Mentre il governo annuncia nuovi posti negli istituti penali per minorenni, un commento su The Lancet Child & Adolescent Health ricostruisce le evidenze sugli effetti della detenzione in adolescenza: più disturbi psichiatrici, più psicofarmaci, più recidiva. E ricorda che l’Italia, per anni, aveva indicato all’Europa una strada diversa. Per oltre trent’anni la giustizia minorile italiana è stata considerata un riferimento in Europa. Il codice del processo penale minorile del 1988 (DPR 448/1988) aveva posto al centro il recupero educativo dei ragazzi e le ragazze: la sospensione del processo con messa alla prova, l’irrilevanza del fatto, il carcere come misura di ultima istanza. Il titolo di un lavoro pubblicato nel 2025 sulla rivista Epidemiologia & Prevenzione sintetizza il cambiamento avvenuto da allora: la detenzione minorile in Italia sarebbe passata da modello di protezione ammirato in Europa a luogo criminalizzante e patogeno. La stessa tesi è ora al centro di un commento pubblicato a settembre su The Lancet Child & Adolescent Health da dieci clinici e ricercatori attivi in cinque Paesi europei, dal titolo The pathogenic illusion of youth incarceration: a call for abolition medicine in Europe. Testo che è tornato d’attualità dopo che il ministro della Giustizia Carlo Nordio, in seguito ai disordini delle scorse settimane, ha annunciato l’intenzione di ampliare la capienza degli istituti penali per minorenni (IPM) e di destinare ai minori alcune sezioni delle carceri per adulti. Un’inversione di rotta europea Gli autori collocano il caso italiano in una tendenza continentale. In Svezia, da maggio 2026, i quindicenni possono essere trasferiti in strutture gestite dall’amministrazione penitenziaria per adulti; in Francia, dopo una legge del giugno 2025 che ha inasprito la risposta penale verso i minori, si discute di abbassare a 16 anni la maggiore età penale. In Italia il decreto Caivano del 2023 ha ampliato i presupposti della custodia cautelare e il pacchetto sicurezza estende ai minori il fermo preventivo amministrativo; alcune proposte di legge prevedono inoltre una presunzione automatica di capacità per gli adolescenti tra 14 e 17 anni. Gli effetti sono già visibili nei numeri. Secondo i dati dell’osservatorio di Antigone richiamati nel commento, tra il 2023 e il 2024 la popolazione degli istituti minorili è cresciuta dell’80 per cento in Italia, del 50 per cento in Germania e di quasi il 20 per cento in Francia. Sul fronte delle condizioni di detenzione, il Comitato europeo per la prevenzione della tortura ha chiesto alla Spagna di abbandonare la contenzione meccanica dei ragazzi detenuti, cioè la loro immobilizzazione a letti o strutture con cinghie o fascette. Un cervello in costruzione in un ambiente patogeno L’argomento centrale del commento è di natura evolutiva. L’adolescenza è una fase di intensa riorganizzazione cerebrale, nella quale le capacità di autoregolazione e di valutazione delle conseguenze sono ancora in maturazione e l’ambiente circostante incide in misura particolare sulla traiettoria di sviluppo. Gli autori, richiamando una revisione del 2020, definiscono il carcere un ambiente strutturalmente incompatibile con uno sviluppo adolescenziale sano. A rendere il quadro più grave è la popolazione che vi entra. Una metaregressione di 25 indagini pubblicata nel 2008 aveva documentato, tra gli adolescenti detenuti, prevalenze di disturbi psichiatrici – disturbo della condotta, depressione, disturbo da deficit di attenzione e iperattività, uso di sostanze – molto superiori a quelle dei coetanei. Il Northwestern Juvenile Project, che ha seguito per 15 anni giovani entrati nel circuito della giustizia minorile negli Stati Uniti, ha mostrato che questi disturbi tendono a persistere in età adulta. Alla vulnerabilità preesistente si sommano sovraffollamento, violenza e isolamento