in PRIMO PIANO

  • La partecipazione democratica viaggia su quattro ruote. Dal 29 giugno al 1° agosto i camper della campagna “Io firmo” attraverseranno l’Italia per raccogliere adesioni alle due proposte di legge di iniziativa popolare promosse dalla Cgil: una per difendere e rilanciare il Servizio sanitario nazionale, l’altra per rendere più trasparente e controllabile il sistema degli appalti. L’obiettivo è coinvolgere cittadine e cittadini in una battaglia che riguarda diritti fondamentali. Da una parte la tutela della salute, messa a dura prova da anni di sottofinanziamento, liste d’attesa sempre più lunghe e crescente ricorso al privato. Dall’altra la necessità di rafforzare regole, controlli e legalità negli appalti pubblici, contrastando opacità, sprechi e fenomeni corruttivi. Le firme possono essere raccolte sia ai banchetti presenti nelle piazze e nei luoghi di lavoro sia online attraverso la piattaforma del ministero della Giustizia. Una modalità che consente di sostenere le proposte in pochi minuti, utilizzando gli strumenti di identità digitale. Il tour dei camper partirà dal 29 giugno e fino al 4 luglio toccherà Piemonte, Sardegna, Sicilia e Trento. Dal 6 all’11 luglio sarà la volta di Lombardia, Lazio, Calabria e Bolzano. Dal 13 al 18 luglio la mobilitazione raggiungerà Veneto, Emilia-Romagna, Abruzzo, Molise e Liguria. Dal 20 al 25 luglio i mezzi saranno presenti in Friuli Venezia Giulia, Marche, Puglia e Basilicata. Ultima tappa, dal 27 luglio al 1° agosto, in Valle d’Aosta, Toscana, Campania e Umbria. La raccolta firme rappresenta un passaggio importante per portare in Parlamento due temi centrali per il Paese. La salute come diritto universale e gli appalti come terreno decisivo per garantire qualità dei servizi, tutela del lavoro e corretto utilizzo delle risorse pubbliche. Una sfida che la Cgil affida anche alla partecipazione diretta dei cittadini, chiamati a trasformare una proposta in un’iniziativa legislativa concreta. Per firmare online Proposta di legge sulla salute Proposta di legge sugli appalti

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  • Screening oncologici: nel 2024 oltre 7,6 milioni di persone fuori dai programmi gratuiti. Più di 50.300 tumori e lesioni precancerose non intercettati dagli screening organizzati. Aderisce solo 1 persona su 2 per mammella e cervice, 1 su 3 per colon-retto. Divari regionali profondi, Mezzogiorno in coda 14 luglio 2026 Nel 2024 il 54% della popolazione target, oltre 7,6 milioni di persone, è rimasto fuori dai programmi gratuiti di screening oncologico, soprattutto nel Mezzogiorno: in parte perché non ha ricevuto l’invito, molto più spesso perché non ha aderito. «Adesioni ancora troppo basse e profonde diseguaglianze territoriali – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – compromettono l’efficacia dello strumento più idoneo per individuare precocemente tumori e lesioni precancerose. Il bilancio è pesantissimo: oltre 50.300 casi non intercettati dai programmi organizzati di screening». Gli screening oncologici inclusi nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), che tutte le Regioni devono garantire gratuitamente, comprendono la mammografia per le donne tra 50 e 69 anni, lo screening del tumore della cervice uterina per le donne tra 25 e 64 anni e quello del tumore del colon-retto per donne e uomini tra 50 e 69 anni. «Al netto degli esclusi dal target – afferma Cartabellotta – nel 2024 sono state invitate a eseguire un test di screening oltre 14,1 milioni di persone (14.101.942), ma hanno aderito meno di 6,5 milioni (6.481.002). Il dato nasconde profonde differenze non solo tra i tre programmi di screening, ma soprattutto tra Regioni e aree geografiche del Paese». Sulla base dei dati del Report 2024 dell’Osservatorio Nazionale Screening (ONS), il network che monitora gli screening oncologici offerti dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN), la