Contibuto di Roberto Romizi, Elisabetta Chellini, Eduardo Missoni Cambiamento climatico, degrado ambientale e aumento delle disuguaglianze sono minacce per la salute pubblica in Europa. In parallelo, il deterioramento del contesto geopolitico e l’aumento della spesa militare rischiano di sottrarre risorse alla prevenzione sanitaria, alla mitigazione climatica e al rafforzamento dei sistemi sanitari. I dati epidemiologici indicano che i rischi ambientali sono responsabili in Europa di più di 200.000 morti premature ogni anno, mentre i rischi climatici aumentano in frequenza e intensità. Allo stesso tempo, i conflitti armati e la crescente militarizzazione delle politiche di sicurezza sollevano interrogativi sulle priorità di investimento pubblico. Come possiamo integrare la salute umana nelle strategie di sicurezza europea? Una proposta è adottare un paradigma di sicurezza fondato su salute umana, stabilità degli ecosistemi e cooperazione internazionale. Integrare la salute nelle politiche energetiche, industriali e di sicurezza, insieme alla promozione della sostenibilità dei sistemi sanitari, può contribuire a costruire un modello di governance europea più resiliente ed equo. In questo contesto, la professione medica è chiamata a svolgere un ruolo etico e civico nel promuovere politiche orientate alla tutela e al diritto alla salute e alla garanzia della cura. Negli ultimi decenni, il concetto di sicurezza ha subito una profonda trasformazione. Tradizionalmente associata alla difesa militare degli Stati e alla protezione dei confini nazionali, oggi la sicurezza include dimensioni economiche, energetiche, ambientali e sanitarie. Le crisi globali contemporanee (cambiamento climatico, degrado degli ecosistemi, pandemie, conflitti armati e disuguaglianze sociali in una popolazione mondiale che sta aumentando e invecchiando) mostrano con crescente risalto che la salute umana dipende da fattori sistemici che trascendono il settore sanitario. La pandemia di COVID-19 ha reso evidente la vulnerabilità delle società contemporanee e ha contribuito a diffondere il concetto di “sicurezza sanitaria”. Tuttavia, l’enfasi politica sulla preparazione alle pandemie e sulla biosicurezza rischia talvolta di restringere il campo della riflessione etica, spostando l’attenzione dalla tutela universale della salute verso una logica prevalentemente emergenziale e tecnologica. Allo stesso tempo, i determinanti ambientali della salute stanno assumendo un peso crescente sul carico globale di malattia. L’inquinamento atmosferico, delle acque e dei suoli, il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità rappresentano oggi alcune delle principali minacce sanitarie del XXI secolo. Si stima che in Europa che tali fattori contribuiscano ogni anno da 182.000 a 206.000 morti premature ascrivibili solo a PM2.5, considerando rispettivamente l’Europa a 27 o a 40 Paesi. Parallelamente, il contesto geopolitico internazionale è caratterizzato da un aumento delle tensioni e da una crescita significativa della spesa militare. Questo scenario solleva interrogativi cruciali sul modo in cui i Paesi europei definiscono e perseguono la sicurezza collettiva. In questo quadro emerge la necessità di ripensare il rapporto tra salute, sicurezza e politiche pubbliche. Il presente articolo propone una riflessione interdisciplinare che integri prospettive epidemiologiche, politiche ed etiche, con particolare attenzione al ruolo della professione medica nella promozione della salute pubblica e nella difesa del diritto alla cura. Determinanti ambientali della salute in Europa L’ambiente rappresenta uno dei principali determinanti della salute umana. L’esposizione cronica a inquinanti atmosferici è associata a un aumento significativo del rischio di patologie cardiovascolari, respiratorie e oncologiche. Il particolato fine (PM₂.₅), prodotto principalmente da combustioni industriali, traffico e attività energetiche in genere, è considerato uno dei fattori di rischio ambientali più rilevanti. Secondo le stime della European Environment Agency, nell’Europa a 27 Paesi 182.000 e considerando l’Europa a 40 Paesi 206.000 morti premature ogni anno sono attribuibili all’esposizione a livelli di PM₂.₅ superiori alle ultime raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del 2021. Accanto all’inquinamento atmosferico occorre considerare anche quei determinanti di salute legati alle varie contaminazioni dei suoli e delle acque, anch’esse oggetto di studio e di specifica normativa a tutela della salute umana. Il cambiamento climatico amplifica ulteriormente questi rischi. L’aumento delle temperature medie globali favorisce l’intensificazione delle ondate di calore, con conseguenze particolarmente gravi per anziani, soggetti fragili e persone affette da patologie croniche. Studi epidemiologici recenti stimano che le ondate di calore abbiano causato oltre 61.672 decessi in Europa durante l’estate del 2022 e circa 47.690 nel 2023, evidenziando l’impatto crescente delle temperature estreme sulla mortalità nel continente. Eventi meteorologici estremi, come ondate di calore, alluvioni, piogge estreme, siccità e incendi