disciplinare, oltre all’esposizione indiretta al trauma: assistere all’autolesionismo di un compagno o a una contenzione fisica, osservano gli autori, destabilizza a sua volta. In Italia il caso dell’IPM Cesare Beccaria di Milano, dove nel 2024 tredici agenti sono stati arrestati con l’accusa di abusi sistematici, è citato come esempio estremo di questa dinamica. Minori stranieri e accertamento dell’età Una parte rilevante della crescita riguarda i minori stranieri non accompagnati, che arrivano spesso con esperienze migratorie traumatiche e finiscono in detenzione in misura sproporzionata anche per la carenza di soluzioni di accoglienza alternative. Per questi ragazzi il problema si pone già all’ingresso: l’accertamento dell’età si basa ancora in larga parte su radiografie del polso e parametri biometrici, metodi con margini di errore ampi che, secondo gli autori, non dovrebbero sostituire una valutazione multidisciplinare di tipo psicosociale. Un errore di stima può determinare l’assegnazione a un circuito per adulti e l’esclusione dalle tutele previste per i minori. Il farmaco come strumento di gestione Il dato più netto riguarda i farmaci. Nei principali IPM italiani la somministrazione di psicofarmaci – soprattutto benzodiazepine, antipsicotici e ipnotici – è aumentata tra il 2023 e il 2024 in media del 41 per cento, misurata in dosi definite giornaliere (DDD), l’unità standard dell’OMS che consente di confrontare i consumi indipendentemente dalle dimensioni delle confezioni o dal numero di prescrizioni. Gli autori distinguono la cura psicofarmacologica appropriata dall’uso sistematico di sedativi per contenere le tensioni interne, una forma di contenzione farmacologica che medicalizza un disagio in larga parte situazionale ed espone i ragazzi al rischio di dipendenza iatrogena. Sul piano degli esiti a lungo termine, le evidenze raccolte nel commento convergono: la detenzione in adolescenza aumenta il rischio di depressione grave, disturbo post-traumatico da stress e disturbi da uso di sostanze, e si associa a tassi di recidiva più elevati, anche per reati violenti, rispetto ai programmi di diversione nella comunità. La misura adottata in nome della sicurezza tende quindi a produrre l’effetto opposto. Medici tra cura e custodia Il commento dedica attenzione anche alla posizione dei professionisti sanitari. Negli istituti di pena medici, infermieri e psicologi sono esposti a un conflitto di doppia lealtà, tra gli obblighi verso il paziente e le esigenze di sicurezza dell’istituzione: la richiesta di prescrivere sedativi a fini di gestione comportamentale, o la subordinazione della riservatezza e dell’indipendenza clinica ai protocolli di custodia, ne sono esempi. È una tensione che Scienza in rete ha già discusso a proposito dei medici coinvolti nelle valutazioni di idoneità al trattenimento nei CPR, e che […]
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L’infortunio che ha coinvolto Altin e Roberto è un caso sui generis, avvenuto in un contesto ad alto rischio: un cantiere autostradale, dove il traffico intenso e l’alta velocità dei veicoli rendono il lavoro particolarmente pericoloso. Quel giorno Roberto, alla guida di un furgone lanciato ad alta velocità, ha investito in pieno il furgone di Altin e della sua squadra, parcheggiato sulla corsia chiusa al traffico. Non si sa se per un colpo di sonno o per un malore. Il furgone di Altin, però, era stato sistemato con un’accortezza: le ruote erano girate verso il centro della carreggiata. Questa semplice precauzione ha fatto sì che l’urto lo spingesse verso la carreggiata e non in avanti, contro i lavoratori. Roberto ha perso la vita mentre Altin è stato portato al pronto soccorso, con lesioni non gravi. Gli altri lavoratori sono rimasti illesi. Puoi leggere la sintesi oppure la storia completa Successo o fallimento? collegarti al repertorio delle storie di infortunio fonte: https://www.dors.it/2026/10/successo-o-fallimento/
