In un incontro promosso dallo Spi Cgil Campania e Napoli, la città flegrea è diventata oggi il punto di partenza di una nuova iniziativa a tutela del Servizio Sanitario Nazionale. Tra i presenti, spiccava la figura di Rosy Bindi, che ha illustrato il suo libro “Una sanità uguale per tutti”, accompagnata da dirigenti sindacali e rappresentanti locali. Il segretario generale della Cgil Napoli e Campania, Nicola Ricci, ha sottolineato come la mobilitazione arrivi in un momento cruciale: «Dopo il referendum, apriremo la raccolta firme per una legge di iniziativa popolare sulla sanità. Non si tratta solo di un gesto simbolico: è l’inizio di una vertenzialità dal basso, nata in Campania, per contrastare scelte governative che tagliano risorse e favoriscono il privato a discapito dei cittadini più vulnerabili». … All’iniziativa, svoltasi al Parco Borbonico del Fusaro, hanno preso parte Salvatore Illiano, responsabile Spi Cgil Bacoli, Luigi Savio, segretario regionale Spi Cgil Campania e Napoli, l’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Bacoli, Cinzia Massa, la ginecologa Rosetta Papa, e Stefano Cecconi, segretario nazionale Spi Cgil. All’iniziative sono intervenuti, tra gli altri, il Sindaco di Bacoli Josi Gerardo Della Ragione e Massimiliano Manfredi presidente del Consiglio regionale della Campania. Aprendo i lavori, il segretario generale Spi Cgil Campania e Napoli, Giovanni Nughes, ha denunciato le disparità crescenti nella sanità: «Il diritto alla salute viene negato ai cittadini e ai pensionati. Invece di puntare su prevenzione, medicina territoriale e ospedali di prossimità, questo Governo costruisce un sistema a due velocità: chi può pagare riceve cure adeguate, chi non può resta escluso». Nughes ha poi richiamato l’attenzione su una legge di vicinato destinata a sei milioni di famiglie indigenti, che rischia di rimanere incompiuta a causa di scelte politiche «demagogiche e divisive». Per il sindacato dei pensionati, il futuro passa dalla difesa della sanità pubblica, dal rafforzamento dei servizi territoriali e dalla mobilitazione dei cittadini contro privatizzazioni e disuguaglianze. Con questa iniziativa, Bacoli diventa simbolo di una battaglia che vuole radicarsi sul territorio e farsi portavoce delle esigenze di tutta la Campania: garantire un diritto fondamentale come quello alla salute a tutti, senza distinzioni di reddito. fonte articolo tratto da: https://www.ildesk.it/attualita/bacoli-spi-cgil-lancia-raccolta-firme-per-la-sanita-pubblica/
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Dal gaming al gambling: un fenomeno ancora poco studiato Per inquadrare il problema è utile chiarire la differenza fra gaming e gambling (termini originari in lingua inglese): il gaming fa riferimento all’attività di gioco su videogiochi elettronici mentre il gambling riguarda il gioco d’azzardo, che implica scommesse in danaro o in beni di elevato valore economico. Entrambi sono molto diffusi a livello globale e a prescindere dalle differenze possono causare dipendenza e danni in modo diretto a chi li pratica ma in modo indiretto gravare su famiglie e comunità. Diventa perciò necessario intraprendere azioni concrete per la salute pubblica, prestando attenzione a salvaguardare i più giovani che sono i più influenzabili in quanto individui in crescita. Secondo dati dello studio ESPAD Europe riferiti al 2024 oltre l’80% di 113.882 studenti tra i 15 e i 16 anni, provenienti da 37 Paesi dell’Europa, ha utilizzato videogiochi nell’ultimo anno, mentre negli USA l’ 85% di adolescenti di età tra 13 e 17 anni afferma di giocare con i videogiochi e e 4 su 10 lo fa ogni giorno. Inoltre, nonostante le restrizioni legali, un numero non trascurabile di adolescenti si dedica al gioco d’azzardo: una meta-analisi globale del 2024, ha riportato tra individui sotto i 18 anni, una prevalenza di gioco d’azzardo pari al 18%, riferita all’anno precedente. Un recente studio italiano condotto su un campione di studenti di 12-14 anni sottolinea che Il 55,7% dei partecipanti ha giocato negli ultimi 12 mesi, il 16% ha giocato regolarmente negli ultimi 30 giorni, il 7,2% con comportamenti di gioco a rischio, e il 3,4% con comportamenti di gioco già problematici. Negli ultimi decenni, il gaming e il gioco d’azzardo si sono progressivamente evoluti da attività distinte a un ecosistema sempre più consolidato e unito. Da un lato la “gamificazione” del gioco d’azzardo ha implicato l’introduzione di elementi di videogioco nelle slot machine, al fine di attrarre e trattenere gli utenti, con una diffusione, soprattutto nei contesti online. Dall’altro lato il mondo dei videogiochi ha attraversato un processo di “gamblificazione” con l’integrazione di simboli e segnali culturali tipici dell’azzardo nel gameplay, per favorire il coinvolgimento dei giocatori. Questo processo, secondo la Commissione sul gioco d’azzardo di Lancet public health , rientra in una logica commerciale con cui il gioco d’azzardo estende il suo mercato, cercando di attirare nuovi consumatori, in particolare i più giovani. Non solo i videogiochi includono elementi che richiamano il mondo dei casinò, ad esempio slot machine o roulette, ma anche sistemi di ricompense casuali. Le loot