boschivi, tornado e uragani, producono inoltre effetti indiretti sulla salute attraverso l’interruzione delle catene alimentari, la contaminazione delle risorse idriche e l’aumento dei disturbi psicologici associati ai disastri ambientali. Dal punto di vista economico, i costi economici dei 1.670 disastri correlati ai cambiamenti climatici avvenuti negli ultimi 50 anni in Europa sono stati stimati pari a 477 miliardi di dollari. Le proiezioni epidemiologiche indicano inoltre che, in assenza di efficaci politiche di mitigazione climatica, la mortalità associata al caldo potrebbe aumentare significativamente nelle prossime decadi in Europa. Comparto militare, conflitti armati, militarizzazione e salute I conflitti armati provocano sempre una distruzione dell’ambiente fisico, oltre che sociale ed economico, per la distruzione di abitazioni e infrastrutture, di aree forestale e agricole. E tali danni in genere persistono anche per molto tempo dopo la fine dei conflitti. I conflitti armati rappresentano quindi una delle più gravi minacce alla salute pubblica globale: oltre alle vittime dirette, le guerre producono effetti sanitari di lungo periodo, tra cui la distruzione delle infrastrutture sanitarie, la contaminazione ambientale e l’interruzione dei servizi essenziali. Anche in tempo di pace, il mantenimento degli eserciti, le esercitazioni militari, la produzione e sperimentazione di armi provocano sia un impoverimento delle risorse sia l’immissione di sostanze tossiche nell’ambiente. Le crisi belliche inoltre generano spesso migrazioni forzate su larga scala e aggravano condizioni di povertà e insicurezza alimentare. In tali contesti, la mancanza di accesso a cure mediche adeguate e a servizi igienico-sanitari favorisce la diffusione di malattie infettive e l’aumento della mortalità. Negli ultimi anni la crescente instabilità geopolitica ha determinato un significativo incremento dei conflitti armati, come risulta dalle registrazioni dell’Uppsala Data Program, il sistema di sorveglianza implementato dal Department of Peace and Conflict Research dell’Università di Uppsala che registra i conflitti armati dal 1975. Nel 2024 i conflitti attivi erano 185 e hanno prodotto 161.100 morti. I Paesi dell’Unione Europea proprio nel 2024 hanno destinato circa 343 miliardi di euro alla difesa, con una previsione di aumento a circa […]
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Nel 2024 quasi 4 cittadini su 10 hanno ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici, con una prevalenza d’uso nei primi quattro anni di vita e negli over 85. È quanto emerge dal Rapporto “L’uso degli antibiotici in Italia. Rapporto Nazionale 2024”, disponibile sul portale dell’Agenzia. La pubblicazione, curata dall’Osservatorio Nazionale sull’Impiego dei Medicinali (OsMed) dell’AIFA, ha l’obiettivo di monitorare l’andamento dei consumi e della spesa degli antibiotici, individuando le aree di potenziale inappropriatezza d’uso. Le analisi dei consumi degli antibiotici per uso umano presentate nel Rapporto riguardano sia l’uso in regime di assistenza convenzionata, con focus sulla prescrizione nella popolazione pediatrica, negli anziani e di fluorochinoloni in sottogruppi specifici di popolazione, sia l’uso in ambito ospedaliero. Sono inoltre presenti i dati di spesa relativi l’acquisto privato di antibiotici di fascia A, i dati di consumo degli antibiotici non sistemici e i dati di consumo italiani rispetto a quelli degli altri Paesi europei. Come previsto dal PNCAR 2022-2025, anche in questa nuova edizione del Rapporto una sezione è dedicata al confronto tra l’utilizzo degli antibiotici in ambito veterinario e umano ed è stata condotta un’analisi per approfondire la comprensione dei fattori di rischio responsabili della diffusione dell’antibiotico-resistenza. Vengono inoltre analizzati i dati delle resistenze in relazione ai consumi, evidenziando che azioni di antimicrobial stewardship finalizzate all’uso prudente degli antibiotici, se sostenute nel tempo, permetterebbero di ridurre in maniera rilevante i livelli di resistenza nelle Regioni italiane. Nel Rapporto vengono monitorati sia gli obiettivi stabiliti dal PNCAR che dalla raccomandazione del Consiglio dell’UE del 26 aprile 2023. Highlights …LEGGI TUTTO SU AIFA
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L’Alcohol Prevention Day (APD), promosso dall’Osservatorio Nazionale Alcol dell’Istituto Superiore di Sanità (ONA-ISS), giunto alla venticinquesima edizione, si propone come occasione per celebrare i 25 anni dell’ONA e della contestuale promulgazione della Legge quadro in materia di alcol e di problemi alcol-correlati 125/2001. Durante questo periodo l’ONA, ha operato a livello nazionale, europeo e mondiale attraverso una riconosciuta leadership nell’epidemiologia, nel monitoraggio, nella prevenzione, nelle politiche alcologiche basate sull’evidenza, essendo stata anche struttura certificata a livello internazionale come Centro collaboratore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per 20 anni fino al 2021. L’APD è stato riconosciuto a livello europeo come esempio nazionale di buona pratica, e cioè un’attività che