Sotto la guida di Kennedy, il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS) ha preso l’abitudine di buttare via soldi buoni per la cattiva scienza. A fronte dei tagli ai finanziamenti e al personale per la ricerca imposti dall’amministrazione Trump, si è verificato un dannoso spostamento di priorità. Scoperte e ricerche cliniche all’avanguardia – su argomenti che spaziano dai vaccini a mRNA al diabete e alla demenza – vengono private di risorse cruciali, mentre la scienza spazzatura e le credenze marginali vengono esaltate senza una giustificazione plausibile (1) Nel suo primo discorso come Segretario del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS), Robert F. Kennedy Jr. ha delineato un piano per ripristinare la fiducia. La pandemia di COVID-19 ha visto crollare la fiducia del pubblico nella salute e nella scienza federali: tra aprile 2020 e settembre 2023, la percentuale di intervistati che si fidava “molto” o “abbastanza” delle informazioni sul coronavirus e sui vaccini fornite dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC) è scesa dall’83% al 63%, e i dipendenti dell’HHS a cui si rivolgeva stavano affrontando devastanti licenziamenti di massa e tagli ai finanziamenti. Sebbene Kennedy non abbia usato mezzi termini sul probabile destino del personale che si opponeva alle sue ambizioni, ha promesso un impegno aperto e onesto con chiunque fosse disposto a lavorare per rendere di nuovo gli Stati Uniti un Paese sano. Alla commissione del Senato che ha confermato la sua nomina, Kennedy ha promesso un rapporto ricettivo e collaborativo, e al pubblico, dal quale sostiene di aver ricevuto il mandato, ha promesso una nuova era di scienza imparziale, senza conflitti di interesse nascosti, segretezza o speculazioni. Trasparenza radicale, scienza di prim’ordine, etica, compassione, competenza e orgoglio restituirebbero all’HHS l’autorità inattaccabile di cui gli Stati Uniti hanno bisogno e meritano. È noto che i politici non mantengano le promesse, ma il bilancio di Kennedy, a un anno dall’inizio, è stato un fallimento secondo la maggior parte dei parametri, soprattutto i suoi stessi. Dieci giorni dopo il suo discorso su fiducia e trasparenza, l’HHS ha revocato la politica in vigore da 54 anni che prevedeva la raccolta di commenti pubblici per nuove norme e regolamenti, mettendo a tacere le voci di molti degli stakeholder che si era impegnato a servire. Kennedy ha licenziato in tronco consulenti ed esperti, comunicato modifiche alle politiche tramite media a pagamento, licenziato un informatore e supervisionato la revisione di linee guida e raccomandazioni, contraddicendo decenni di scienza consolidata, spesso a vantaggio di industrie che in precedenza aveva condannato. Sotto la guida di Kennedy, i National Institutes of Health (NIH) hanno chiuso programmi che studiavano gli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute, l’HHS ha trattenuto un rapporto che collegava il consumo di alcol al cancro e la Food and Drug Administration (FDA) ha ritirato gli avvertimenti sui potenziali danni derivanti dal consumo di prodotti (come latte crudo e biossido di cloro) falsamente commercializzati come trattamenti per l’autismo. I suoi cambiamenti al CDC hanno spinto 26 Stati a rifiutare le linee guida ufficiali sulla politica vaccinale e, a dicembre, il CDC ha assegnato una sovvenzione non richiesta di 1,6 milioni di dollari per condurre uno studio sul vaccino in Guinea-Bissau che ha sollevato così tante preoccupazioni etiche (il progetto avrebbe rischiato di esporre migliaia di bambini non vaccinati all’epatite B) che è stato paragonato al famigerato studio sulla sifilide non trattata di Tuskegee. Sotto la guida di Kennedy, l’HHS ha preso l’abitudine di buttare via soldi buoni per la cattiva scienza. A fronte dei tagli ai finanziamenti e al personale per la ricerca imposti dall’amministrazione Trump, si è verificato un dannoso spostamento di priorità. Scoperte e ricerche cliniche all’avanguardia – su argomenti che spaziano dai vaccini a mRNA al diabete e alla demenza – vengono private di risorse cruciali, mentre la scienza spazzatura e le credenze marginali vengono esaltate senza una giustificazione plausibile. Sotto la guida di Kennedy, la politicizzazione presso NIH, FDA e CDC sta mettendo a repentaglio il futuro della scienza e dell’innovazione statunitensi e sta soffocando l’impegno della sanità pubblica che oggi garantisce la sicurezza del Paese. I meccanismi gestiti dal governo federale per monitorare e segnalare problemi di salute come overdose di farmaci, mortalità materna e sicurezza alimentare sono stati messi a dura prova quanto i medici e gli scienziati che vi fanno affidamento; migliaia di set di dati non sono più accessibili