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Chiediamo: ▪ Salari più alti e contratti rinnovati, nel pubblico e nel privato, per recuperare e aumentare il potere d’acquisto delle retribuzioni. ▪ Pensioni dignitose, con la piena rivalutazione degli assegni e il blocco dell’aumento dell’età pensionabile. ▪ Un fisco più giusto e progressivo, che restituisca il fiscal drag a lavoratori e pensionati, contrasti l’evasione fiscale e riduca le disuguaglianze. ▪ Più risorse per la sanità pubblica, la scuola, l’università e le politiche sociali, per garantire servizi accessibili e il diritto alla salute, all’istruzione e all’assistenza. ▪ Un piano per il lavoro e lo sviluppo, con politiche industriali capaci di affrontare le crisi, difendere l’occupazione e sostenere le trasformazioni produttive, a partire dal Mezzogiorno. ▪ Un futuro per le nuove generazioni, attraverso il contrasto alla precarietà, il diritto allo studio, salari dignitosi e politiche pubbliche per l’accesso alla casa. ▪ Più salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, con investimenti nella prevenzione, nei controlli e nella tutela di chi lavora. ▪ Una diversa destinazione delle risorse pubbliche, privilegiando i bisogni sociali, i servizi pubblici e la qualità della vita rispetto all’aumento delle spese militari. Informazioni sullo sciopero INFORMAZIONI SULLO SCIOPERO Lo sciopero interesserà l’intera giornata di lavoro, in tutti i settori pubblici e privati, compresi quelli in appalto e strumentali, nel rispetto della legge 146/90 e delle successive modificazioni. Saranno garantite le prestazioni indispensabili previste dalla normativa vigente. Il futuro è adesso · 20 novembre 2026
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Dopo nutrizione, attività fisica e alcol si chiude con il fumo la campagna di comunicazione “The Saboteurs” lanciata dalla Joint action (JA) PreventNCD, l’iniziativa europea per il contrasto alle malattie non trasmissibili. Per rimanere in salute, il consumo di tabacco andrebbe evitato. ll comportamento individuale, però, dovrebbe essere favorito dagli ambienti in cui le persone vivono, lavorano e trascorrono il loro tempo attraverso normative sociali e di marketing e disponibilità del prodotto. Il tabacco, infatti, rimane ampiamente accessibile in molti dei luoghi in cui viviamo. La campagna “The Saboteurs”, attraverso strumenti digitali tra cui un video animato, intende mostrare come tutti gli elementi del mondo intorno a noi agiscano da “sabotatori”, ostacolando silenziosamente le scelte salutari. Il messaggio chiave, infatti, è far comprendere come il contesto di vita influisca sulla nostra salute e di come piccole azioni quotidiane inserite in ambienti di vita che siano favorevoli alla salute possano aiutarci a vivere meglio e più a lungo. Leggi il Primo Piano e guarda su YouTube il video “The Saboteurs”.
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Offrire una panoramica sulla disponibilità di dati nei flussi correnti, relativamente alla salute dei migranti, sulle criticità nel produrre informazioni per l’analisi delle disuguaglianze sociali di salute e sulle possibili strategie per rendere operativi i dati prodotti, a supporto di politiche e interventi orientati all’equità per la promozione della salute dei migranti. È questo l’obiettivo del convegno nazionale “La ricerca per la promozione della salute dei migranti: capire dalle evidenze per agire”, organizzato dal Centro nazionale per la salute globale dell’ISS tenutosi il 24 settembre scorso. Leggi l’approfondimento con i materiali del convegno ISS. Risorse utili scarica il programma (pdf 208 kb) I poster (zip 9 Mb) il volume ISTISAN Congressi 26/C6 “La ricerca per la promozione della salute dei migranti: capire dalle evidenze per agire” (pdf 910 Kb).