traduce al meglio le evidenze scientifiche in azioni concrete di prevenzione sul territorio, nell’ambito delle iniziative di educazione, sensibilizzazione e prevenzione alcologica, in linea con i principi della Joint Action on Reducing Alcohol Related Harm (RARHA) (2016). L’evento catalizza il dibattito sulle esperienze salienti che hanno trovato espressione nell’intero corso dell’anno, in particolare del mese di aprile (Mese di Prevenzione Alcologica), da quelle promosse dal Ministero della Salute a quelle in stretta collaborazione con la Società Italiana di Alcologia (SIA) e le associazioni sul territorio, garantendo la disponibilità di dati, esperienze e materiali di prevenzione atti a favorire e supportare un’adeguata cultura di prevenzione. Secondo i dati dell’OMS nel 2019, nel mondo, sono stati 2,6 milioni i decessi attribuibili al consumo di alcol (2 milioni tra gli uomini e 0,6 milioni tra le donne) e 600.000 le morti causate da droghe psicoattive. I dati sul consumo di alcol più recenti, pubblicati nel “Global status report on alcohol and health and treatment of substance use disorders, 2024”, mostrano che circa 400 milioni di persone nel mondo, di età pari o superiore a 15 anni, vivono con disturbi legati al consumo di alcol e circa 209 milioni presentano una dipendenza da alcol. Anche per il 2026, l’ONA-ISS ha elaborato e analizzato, da mandato del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) del 3/3/2017, le informazioni e le basi di dati nazionali annualmente acquisite dalla Relazione del Ministro della Salute al Parlamento ai sensi della legge quadro sull’alcol 125/2001. In questo modo ha svolto attività di monitoraggio in coordinamento con in collaborazione con l’Ufficio 2 della “Direzione Generale dei corretti stili di vita e dei rapporti con l’ecosistema“ del Ministero della Salute, in base a quanto previsto dal Piano Statistico Nazionale e dalle complesse attività del SIStema di Monitoraggio Alcol-correlato (SISMA). Grazie a questa attività, l’ONA contribuisce alla valutazione dell’implementazione delle politiche nazionali e regionali sull’alcol i cui dati confluiscono formalmente nelle indagini conoscitive e nei sistemi internazionali ed europei dell’OMS. A sottolineare l’importanza delle strategie di prevenzione e promozione della salute, alla fine del2025, sono state attivate due azioni congiunte a supporto dell’EU Beating Cancer Plan: la Joint Action on Health Promotion and Disease Prevention including Smoke and Aerosol Free Environments (JA-SAFE), con un intero Work Package (WP) dedicato alla Prevenzione del danno alcol-correlato in Europa, di cui l’ISS è Competent Authority ed è coinvolto nelle diverse attività con due Centri, Centro Nazionale Dipendenze e Doping (CNDD), con la responsabilità delle attività sull’alcol a carico dei ricercatori dell’ONA-ISS, e il Centro Nazionale per la Prevenzione delle malattie e la Promozione della Salute, CNAPPS la Joint action Prevention oriented RIghts-based approach to Support Mental health in vulnerable population groups (JA-PRISM), con un cenno particolare all’implementazione e la diffusione di buone pratiche concernenti la prevenzione alcol-correlata. In questo quadro risultano prioritarie le politiche nazionali sull’alcol e le relative azioni di contrasto come il favorire l’accesso allo screening, all’intervento breve e al trattamento per le persone con consumo dannoso di alcol e Disturbo da Uso di Alcol (DUA. Queste azioni sono ancora poco diffuse nel mondo, Italia compresa. Nel complesso, la percentuale di persone con patologie alcol-correlate in contatto con i servizi di trattamento varia da meno dell’1% a non più del 14% in tutti i Paesi in cui questi dati sono disponibili; in Italia meno del 10% dei pazienti in necessità di trattamento è preso in carico dai servizi territoriali. Le attività di ricerca e monitoraggio condotte dall’ONA-ISS nell’ambito dei progetti e consorzi europei e internazionali di ricerca, le attività di comunicazione e prevenzione continuano a essere tra le esperienze più rilevanti e di riferimento per l’Italia fornendo, attraverso la sorveglianza del SISMA, un importante contributo di conoscenza e alla prevenzione dell’alcoldipendenza. Le linee guida per il trattamento dei DUA, rese disponibili dal Sistema linee guida ISS e pensate per le reti curanti, si affiancano agli interventi e alle iniziative di prevenzione scolastica, alla formazione sull’Identificazione Precoce e l’Intervento Breve (IPIB) dei DUA dedicate ai professionisti e agli operatori del Sistema Sanitario Nazionale (SSN). L’ampliamento delle basi di evidenze di cui poter disporre consente di mirare a un’integrazione competente del Piano nazionale di prevenzione e dei Piani regionali al fine di ispirare a un nuovo Piano Nazionale Alcol e Salute che valorizzi la collaborazione con il mondo dell’auto e mutuo aiuto. Lo scenario strategico Nelle nuove strategie, l’Action Plan (2022-2030) to effectively implement the Global strategy to reduce the harmful use of alcohol e l’European framework for action on alcohol (2022–2025), dell’OMS richiama i Governi a prevenire decessi e patologie alcol-correlate, come