box—pacchetti virtuali solitamente ottenibili tramite acquisto e che offrono bonus casuali—sono oggetto di critica in quanto rappresentano una forma mascherata di gioco d’azzardo.9 Si potrebbe affermare che i videogiochi, a cui si accede più facilmente e prima nel tempo, sono una potenziale porta di accesso al gioco d’azzardo. Fonti di letteratura indicano che il legame tra videogiochi e gioco d’azzardo è maggiore laddove i videogiochi presentano caratteristiche simili al gioco d’azzardo (come loot-box o simulazioni di giochi da casinò) e richiedono esborso di danaro, tramite acquisti in game. Tuttavia, le evidenze scientifiche attualmente note considerano campioni di popolazione non rappresentativi – adulti o gruppi ristretti (ad esempio, giocatori di videogiochi o individui con problemi di gioco d’azzardo)-, e raramente esaminano la correlazione e interdipendenza tra i due approcci al gioco. Inoltre spesso trascurano potenziali variabili come età, sesso, genere o status socioeconomico, dando priorità a specifiche caratteristiche di gioco (ad esempio, loot box) piuttosto che rispetto al rapporto tra videogiochi e gioco d’azzardo. Ad oggi mancano perciò dati completi e generalizzabili riferiti al comportamento degli adolescenti. Dal 1995, il Progetto di Indagine Scolastica Europea sull’Alcol e Altre Droghe (ESPAD) raccoglie dati armonizzati e rappresentativi a livello di ogni nazione partecipante, sui comportamenti di salute tra gli studenti delle scuole superiori in tutta l’Europa, fornendo un quadro prezioso per monitorare le tendenze e facilitare confronti transnazionali. Sfruttando i dati dell’indagine ESPAD Italia 2023, lo studio di Mosconi e colleghi, pubblicato sulla rivista Lancet public health del 2026 fornisce aggiornati dati epidemiologici su videogiochi e gioco d’azzardo tra gli adolescenti in Italia, esaminandone le possibili associazioni. ESPAD Italia 2023: dati su una popolazione di studenti della scuola superiore Lo studio trasversale Mosconi del 2026, ha utilizzato i dati di un campione di 11.965 studenti di età compresa tra i 15 e i 19 anni che hanno partecipato all’indagine ESPAD Italia 2023 tra il 15 aprile e il 31 maggio 2023. I dati sono stati raccolti utilizzando questionari anonimi in classe, sia su carta che online su dispositivi mobili. I partecipanti hanno riportato il loro sesso (attuale legale) e l’anno di nascita, l’area geografica e lo status socioeconomico percepito. I partecipanti di età compresa tra i 15 e i 17 anni sono stati classificati come minorenni. Le informazioni sul gaming e gambling, autoriferite dai partecipanti, riguardavano comportamenti valutati tramite strumenti validati. Il gaming recente è relativo gli ultimi 12 mesi e più in dettaglio il tempo dedicato ai videogiochi nei giorni di scuola, nei giorni non scolastici e l’importo medio mensile speso per videogiochi tramite pagamenti online. La percezione di comportamenti potenzialmente preoccupanti riguardo l’uso di videogiochi è stato valutato tramite lo Screening Test for Problematic Gaming (STPG). Per quel che concerne le loot box, il questionario ha valutato la spesa mensile media durante i 12 mesi precedenti e i potenziali sintomi di uso eccessivo. In riferimento al gioco d’azzardo il questionario ha raccolto dati sull’esperienza di gioco d’azzardo durante tutta la vita, mentre il gioco d’azzardo degli ultimi 12 mesi viene definito gioco recente. Inoltre i comportamenti d’azzardo autoriferiti dai partecipanti, valutati dallo strumento South Oaks Gambling Screen–Revised for Adolescents (SOGS-RA) sono stati classificati in gioco d’azzardo non problematico, gioco d’azzardo a rischio e gioco d’azzardo problematico secondo i punteggi ottenuti. Un punteggio di 2 o superiore a 2 è indicativo di gioco d’azzardo a qualsiasi tipo di rischio. Le analisi su gaming e gambling sono state stratificate per le variabili sociodemografiche di sesso, fascia d’età e status socioeconomico Risultati In base ai dati dello studio ESPAD Italia 2023 dei 11.965 partecipanti inclusi nel dataset, 67,2% sono gamer (giocatori di videogiochi) recenti. […]
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L’intesa siglata in sala Fanti, in Regione a Bologna. Condiviso anche un accordo sull’accreditamento dei servizi sociosanitari. Regione Emilia-Romagna e Cgil, Cisl e Uil insieme per tutelare il servizio sanitario pubblico dell’Emilia-Romagna. In cartella stampa, il protocollo di relazioni sindacali, il verbale sull’accreditamento, l’allegato ‘Agenda Sanità’ e le immagini della firma Perché sia in grado di rispondere in modo sempre più efficace ai nuovi bisogni, mettendo al centro le comunità e la persona, grazie a modelli organizzativi e di erogazione dei servizi al passo con i tempi, frutto di un confronto continuo e proficuo. È lo spirito di ‘Agenda Sanità – In Emilia-Romagna la sanità è responsabilità condivisa’, il documento sottoscritto oggi a Bologna tra la Regione e le segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil. A firmarlo, in sala Fanti, il presidente, Michele de Pascale, gli assessori alle Politiche per la salute e al Welfare, Massimo Fabi e Isabella Conti, e i segretari regionali delle tre sigle sindacali, Massimo Bussandri, Filippo Pieri