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La Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato della Corte dei conti ha approvato, con Delibera n. 54/2026/G, la relazione su “L’attuazione delle misure finalizzate a ridurre le liste di attesa”, esaminando lo stato di avanzamento degli interventi volti ad abbreviare i tempi di accesso alle prestazioni sanitarie, nonché l’utilizzo delle risorse finanziarie destinate allo scopo. L’analisi evidenzia che le liste di attesa continuano a rappresentare una criticità strutturale del sistema sanitario, legata non solo agli effetti della pandemia, ma anche a fattori organizzativi, gestionali e programmatori. Nonostante il rafforzamento del quadro normativo e finanziario – sottolinea la Corte – persistono difficoltà attuative, carenze di personale e differenze territoriali che limitano l’efficacia degli interventi. L’incremento dei finanziamenti non ha, inoltre, sempre prodotto risultati proporzionati in termini di prestazioni erogate e riduzione dei tempi di attesa. Nel periodo 2022-2028, le risorse destinate al contenimento delle liste di attesa ammontano a circa 3,71 miliardi di euro, mentre nel quadriennio 2022-2025, secondo i dati del Ministero della Salute, a fronte di assegnazioni statali pari a circa 1,845 miliardi di euro, ne sono stati utilizzati circa 1,58 miliardi. La scarsa completezza e uniformità delle informazioni trasmesse dalle Regioni rendono, tuttavia, non agevole una puntuale valutazione dell’impiego dei fondi e dei risultati conseguiti. In tale contesto, le misure introdotte dal D.L. n. 73 del 2024 delineano un nuovo modello di governance, fondato sul potenziamento dei sistemi di controllo, sulla digitalizzazione e sulla tempestiva disponibilità dei dati. Tale impianto, secondo la magistratura contabile, potrebbe favorire un miglioramento strutturale del sistema, i cui effetti potranno essere valutati in modo compiuto solo dopo la piena attuazione degli interventi previsti Vai al comunicato stampa. Documenti di riferimento Delibera n. 54/2026/G [1,685 MB PDF]
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Reati già previsti, pene moltiplicate e meno garanzie per i minori: il nuovo decreto scambia la propaganda penale per una politica capace di produrre sicurezza. Si può riscrivere il codice penale senza rendere più sicura una strada. Basta prendere condotte già punite, aggiungere un nome al catalogo dei reati, aumentare qualche pena e presentare il risultato come una risposta finalmente risolutiva. Il decreto-legge 22 ottobre 2026, n. 190, in vigore dal 23 ottobre, segue questa strada: alla violenza risponde semplicemente con un’altra stratificazione repressiva. La domanda che resta senza risposta è perché dovrebbero funzionare le nuove pene dove non hanno funzionato quelle precedenti. Il caso più evidente è il danneggiamento. Distruggere una vetrina durante una manifestazione era già reato: l’articolo 635 prevedeva da uno a cinque anni di carcere e una multa fino a diecimila euro. Il decreto sicurezza del 2025 aveva già alzato il minimo a un anno e sei mesi e la multa fino a quindicimila euro quando il fatto fosse commesso con violenza alla persona o minaccia. Prima ancora di misurare i risultati di quella stretta, ne arriva un’altra. Il nuovo articolo 635.1 aumenta la pena da un terzo alla metà quando agisce un gruppo organizzato, anche occasionalmente, di almeno cinque persone. Neppure il numero cinque è una scoperta. L’articolo 112 del codice penale già contempla, salvo diversa disposizione, un’aggravante quando nel reato concorrono almeno cinque persone; considera inoltre il ruolo di chi promuove, organizza o dirige la cooperazione. La nuova disposizione ha presupposti specifici e un aumento diverso: non è una copia perfetta. Ma rende difficile sostenere che lo Stato fosse disarmato davanti ai danneggiamenti di gruppo. Insomma il bulimico legislatore panpenalista torna su una condotta già punibile e su una