previsto dagli obiettivi di sviluppo sostenibili (Sustainable Development Goals – SDG) che attendevano, entro il 2025, la riduzione del 10% dei consumi dannosi (SDGs 3.5.2) e del consumo medio pro-capite (obiettivo che l’Italia non ha raggiunto) e l’incremento della copertura dei trattamenti farmacologici, bio-psico-sociali (SDGs 3.5.1), una vera sfida per il SSN per riuscire a diminuire l’impatto sociale e di salute dell’alcol e ridurre gli elevati costi che la società paga. Alle competenti autorità nazionali di tutela della salute l’OMS chiede un rinnovato sforzo per incrementare i livelli di consapevolezza su dimensioni e impatto dell’uso di sostanze e dei disturbi correlati sulla salute e sullo sviluppo psicofisico. Uno sforzo dettato dall’evidenza che non esistono livelli di consumo di alcol sicuri per la salute, in particolare nella lotta al cancro per la quale la Risoluzione del Parlamento Europeo sull’EU Beating Cancer Plan chiede strategia alcol zero per […]
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Verso un’integrazione strutturata e sistemica delle cure domiciliari per non autosufficienti in Italia – Report OECD 2025 La complessità dei bisogni delle persone che necessitano di assistenza domiciliare e le problematiche affrontate dai loro assistenti richiedono un approccio coordinato, incentrato sulla persona e sostenibile a lungo termine, che superi le tradizionali divisioni tra settore sanitario e sociale. Gli obiettivi principali di questo rapporto sono comprendere le sfide e le potenzialità associate all’integrazione dei servizi di assistenza domiciliare per le persone non autosufficienti e promuovere il progresso nelle politiche per l’integrazione dell’assistenza sanitaria e sociale. Il rapporto adotta un approccio multidisciplinare per esplorare le principali dinamiche dei settori, identificare le buone pratiche in Italia e all’estero ed evidenziare le principali innovazioni e aree di miglioramento. Particolare attenzione è rivolta alla dimensione regionale e locale, dato il crescente decentramento del sistema sanitario italiano negli ultimi due decenni. L’analisi combina una revisione delle politiche e delle pratiche esistenti con un’analisi di dati nazionali e internazionali, integrata da dati nuovi e inediti provenienti da due indagini OCSE, una riguardante regioni e province autonome italiane e l’altra 14 aree locali. Le esperienze comparate di altri paesi OCSE forniscono ulteriori spunti di riflessione sui diversi modelli di integrazione sociale e sanitaria e sulle indicazioni che tali modelli possono offrire all’Italia …leggi tutto il Rapporto OCSE fonte immagini: https://www.oecd.org/it/publications/verso-un-integrazione-strutturata-e-sistemica-delle-cure-domiciliari-per-non-autosufficienti-in-italia_d2c8dfe5-it.html
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In occasione della Giornata mondiale del mare 2026, ISDE Italia, insieme alle Società scientifiche e alle associazioni aderenti alla Campagna nazionale di prevenzione dei danni alla salute da esposizione alla plastica, pubblica il documento: “Inquinamento da mozziconi di sigarette e microplastiche”. Un rifiuto invisibile ma pervasivo I mozziconi di sigaretta rappresentano il rifiuto più disperso al mondo: ogni anno ne vengono abbandonati circa 4,5 trilioni, con effetti rilevanti sugli ecosistemi e sulla salute umana. In Europa costituiscono oltre il 23% dei rifiuti presenti sulle spiagge, mentre in Italia si registrano in media 77 mozziconi ogni 100 metri di litorale. Microplastiche e sostanze tossiche I filtri delle sigarette, composti da acetato di cellulosa, sono plastiche non biodegradabili che si frammentano in micro e nanoplastiche. Queste particelle: contaminano suolo, acque e catene alimentari rilasciano sostanze tossiche come nicotina, metalli pesanti e idrocarburi possono essere ingerite o inalate, con possibili effetti sulla salute Un solo mozzicone può contaminare fino a 1000 litri d’acqua con sostanze nocive. Un problema sanitario oltre che ambientale Il documento evidenzia come il fumo non sia solo un fattore di rischio diretto per la salute, ma anche una fonte di inquinamento diffuso. In Italia fuma circa un adulto su quattro, con una crescente diffusione tra i giovani e un aumento del policonsumo tra sigarette tradizionali, elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato. Un recentissimo studio ha evidenziato una contaminazione da microplastiche (MP) nel 94% dei campioni di tabacco da sigarette: la maggior parte delle MP rilevate (78%) era sotto forma di frammenti presumibilmente provenienti dal processo produttivo, il 37% era di polietilene, il 23,6% di polipropilene e il 22,6% di polietilene tereftalato. Norme esistenti ma applicazione insufficiente La normativa italiana vieta l’abbandono dei mozziconi e prevede sanzioni fino a diverse centinaia di euro, rafforzate recentemente anche con l’uso della videosorveglianza. Tuttavia, il fenomeno resta diffuso, segno della necessità di politiche più incisive e coordinate. La soluzione: prevenzione alla fonte Secondo i promotori della Campagna, le azioni di raccolta e sensibilizzazione sono