e Marcello Borghetti. Nell’occasione le parti hanno sottoscritto anche un verbale di confronto in tema di accreditamento dei servizi sociosanitari: tra gli obiettivi l’aggiornamento del sistema di remunerazione, da definire entro luglio 2026, e il via, nel 2027, alla discussione per il nuovo sistema di accreditamento in modo da garantirne l’entrata in vigore al più tardi a inizio dell’anno successivo. ‘Agenda Sanità’ nasce da un confronto partito dalle linee di mandato approvate dall’Assemblea Legislativa, si è arricchito grazie al dialogo tra la Regione e i tre sindacati confederali e oggi rappresenta un punto di partenza di un percorso che impegnerà l’intera legislatura: obiettivo, aggiornare il servizio sanitario pubblico e quello sociosanitario ai nuovi bisogni delle comunità, senza perdere di vista i principi fondanti e costituzionali del Servizio sanitario nazionale. Il percorso condiviso è quello di un confronto continuo, su tutte le scelte strategiche, basato sulla qualità delle relazioni e sulla condivisione degli obiettivi, con lo stesso spirito che ha animato e anima il Patto per il Lavoro e per il Clima. “La sanità pubblica è il pilastro fondante dell’Emilia-Romagna: noi vogliamo difenderla e rafforzarla e per farlo serve l’aiuto di tutte e tutti- sottolinea de Pascale-. Oggi sigliamo un patto per un equo finanziamento, nel segno della giustizia sociale e dell’appropriatezza. Abbiamo fortemente voluto condividere questo documento con i sindacati, frutto di un anno di confronto e di lavoro insieme, perché senza il loro contributo non possiamo vincere questa battaglia: di fronte alla necessità di scelte importanti e complesse, non più rinviabili, serve un metodo partecipato, basato su un lavoro costante di discussione con i rappresentanti dei professionisti sanitari, così come con gli enti locali, le comunità e il terzo settore. È la cifra di questa Regione- prosegue il presidente-, alla quale non vogliamo rinunciare, convinti che la scelta di lavorare insieme sia uno dei segreti che ha permesso all’Emilia-Romagna di raggiungere i risultati che può vantare”. “Di fronte al progressivo sottofinanziamento del servizio sanitario pubblico, l’Emilia-Romagna risponde mettendo in campo una strategia di scelte forti sia dal punto di vista organizzativo, sia da quello sanitario- spiega Fabi-: vogliamo investire in una medicina che sia sempre più di territorio e domiciliare, che punti sulla tecnologia per migliorare il rapporto con i pazienti e metta in campo nuove forme e strutture al passo con i tempi. Abbiamo bisogno, però, anche di un maggiore protagonismo delle donne e degli uomini della nostra sanità- aggiunge l’assessore-: in Emilia-Romagna medici, infermieri e operatori sanitari hanno una professionalità che va sempre di più valorizzata e l’intesa nasce proprio dalla consapevolezza di voler puntare su questo patrimonio di competenze che rappresenta la miglior ricchezza che abbiamo a disposizione”. “L’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle forme di malessere sociale ci pongono di fronte a un profondo mutamento delle politiche in ambito sociosanitario- rimarca Conti-. Con la firma di oggi poniamo le basi per un confronto insieme ai sindacati che nei prossimi mesi porterà a un importante aggiornamento delle politiche regionali, a partire dall’aggiornamento del sistema di remunerazione dei servizi sociosanitari e successivamente a nuove modalità di accreditamento. Ne abbiamo bisogno- conclude l’assessora-, perché bisogni nuovi necessitano di misure nuove, più efficaci e al passo con i tempi, che sappiano valorizzare ancora di più l’indispensabile contributo delle realtà del Terzo settore e consolidano il rapporto tra sociale e sanitario in modo sempre più virtuoso”. “Il protocollo di relazioni sindacali e l’Agenda sanità, letti insieme, declinano un metodo partecipativo e democratico di governo della sanità regionale che vede i sindacati confederali coinvolti in tutte le scelte più importanti dentro un’idea di sanità pubblica e universalistica, che parte dalla soddisfazione dei bisogni di cura e in base a quelli calibra gli investimenti- sottolinea Bussandri-. Al centro c’è la persona e la valorizzazione dei lavoratori del sistema in termini di formazione, carriera e salario. Questo metodo e questi contenuti vanno in netta controtendenza rispetto alle politiche del governo nazionale su salute e sanità e mirano al rafforzamento del sistema pubblico. In questa Regione, con queste tre intese- conclude il segretario della Cgil-, abbiamo messo le basi per difendere e rilanciare il modello emiliano-romagnolo nella sua essenza più profonda di garanzia dei diritti universali alla cura, alla salute e all’assistenza”. “Firmiamo oggi delle intese che recuperano un metodo, che avevamo chiesto già in occasione della manovra fiscale dell’anno scorso- spiega Pieri-. Un confronto incentrato sui temi della sanità e del sociosanitario e della loro necessaria integrazione per dare risposte adeguate ai bisogni dei cittadini. Programmare e organizzare la sanità ospedaliera e territoriale, garantendo accesso alle cure in modo adeguato e uniforme in tutta la regione, gestendo anche l’annoso problema delle liste d’attesa, deve essere un obiettivo da realizzare senza rinvii. Perché non è solo un tema di risorse- aggiunge il segretario regionale Cisl-, ma di garantire servizi di qualità. Una qualità che deve tradursi anche in qualità dell’organizzazione e qualità del lavoro, dove aumentare i parametri di personale in servizio nelle Cra, ad esempio, significa dare una prima risposta nella giusta direzione. E’ quindi fondamentale per la tenuta dell’intero sistema sanitario e socio sanitario puntare inoltre sulla valorizzazione del personale, che ha bisogno di risposte concrete e segnali tangibili immediati”. “Questi accordi sono un passo […]