maggiore pericolosità già riconosciuta Il nuovo delitto di «violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche» completa l’operazione. Punisce con due-cinque anni di reclusione, oltre alla multa, determinate condotte compiute in un gruppo di almeno cinque persone: uso o lancio di oggetti offensivi, concreto pericolo per le persone e danni alle cose. Occorrono questi elementi: la semplice presenza in un corteo non basta. Ma danneggiamenti, lesioni e, quando ne ricorrano i presupposti, violenza o resistenza a pubblico ufficiale erano già perseguibili. La nuova fattispecie ricompone sotto un’etichetta politicamente spendibile comportamenti che erano già largamente intercettati dall’ordinamento penale italiano. Per chi organizza o promuove il gruppo, oppure incita o istiga alle condotte previste, la pena sale a quattro-dodici anni. Anche qui il terreno non era vuoto: l’istigazione pubblica a delinquere è già punita dall’articolo 414, che contempla anche un aggravamento per l’impiego di strumenti informatici. Le fattispecie non coincidono, ma la distanza tra le pene esige una giustificazione più seria della promessa di fermezza. Quanto a devastazione e saccheggio, la pena di base era già da otto a quindici anni. E dal 2019 esisteva già un’aggravante per i fatti commessi durante manifestazioni. Il decreto aggiunge un ulteriore aggravamento per quelli commessi, durante le manifestazioni, su beni in luoghi di vendita o deposito. Ancora una volta, nessuna impunità da colmare: una sanzione già severissima da rendere più severa. Sarebbe però sbagliato liquidare tutto come una ripetizione innocua. Per i ragazzi tra quattordici e diciotto anni viene introdotta una presunzione di capacità di intendere e di volere, fino a prova contraria. Il processo minorile arretra così dall’accertamento individuale verso una risposta standardizzata. Si estende inoltre ai minori la disciplina dell’arresto in flagranza differita e si amplia la possibilità di custodia cautelare. L’annuncio è simbolico; le conseguenze sulla libertà sono concrete. Ai genitori arrivano multe, anche quando il minore non è imputabile, salvo la prova di non aver potuto impedire il fatto. Il sostegno educativo compare come una possibilità di segnalazione dopo la reiterazione e la sanzione. Prima il conto, poi eventualmente l’aiuto: una gerarchia che racconta bene l’idea di prevenzione del provvedimento. Anche il divieto del questore di radunarsi con determinate persone e l’ampliamento dell’accompagnamento e trattenimento preventivo spostano il baricentro verso il controllo anticipato. Sono poteri nuovi o estesi, da valutare per quanto incidono sulle libertà, senza confonderli con semplici ritocchi alle pene. Il bilancio finanziario rende infine esplicita la scelta politica: quasi cinque milioni di euro per cinquecento militari aggiuntivi a Milano fino alla fine dell’anno; per il resto, modifiche a costo zero. Poco impegnative dal punto di vista finanziario quanto redditizie da quello comunicativo. A farne le spese in fondo è solo il tessuto sociale di un paese sempre più sfilacciato e impaurito. Ovviamente nel decreto nessun investimento aggiuntivo nei servizi educativi e sociali chiamati a prevenire la violenza minorile. L’inutilità di questa stretta sta nella scorciatoia che propone: trattare l’esistenza di un altro reato come prova dell’esistenza di una politica di sicurezza. Il codice aveva già gli strumenti per punire gran parte delle condotte richiamate. Ciò che questo decreto non dimostra è perché aggiungere carcere, aggravanti e poteri di polizia dovrebbe impedirne la ripetizione. La propaganda ottiene subito il suo risultato: un nuovo annuncio. La sicurezza dei cittadini resta in attesa. FONTE: https://www.fuoriluogo.it/mappamondo/la-sicurezza-a-colpi-di-fotocopia/