utili ma non sufficienti. La strategia più efficace è intervenire alla radice del problema: eliminare i filtri in plastica dalle sigarette rafforzare le politiche antifumo applicare pienamente la responsabilità estesa del produttore vietare le sigarette elettroniche usa e getta Le raccomandazioni Il documento propone azioni concrete rivolte a: cittadini: smettere di fumare e non abbandonare i mozziconi amministrazioni: installare contenitori dedicati e promuovere educazione ambientale decisori politici: adottare misure normative più stringenti e coerenti Un approccio integrato per salute e ambiente L’inquinamento da mozziconi è un problema evitabile che richiede un approccio integrato tra sanità pubblica, politiche ambientali e prevenzione. Eliminare alla fonte questo rifiuto rappresenta una scelta strategica per ridurre l’impatto delle microplastiche e tutelare gli ecosistemi e la salute delle persone. leggi il documento su ISDE
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Il numero di gennaio della Newsletter dedicata alla Medicina di genere (MdG) si apre con un editoriale sulle differenze di genere nelle patologie retiniche. Il focus scientifico è dedicato alla suscettibilità sesso-dipendente agli interferenti endocrini, mentre il focus clinico alle differenze di genere nella tosse cronica. Tra le altre notizie: le differenze di genere in endoscopia digestiva; sovrappeso e obesità nell’infanzia; differenze di genere nella sindrome della bocca urente. La Newsletter è un prodotto di comunicazione ideato e sviluppato dal Centro di riferimento per la medicina di genere dell’ISS in collaborazione con il Gruppo italiano salute e genere (GISeG) e il Centro studi nazionale su salute e medicina di Genere ETS. Leggi la newsletter completa (pdf 1,3 Mb) e l’archivio sul sito del Centro studi nazionale su salute e medicina di Genere e consulta la sezione Medicina di genere su EpiCentro.
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In occasione della Giornata Mondiale della Salute 2026, l’OMS unisce e mobilita il mondo intero con il tema “Insieme per la salute. Al fianco della scienza”, celebrando il potere della collaborazione scientifica per proteggere la salute delle persone, degli animali, delle piante e del pianeta. La campagna, che durerà un anno intero, metterà in luce sia i risultati scientifici raggiunti sia la cooperazione multilaterale necessaria per trasformare le evidenze in azioni concrete. Invitiamo i governi, gli scienziati, gli operatori sanitari, i partner e il pubblico a schierarsi dalla parte della scienza per proteggere le vite umane, ricostruire la fiducia e garantire un futuro più sano. Appello all’azione: schieratevi dalla parte della scienza. Scegli le prove. Fidati dei fatti. Sostieni la sanità basata sulla scienza, per le persone, gli animali e il pianeta. Chiedi. Condividi. Schierati dalla parte della scienza. Poni una domanda sulla salute che ti sta a cuore. Spiega come la scienza contribuisce a risolverlo. Partecipa alla conversazione globale con gli hashtag #StandWithScience e #WorldHealthDay. Impegnarsi in politiche basate sulla scienza e in azioni One Health. I governi e le istituzioni sono chiamati a rafforzare gli investimenti nella scienza, a sostenere il ruolo normativo dell’OMS e a integrare le evidenze scientifiche nei processi decisionali in materia di salute, clima, alimentazione e ambiente. Attivare. Spiegare. Guidare. I centri di collaborazione e la comunità scientifica si mobilitano per rendere la scienza accessibile e comprensibile, condividere spiegazioni chiare delle evidenze, interagire con il pubblico e fungere da voci autorevoli e visibili a sostegno dei fatti e delle soluzioni basate sulla scienza. Siate ambasciatori della scienza Mostra ai pazienti e alle comunità come la scienza guida le cure e perché le prove scientifiche salvano vite umane. …leggi tutto sul sito OMS La pagina del Minstero della Salute
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Il 7 aprile si celebra la Giornata mondiale della salute. Quest’anno un’attenzione particolare va al tema dell’accesso universale alle cure, al fine di garantire che le persone in tutto il mondo, indipendentemente dalla loro condizione socio-economica, possano accedere ai servizi sanitari essenziali, tra cui prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione come diritto universale e componente fondamentale di sistemi sanitari efficaci, resilienti ed equi. Dors ha quindi scelto questa data significativa per lanciare la seconda edizione del video contest “Raccontami l’equità. Azioni, interventi e progetti per contrastare le disuguaglianze”. L’ obiettivo è quello di condividere e valorizzare progetti, interventi e azioni per promuovere la cultura di riduzione delle disuguaglianze sociali e di salute. Raccontami l’equità: da dove nasce? L’iniziativa nasce nell’ambito delle attività di ricerca, documentazione e diffusione sul tema delle disuguaglianze di salute che Dors svolge da diversi anni, divulgate attraverso il sito www.dors.it e il sito www.disuguaglianzedisalute.it. Inoltre rientra nelle azioni di supporto al Piano Regionale di Prevenzione che