, e dall’altro lato, accertarsi dell’adeguatezza delle misure che saranno messe in atto per migliorare l’appropriatezza prescrittiva. Con l’intesa, Regioni e Province autonome si impegnano ad adottare entro 120 giorni un proprio Piano regionale di governo delle liste di attesa in coerenza con quello nazionale e a rafforzarne il monitoraggio.” —> L’INTESA STATO REGIONI N. 88/CSR  11 giugno 2026 —> Piano Nazionale di Governo delle Liste d’Attesa (PNGLA) 2026-2028 (versione non ufficiale) Nota di SOS Sanità: “Il Piano 2026_2028 riprende regole e impegni già presenti nei PNGLA precedenti, con contenuti condivisibili ma mai effettivamente attuati in tutte le regioni. In particolare dovranno essere verificati alcuni impegni: l’inserimento nei CUP di tutte le agende dei soggetti erogatori le prestazioni, la porta di accesso specifica per le persone con patologie croniche con il PDTA e quindi le prenotazioni successive per la gestione della patologia a carico della struttura sanitaria (specialista) e non del paziente. Rimane ambigua la “prestazione di garanzia” (quanto  deve essere la distanza tra l’abitazione del paziente e il luogo in cui si può eseguire la prestazione nei tempi previsti, e in che casi si applica) e il meccanismo di blocco della Libera Professione Intramoenia quando ostacola le prestazioni istituzionali. Poi come accade da molto tempo: Il Piano deve essere attuato a risorse invariate …”. Impresa assai difficile.

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  • Bisogna garantire abitazioni sicure, accessibili, adatte alla fragilità e inserite in quartieri dove esistano servizi di prossimità, assistenza sociosanitaria e relazioni sociali. Ridurre il disagio abitativo non significa soltanto affrontare il caro affitti. Significa anche garantire abitazioni sicure, accessibili, adatte alla fragilità e inserite in quartieri dove esistano servizi di prossimità, assistenza sociosanitaria e relazioni sociali. Il Piano Casa del Governo, invece, concentra quasi tutte le sue proposte sulla costruzione e ristrutturazione di alloggi, confidando nella possibilità di offrire canoni calmierati, senza interrogarsi davvero su chi abiterà quelle case e in quali condizioni. In questo modo il disagio abitativo viene ridotto a una semplice questione economica. Ma abitare non è solo pagare un affitto. A essere ignorato è soprattutto il disagio abitativo vissuto da milioni di persone anziane e fragili: oggi il gruppo demografico più numeroso e più esposto. Alla base di questa mancanza c’è una visione ormai superata: considerare l’invecchiamento quasi esclusivamente un problema sanitario. Da qui deriva l’idea che la risposta principale debba essere la RSA, collocando le persone anziane nell’ambito della non autosufficienza. È un errore di prospettiva. La qualità dell’abitare è invece la prima infrastruttura della cura e della long term care. Con questo Piano Casa si continua a perpetuare un pregiudizio culturale molto radicato: “gli anziani stanno a casa loro”. Come se tutto potesse continuare a funzionare così: la casa come proprietà privata, la famiglia che supplisce ai bisogni assistenziali, l’anziano che non si sposta mai. Ma la realtà oggi è cambiata profondamente. La transizione demografica sta modificando profondamente il quadro sociale del nostro Paese: circa 4 milioni di anziani sono non autosufficienti; 4,3 milioni vivono soli; 2,8 milioni abitano in case non adeguate; aumentano gli over 80, la fragilità e la domanda di assistenza; le reti familiari si assottigliano sempre di più. Questo significa più solitudine, più isolamento e maggiore vulnerabilità sociale. Per questo SPI CGIL, Auser e Abitare e Anziani sostengono da tempo la necessità di un vero cambio di paradigma: passare dall’idea di “casa” come semplice bene economico all’idea di “abitare” come servizio integrato. Abitare significa poter contare non solo su un alloggio, ma anche su: • servizi sociosanitari di prossimità; • supporti alla domiciliarità; • spazi di relazione; • assistenza condivisa; • quartieri accessibili e inclusivi. Un modello che non risponde soltanto ai bisogni delle persone più fragili, ma che produce anche un forte risparmio sociale ed economico: per ogni euro investito nell’adeguamento della domiciliarità si generano infatti da 1,5 a 2 euro di risparmio sanitario e assistenziale. Eppure il Piano Casa del Governo sembra ignorare completamente questa trasformazione sociale e demografica, che riguarda già oggi milioni di famiglie italiane e la qualità della loro vita quotidiana. fonte: https://spi.cgil.it/it/notizie/il-piano-casa-del-governo-dimentica-anziani-e-fragili-il-disagio-abitativo-non-si-risolve-solo-abbassando-gli-affitti-la-posizione-di-auser-spi-cgil-e-abitare-e-anziani