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Il 7 marzo giornata straordinaria di mobilitazione del Comitato società civile per il No Su cosa si vota? Col referendum del 22-23 marzo 2026 siamo chiamati a confermare o bocciare la cosiddetta “riforma Nordio”, cioè la legge di riforma costituzionale della magistratura recante «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare» del 30 ottobre 2025. Questa legge modifica sette articoli della Costituzione e prevede, in sintesi: A) l’istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura (CSM), uno per la magistratura giudicante (i giudici), uno per la magistratura requirente (i pubblici ministeri, ovvero i sostenitori dell’accusa), al posto del CSM unico per tutti i magistrati; B) l’estrazione a sorte (anziché l’elezione) dei loro componenti, con modalità diverse per magistrati e componente “politica”; C) la creazione di un’Alta Corte disciplinare per i soli magistrati ordinari (togliendo il potere disciplinare ai CSM). Attenzione, quindi. Questa riforma costituzionale non introduce solo la “separazione delle carriere” tra giudici e pm, come si sente dire spesso. Fa molto di più. Perché diciamo NO alla riforma…LEGGI TUTTO VAI AL SITO https://www.referendumgiustizia2026.it/ vedi anche: “Dice il Sì, risponde il No”. Una piccola guida per muoversi nel dibattito referendario
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Sotto la guida di Kennedy, il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS) ha preso l’abitudine di buttare via soldi buoni per la cattiva scienza. A fronte dei tagli ai finanziamenti e al personale per la ricerca imposti dall’amministrazione Trump, si è verificato un dannoso spostamento di priorità. Scoperte e ricerche cliniche all’avanguardia – su argomenti che spaziano dai vaccini a mRNA al diabete e alla demenza – vengono private di risorse cruciali, mentre la scienza spazzatura e le credenze marginali vengono esaltate senza una giustificazione plausibile (1) Nel suo primo discorso come Segretario del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS), Robert F. Kennedy Jr. ha delineato un piano per ripristinare la fiducia. La pandemia di COVID-19 ha visto crollare la fiducia del pubblico nella salute e nella scienza federali: tra aprile 2020 e settembre 2023, la percentuale di intervistati che si fidava “molto” o “abbastanza” delle informazioni sul coronavirus e sui vaccini fornite dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC) è scesa dall’83% al 63%, e i dipendenti dell’HHS a cui si rivolgeva stavano affrontando devastanti licenziamenti di massa e tagli ai finanziamenti. Sebbene Kennedy non abbia usato mezzi termini sul probabile destino del personale che si opponeva alle sue ambizioni, ha promesso un impegno aperto e onesto con chiunque fosse disposto a lavorare per rendere di nuovo gli Stati Uniti un Paese sano. Alla commissione del Senato che ha confermato la sua nomina, Kennedy ha promesso un rapporto ricettivo e collaborativo, e al pubblico, dal quale sostiene di aver ricevuto il mandato, ha promesso una nuova era di scienza imparziale, senza conflitti di interesse nascosti, segretezza o speculazioni. Trasparenza radicale, scienza di prim’ordine, etica, compassione, competenza e orgoglio restituirebbero all’HHS l’autorità inattaccabile di cui gli Stati Uniti hanno bisogno e meritano. È noto che i politici non mantengano le promesse, ma il bilancio di Kennedy, a un anno dall’inizio, è stato un fallimento secondo la maggior parte dei parametri, soprattutto i suoi stessi. Dieci giorni dopo il suo discorso su fiducia e trasparenza, l’HHS ha revocato la politica in vigore da 54 anni che prevedeva la raccolta di commenti pubblici per nuove norme e regolamenti, mettendo a tacere le voci di molti degli stakeholder che si era impegnato a servire. Kennedy ha licenziato in tronco consulenti ed esperti, comunicato modifiche alle politiche tramite media a pagamento, licenziato un informatore e supervisionato la revisione di linee guida e raccomandazioni, contraddicendo decenni di scienza consolidata, spesso a vantaggio di industrie che in precedenza aveva condannato. Sotto la guida di Kennedy, i National Institutes of Health (NIH) hanno chiuso programmi che studiavano gli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute, l’HHS ha trattenuto un rapporto che collegava il consumo di alcol al cancro e la Food and Drug Administration (FDA) ha ritirato gli avvertimenti sui potenziali danni derivanti dal consumo di prodotti (come latte crudo e biossido di cloro) falsamente commercializzati come trattamenti per l’autismo. I