pone l’equità al centro dei suoi programmi. Raccontami l’equità: che cos’è? È un concorso video che invita a raccontare le azioni e gli interventi orientati all’equità, realizzati sul territorio piemontese da ASL, AO/AOU, Associazioni pubbliche e private no profit, Enti del terzo settore, Scuole di ogni ordine e grado. L’obiettivo è di condividere e valorizzare azioni per promuovere la cultura di riduzione delle disuguaglianze sociali e di salute. Il Contest prevede la raccolta di brevi video (massimo 5 minuti) che raccontino interventi, azioni e progetti (realizzati o in corso di realizzazione) sul tema dell’equità e del contrasto alle disuguaglianze. I video partecipanti saranno valutati da una giuria esperta composta da professionisti provenienti dal mondo della sanità pubblica, della scuola e dell’associazionismo no profit, con un’attenzione e sensibilità nei confronti dei temi dell’equità e del contrasto alle disuguaglianze. Raccontami l’equità: perché un video Contest? Negli ultimi anni la ricerca sulla comunicazione della salute ha fatto emergere quanto lo strumento audiovisivo sia particolarmente efficace per trasmettere contenuti importanti. Il video ha la capacità di offrire ai destinatari narrazioni più coinvolgenti rispetto a un testo, riuscendo a catturare realmente l’attenzione e a mantenerla nel tempo. Un altro aspetto importante ha a che fare con i concetti di accessibilità e comprensibilità delle informazioni in un’ottica di comunicazione inclusiva. Al contrario dei testi a stampa e dei tradizionali strumenti e canali di comunicazione, infatti, lo strumento video contribuisce ad abbassare le barriere all’informazione e a aumentare le competenze di health literacy della popolazione. Raccontami l’equità: la prima edizione 2025 Alla prima edizione del contest hanno partecipato 13 video che raccontavano progetti e interventi realizzati da ASL, Aziende Ospedaliere, Associazioni ed Enti del Terzo Settore attivi sul territorio piemontese. Tra i temi più ricorrenti il recupero del cibo e la sua distribuzione alle persone più fragili, così come le iniziative dedicate al movimento, in particolare camminate in contesti naturali montani che coinvolgono persone con difficoltà fisiche o mentali. Altri video hanno affrontato temi centrali per l’equità, come la promozione dell’allattamento al seno o le attività di lettura in biblioteca rivolte ai bambini in età prescolare, esempi concreti dell’applicazione del primo principio di Michael Marmot: dare a ogni bambino il miglior inizio di vita. Il 27 novembre 2025 presso il Centro Attività Promozione della salute di Torino, sono stati premiati i vincitori del contest. Il primo posto è stato assegnato al video Tutti frutti, realizzato dagli studenti e dalle studentesse di Creativa – il Corso di Base di Teatro Sociale e di Comunità di SCT Centre. Il secondo posto è stato conferito al video Raccontiamo la bontà, che presenta un progetto promosso dall’Associazione Veterinaria per la Cooperazione Internazionale ODV in collaborazione con numerosi partner del settore pubblico e del privato sociale, il video Ovest Food Lab si è aggiudicato il terzo posto, raccontando un progetto portato avanti dall’omonima associazione insieme a numerosi partner. L’iniziativa è attiva nei territori di Collegno, Grugliasco, Rosta, Rivoli e Villarbasse. Il progetto sostiene persone che vivono situazioni di fragilità e povertà, contrastando allo stesso tempo lo spreco alimentare grazie al recupero delle eccedenze del territorio. Raccontami l’equità: come partecipare Il bando, la presentazione del Contest, la scheda di partecipazione nonché tutti gli aggiornamenti relativi all’iniziativa, sono disponibili nell’area focus equità del sito Dors. La scadenza per la presentazione degli elaborati video è il 15 ottobre 2026. La premiazione dei video vincitori avverrà il 26 novembre 2026 in occasione di un evento dedicato. Per info e contatti: info@dors.it Raccontami l’equità: in memoria di Marina Penasso Il video Contest è dedicato alla memoria della nostra cara collega Marina Penasso, scomparsa prematuramente lo scorso 27 aprile. Marina ha lavorato a Dors per 25 anni occupandosi di ricerca e documentazione soprattutto sui temi della violenza di genere e della promozione della salute mentale ed è sempre stata un’attiva promotrice dei valori dell’equità e dell’inclusione nell’ambito della salute e del sociale. Ci sembra, dunque, un doveroso omaggio alla Marina professionista e alla Marina persona, dedicarle questa iniziativa. Immagine dell’articolo: foto scattata da Marina Penasso fonte: https://www.dors.it/2026/04/raccontami-lequita-al-via-la-seconda-edizione-del-video-contest/