Fondazione GIMBE ha analizzato punti di forza e criticità dei tre programmi «con un duplice obiettivo: sensibilizzare i cittadini sull’importanza di aderire agli screening organizzati e sollecitare Regioni e Aziende Sanitarie Locali a rafforzare l’organizzazione e la comunicazione pubblica su questo pilastro della prevenzione oncologica», spiega il Presidente. Il Report ONS mette a disposizione numerosi indicatori per valutare la qualità dei programmi di screening, la cui erogazione presenta un’elevata variabilità regionale nelle modalità di invito, nelle strategie di recupero e, soprattutto, nella copertura della popolazione target. Per comprenderne le dinamiche, tre indicatori sono fondamentali: Popolazione target da invitare. Per ciascuno dei tre programmi, la popolazione residente ISTAT al 1° gennaio 2024 nelle fasce di età previste viene rapportata alla periodicità del test: ogni 2 anni per gli screening mammografico e colon-rettale, ogni 3 anni per quello cervicale. Estensione dello screening. Indica il numero di inviti effettivamente spediti, al netto di quelli non recapitati, rispetto alla popolazione target. Non vengono conteggiate le persone escluse prima dell’invio per ragioni cliniche, perché già sottoposte al test di screening o a un esame di secondo livello oppure con una diagnosi oncologica. L’estensione può superare il 100% quando le Regioni effettuano inviti aggiuntivi per recuperare gli inviti non effettuati negli anni precedenti a causa della pandemia, del mancato recapito o della mancata adesione. Adesione allo screening. Indica la percentuale di persone che si sottopongono al test rispetto alla popolazione target, al netto delle esclusioni effettuate prima dell’invio per ragioni cliniche. L’indicatore rientra nel Nuovo Sistema di Garanzia, con cui il Ministero della Salute monitora l’adempimento regionale ai LEA. ESTENSIONE DELLE FASCE D’ETÀ. La Legge di Bilancio 2026 ha previsto un finanziamento dedicato per ampliare progressivamente le fasce di età dei programmi di screening oncologico. Diverse Regioni avevano già anticipato questa scelta con risorse proprie extra-LEA, offrendo la mammografia anche alle donne di 45-49 e 70-74 anni e lo screening del colon-retto anche alle persone di 70-74 anni. «L’ampliamento delle fasce di età rappresenta un’evoluzione importante delle strategie di prevenzione oncologica – commenta Cartabellotta – ma deve essere attuato solo dopo aver garantito un’elevata copertura della popolazione già destinataria degli screening inclusi nei LEA. Altrimenti si rischia di ampliare ulteriormente i divari tra le Regioni in grado di estendere l’offerta e quelle che non riescono ancora a garantire efficacemente quella ordinaria». SCREENING MAMMOGRAFICO. È offerto a tutte le donne tra 50 e 69 anni. In caso di esito positivo, il percorso prevede ulteriori approfondimenti diagnostici mediante test di imaging (ecografia, TAC, risonanza magnetica), esame citologico o biopsia. Estensione dello screening. Nel 2024 in Italia è stato invitato il 97,3% (n. 4.185.888) della popolazione target, con marcate differenze regionali: dal 110,4% della Lombardia al 58,1% della Valle d’Aosta (Figura 1). «Con l’eccezione del Molise – commenta Cartabellotta – nessuna Regione del Sud raggiunge la soglia del 100%, segnale di criticità organizzative ancora rilevanti nella gestione degli inviti». Adesione allo screening. A livello nazionale ha aderito allo screening mammografico il 50% delle donne invitate, con marcate differenze regionali: dal 74% della Provincia autonoma di Trento al 15,2% della Calabria (Figura 2). Tutte le Regioni del Sud, ad eccezione della Basilicata, registrano livelli di adesione inferiori alla media nazionale. SCREENING CERVICALE. È offerto a tutte le donne tra 25 e 64 anni: nelle fasce più giovani, tra 25 e 30/35 anni, viene proposto il Pap-test ogni 3 anni; nelle fasce d’età successive, il test per il virus del papilloma umano (HPV test) ogni 5 anni. Alcune Regioni hanno adottato protocolli personalizzati in base allo stato vaccinale per l’HPV. In caso di esito positivo, viene proposta la colposcopia come test di secondo livello, eseguita nel 2024 da quasi il 93% delle donne positive allo screening. Estensione dello screening. Nel 2024 sono state invitate 4.048.525 donne: il 78,7% (n. 3.190.938) con HPV test e il 21,3% (n. 857.587) con Pap-test. Complessivamente, è stato invitato il 117,2% della popolazione target, con forti differenze regionali: dal 167,9% delle Marche al 74,3% della Calabria (Figura 3). «In 14 Regioni – spiega Cartabellotta – l’estensione supera il 100%: un dato che conferma come nel 2024 fosse ancora necessario recuperare numerosi inviti non effettuati negli anni della pandemia». Adesione allo screening. A livello nazionale ha aderito allo screening cervicale il 51% delle donne invitate, con forti differenze regionali: dal 90,3% della Provincia autonoma di Trento al 12,2% della Calabria (Figura 4). SCREENING COLON-RETTALE. È offerto […]

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  • Torna la campagna estiva dell’Auser “Aperti per ferie”: «Nessuno deve affrontare l’estate da solo» Con l’approssimarsi dell’estate tornano anche le sfide che i mesi più caldi portano con sé, soprattutto per le persone anziane più fragili. Le temperature sempre più elevate, le città che si svuotano e il rischio di isolamento possono trasformare questo periodo dell’anno in un momento particolarmente difficile da affrontare. Per questo Auser – come ogni estate – rinnova il proprio impegno accanto agli anziani con la campagna nazionale “Aperti per ferie”, una rete di solidarietà, servizi e occasioni di incontro che accompagnerà tantissime persone durante tutto il periodo estivo. Passeggiate, compagnia telefonica, consegna a domicilio di spesa e farmaci, trasporto sociale, ma anche incontri culturali, musica, ballo, merende, gite, soggiorni al mare e in montagna e tante attività nelle sedi Auser climatizzate e aperte per tutto il periodo estivo: sono queste alcune delle opportunità offerte dall’associazione per aiutare gli anziani a vivere un’estate serena, sicura e in compagnia. “Aperti per ferie” mette al centro il benessere, la sicurezza e la socialità delle persone anziane nei mesi più caldi dell’anno. Un impegno concreto che coinvolge migliaia di volontarie e volontari in tutta Italia per contrastare la solitudine, sostenere chi è più fragile e rafforzare i legami di comunità. Sul sito www.auser.it è disponibile una sezione dedicata alla campagna, con informazioni costantemente aggiornate sui servizi attivati nei territori. Nell’area “Dalla A alla Z – Le iniziative degli enti locali e del volontariato contro l’emergenza caldo” è possibile consultare numeri verdi, servizi di monitoraggio delle persone fragili, assistenza domiciliare, attività ricreative in spazi climatizzati e molte altre iniziative promosse a livello locale. È inoltre possibile scaricare la Guida Auser per vivere l’estate in modo sicuro, informato e sereno. «Auser non va in vacanza – dichiara il presidente nazionale Domenico Pantaleo – In un periodo in cui il caldo e la solitudine possono rappresentare un rischio concreto per tante persone anziane, continuiamo a essere presenti nei territori con la forza della solidarietà e della partecipazione. La nostra rete di volontarie e volontari offre ogni giorno ascolto, compagnia e aiuto concreto, contribuendo a costruire comunità più accoglienti e inclusive. Nessuno dovrebbe sentirsi solo durante l’estate. Per questo promuoviamo relazioni, occasioni di incontro e servizi di prossimità che aiutano le persone a vivere pienamente ogni stagione della vita». La campagna “Aperti per ferie” è anche un invito rivolto a cittadini e cittadine di tutte le età a dedicare una parte del proprio tempo agli altri. Diventare volontari significa rafforzare la rete della solidarietà e permettere ad Auser di raggiungere un numero sempre maggiore di persone che hanno bisogno di compagnia, supporto e vicinanza. Le persone interessate possono contattare la sede Auser più vicina consultando il link del sito https://auser.it/contattaci/ Perché l’estate può essere più bella quando nessuno viene lasciato solo. Trova la sede Auser più vicina a te Dalla A alla Z – Le iniziative degli enti locali e del volontariato per contrastare l’Emergenza Estate Scarica la Guida  fonte: https://auser.it/apertiperferie/