suoi cambiamenti al CDC hanno spinto 26 Stati a rifiutare le linee guida ufficiali sulla politica vaccinale e, a dicembre, il CDC ha assegnato una sovvenzione non richiesta di 1,6 milioni di dollari per condurre uno studio sul vaccino in Guinea-Bissau che ha sollevato così tante preoccupazioni etiche (il progetto avrebbe rischiato di esporre migliaia di bambini non vaccinati all’epatite B) che è stato paragonato al famigerato studio sulla sifilide non trattata di Tuskegee. Sotto la guida di Kennedy, l’HHS ha preso l’abitudine di buttare via soldi buoni per la cattiva scienza. A fronte dei tagli ai finanziamenti e al personale per la ricerca imposti dall’amministrazione Trump, si è verificato un dannoso spostamento di priorità. Scoperte e ricerche cliniche all’avanguardia – su argomenti che spaziano dai vaccini a mRNA al diabete e alla demenza – vengono private di risorse cruciali, mentre la scienza spazzatura e le credenze marginali vengono esaltate senza una giustificazione plausibile. Sotto la guida di Kennedy, la politicizzazione presso NIH, FDA e CDC sta mettendo a repentaglio il futuro della scienza e dell’innovazione statunitensi e sta soffocando l’impegno della sanità pubblica che oggi garantisce la sicurezza del Paese. I meccanismi gestiti dal governo federale per monitorare e segnalare problemi di salute come overdose di farmaci, mortalità materna e sicurezza alimentare sono stati messi a dura prova quanto i medici e gli scienziati che vi fanno affidamento; migliaia di set di dati non sono più accessibili al pubblico, lasciando gli americani – e il mondo – impreparati a rispondere a crisi future. E le crisi incombono: nel novembre 2025, nello stato di Washington è stata registrata la prima infezione umana (e decesso) causata dal ceppo H5N5 dell’influenza aviaria; la pertosse, che ha ucciso 13 persone negli Stati Uniti nel 2025, continua a diffondersi in tutto il paese; e l’epidemia di morbillo iniziata a gennaio dello scorso anno minaccia ora lo status di eradicazione di Stati Uniti e Messico. Nonostante questi sviluppi, Kennedy ha continuato a diffondere disinformazione e a promuovere programmi politicizzati a spese dei cittadini più vulnerabili. Quando il Congresso lo ha chiamato a rendere conto delle sue decisioni, si è dimostrato evasivo e litigioso. I danni che Kennedy ha causato in un anno potrebbero richiedere generazioni per essere riparati, e c’è poca speranza per la salute e la scienza degli Stati Uniti finché rimarrà al timone. Le richieste di dimissioni si contano ormai a migliaia. Il Congresso deve esercitare il proprio dovere di vigilanza e chiedere conto a Kennedy del suo operato, oppure assumersi la responsabilità di aver avallato la decisione del Presidente Trump di lasciarlo “agire senza freni sulla sanità”. (1) Robert F Kennedy Jr- 1 year of failure The Lancet, Editorial, Vol. 407, february 28, 2026, p.825. Traduzione e sottotitolo di saluteinternazionale.info
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Nel ciclo “I Libri della Ragione” ti invitiamo a un incontro di confronto pubblico su un tema che oggi viene spesso schiacciato tra propaganda, moralismi e scorciatoie linguistiche: la gestazione per altre persone. Il volume Gestazione per altre persone. Legami, desideri, corpi, norme (Società Editrice Fiorentina, 2026) prova invece a tenere insieme ciò che troppo spesso viene separato: le relazioni e i desideri, la dimensione dei corpi e delle esperienze, e la domanda decisiva sulle norme e sulle tutele. Un’occasione per ragionare con precisione, evitando semplificazioni e mettendo al centro diritti, salute, responsabilità e diseguaglianze. 📍 Quando e dove Giovedì 12 marzo 2026 – ore 18 Sede la Società della Ragione, Pad. 35 – Area San Salvi Via di San Salvi 12, Firenze 🗣️ A cura di Federica Buongiorno (Università di Firenze) – Xenia Chiaramonte (Università Ca’ Foscari Venezia) – Matteo Galletti (Università di Firenze) 💬 Ne discutono con le curatrici e il curatore Sabbiana Cunsolo (Biblioteca femminista – Fiesolana 2b) Giulia Toto (medica ginecologa e sessuologa) 🎙️ Coordina: Franco Corleone, Presidente onorario la Società della Ragione 🍷 A seguire aperitivo Ti aspettiamo a San Salvi! fonte: https://www.societadellaragione.it/agenda/gestazione-per-altre-persone/
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Il 19 febbraio è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto-legge recante “Ulteriori disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e in materia di politiche di coesione” approvato dal Consiglio dei Ministri il 29 gennaio. Con l’art. 7 “Misure di semplificazione per l’attuazione della riforma in materia di disabilità” vengono introdotte modifiche e integrazioni al decreto legislativo n. 62 del 3 maggio 2024. Riportiamo di seguito gli interventi di maggior interesse, commentati dall’Istituto con la pubblicazione dei messaggi n. 635 e 637 del 23 febbraio 2026. Comma 1 – Estensione attività di sperimentazione* Il comma 1 estende, a decorrere dal 1 marzo 2026, le attività di sperimentazione della riforma in materia di disabilità in ulteriori 40 province: Ancona, Arezzo, Ascoli Piceno, Asti, Bergamo, Bologna, Bolzano, Brindisi, Cagliari, Caltanissetta, Campobasso, Caserta, Catania, Chieti, Como, Cosenza, Crotone, Cuneo, La