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  • Vedi le tappe del mese di maggio e giugno 2026. Organizzane una anche tu nella tua città! La guerra ci sta facendo molto male. Ma nessuno prova a fermarla! Una narrazione tossica continua a nascondere e manipolare la realtà, l’opinione pubblica e l’agenda politica. Intanto ✽ la macchina infernale della guerra continua la strage quotidiana di bambini e bambine, donne e uomini, città e storie, dignità, diritti umani, risorse e legalità ✽ le crudeltà e il sadismo politico raggiungono vertici disgustosi ✽ i problemi si fanno più complessi, i pericoli più grandi e le soluzioni più difficili Rassegnazione mai! Fai della tua città un solido punto di resistenza alla guerra e alle guerre, un “Cantiere” e una “Scuola” di pace Nel tuo comune, quartiere, parrocchia, scuola, università,… organizza una tappa del “Giro d’Italia per la pace” Costruiamo insieme una coscienza, una cultura e una politica di pace che si esprima attraverso la cura degli altri, dell’umanità e del pianeta   Le tappe di Giugno SCARICA LA SCHEDA DI PRESENTAZIONE DEL GIRO ☞ Progetto Giro d’Italia per la Pace   SCARICA LA Guida per organizzare una tappa   ADERISCI AL GIRO (compilando il modulo)  

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  • Cos’è MATline MATline è una banca dati progettata, sviluppata e aggiornata da DoRS che considera circa 800 sostanze chimiche cancerogene o sospette tali con un potenziale uso industriale. Per ogni sostanza è possibile ottenere l’elenco delle attività lavorative dove può essere presente. Ad ogni sostanza sono associati gli organi bersaglio per i quali l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) stabilisce una correlazione causale con evidenza sufficiente e limitata. Il sistema permette inoltre di ottenere, a partire da una singola attività economica, l’elenco delle aziende e degli addetti assicurati all’INAIL suddivisi per Regione. La nuova sezione Infografica MATline mette a disposizione dei suoi utenti una sezione Infografica pensata per offrire una lettura immediata e intuitiva dei dati presenti in banca dati. La sezione è stata costruita utilizzando Flourish, una potente piattaforma di data visualization in grado di creare grafici interattivi, mappe e infografiche animate. Ogni pallino rappresenta una sostanza considerata in MATline (link diretto alla scheda cliccando sul pallino). Il vero punto di forza consiste nella possibilità da parte dell’utente di personalizzare e riorganizzare i dati in pochi clic utilizzando le funzioni Raggruppa per e Colora per. Ad esempio è possibile raggruppare le sostanze per Lavorazioni e, all’interno di questa stratificazione, colorare per Classe IARC: L’immagine mostra, in modo grafico ed immediato, la distribuzione delle diverse sostanze nei vari settori di lavorazione e, attraverso i colori, fa emergere a colpo d’occhio l’elevato numero di sostanze cancerogene o sospette tali, secondo la classificazione IARC, potenzialmente presenti nell’industria chimica. Restano comunque disponibili tutte le altre modalità di ricerca già presenti in MATline, come quelle per Agente, Lavorazione e Organo bersaglio. Per approfondire MATline – la banca dati sul rischio cancerogeno nell’ambiente di lavoro Fact sheet MATline – descrizione sintetica della banca dati Pagina interna di MATline Come si usa – raccoglie brevi video tutorial dedicati alle principali funzionalità di MATline. Tra questi è ora disponibile il il Tutorial #6 INFOGRAFICA MATLINE: COME SI USA, che guida passo passo nell’esplorazione della nuova sezione Modulo di iscrizione alla newsletter di MATline fonte: DORS articolo di Umberto Falcone

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