al pubblico, lasciando gli americani – e il mondo – impreparati a rispondere a crisi future. E le crisi incombono: nel novembre 2025, nello stato di Washington è stata registrata la prima infezione umana (e decesso) causata dal ceppo H5N5 dell’influenza aviaria; la pertosse, che ha ucciso 13 persone negli Stati Uniti nel 2025, continua a diffondersi in tutto il paese; e l’epidemia di morbillo iniziata a gennaio dello scorso anno minaccia ora lo status di eradicazione di Stati Uniti e Messico. Nonostante questi sviluppi, Kennedy ha continuato a diffondere disinformazione e a promuovere programmi politicizzati a spese dei cittadini più vulnerabili. Quando il Congresso lo ha chiamato a rendere conto delle sue decisioni, si è dimostrato evasivo e litigioso. I danni che Kennedy ha causato in un anno potrebbero richiedere generazioni per essere riparati, e c’è poca speranza per la salute e la scienza degli Stati Uniti finché rimarrà al timone. Le richieste di dimissioni si contano ormai a migliaia. Il Congresso deve esercitare il proprio dovere di vigilanza e chiedere conto a Kennedy del suo operato, oppure assumersi la responsabilità di aver avallato la decisione del Presidente Trump di lasciarlo “agire senza freni sulla sanità”. (1) Robert F Kennedy Jr- 1 year of failure The Lancet, Editorial, Vol. 407, february 28, 2026, p.825. Traduzione e sottotitolo di saluteinternazionale.info
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Nel ciclo “I Libri della Ragione” ti invitiamo a un incontro di confronto pubblico su un tema che oggi viene spesso schiacciato tra propaganda, moralismi e scorciatoie linguistiche: la gestazione per altre persone. Il volume Gestazione per altre persone. Legami, desideri, corpi, norme (Società Editrice Fiorentina, 2026) prova invece a tenere insieme ciò che troppo spesso viene separato: le relazioni e i desideri, la dimensione dei corpi e delle esperienze, e la domanda decisiva sulle norme e sulle tutele. Un’occasione per ragionare con precisione, evitando semplificazioni e mettendo al centro diritti, salute, responsabilità e diseguaglianze. 📍 Quando e dove Giovedì 12 marzo 2026 – ore 18 Sede la Società della Ragione, Pad. 35 – Area San Salvi Via di San Salvi 12, Firenze 🗣️ A cura di Federica Buongiorno (Università di Firenze) – Xenia Chiaramonte (Università Ca’ Foscari Venezia) – Matteo Galletti (Università di Firenze) 💬 Ne discutono con le curatrici e il curatore Sabbiana Cunsolo (Biblioteca femminista – Fiesolana 2b) Giulia Toto (medica ginecologa e sessuologa) 🎙️ Coordina: Franco Corleone, Presidente onorario la Società della Ragione 🍷 A seguire aperitivo Ti aspettiamo a San Salvi! fonte: https://www.societadellaragione.it/agenda/gestazione-per-altre-persone/
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Il 19 febbraio è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto-legge recante “Ulteriori disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e in materia di politiche di coesione” approvato dal Consiglio dei Ministri il 29 gennaio. Con l’art. 7 “Misure di semplificazione per l’attuazione della riforma in materia di disabilità” vengono introdotte modifiche e integrazioni al decreto legislativo n. 62 del 3 maggio 2024. Riportiamo di seguito gli interventi di maggior interesse, commentati dall’Istituto con la pubblicazione dei messaggi n. 635 e 637 del 23 febbraio 2026. Comma 1 – Estensione attività di sperimentazione* Il comma 1 estende, a decorrere dal 1 marzo 2026, le attività di sperimentazione della riforma in materia di disabilità in ulteriori 40 province: Ancona, Arezzo, Ascoli Piceno, Asti, Bergamo, Bologna, Bolzano, Brindisi, Cagliari, Caltanissetta, Campobasso, Caserta, Catania, Chieti, Como, Cosenza, Crotone, Cuneo, La Spezia, Massa Carrara, Messina, Milano, Mantova, Pavia, Piacenza, Pordenone, Potenza, Ravenna, Reggio Calabria, Rimini, Roma, Savona, Sondrio, Terni, Torino, Treviso, Udine, Venezia, Verona, Vibo Valentia. Comma 3 a) – Modifica funzionalità commissioni INPS per la Valutazione di Base. La composizione inizialmente prevista dalla norma era di due medici nominati dall’INPS, di un componente professionista sanitario in rappresentanza delle associazioni di categoria (ANMIC, UICI, ENS e ANFFAS) individuato in relazione alle specifiche condizioni di disabilità oggetto della valutazione e di una sola figura professionale appartenente alle aree psicologiche e sociali. Originariamente le commissioni dovevano essere presiedute da un medico dell’INPS specializzato in medicina legale o nel caso non fosse disponibile un medico di medicina legale, l’INPS avrebbe dovuto nominare, come presidente, un medico con altra specializzazione che avesse svolto attività per almeno tre anni in organi di