Spezia, Massa Carrara, Messina, Milano, Mantova, Pavia, Piacenza, Pordenone, Potenza, Ravenna, Reggio Calabria, Rimini, Roma, Savona, Sondrio, Terni, Torino, Treviso, Udine, Venezia, Verona, Vibo Valentia. Comma 3 a) – Modifica funzionalità commissioni INPS per la Valutazione di Base. La composizione inizialmente prevista dalla norma era di due medici nominati dall’INPS, di un componente professionista sanitario in rappresentanza delle associazioni di categoria (ANMIC, UICI, ENS e ANFFAS) individuato in relazione alle specifiche condizioni di disabilità oggetto della valutazione e di una sola figura professionale appartenente alle aree psicologiche e sociali. Originariamente le commissioni dovevano essere presiedute da un medico dell’INPS specializzato in medicina legale o nel caso non fosse disponibile un medico di medicina legale, l’INPS avrebbe dovuto nominare, come presidente, un medico con altra specializzazione che avesse svolto attività per almeno tre anni in organi di accertamento dell’INPS in materia assistenziale o previdenziale. Con il decreto in oggetto il medico dell’INPS che presiede la Commissione può essere specializzato in medicina legale o in medicina del lavoro o in altre specializzazioni equipollenti o affini e nel caso in cui non sia disponibile un medico con le precedenti specializzazioni può essere nominato come presidente un medico che abbia svolto attività per almeno un anno (anziché 3) in organi di accertamento in materia assistenziale o previdenziale (non più solo dell’INPS). Nel caso di valutazione di minori era inoltre prevista la presenza di almeno uno dei medici nominati dall’INPS che fosse in possesso di specializzazione in pediatria, in neuropsichiatria infantile o equipollenti o affini o di specializzazione nella patologia che connota la condizione di salute della persona; ora tale figura può essere assente fisicamente, ma partecipare alle unità di valutazione di base anche a distanza mediante video-collegamento. Comma 3 b) – Avvio procedimento progetto di vita individuale Il comma 3 b) abroga i commi 2 e 3 dell’articolo n. 15 del decreto legislativo n. 62/2024 pertanto, al termine della visita, la persona sottoposta ad accertamento non ha più la possibilità di richiedere che la commissione INPS trasmetta agli Ambiti Territoriali il certificato che attesta la condizione di disabilità e quindi dia avvio al procedimento per l’elaborazione del progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato. L’Istituto a tal proposito, con il messaggio n. 635, comunica che detta istanza potrà essere presentata dall’interessato, per il tramite di un apposito servizio telematico che sarà messo a disposizione dall’INPS, solo successivamente al ricevimento della certificazione attestante la condizione di disabilità. Con successivi messaggi l’Istituto fornirà ulteriori indicazioni operative. Comma 3 c) – Convenzioni tra INPS, Regioni e Province autonome Il comma 3 c) prevede la possibilità per l’INPS di stipulare apposite convenzioni con le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano per la condivisione di banche dati e informazioni con le autonomie locali che forniscono prestazioni assistenziali o sanitarie allo scopo di agevolare l’erogazione delle prestazioni di rispettiva competenza alle persone con disabilità. Considerazioni Non possiamo che esprimere una forte e rinnovata preoccupazione in merito alla prossima estensione della sperimentazione della Riforma. Nei mesi scorsi abbiamo più volte evidenziato le numerose criticità (vedi qui) emerse nei territori coinvolti, difficoltà che hanno inciso in modo particolare sulle persone più fragili, arrivando in diversi casi a compromettere l’effettiva esigibilità dei diritti. (ndr: un calo preoccupante del numero di domande presentate all’INPS) La valutazione di base ha accentuato problemi che in alcune province già erano evidenti, e ne ha creati anche di nuovi: dal problema legato all’incremento dei costi del certificato medico introduttivo alla difficoltà di trovare un medico disposto a compilarlo; alle commissioni INPS, con la difficoltà di reperire medici di medicina legale, nonché con il problema di trovare sedi adeguate. La CGIL ha denunciato tempestivamente tali criticità, attivandosi a tutela delle persone con disabilità e delle loro famiglie. I territori hanno segnalato con puntualità la gravità della situazione. Emblematico è il caso della provincia di Brescia, entrata in sperimentazione il 1° gennaio 2025, che ancora oggi affronta rilevanti difficoltà, senza che si intravedano soluzioni strutturali. Il 2 dicembre, unitariamente, la CGIL Lombardia e la Camera del Lavoro di Brescia hanno promosso un presidio sotto la sede della Regione. Le Organizzazioni sindacali sono state ascoltate e, alla luce delle criticità evidenziate, la Regione ha formalmente richiesto alla Ministra Locatelli di non estendere la sperimentazione alle altre province lombarde prima di aver risolto i problemi riscontrati a Brescia. Anche tale richiesta, tuttavia, è rimasta inascoltata. Il Governo oltre ad estendere la sperimentazione ad altre 40 province, intende risolvere il problema dello scarso numero di medici