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Nota di commento CGIL al disegno di legge delega sulla riorganizzazione del SSN: mancano risorse e trasparenza, rischio concreto di aumento del ruolo della sanità privata e di disuguaglianze territoriali. Nota di commento al disegno di legge delega n. 1825 “Delega al Governo per l’adozione di misure in materia di riorganizzazione e potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera e revisione del modello organizzativo del Servizio sanitario nazionale” Approvato in Consiglio dei ministri il 12 gennaio scorso e comunicato alla Presidenza del Senato il 3 marzo scorso, il provvedimento è una delega al Governo collegato al Documento programmatico di finanza pubblica 2025. Non ha efficacia immediata, è privo di risorse, troppo vago in molte sue parti, preciso solo nella volontà di richiamare la centralità degli ospedali nelle politiche sanitarie (finanziamenti dedicati e governance diretta del Ministero della salute) a scapito del territorio ma autorizza, pericolosamente, l’esecutivo a emanare, entro il 31 dicembre 2026, i decreti legislativi necessari per riformare il modello organizzativo del SSN (istituito nel 1978). La nota di commento, frutto di una elaborazione congiunta CGIL Nazionale e Funzione Pubblica CGIL offre un’analisi del disegno di legge delega per la riorganizzazione del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), evidenziando come la riforma proposta rischi di alterare i pilastri fondanti dell’universalità, della globalità e dell’equità nelle cure. Dietro obiettivi dichiarati di efficienza e modernizzazione, si scorge un progetto di profonda trasformazione del servizio pubblico verso un modello duale e frammentato. Il rischio intrinseco nelle leggi delega è che il Parlamento conferisca un “mandato” troppo generico, lasciando al Governo (e in questo caso principalmente al Ministero della Salute, al MEF e al Ministero dell’università e della ricerca) la facoltà di definire dettagli tecnici dal valore politico immenso quali lo scorporo degli ospedali d’eccellenza o le modalità di finanziamento alla sanità privata. Si ricorda che nel 2023 il Ministero istituì un tavolo tecnico, con la presenza anche delle OOSS, sulla revisione dei decreti ministeriali sugli standard ospedalieri e territoriali. Ad oggi, nonostante quel confronto e il contributo che la Fp Cgil diede a quel tavolo, non è dato conoscere l’esito dei lavori né tanto meno si ha notizia dello stato di attuazione di entrambi, se non per ciò che riguarda i periodici monitoraggi di Agenas sullo stato di attuazione del PNRR Missione 6 e sui report disponibili sempre sul sito Agenas riguardo il Programma Nazionale Esiti (PNE). In assenza di trasparenza sui lavori del tavolo tecnico e, cosa ancor più importante, sullo stato di realizzazione della Missione 6 – Salute del PNRR, il Ddl annuncia una revisione, da attuarsi con decreti delegati, dell’Assistenza ospedaliera e territoriale (DM 70/2015 e 77/2022) che avrà un importante impatto sui LEA e sui Leps, scavalcando in parte la programmazione delle singole Regioni (economica e organizzativa). Le principali direttrici di criticità approfondite nell’analisi sono le seguenti: Il Ministero della Salute accentra la governance delle alte specializzazioni, dell’innovazione tecnologica e dei grandi flussi finanziari (tutto ciò che oggi già funziona), delegando alle Regioni la gestione del territorio gravato dalle cronicità ma svuotato delle risorse necessarie. Attraverso la creazione degli “Ospedali di Terzo Livello”, la riforma equipara formalmente le Fondazioni, le strutture ecclesiastiche e no-profit alle eccellenze pubbliche e universitarie. Tale scelta risponde a storiche pressioni del mondo accademico e della sanità cattolica, garantendo loro l’accesso a canali di finanziamento diretti e sottraendoli ai vincoli della programmazione regionale ordinaria. L’introduzione degli “ospedali elettivi” prefigura una de-strutturazione del sistema per acuti che, aggirando i vincoli del DM 70/2015, rischia di tradursi in un disinvestimento nel servizio pubblico a esclusivo vantaggio della sanità privata. Tale riconfigurazione, priva di standard certi e garanzie contrattuali, trasforma la programmazione dei fabbisogni in una mera delega gestionale, minando l’integrità e l’appropriatezza delle prestazioni. La clausola di invarianza finanziaria (Art. 3) agisce ovviamente come un vincolo: qualsiasi potenziamento tecnologico o di personale è subordinato a tagli compensativi o a futuri, incerti finanziamenti da leggi di bilancio. Inoltre, la riforma ignora la frammentazione contrattuale: il personale delle nuove “eccellenze” private e religiose continuerà a operare sotto regimi contrattuali diversi (Sanità Privata), meno tutelati rispetto al pubblico, alimentando disparità di trattamento a parità di complessità assistenziale allargando così per questo strutture i margini di profitto. La valorizzazione della mobilità attiva (pazienti che si curano fuori regione), cristallizza le diseguaglianze territoriali anziché risolverle. Invece di investire nel riequilibrio tra “Nord e Sud”, la riforma incentiva la mobilità verso i grandi poli d’eccellenza, drenando risorse dai bilanci delle regioni. In conclusione, l’impianto della delega appare più come una restaurazione pre-1978, mirata a soddisfare interessi di settore piuttosto che volto a garantire la necessaria forza del servizio sanitario pubblico nel rispetto dell’universalità, globalità ed equità della salute. Un Ddl che lascia enormi spazi nei decreti attuativi a storici, e nuovi, appetiti da sempre interessati più al ritorno di