accertamento dell’INPS in materia assistenziale o previdenziale. Con il decreto in oggetto il medico dell’INPS che presiede la Commissione può essere specializzato in medicina legale o in medicina del lavoro o in altre specializzazioni equipollenti o affini e nel caso in cui non sia disponibile un medico con le precedenti specializzazioni può essere nominato come presidente un medico che abbia svolto attività per almeno un anno (anziché 3) in organi di accertamento in materia assistenziale o previdenziale (non più solo dell’INPS). Nel caso di valutazione di minori era inoltre prevista la presenza di almeno uno dei medici nominati dall’INPS che fosse in possesso di specializzazione in pediatria, in neuropsichiatria infantile o equipollenti o affini o di specializzazione nella patologia che connota la condizione di salute della persona; ora tale figura può essere assente fisicamente, ma partecipare alle unità di valutazione di base anche a distanza mediante video-collegamento. Comma 3 b) – Avvio procedimento progetto di vita individuale Il comma 3 b) abroga i commi 2 e 3 dell’articolo n. 15 del decreto legislativo n. 62/2024 pertanto, al termine della visita, la persona sottoposta ad accertamento non ha più la possibilità di richiedere che la commissione INPS trasmetta agli Ambiti Territoriali il certificato che attesta la condizione di disabilità e quindi dia avvio al procedimento per l’elaborazione del progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato. L’Istituto a tal proposito, con il messaggio n. 635, comunica che detta istanza potrà essere presentata dall’interessato, per il tramite di un apposito servizio telematico che sarà messo a disposizione dall’INPS, solo successivamente al ricevimento della certificazione attestante la condizione di disabilità. Con successivi messaggi l’Istituto fornirà ulteriori indicazioni operative. Comma 3 c) – Convenzioni tra INPS, Regioni e Province autonome Il comma 3 c) prevede la possibilità per l’INPS di stipulare apposite convenzioni con le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano per la condivisione di banche dati e informazioni con le autonomie locali che forniscono prestazioni assistenziali o sanitarie allo scopo di agevolare l’erogazione delle prestazioni di rispettiva competenza alle persone con disabilità. Considerazioni Non possiamo che esprimere una forte e rinnovata preoccupazione in merito alla prossima estensione della sperimentazione della Riforma. Nei mesi scorsi abbiamo più volte evidenziato le numerose criticità (vedi qui) emerse nei territori coinvolti, difficoltà che hanno inciso in modo particolare sulle persone più fragili, arrivando in diversi casi a compromettere l’effettiva esigibilità dei diritti. (ndr: un calo preoccupante del numero di domande presentate all’INPS) La valutazione di base ha accentuato problemi che in alcune province già erano evidenti, e ne ha creati anche di nuovi: dal problema legato all’incremento dei costi del certificato medico introduttivo alla difficoltà di trovare un medico disposto a compilarlo; alle commissioni INPS, con la difficoltà di reperire medici di medicina legale, nonché con il problema di trovare sedi adeguate. La CGIL ha denunciato tempestivamente tali criticità, attivandosi a tutela delle persone con disabilità e delle loro famiglie. I territori hanno segnalato con puntualità la gravità della situazione. Emblematico è il caso della provincia di Brescia, entrata in sperimentazione il 1° gennaio 2025, che ancora oggi affronta rilevanti difficoltà, senza che si intravedano soluzioni strutturali. Il 2 dicembre, unitariamente, la CGIL Lombardia e la Camera del Lavoro di Brescia hanno promosso un presidio sotto la sede della Regione. Le Organizzazioni sindacali sono state ascoltate e, alla luce delle criticità evidenziate, la Regione ha formalmente richiesto alla Ministra Locatelli di non estendere la sperimentazione alle altre province lombarde prima di aver risolto i problemi riscontrati a Brescia. Anche tale richiesta, tuttavia, è rimasta inascoltata. Il Governo oltre ad estendere la sperimentazione ad altre 40 province, intende risolvere il problema dello scarso numero di medici legali, sostituendoli con medici non specializzati nella materia, o con esperienze non adeguate. Una scelta che rischia di incidere negativamente sulla qualità delle valutazioni e degli accertamenti, con conseguenze dirette sulle persone più vulnerabili. Inoltre, come già segnalato, è stata eliminata la possibilità per chi è sottoposto alla valutazione di base di richiedere direttamente all’INPS la trasmissione del certificato e la richiesta di attivazione del progetto di vita presso gli Ambiti territoriali, rinviando tale richiesta a un momento successivo. Tale modifica appare orientata a ridurre il numero delle richieste di progetto di vita, con un effetto potenzialmente disincentivante per le persone interessate. A ciò si aggiungono le ben note difficoltà dei territori nell’attuazione concreta dei progetti di vita previsti […]