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  • In Italia ci sono 1,2 milioni di bambini e bambine con un’età da 0 a 2 anni a fronte dei quali sono solo 354 mila i posti disponibili nei nidi, micronidi o sezioni primavera, pubblici o privati. Ciò significa che solo il 30% dei bambini e bambine, ovvero meno di uno su tre, può usufruirne mentre oltre 800 mila bambini e bambine sono esclusi dal circuito dei nidi. Pochi posti con forti diseguaglianze territoriali: uno scenario preoccupante perché i nidi rappresentano una fondamentale occasione educativa e di socialità sin dai primi mesi di vita. Siamo al paradosso: il Governo che fa un’assordante propaganda sul contrasto alla denatalità, per non parlare della retorica della famiglia, poi non muove un dito per garantire ai bambini e bambine di questo Paese il diritto a percorsi educativi sin dai primissimi mesi di vita. Nidi e servizi educativi sono un diritto dei bambini e delle bambine e per questo è fondamentale che siano, diffusi, di qualità, accessibili, gratuiti e garantiti a tutte e tutti, superando i divari territoriali ed economici e le difficoltà di accesso in base alle condizioni culturali, sociali ed economiche delle famiglie. Sono un investimento nel futuro, nei diritti, nell’uguaglianza …leggi il Dossier CGIL “Nidi e servizi per la prima infanzia” fonte: https://www.cgil.it/ci-occupiamo-di/famiglia-e-infanzia/nidi-e-servizi-per-la-prima-infanzia-fondamentale-diritto-dei-bambini-e-bambine-brheeyu8

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  • I progressi complessivi nel controllo dell’HIV/AIDS negli ultimi 25 anni sono a dir poco incredibili. Allo stesso tempo, la pandemia rimane innegabilmente una grave minaccia per la salute. Si stima che 40,9 milioni di persone vivano con l’HIV, con 1,2 milioni di nuove infezioni previste per il 2025. L’anno scorso sono morte 570.000 persone a causa dell’AIDS. E sì, disponiamo delle contromisure e delle competenze necessarie per porre fine all’HIV. Ma il sistematico indebolimento e la de-prioritizzazione del controllo dell’HIV porteranno quasi certamente a un aumento dei casi, delle malattie, dei decessi e dei danni per le persone sieropositive, le loro famiglie, gli amici e le comunità (1). La quinta riunione di alto livello delle Nazioni Unite sull’HIV/AIDS (22-23 giugno) ha visto l’approvazione di una nuova Dichiarazione politica sull’HIV/AIDS. In essa, i paesi hanno espresso l’impegno a porre fine all’AIDS come minaccia per la salute pubblica entro il 2030, a mobilitare risorse adeguate, a raggiungere gli obiettivi 95-95-95 (vedi nota) e ad accelerare l’accesso equo a una prevenzione completa dell’HIV, tra le altre disposizioni. Parlando alla stampa prima della riunione, Winnie Byanyima, direttrice esecutiva di UNAIDS, ha individuato i quattro pilastri del controllo globale dell’HIV che auspicava fossero sostenuti dai paesi: multilateralismo, finanziamenti sostenibili, tutela dei diritti e accesso alle innovazioni. La difficoltà per la Dichiarazione risiede nel fatto che ciascuna di queste quattro dimensioni sta incontrando una forte opposizione, se non addirittura un’inversione di rotta. Il multilateralismo è sotto attacco. Il sistema delle Nazioni Unite sta subendo drastici tagli di bilancio e licenziamenti, e la sua legittimità è minacciata. Nell’ambito di questi cambiamenti, UNAIDS sembra destinato a cessare di esistere, o