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Campagna di comunicazione 2026-2027 per la vaccinazione contro l’influenza stagionale. “Il vaccino, la risposta che ti protegge” La campagna di comunicazione promossa dal Ministero della Salute per la stagione 2026-2027 punta a promuovere la vaccinazione come principale strumento di prevenzione dell’influenza stagionale e delle sue possibili complicanze. La vaccinazione è raccomandata e offerta attivamente e gratuitamente alle persone individuate dalle raccomandazioni nazionali, con particolare attenzione ai soggetti maggiormente esposti al rischio di complicanze. Informare in modo chiaro e corretto è fondamentale, ma non basta. È necessario partire dalle domande e dai bisogni informativi delle persone, offrendo risposte affidabili sulla sicurezza, sull’efficacia e sulle modalità della vaccinazione antinfluenzale. Passare dall’informazione al dialogo significa aiutare i cittadini a compiere scelte consapevoli e rafforzare la fiducia nella prevenzione e nel Servizio sanitario nazionale. Lo spot Il concept della campagna parte dagli interrogativi che le persone si pongono sulla vaccinazione antinfluenzale e li trasforma nel filo conduttore dei dialoghi dello spot. Attraverso un montaggio serrato e un’inquadratura in soggettiva, il racconto mette a confronto le molte domande dei cittadini – alcune semplici, altre curiose o inattese – con una risposta chiara: la vaccinazione, principale strumento di prevenzione dell’influenza e delle sue complicanze. Il medico assume un ruolo centrale quale interlocutore autorevole e punto di raccordo tra le indicazioni di sanità pubblica e le domande dei cittadini, offrendo risposte chiare e comprensibili. Il messaggio della campagna è sintetizzato nel claim: “Il vaccino, la risposta che ti protegge”. Obiettivi Informare in modo chiaro e corretto sulla vaccinazione antinfluenzale, sulla sua sicurezza e sulla sua efficacia Promuovere la vaccinazione, con particolare attenzione alle persone maggiormente esposte al rischio di complicanze Favorire il dialogo con i professionisti sanitari, aiutando i cittadini a trovare risposte affidabili ai propri dubbi Rafforzare la consapevolezza del valore della vaccinazione come scelta di prevenzione individuale e collettiva Target La campagna si rivolge alla popolazione generale, con particolare attenzione alle persone per le quali la vaccinazione antinfluenzale è raccomandata e offerta attivamente e gratuitamente. Sul sito del Ministero, area tematica Influenza, sono disponibili le informazioni aggiornate sulla vaccinazione e sui destinatari dell’offerta vaccinale. Mezzi e strumenti Lo spot radiotelevisivo, della durata di 30 secondi, sarà diffuso negli spazi RAI riservati alle pubbliche amministrazioni, tramite il Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri, e sulle principali emittenti televisive commerciali nazionali e locali. La campagna sarà, inoltre, veicolata sulle principali emittenti Tv e radio private, nazionali e locali, testate stampa, cartacee e digitali, affissioni e attraverso i canali social istituzionali del Ministero della Salute. Timing Ottobre 2026 e nel corso della stagione influenzale 2026-2027. Materiali di campagna Spot radiotelevisivo Materiali social Per approfondire Sito tematico Influenza Domande e risposte fonte: https://www.salute.gov.it/new/it/campagna-di-comunicazione/campagna-di-comunicazione-2026-2027-la-vaccinazione-contro-linfluenza/
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10 ottobre: quale è il senso di istituire e “celebrare” la giornata mondiale dedicata alla salute mentale? Perchè è necessario e importante mantenere alta l’attenzione su un tema “scomodo”, dalle dimensioni misconosciute o sottovalutate, su cui pesano pregiudizi e fatiche organizzative. Le iniziative sono molte (convegni, spettacoli, laboratori culturali, discussioni pubbliche, ecc), promosse e realizzate da istituzioni e associazioni “sensibili” e impegnate sui territori, variegate poichè rispecchiano le diverse modalità e ambito di azione di ciascun ente: ad esempio la Settimana della Salute mentale, “lanciata” a