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Il 7 marzo giornata straordinaria di mobilitazione del Comitato società civile per il No Su cosa si vota? Col referendum del 22-23 marzo 2026 siamo chiamati a confermare o bocciare la cosiddetta “riforma Nordio”, cioè la legge di riforma costituzionale della magistratura recante «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare» del 30 ottobre 2025. Questa legge modifica sette articoli della Costituzione e prevede, in sintesi: A) l’istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura (CSM), uno per la magistratura giudicante (i giudici), uno per la magistratura requirente (i pubblici ministeri, ovvero i sostenitori dell’accusa), al posto del CSM unico per tutti i magistrati; B) l’estrazione a sorte (anziché l’elezione) dei loro componenti, con modalità diverse per magistrati e componente “politica”; C) la creazione di un’Alta Corte disciplinare per i soli magistrati ordinari (togliendo il potere disciplinare ai CSM). Attenzione, quindi. Questa riforma costituzionale non introduce solo la “separazione delle carriere” tra giudici e pm, come si sente dire spesso. Fa molto di più. Perché diciamo NO alla riforma…LEGGI TUTTO VAI AL SITO https://www.referendumgiustizia2026.it/ vedi anche: “Dice il Sì, risponde il No”. Una piccola guida per muoversi nel dibattito referendario
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A quarant’anni dalla scrittura della Carta di Ottawa – considerata il documento fondativo della promozione della salute – le Carte successive nel loro insieme rivelano l’evoluzione del concetto di salute e tracciano una traiettoria che imprime alla promozione della salute una spinta verso il ben-essere e l’equità di tutte le persone (Dichiarazione di Ginevra, 2021). I programmi politici delle nazioni e delle amministrazioni locali (Dichiarazione di Adelaide, 1998 e Dichiarazione di Helsinki, 2013) sono gli archi che tirano frecce robuste per: • rendere i contesti di vita davvero favorevoli alla salute (Dichiarazione di Sandvall, 1991) • integrare salute, ambiente, economia e sviluppo sostenibile (Dichiarazione di Bangkok, 2021 e Dichiarazione di Shangai, 2016). Oltre alle Carte della Promozione della Salute emanate dall’OMS, il focus raccoglie: • il Glossario. Uno strumento essenziale per orientarsi tra i concetti e i termini tecnici della promozione della salute. L’aggiornamento più recente (2021) include 12 definizioni fondamentali e un elenco esteso di 47 termini comunemente utilizzati nella pratica professionale, tradotti in italiano da Dors in collaborazione con la Regione Lombardia. • le traduzioni tematiche – report sulle evidenze scientifiche, guide metodologiche e strumenti di advocacy – che, con l’autorizzazione dell’OMS, Dors traduce. Questa pagina si trova nella sezione Focus dell’homepage del sito Dors – https://www.dors.it/documentazione-oms. FONTE: https://www.dors.it/2026/02/il-sito-dors-dedica-un-focus-ai-documenti-oms-sulla-promozione-della-salute/ articolo di Alessandra Suglia, Elena Barbera FONTE immagine: https://www.luoghidiprevenzione.it/home/Evidenza_HP.aspx?PK=24df2a00-5a9c-4272-8b4b-29cd008c3439
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Trent’anni di impegno civico indipendente con i fari puntati sulle criticità del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e sull’integrità della scienza. Con un evento nazionale in streaming, la Fondazione GIMBE ha aperto ufficialmente l’anno del trentennale di attività, presentando il nuovo report sulla mobilità sanitaria interregionale e rilanciando l’allarme sull’equità di accesso alle cure, le diseguaglianze territoriali, i ritardi della digitalizzazione e del PNRR e, più in generale, la sostenibilità del SSN e la disinformazione scientifica. «In questa occasione non vogliamo celebrare il passato – ha dichiarato il Presidente Nino Cartabellotta – ma rinnoviamo l’impegno per il futuro. Dopo trent’anni la nostra missione non è cambiata: usare dati ed evidenze scientifiche per difendere la sanità pubblica e distinguere tra proclami e realtà. Oggi, più che mai, serve una voce rigorosa e indipendente per contrastare gli attacchi scomposti alla scienza e per denunciare che il diritto alla tutela della salute è sempre più condizionato dal reddito e dal luogo di residenza». L’evento, che ha visto il Presidente Cartabellotta in conversazione con la giornalista Maria Emilia Bonaccorso, inaugura il percorso #GIMBE30, 