un modello più vicino alle vecchie mutue (sistema assicurativo) che alla concreta attuazione dei principi della Legge 833/1978 a garanzia del diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione. Le note che seguono dettagliano articolo per articolo questi rischi. ART. 1 (Oggetto e finalità della delega) Comma 1: viene annunciata una revisione del Dlgs 502/1992 in attuazione dell’articolo 32 della Costituzione e secondo i principi contenuti nel successivo articolo 2. Il concerto obbligatorio con il MEF e l’invarianza finanziaria (art. 3) confermano che per il Governo Meloni il diritto alla salute sarà subordinato alla disponibilità di cassa. ART. 2 (Principi e criteri direttivi) Comma 1 definisce le linee operative per la riforma; annuncia una revisione del DM 70/2015 e del DM 77/2022 senza che sia disponibile un quadro d’insieme che consenta di mettere in evidenza i limiti e gli aspetti positivi di quell’impostazione, sui quali la Cgil ha prodotto più riflessioni ed elaborazioni. A distanza di dieci anni è necessario che sia messo in trasparenza, da parte delle regioni e del Ministero, l’esito e i risultati di tale processo di riorganizzazione, anche in relazione a quanto emerge annualmente dal PNE (Piano Nazionale Esiti). In assenza di chiarezza rispetto a questo, il DDL, per la formulazione piuttosto generica su questi […]
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fonte: https://cislfp.it/2026/03/25/sanita-privata-sindacati-17-aprile-sciopero-nazionale-ore-9-piazza-santi-apostoli-a-roma/ “La sanità privata sciopererà il 17 aprile con una grande manifestazione a Roma, in piazza Santi Apostoli, dalle ore 9 alle ore 13. Diciamo a gran voce ‘no’ alla penalizzazione continua di 300mila lavoratrici e lavoratori”. “Assistiamo in questi giorni a martellanti campagne di comunicazione, in particolare dell’associazione datoriale AIOP che, sui territori, prova a narrare una sanità privata in sofferenza, quasi ‘vittima’ del rapporto con il pubblico. È tempo di ristabilire la verità: sebbene sia necessario adeguare i finanziamenti, siamo di fronte a un mercato protetto dove, a fronte di un rischio d’impresa pressoché nullo, i profitti corrono mentre i salari restano congelati da oltre un decennio. Non accettiamo più questo ‘pianto’ strategico: il 17 aprile sarà sciopero nazionale per restituire dignità a oltre 300mila operatori del settore”. Lo dichiarano, in una nota unitaria, i Segretari Generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi. “Le analisi recenti di Mediobanca sul comparto – spiegano – fotografano una realtà ben diversa da quella descritta dai manifesti datoriali, rivelando un sistema che ha saputo capitalizzare le nuove dinamiche di mercato. Nel 2023, il fatturato netto complessivo dei principali player ha toccato la cifra record di 12,02 miliardi di euro, segnando una crescita strutturale del 15,5% rispetto al 2019. Non è un settore in crisi: è un comparto industriale che macina margini operativi lordi per oltre 1,1 miliardi di euro, con un incremento del 28,7% in un solo anno. Utilizzare risorse pubbliche garantite per far lievitare il patrimonio netto fino a 5,5 miliardi senza ridistribuire un solo euro a chi quelle cure le eroga materialmente è un paradosso inaccettabile”. “Mentre alcuni grandi gruppi accumulano una ‘potenza di fuoco’ finanziaria da 1,8 miliardi di euro in liquidità, le lavoratrici e i lavoratori sono intrappolati in un limbo che dura da 8 anni per la sanità privata e da ben 14 anni per le RSA, generando un divario vergognoso e ingiustificabile con i colleghi di sanità pubblica: per fare un esempio, siamo a circa 500€ di differenziale salariale mensile che separa un infermiere del privato da un collega del SSN. Questo dumping contrattuale sta svuotando le strutture, alimentando una fuga di personale verso il settore pubblico che mette a rischio la qualità stessa dell’assistenza per i cittadini più fragili”. Per Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl la strada è una sola e passa per “rinnovi contrattuali immediati, allineando diritti, tutele e salari al settore pubblico ma, soprattutto, una riforma radicale del sistema di accreditamento. Abbiamo chiesto, al Ministero della Salute e alla Conferenza delle Regioni, che le risorse pubbliche siano vincolate a criteri di accreditamento e che premino solo le aziende che rispettano i contratti firmati con le organizzazioni maggiormente rappresentative e valorizzano concretamente il lavoro. Nessun rinnovo contrattuale? Nessun accreditamento. Il 17 aprile i colleghi di sanità privata e Rsa, nelle aziende associate ad AIOP e ARIS, si fermeranno per ripartire su basi di giustizia: porteremo a Roma, in Piazza Santi Apostoli, dalle ore 9 alle ore 13, la voce di chi garantisce un servizio pubblico essenziale e non accetta più che il profitto delle strutture si regga sulla svalutazione del lavoro” (fonte) Lettera unitaria proclamazione dello Sciopero Nazionale fonte: https://www.fpcgil.it/2026/02/27/sanita-privata-e-rsa-fp-cgil-cisl-fp-e-uil-fpl-17-aprile-sciopero-nazionale-a-roma-servono-rinnovi-e-regole-certe/
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