quantomeno a essere notevolmente indebolito. Un piano per trasferire le attività dell’agenzia ad altri organismi delle Nazioni Unite dovrebbe essere annunciato a ottobre e attuato nel 2027. Gli accordi bilaterali di sfruttamento nel settore sanitario globale si stanno normalizzando, con le politiche sull’HIV dettate da politici stranieri piuttosto che dalle migliori pratiche scientifiche. I tagli ai finanziamenti e ai programmi sono stati profondi e diffusi. L’improvviso smantellamento dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID) e i tagli ai Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) hanno causato enormi disagi. I paesi colpiti sono riusciti in gran parte a mantenere i programmi di trattamento dell’HIV a scapito della prevenzione, dei test e dei servizi comunitari per le popolazioni chiave. I dati provenienti da 62 paesi mostrano che il numero di persone che hanno ricevuto la profilassi pre-esposizione almeno una volta è diminuito del 38% tra il 2024 e il 2025. Inoltre, gli Stati Uniti hanno recentemente annunciato che ritireranno il sostegno PEPFAR al Sudafrica , il paese con la più grande epidemia di HIV al mondo. Questa decisione rischia di ostacolare l’erogazione di servizi a popolazioni chiave, tra cui tossicodipendenti, uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini, prostitute e donne transgender. Gli Stati Uniti non sono i soli ad attuare tagli miopi agli aiuti. L’assistenza totale allo sviluppo estero è crollata , diminuendo del 6,1% nel 2024 e del 23,1% nel 2025; ora è al di sotto dei livelli del 2019. In molti paesi si registra una crescente resistenza all’uguaglianza di genere, alla salute e ai diritti sessuali e riproduttivi e ai diritti delle persone LGBTQI+. In Russia , le persecuzioni hanno portato alla chiusura di servizi e scoraggiano le persone LGBTQI+ dall’accedere all’assistenza sanitaria. All’inizio di quest’anno, il presidente del Senegal, Bassirou Diomaye Faye, ha firmato una legge che raddoppia a 10 anni la pena massima detentiva per atti sessuali tra coppie dello stesso sesso. Entrambi i paesi hanno votato contro la nuova Dichiarazione delle Nazioni Unite. E nonostante le importanti innovazioni nella scienza dell’HIV, gli interessi delle aziende continuano a condannare molte persone a malattie prevenibili. Il lenacapavir offre una protezione altamente efficace contro l’HIV tramite un’iniezione due volte l’anno ed è stato acclamato come la migliore alternativa a un vaccino. Nel 2025, Gilead, la casa produttrice del farmaco, ha annunciato un accordo con i produttori di farmaci generici per produrre versioni a basso costo destinate a 120 paesi ad alta incidenza, dove potrebbe contribuire a contenere l’epidemia. Tuttavia, la natura limitata dell’accordo impedisce a molti paesi a reddito medio di permettersi uno strumento potenzialmente rivoluzionario e quanto mai necessario per la lotta all’HIV. In America Latina, ad esempio, i nuovi contagi sono aumentati del 13% dal 2010. I progressi complessivi nel controllo dell’HIV/AIDS negli ultimi 25 anni sono a dir poco incredibili. Allo stesso tempo, la pandemia rimane innegabilmente una grave minaccia per la salute. Si stima che 40,9 milioni di persone vivano con l’HIV, con 1,2 milioni di nuove infezioni previste per il 2025. L’anno scorso sono morte 570.000 persone a causa dell’AIDS. E sì, disponiamo delle contromisure e delle competenze necessarie per porre fine all’HIV. Ma il sistematico indebolimento e la de-prioritizzazione del controllo dell’HIV porteranno quasi certamente a un aumento dei casi, delle malattie, dei decessi e dei danni per le persone sieropositive, le loro famiglie, gli amici e le comunità. Solo l’anno scorso, l’UNAIDS ha stimato che i tagli al solo programma PEPFAR potrebbero causare ulteriori 6,6 milioni di nuove infezioni da HIV e 4,2 milioni di decessi correlati all’AIDS entro il 2029. Parlare, quindi, di porre fine alla minaccia dell’HIV