legali, sostituendoli con medici non specializzati nella materia, o con esperienze non adeguate. Una scelta che rischia di incidere negativamente sulla qualità delle valutazioni e degli accertamenti, con conseguenze dirette sulle persone più vulnerabili. Inoltre, come già segnalato, è stata eliminata la possibilità per chi è sottoposto alla valutazione di base di richiedere direttamente all’INPS la trasmissione del certificato e la richiesta di attivazione del progetto di vita presso gli Ambiti territoriali, rinviando tale richiesta a un momento successivo. Tale modifica appare orientata a ridurre il numero delle richieste di progetto di vita, con un effetto potenzialmente disincentivante per le persone interessate. A ciò si aggiungono le ben note difficoltà dei territori nell’attuazione concreta dei progetti di vita previsti […]
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A quarant’anni dalla scrittura della Carta di Ottawa – considerata il documento fondativo della promozione della salute – le Carte successive nel loro insieme rivelano l’evoluzione del concetto di salute e tracciano una traiettoria che imprime alla promozione della salute una spinta verso il ben-essere e l’equità di tutte le persone (Dichiarazione di Ginevra, 2021). I programmi politici delle nazioni e delle amministrazioni locali (Dichiarazione di Adelaide, 1998 e Dichiarazione di Helsinki, 2013) sono gli archi che tirano frecce robuste per: • rendere i contesti di vita davvero favorevoli alla salute (Dichiarazione di Sandvall, 1991) • integrare salute, ambiente, economia e sviluppo sostenibile (Dichiarazione di Bangkok, 2021 e Dichiarazione di Shangai, 2016). Oltre alle Carte della Promozione della Salute emanate dall’OMS, il focus raccoglie: • il Glossario. Uno strumento essenziale per orientarsi tra i concetti e i termini tecnici della promozione della salute. L’aggiornamento più recente (2021) include 12 definizioni fondamentali e un elenco esteso di 47 termini comunemente utilizzati nella pratica professionale, tradotti in italiano da Dors in collaborazione con la Regione Lombardia. • le traduzioni tematiche – report sulle evidenze scientifiche, guide metodologiche e strumenti di advocacy – che, con l’autorizzazione dell’OMS, Dors traduce. Questa pagina si trova nella sezione Focus dell’homepage del sito Dors – https://www.dors.it/documentazione-oms. FONTE: https://www.dors.it/2026/02/il-sito-dors-dedica-un-focus-ai-documenti-oms-sulla-promozione-della-salute/ articolo di Alessandra Suglia, Elena Barbera FONTE immagine: https://www.luoghidiprevenzione.it/home/Evidenza_HP.aspx?PK=24df2a00-5a9c-4272-8b4b-29cd008c3439
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Trent’anni di impegno civico indipendente con i fari puntati sulle criticità del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e sull’integrità della scienza. Con un evento nazionale in streaming, la Fondazione GIMBE ha aperto ufficialmente l’anno del trentennale di attività, presentando il nuovo report sulla mobilità sanitaria interregionale e rilanciando l’allarme sull’equità di accesso alle cure, le diseguaglianze territoriali, i ritardi della digitalizzazione e del PNRR e, più in generale, la sostenibilità del SSN e la disinformazione scientifica. «In questa occasione non vogliamo celebrare il passato – ha dichiarato il Presidente Nino Cartabellotta – ma rinnoviamo l’impegno per il futuro. Dopo trent’anni la nostra missione non è cambiata: usare dati ed evidenze scientifiche per difendere la sanità pubblica e distinguere tra proclami e realtà. Oggi, più che mai, serve una voce rigorosa e indipendente per contrastare gli attacchi scomposti alla scienza e per denunciare che il diritto alla tutela della salute è sempre più condizionato dal reddito e dal luogo di residenza». L’evento, che ha visto il Presidente Cartabellotta in conversazione con la giornalista Maria Emilia Bonaccorso, inaugura il percorso #GIMBE30, 12 mesi in cui si susseguiranno attività istituzionali, iniziative divulgative, progetti editoriali e azioni di advocacy in una cornice unitaria fondata su tre pilastri: la scienza per orientare le decisioni pubbliche, la tutela del SSN come bene comune, il rafforzamento della responsabilità civica per difendere il diritto alla tutela della salute. Nel corso dell’evento è stato presentato il nuovo Report GIMBE sulla mobilità sanitaria. «La migrazione sanitaria tra Regioni – ha sottolineato Cartabellotta – è tra gli indicatori più sensibili delle diseguaglianze del SSN: rileva dove i cittadini trovano risposte adeguate e dove, invece, sono costretti a spostarsi per curarsi». LA MOBILITÀ SANITARIA INTERREGIONALE NEL 2023 Nel 2023, la mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto la cifra record di € 5,15 miliardi, il livello più alto di sempre, in aumento del 2,3% rispetto al 2022 (€ 5,04 miliardi). Le analisi della Fondazione GIMBE confermano il progressivo ampliamento dello squilibrio tra Nord e Sud, con un enorme flusso di risorse economiche in uscita dal Mezzogiorno verso il Nord. In particolare, verso Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, che si confermano le Regioni più attrattive. «Questi numeri – afferma Cartabellotta – indicano che la