12 mesi in cui si susseguiranno attività istituzionali, iniziative divulgative, progetti editoriali e azioni di advocacy in una cornice unitaria fondata su tre pilastri: la scienza per orientare le decisioni pubbliche, la tutela del SSN come bene comune, il rafforzamento della responsabilità civica per difendere il diritto alla tutela della salute. Nel corso dell’evento è stato presentato il nuovo Report GIMBE sulla mobilità sanitaria. «La migrazione sanitaria tra Regioni – ha sottolineato Cartabellotta – è tra gli indicatori più sensibili delle diseguaglianze del SSN: rileva dove i cittadini trovano risposte adeguate e dove, invece, sono costretti a spostarsi per curarsi». LA MOBILITÀ SANITARIA INTERREGIONALE NEL 2023 Nel 2023, la mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto la cifra record di € 5,15 miliardi, il livello più alto di sempre, in aumento del 2,3% rispetto al 2022 (€ 5,04 miliardi). Le analisi della Fondazione GIMBE confermano il progressivo ampliamento dello squilibrio tra Nord e Sud, con un enorme flusso di risorse economiche in uscita dal Mezzogiorno verso il Nord. In particolare, verso Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, che si confermano le Regioni più attrattive. «Questi numeri – afferma Cartabellotta – indicano che la mobilità sanitaria è sempre meno una scelta e sempre più una necessità. Quando miliardi di euro e centinaia di migliaia di pazienti convergono verso poche Regioni, significa che l’offerta dei servizi non è omogenea e che il diritto alla tutela della salute non è garantito in maniera equa su tutto il territorio nazionale e richiede spostamenti che hanno anche un rilevante impatto economico sui bilanci delle famiglie». Un principio recentemente ribadito anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, il 28 febbraio scorso, ha ricordato come «il diritto alla salute, costituzionalmente garantito, deve trovare uniforme applicazione sull’intero territorio nazionale», sottolineando che permangono disomogeneità territoriali non più accettabili. Il Report GIMBE sulla mobilità sanitaria 2023 si basa su tre fonti ufficiali: i dati economici aggregati dal Riparto 2025; i flussi dei Modelli M trasmessi dalle Regioni al Ministero della Salute; i dati del Report Agenas sulla mobilità sanitaria. Flussi economici e squilibri territoriali. In Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto si concentra il 95,1% del saldo attivo della mobilità sanitaria, ovvero la differenza tra risorse ricevute per curare pazienti di altre Regioni e quelle versate per i propri residenti curati altrove. Sul versante opposto, a pagare il prezzo più alto sono Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Lazio e Sardegna, che insieme assorbono il 78,2% del saldo passivo. «Non siamo più di fronte a semplici differenze regionali – avverte il Presidente – ma a un divario strutturale che nel tempo si è consolidato. In questo scenario, l’autonomia differenziata, con il via libera alle pre-intese per Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, amplierà inevitabilmente le disuguaglianze». Regioni “attrattive” e pazienti “in fuga”. La mobilità attiva si concentra per oltre la metà in Lombardia (23,2%), Emilia-Romagna (17,6%) e Veneto (11,1%), seguite da Lazio (8,9%), Toscana (6,4%) e Piemonte (5,8%) (figura 1). Sul fronte opposto, i maggiori esborsi per cure ricevute dai propri residenti in altre Regioni sono a carico di Lazio (12,1%), Campania (9,4%) e Lombardia (9,2%), che da sole rappresentano quasi un terzo del totale, con oltre € 400 milioni ciascuna (figura 2). «La mobilità passiva – spiega Cartabellotta – non coincide esclusivamente con la fuga di pazienti da Sud a Nord. Esiste anche una mobilità di prossimità tra Regioni del Nord confinanti dotate di servizi di elevata qualità. Regioni come Lombardia, Veneto e Piemonte registrano livelli rilevanti di mobilità passiva». SALDI REGIONALI, i dati in dettaglio (figura 3): Saldo positivo rilevante: Lombardia (€ 645,8 milioni), Emilia-Romagna (€ 564,9 milioni) e Veneto (€ 212,1 milioni) Saldo positivo moderato: Toscana (€ 47,2 milioni) Saldo positivo minimo: Molise (€ 18,6 milioni), Provincia autonoma di Trento (€ 8 milioni) Saldo negativo minimo: Provincia autonoma di Bolzano (-€ 3,9 milioni), Friuli Venezia Giulia (-€ 10 milioni), Valle d’Aosta (-€ 12,8 milioni), Piemonte (-€ 20,7 milioni) Saldo negativo moderato: Marche (-€ 54,7 milioni), Umbria (-€ 55,8 milioni), Liguria (-€ 74,4 milioni), Basilicata (-€ 77,9 milioni), Abruzzo (-€ 86,9 milioni) Saldo negativo rilevante: Sardegna (-€ 101,9 milioni), Lazio (-€ 191,7 milioni), Sicilia (-€ 246,7 milioni), Puglia (-€ 253,2 milioni), Campania (-€ 306,3 milioni), Calabria (-€ 326,9 milioni) «I saldi