per la salute pubblica nei prossimi 4 anni rischia di rafforzare lo stereotipo della salute globale come giocattolo nelle mani dei tecnocrati di Ginevra, scollegati dalla realtà. Inoltre, si rischia di assolvere i responsabili di queste devastanti battute d’arresto. Stabilire obiettivi ambiziosi è un tratto distintivo della salute globale. La spinta a raggiungerli plasma le agende politiche, economiche e sanitarie e ha contribuito a stimolare alcuni dei progressi più trasformativi nel benessere umano. Ma bisogna fare attenzione a non scivolare dall’ambizioso all’irrealistico. Dobbiamo fare tutto il possibile per tenere sotto controllo l’HIV/AIDS. Le sfide che si frappongono a questo obiettivo non potranno essere superate senza una seria iniezione di onestà nelle discussioni su dove si trova attualmente la comunità internazionale e dove deve andare da qui. Nota: Obiettivi UNAIDS 95-95-95 : entro il 2025, il 95% delle persone che […]

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  • Pubblicati i risultati del monitoraggio dei LEA, per l’anno 2024, attraverso il Nuovo Sistema di Garanzia (NSG). I dati mostrano complessivamente che: tutte le Regioni, con l’eccezione della Calabria, Sicilia e della Provincia autonoma di Bolzano, registrano un punteggio superiore a 60 (soglia di sufficienza) in tutte le macro-aree la Provincia Autonoma di Bolzano e la Sicilia presentano un valore insufficiente nell’area della prevenzione la Regione Calabria presenta un valore insufficiente nell’area distrettuale. Il percorso di validazione dei dati, nella loro versione finale, predisposta dal Comitato permanente per la verifica dei livelli di assistenza (Comitato LEA), si è concluso nella riunione del 14 maggio 2026. Nella consueta Relazione annuale sul monitoraggio dei LEA, a cura dell’Ufficio 6 della Direzione generale della programmazione e dell’edilizia sanitaria – Dipartimento della programmazione, dei dispositivi medici, del farmaco e delle politiche in favore del Servizio sanitario nazionale del Ministero della Salute, verranno illustrati i risultati completi con i valori di tutti gli indicatori NSG. Consulta  Nuovo Sistema di Garanzia – sintesi dei risultati 2024 Vedi anche  Pagina dedicata Il Nuovo Sistema di Garanzia (NSG) fonte: https://www.salute.gov.it/new/it/news-e-media/notizie/livelli-essenziali-di-assistenza-sintesi-dei-risultati-del-nuovo-sistema-di-0/

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  • Proposta di legge di iniziativa popolare Firma per il diritto alla salute Rendiamo effettivo il diritto alla tutela della salute nel rispetto della Costituzione e della Legge 833/1978, rafforzando il Servizio Sanitario Nazionale e valorizzando il lavoro. Firma QUI Come effettuare la firma Clicca sul pulsante e accedi con lo SPID, la CIE o la CNS Scorri l’elenco delle iniziative e clicca su “Sosteniamo il Servizio Sanitario Nazionale” (il numero dell’iniziativa è 6500013) Premi su sostieni iniziativa, clicca su continua e nuovamente su sostieni iniziativa I 5 pilastri della proposta 1. RISORSE Il livello di finanziamento del fondo sanitario nazionale non deve essere inferiore al 7,5% del PIL. 2. PERSONALE È necessario valorizzare economicamente e professionalmente il lavoro di chi tutela e promuove la salute. Bisogna garantire il personale necessario ad assicurare prevenzione, assistenza e cura con assunzioni a tempo indeterminato. I Medici di Medicina Generale e i Pediatri di Libera Scelta devono progressivamente passare dall’attuale rapporto convenzionale alle dipendenze del Servizio Sanitario Nazionale. La spesa per il personale del SSN non deve più essere soggetta ad alcun tetto, e devono essere introdotti limiti alle esternalizzazioni. 3. TERRITORIO Deve essere assicurato il pieno e omogeneo sviluppo dell’assistenza territoriale definita dal DM 77/2022 (Case della Comunità, Ospedali di Comunità, Distretti, ecc.). 