mobilità sanitaria è sempre meno una scelta e sempre più una necessità. Quando miliardi di euro e centinaia di migliaia di pazienti convergono verso poche Regioni, significa che l’offerta dei servizi non è omogenea e che il diritto alla tutela della salute non è garantito in maniera equa su tutto il territorio nazionale e richiede spostamenti che hanno anche un rilevante impatto economico sui bilanci delle famiglie». Un principio recentemente ribadito anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, il 28 febbraio scorso, ha ricordato come «il diritto alla salute, costituzionalmente garantito, deve trovare uniforme applicazione sull’intero territorio nazionale», sottolineando che permangono disomogeneità territoriali non più accettabili. Il Report GIMBE sulla mobilità sanitaria 2023 si basa su tre fonti ufficiali: i dati economici aggregati dal Riparto 2025; i flussi dei Modelli M trasmessi dalle Regioni al Ministero della Salute; i dati del Report Agenas sulla mobilità sanitaria. Flussi economici e squilibri territoriali. In Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto si concentra il 95,1% del saldo attivo della mobilità sanitaria, ovvero la differenza tra risorse ricevute per curare pazienti di altre Regioni e quelle versate per i propri residenti curati altrove. Sul versante opposto, a pagare il prezzo più alto sono Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Lazio e Sardegna, che insieme assorbono il 78,2% del saldo passivo. «Non siamo più di fronte a semplici differenze regionali – avverte il Presidente – ma a un divario strutturale che nel tempo si è consolidato. In questo scenario, l’autonomia differenziata, con il via libera alle pre-intese per Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, amplierà inevitabilmente le disuguaglianze». Regioni “attrattive” e pazienti “in fuga”. La mobilità attiva si concentra per oltre la metà in Lombardia (23,2%), Emilia-Romagna (17,6%) e Veneto (11,1%), seguite da Lazio (8,9%), Toscana (6,4%) e Piemonte (5,8%) (figura 1). Sul fronte opposto, i maggiori esborsi per cure ricevute dai propri residenti in altre Regioni sono a carico di Lazio (12,1%), Campania (9,4%) e Lombardia (9,2%), che da sole rappresentano quasi un terzo del totale, con oltre € 400 milioni ciascuna (figura 2). «La mobilità passiva – spiega Cartabellotta – non coincide esclusivamente con la fuga di pazienti da Sud a Nord. Esiste anche una mobilità di prossimità tra Regioni del Nord confinanti dotate di servizi di elevata qualità. Regioni come Lombardia, Veneto e Piemonte registrano livelli rilevanti di mobilità passiva». SALDI REGIONALI, i dati in dettaglio (figura 3): Saldo positivo rilevante: Lombardia (€ 645,8 milioni), Emilia-Romagna (€ 564,9 milioni) e Veneto (€ 212,1 milioni) Saldo positivo moderato: Toscana (€ 47,2 milioni) Saldo positivo minimo: Molise (€ 18,6 milioni), Provincia autonoma di Trento (€ 8 milioni) Saldo negativo minimo: Provincia autonoma di Bolzano (-€ 3,9 milioni), Friuli Venezia Giulia (-€ 10 milioni), Valle d’Aosta (-€ 12,8 milioni), Piemonte (-€ 20,7 milioni) Saldo negativo moderato: Marche (-€ 54,7 milioni), Umbria (-€ 55,8 milioni), Liguria (-€ 74,4 milioni), Basilicata (-€ 77,9 milioni), Abruzzo (-€ 86,9 milioni) Saldo negativo rilevante: Sardegna (-€ 101,9 milioni), Lazio (-€ 191,7 milioni), Sicilia (-€ 246,7 milioni), Puglia (-€ 253,2 milioni), Campania (-€ 306,3 milioni), Calabria (-€ 326,9 milioni) «I saldi regionali – commenta il Presidente – evidenziano un’enorme frattura strutturale tra Nord e Sud. Le sole Regioni con un saldo positivo superiore a € 100 milioni si trovano tutte al Nord, mentre quelle con un saldo negativo otre € 100 milioni appartengono tutte al Mezzogiorno, con l’eccezione del Lazio. Infine, la mobilità sanitaria riguarda prevalentemente i ricoveri ospedalieri e non restituisce le diseguaglianze nell’assistenza territoriale e socio-sanitaria. Ovvero, il divario reale tra le Regioni è ancora più marcato». Il ruolo del privato convenzionato. Oltre 1 euro su 2 speso per ricoveri e prestazioni specialistiche erogate fuori Regione viene incassato dalla sanità privata convenzionata: € 1.966 milioni (54,5%), contro i € 1.643 milioni (45,5%) destinati alle strutture pubbliche. «La quota di mobilità che confluisce verso il privato convenzionato – sottolinea Cartabellotta – non è omogenea in tutte le […]
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Proporre un’ecografia nel I trimestre per individuare precocemente eventuali malformazioni fetali; offrire lo screening delle anomalie cromosomiche più frequenti già nel I trimestre per le donne di ogni età; misurare la distanza tra fondo dell’utero e sinfisi pubica a ogni bilancio di salute a partire dalle 24 settimane gestazionali per valutare l’accrescimento fetale. Sono alcune delle novità della terza parte dell’aggiornamento della linea guida “Gravidanza fisiologica”, elaborata dal Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e la Promozione della Salute dell’ISS, sotto l’egida del Sistema Nazionale Linee Guida. L’aggiornamento è stato presentato il 4 marzo durante un webinar dedicato. Leggi l’approfondimento. fonte: EpiCentro ISS
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