regionali – commenta il Presidente – evidenziano un’enorme frattura strutturale tra Nord e Sud. Le sole Regioni con un saldo positivo superiore a € 100 milioni si trovano tutte al Nord, mentre quelle con un saldo negativo otre € 100 milioni appartengono tutte al Mezzogiorno, con l’eccezione del Lazio. Infine, la mobilità sanitaria riguarda prevalentemente i ricoveri ospedalieri e non restituisce le diseguaglianze nell’assistenza territoriale e socio-sanitaria. Ovvero, il divario reale tra le Regioni è ancora più marcato». Il ruolo del privato convenzionato. Oltre 1 euro su 2 speso per ricoveri e prestazioni specialistiche erogate fuori Regione viene incassato dalla sanità privata convenzionata: € 1.966 milioni (54,5%), contro i € 1.643 milioni (45,5%) destinati alle strutture pubbliche. «La quota di mobilità che confluisce verso il privato convenzionato – sottolinea Cartabellotta – non è omogenea in tutte le […]
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Proporre un’ecografia nel I trimestre per individuare precocemente eventuali malformazioni fetali; offrire lo screening delle anomalie cromosomiche più frequenti già nel I trimestre per le donne di ogni età; misurare la distanza tra fondo dell’utero e sinfisi pubica a ogni bilancio di salute a partire dalle 24 settimane gestazionali per valutare l’accrescimento fetale. Sono alcune delle novità della terza parte dell’aggiornamento della linea guida “Gravidanza fisiologica”, elaborata dal Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e la Promozione della Salute dell’ISS, sotto l’egida del Sistema Nazionale Linee Guida. L’aggiornamento è stato presentato il 4 marzo durante un webinar dedicato. Leggi l’approfondimento. fonte: EpiCentro ISS
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Consolidare una visione condivisa delle visite domiciliari nei primi 1000 giorni come intervento universale di salute pubblica: questo l’obiettivo del convegno “Le visite domiciliari come strumento di promozione di salute e di equità nei primi 1000 giorni. Evidenze, politiche, pratiche e prospettive”, svoltosi il 18 febbraio 2026 presso l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e realizzato nell’ambito della Joint Action europea PreventNCD, che promuove interventi integrati e orientati ai determinanti di salute lungo tutto il corso della vita. Le visite domiciliari nei primi 1000 giorni rappresentano una delle azioni chiave dell’approccio Baby-Friendly, in particolare delle Comunità Amiche delle Bambine e dei Bambini, e costituiscono uno strumento strategico per promuovere salute, equità e sostegno continuativo alla genitorialità. L’iniziativa, promossa dal Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e la Promozione della Salute (CNaPPS) dell’ISS, in collaborazione con il Centro per la Salute delle Bambine e dei Bambini (CSB), ha offerto un momento di confronto a livello nazionale tra rappresentanti delle istituzioni, professioniste e professionisti del settore salute, educazione e sociale, amministratrici e amministratori locali, esponenti del terzo settore e società scientifiche. Evidenze e politiche Durante la prima parte della giornata è stato offerto un inquadramento scientifico e strategico delle visite domiciliari nei primi 1000 giorni, evidenziandone il ruolo come intervento strutturale di salute pubblica e richiamando le principali evidenze internazionali che documentano benefici sulla salute e sullo sviluppo di bambine e bambini, sul benessere fisico e mentale dei genitori e sulla qualità delle relazioni familiari. Pur con effetti mediamente contenuti a livello individuale, è stato sottolineato come i programmi universali possano generare un impatto significativo a livello di popolazione, soprattutto quando inseriti in sistemi integrati per la prima infanzia e sostenuti da adeguata formazione, supervisione e coordinamento tra servizi. La riflessione ha inoltre collocato le visite domiciliari all’interno delle politiche nazionali ed europee per l’infanzia e la genitorialità, ribadendo la necessità di un modello universalistico-progressivo, multiprofessionale e capace di integrare dimensioni sanitarie, sociali ed educative. Particolare attenzione è stata dedicata alla promozione della salute mentale perinatale e all’identificazione precoce delle situazioni di vulnerabilità, così come al tema delle disuguaglianze territoriali e sociali ancora presenti nei primi anni di vita. Nel complesso, è emerso un quadro coerente in cui le visite domiciliari si configurano come leva strategica per rafforzare equità, prevenzione e sostegno alla genitorialità, all’interno di politiche pubbliche integrate e orientate ai determinanti della salute. Nel confronto con le rappresentanti e i rappresentanti