4. TEMPI DI ATTESA Deve essere garantito il rispetto dei tempi di attesa attraverso investimenti nel SSN per la presa in carico dei bisogni di salute delle persone. 5. NON AUTOSUFFICIENZA La salute delle persone anziane è una delle priorità del nostro Paese, da affrontare affermando il diritto all’assistenza e alle cure con una copertura pubblica, universale e uniforme. Sono necessarie politiche per rispondere ai bisogni delle persone anziane e non autosufficienti. Si deve dar seguito al potenziamento dell’assistenza domiciliare e al miglioramento dell’assistenza residenziale e semiresidenziale. Altre aree prioritarie salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, salute mentale, dipendenze, consultori familiari, farmaceutica e ricerca. Governo pubblico, programmazione e partecipazione per garantire universalità, uguaglianza, equità e globalità fonte: https://www.salutediritto.it/

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  • Il convegno “Fake news, paure e fiducia: sicurezza alimentare e nutrizione nell’era dell’infodemia”, organizzato presso l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) lo scorso 5 giugno 2026, è nato dall’esigenza di affrontare in modo scientifico e istituzionale un fenomeno sempre più rilevante per la sanità pubblica: la diffusione di informazioni scorrette, parziali o fuorvianti sui temi dell’alimentazione, della nutrizione e della sicurezza alimentare. Negli ultimi anni il cibo è diventato uno degli ambiti in cui la disinformazione circola con maggiore rapidità. Messaggi semplici, spesso infondati e fuorvianti, tendono a proporre soluzioni drastiche a problemi complessi e queste narrazioni possono influenzare concretamente le scelte alimentari dei cittadini, favorire rinunce non necessarie, generare paure ingiustificate, aumentare la sfiducia verso le istituzioni e, in alcuni casi, esporre a comportamenti potenzialmente dannosi per la salute. Il convegno ha voluto quindi creare uno spazio di confronto tra competenze diverse – nutrizione, sicurezza alimentare, comunicazione del rischio, sanità pubblica, medicina generale, pediatria, associazioni scientifiche, istituzioni, media e rappresentanze dei cittadini e della filiera alimentare – con l’obiettivo non solo di “smentire” le singole fake news, ma di riflettere su come costruire una comunicazione più efficace, comprensibile e fondata sulle evidenze. Un elemento centrale dell’iniziativa è stato il sondaggio ISS “Bufale nel piatto: riconoscere le fake news sull’alimentazione”, lanciato prima dell’evento per raccogliere indicazioni sulle conoscenze e sulle incertezze più diffuse. I risultati hanno mostrato un quadro articolato: da un lato, molti partecipanti (su oltre 4mila partecipanti) hanno saputo riconoscere correttamente alcune false credenze molto comuni; dall’altro, persistono dubbi su temi particolarmente esposti a semplificazioni e messaggi contraddittori, come carboidrati e zuccheri, glutine, intolleranze, proteine, integratori e prodotti light, alimenti processati e diete di tendenza. Questo dato è particolarmente significativo per gli operatori sanitari e i professionisti della salute, spesso primo punto di riferimento per i cittadini, perché mostra che il bisogno informativo della popolazione non riguarda solo “cosa è vero” e “cosa è falso”, ma anche come orientarsi tra messaggi discordanti, come valutare l’affidabilità delle fonti e come tradurre le evidenze scientifiche in scelte quotidiane sostenibili e realistiche. Rispondere a questi dubbi richiede competenza scientifica ma anche capacità comunicativa: non basta correggere l’informazione errata, occorre comprendere la preoccupazione che la sostiene, evitare un tono giudicante, spiegare il livello di certezza delle evidenze e proporre indicazioni pratiche, proporzionate e personalizzabili. Tra gli elementi più significativi emersi dal convegno del 5 giugno vi è quindi la necessità di passare da una logica di semplice “debunking” a