dei ministeri è stato ribadito il ruolo strategico delle visite domiciliari nelle politiche nazionali per i primi 1000 giorni, in coerenza con il Piano Infanzia e Adolescenza, il Piano Garanzia Infanzia e il Nurturing Care Framework. A breve sarà disponibile la registrazione video della prima sessione del convegno. Pratiche e prospettive Nella seconda sessione l’attenzione si è focalizzata sulle dimensioni operative e sulle prospettive di sviluppo dei programmi di visite domiciliari, mettendo al centro la qualità della formazione, l’integrazione territoriale e il coinvolgimento attivo delle famiglie. A tal proposito, è stata presentata una proposta di percorso formativo multidisciplinare rivolto alle professioniste e ai professionisti impegnati nei programmi, con un’attenzione particolare alle competenze relazionali, al lavoro di rete e all’approccio comunitario. Si è anche dedicato uno spazio alla voce diretta di madri e padri, che hanno condiviso l’esperienza dell’accompagnamento nei primi mesi di vita dei propri figli, restituendo il valore delle visite domiciliari in termini di prossimità, ascolto e sostegno concreto alla genitorialità. Inoltre, è stato sottolineato il ruolo strategico dei comuni nella promozione di politiche integrate per l’infanzia e la necessità di un coordinamento stabile tra area sanitaria, sociale ed educativa. Infine, un’attenzione particolare si è riservata al sostegno alle famiglie migranti, richiamando l’importanza della mediazione culturale e linguistica e della piena accessibilità dei servizi come condizioni essenziali per garantire equità. A breve sarà disponibile la registrazione video della seconda sessione del convegno. Esperienze delle Regioni Nel corso della terza sessione sono state presentate alcune esperienze territoriali, in particolare dell’ASL Napoli 3 Sud, della ASL Umbria 2 e della Regione Calabria. Le relatrici e i relatori hanno evidenziato come la qualità della governance locale, la formazione continua del personale, la presenza garantita della figura ostetrica nel percorso nascita e fino ai primi mesi di vita e l’integrazione intersettoriale rappresentino fattori determinanti per la sostenibilità dei programmi. Prospettive future Le riflessioni conclusive hanno ribadito con forza che le visite domiciliari nei primi 1000 giorni costituiscono un investimento ad alto rendimento sociale, capace di generare benefici duraturi per la salute, il benessere familiare e la coesione delle comunità. Rappresentano inoltre uno strumento concreto di contrasto alle disuguaglianze, con la necessità di un loro inserimento strutturale e stabile nei sistemi territoriali di prevenzione e promozione della salute. L’incontro segna un passaggio significativo verso la costruzione di una strategia nazionale condivisa, capace di armonizzare evidenze, pratiche ed esperienze territoriali, in coerenza con le priorità europee della Joint Action PreventNCD e con un approccio life-course orientato all’equità. A breve sarà disponibile la registrazione video della terza sessione del convegno. Risorse utili: —> consulta la pagina EpiCentro “In Punta di Piedi: sostenere i genitori nei primi 1000 giorni di vita” —> consulta la sezione di EpiCentro dedicata alla Sorveglianza Bambine e Bambini 0-2 anni —> consulta il programma (pdf 321 Kb) del convegno —> leggi il Primo piano —> consulta le pagine EpiCentro dedicate alla JA – PreventNCD e al Task 6.5 “Baby Friendly Community&Health Service” —> consulta il sito europeo della JA – PreventNCD e la pagina dedicata al Task 6.5, di cui l’ISS è leader —> consulta l’editoriale del Task 6.5 “Editorial: First 1.000 days of life – JA PreventNCD” sul sito europeo della JA —> consulta la pagina EpiCentro dedicata alla Nurturing Care —> consulta l’articolo dedicato alle iniziative Baby-Friendly in Italia su Quaderni ACP 6/2025, a cura del gruppo ISS. Testo scritto da: Angela Giusti, Annachiara Di Nolfi, Francesca Zambri, Vincenza Di Stefano, Flavia Splendore, Enrica Pizzi, Ilaria Lega – Centro Nazionale per la Prevenzione delle malattie e la Promozione della Salute (CNAPPS), ISS fonte: https://www.epicentro.iss.it/croniche/ja-preventncd-visite-domiciliari-primi-1000-giorni-promozione-salute-evento-18-febbraio-2026