una logica di prevenzione dell’infodemia. Ciò significa rafforzare l’alfabetizzazione sanitaria e nutrizionale, aiutare i cittadini a riconoscere segnali di scarsa affidabilità, come promesse miracolose, linguaggio allarmistico, assenza di fonti, conflitti di interesse non dichiarati, e promuovere una comunicazione istituzionale tempestiva, accessibile e coerente. I materiali prodotti in occasione del convegno, inclusi i poster tematici, rappresentano uno strumento utile per proseguire questo lavoro e supportare attività di informazione, counselling, educazione alla salute e formazione, aiutando gli operatori sanitari a intercettare dubbi, paure e false credenze prima che si traducano in comportamenti non appropriati. In un contesto informativo sempre più complesso, contrastare le fake news sull’alimentazione non è solo una questione di correttezza scientifica ma diventa un intervento di sanità pubblica. Promuovere informazioni affidabili, comprensibili e vicine ai bisogni delle persone è parte integrante della prevenzione e della tutela della salute. Risorse utili   scarica la cartella con i poster presentati al convegno (zip 27 Mb) leggi il comunicato stampa con i risultati del sondaggio ISS Testo scritto da: Laura Rossi¹, Marco Silano², Umberto Agrimi³ ¹direttrice Reparto Alimentazione, nutrizione e salute, ISS ²direttore del Dipartimento Malattie Cardiovascolari, endocrino-metaboliche e invecchiamento, ISS ³direttore del Dipartimento Sicurezza alimentare, nutrizione e sanità pubblica veterinaria, ISS fonte: https://www.epicentro.iss.it/alimentazione/fake-news-alimentazione-perche-parlarne-operatori-sanitari

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  • Pubblicato l’ultimo numero (luglio 2026) della Newsletter sulla Medicina di Genere, ideata e sviluppata dal Centro di Riferimento per la Medicina di Genere-Istituto Superiore di Sanità, dal Gruppo Italiano Salute e Genere (GISeG) e dal Centro Studi Nazionale su Salute e Medicina di Genere ETS. Qualora dei colleghi siano interessati a ricevere la Newsletter sulla Medicina di Genere potete inviargliela personalmente e specificare, nel caso in cui vogliano ricevere i numeri successivi, di farne personalmente richiesta scrivendo, da una casella di posta non certificata, a mdg.iss@iss.it . Ci auguriamo che questa Newsletter possa contribuire al rafforzamento di una Rete italiana e a fornire informazioni utili a tutte le diverse componenti interessate. La Redazione della Newsletter di Medicina di Genere La Redazione Medicina di Genere Newsletter Centro di Riferimento per la Medicina di Genere Istituto Superiore di Sanità Viale Regina Elena 299 00161 Roma Tel. : +390649902763 e-mail: mdg.iss@iss.it    

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  • A seguito del grave sisma che ha colpito il Venezuela, causando vittime e ingenti danni, con pesanti conseguenze per l’intera popolazione, Cgil, Cisl e Uil esprimono la propria vicinanza e solidarietà alle persone coinvolte e alle comunità colpite dalla tragedia. Le organizzazioni sindacali avviano una raccolta fondi di solidarietà finalizzata a sostenere la popolazione venezuelana, contribuendo agli interventi di soccorso, assistenza e supporto nelle aree interessate dal terremoto. La raccolta fondi potrà essere effettuata attraverso il conto corrente dedicato: Intestatario: Cgil Cisl Uil raccolta fondi a favore della popolazione venezuelana colpita dal sisma (Riportare l’esatta intestazione*) IBAN: IT37U0103003201000002958003 BIC: PASCITM1RM1 Causale: Sisma Venezuela *Se nel disporre il bonifico l’home banking segnala “mancata/errata/nessuna corrispondenza” tra IBAN e intestatario, ciò dipende dall’estesa ma necessaria intestazione del c/c. Verifica solo che l’IBAN corrisponda a quello sul volantino e procedi con l’invio. Fonte: https://www.cisl.it/sisma-venezuela-raccolta-fondi-cgil-cisl-uil/

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