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“Abbiamo apprezzato l’apertura del tavolo fissato per il 4 marzo alla presenza del Ministro della Salute: è un segnale che arriva dopo settimane di mobilitazione e pressione costante da parte nostra. Tuttavia non siamo disponibili a ricadere in una dinamica ciclica e inconcludente come quella vissuta negli ultimi due anni, con tavoli convocati che non hanno prodotto alcun passo avanti concreto. Pertanto proclamiamo lo sciopero nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità privata e delle RSA per il prossimo 17 aprile a Roma”. Lo annunciano, in una nota stampa, le segreterie nazionali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl. “Non c’è più tempo da perdere – specificano -: è necessario entrare nel merito delle trattative, con risorse certe e con una disponibilità reale, non solo di facciata, da parte delle controparti Aris e Aiop, che nelle dichiarazioni affermano di voler rinnovare i contratti ma nei fatti subordinano l’apertura e la conclusione delle trattative alla piena copertura economica dei costi del rinnovo contrattuale da parte di Governo e Regioni. Parliamo di due CCNL scaduti rispettivamente da 8 e 13 anni: una situazione che non è più tollerabile. Proprio per questo chiediamo con forza al Ministero della Salute e alla Conferenza delle Regioni di definire regole certe e vincolanti sugli accreditamenti istituzionali che rendano automatico il rinnovo dei contratti alle stesse vigenze della sanità pubblica, impedendo il ricorso al dumping contrattuale messo in atto da soggetti datoriali e organizzazioni sindacali non rappresentative”. Il differenziale salariale tra pubblico e privato, spiegano i sindacati, è evidente: “per una figura come quella dell’infermiere parliamo di circa 500 euro mensili in meno rispetto ai colleghi della sanità pubblica che, dopo il rinnovo del contratto 2022-2024, riceveranno ulteriori incrementi con le risorse stanziate per il triennio 2025-2027. Un divario che sta generando una fuga di personale da questi comparti, con ricadute pesanti sulla qualità dei servizi e sulla vita delle persone più fragili che si rivolgono alla sanità privata e degli anziani ospiti delle RSA. È una condizione divenuta insostenibile che sta danneggiando prima di tutto l’utenza più esposta”. “Per questo motivo – concludono le segreterie di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl – oltre ai presidi sui territori e al proseguire capillarmente nell’invio di richieste di ispezioni nei luoghi di lavoro in tutta Italia per verificare il rispetto delle regole di accreditamento e delle condizioni operative, porteremo in piazza, a Roma, il prossimo 17 aprile, la voce di 300mila lavoratrici, lavoratori e professionisti che ogni giorno svolgono un servizio pubblico essenziale”. Lettera unitaria proclamazione dello Sciopero Nazionale fonte: https://www.fpcgil.it/2026/02/27/sanita-privata-e-rsa-fp-cgil-cisl-fp-e-uil-fpl-17-aprile-sciopero-nazionale-a-roma-servono-rinnovi-e-regole-certe/ fonte foto: https://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/sanita-privata-e-rsa-fp-cgil-cisl-fp-e-uil-fpl-17-aprile-sciopero-nazionale-a-roma-servono-rinnovi-e-regole-certe/
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Nel 2024 a 5.837 persone detenute nelle carceri è stato riconosciuto di essere state sottoposte dall’Italia a trattamenti inumani o degradanti. Servono urgenti riforme. Nel 2013 la Corte europea dei diritti dell’uomo, con la sentenza Torreggiani, ha condannato l’Italia per le condizioni inumane o degradanti delle nostre carceri. Circa 4.000 ricorsi erano stati presentati da altrettante persone detenute italiane. Quella sentenza pilota aprì le porte ad una stagione di riforme, dove le condizioni di detenzione erano al centro dell’attenzione pubblica. Oggi i numeri sono peggiori: nel 2024 i Tribunali di sorveglianza hanno accolto 5.837 istanze da parte di persone detenute, riconoscendo loro condizioni contrarie all’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani sulla proibizione della tortura: “nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti”. Si tratta di numeri drammatici che aumentano all’aumentare del sovraffollamento. A fine agosto il sistema penitenziario italiano è tornato a contare oltre 63.000 persone detenute, con una crescita costante che ha portato il paese a superare un limite che non era stato più raggiunto proprio dagli anni che costarono all’Italia la condanna della Corte europea. L’Italia continua a violare i diritti fondamentali, ed il numero esorbitante di suicidi, anche tra il personale, o di incidenti di ogni tipo, sta a dmistrarlo. Non possiamo accettare che la privazione della libertà diventi privazione della dignità. Chiediamo al Governo e al Parlamento di intervenire subito con una nuova stagione di riforme per garantire condizioni di detenzione rispettose dei diritti umani. Ogni condanna in queste condizioni è un corpo violato, una vita umiliata. Dobbiamo agire ora! A questo link trovi le nostre proposte. vai a questo LINK FIRMA LA PETIZIONE compilando il form che trovi di seguito e chiedi con noi che vengano approvate. fonte: Antigone
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