maggio di ogni anno dalla Mental Health Foundation (MHF), che per il 2026 ha prodotto 3 documenti “snelli” e chiari (tipsheet), individuati, apprezzati e tradotti da Dors sotto forma di infografiche. MHF è un’associazione di volontariato inglese che si occupa di prevenzione e promozione della salute mentale, soprattutto per i gruppi più vulnerabili, partendo dal principio che il ben-essere e la salute mentale siano un DIRITTO di ciascuna persona. Le infografiche contengono le AZIONI per proteggere/mantenere il proprio ben-essere mentale: sono basate sulle migliori evidenze, hanno l’obiettivo di stimolare/suggerire abitudini salutari e comportamenti dai benefici duraturi, e si rivolgono a tutta la popolazione, non solo a coloro che sono seguiti dai servizi, con un’attenzione particolare alle giovani generazioni. Le Azioni veicolano un messaggio-chiave importante: ciascuno di noi possiede risorse/abilità individuali preziose, utili ad affrontare e gestire la complessità della vita, che vanno “ricercate” e rinforzate attraverso strategie “semplici” facilmente integrabili nella routine quotidiana/settimanale, che vanno sperimentate e – una volta individuata la più adatta – adottate, in linea con le proprie esigenze e coi propri tempi. Questi i titoli: • Le nostre 10 azioni principali per favorire una buona salute mentale • 8 azioni per migliorare la salute mentale nel lungo termine • 10 azioni rapide per migliorare la tua salute mentale Le infografiche rappresentano uno strumento concreto che può essere diffuso in vari contesti, specialistici (ad esempio studio dei medici di medicina generale), scolastici (soprattutto istituti di istruzione superiore e università), lavorativi, associativi, sia come semplice “messa a disposizione”, sia nell’ambito di incontri informativi e formativi ad hoc. Link al sito da cui scaricare le infografiche in lingua originale: https://www.mentalhealth.org.uk/our-work/public-engagement/mental-health-awareness-week/take-action-good-mental-health Le infografiche tradotte in italiano da Dors
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Nel 2024 oltre 8 milioni di italiani sono consumatori di alcol a rischio: il 21,8% dei maschi e il 9,1% delle femmine di età superiore agli 11 anni, una percentuale che non è diminuita rispetto alle raccomandazioni di salute pubblica. La fascia di popolazione più a rischio è quella dei 16-17enni per entrambi i sessi, seguita dagli anziani ultra 65enni per i maschi e dalle 18-24enni per le femmine. Sono alcuni dei dati emersi dalla Relazione annuale sul consumo di bevande alcoliche nel nostro Paese, pubblicata dal Ministro della Salute e trasmessa al Parlamento il 15 ottobre 2026 come disposto dall’articolo 8 della legge quadro sull’alcol n.125 del 30.3.2001, che riporta anche i numeri su ricorso al Pronto soccorso, dimissioni ospedaliere per diagnosi totalmente alcol-attribuibili, mortalità alcol-attribuibile e incidenti stradali. Il documento illustra il quadro epidemiologico internazionale, nazionale e regionale del consumo di bevande alcoliche con gli ultimi dati disponibili relativi al 2024, nonché gli interventi e le iniziative intraprese dal Ministero della Salute nel 2025 e i progetti finanziati con i fondi previsti dalla legge 125/2001 e assegnati alle Regioni Capofila individuate dalla Commissione salute. Elaborata dall’ufficio 2 “Promozione dei corretti stili di vita nella popolazione” del Ministero della Salute con i dati forniti da diversi rappresentanti istituzionali tra cui l’Osservatorio Nazionale Alcol (ONA) dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), la relazione descrive lo stato dell’arte sul consumo di alcol in Italia e sull’andamento delle diverse modalità di consumo con l’obiettivo di individuare misure di contrasto atte a prevenire i rischi associati al consumo di alcol nella popolazione. Il documento è composto da due parti: la prima illustra il quadro epidemiologico correlato al consumo di bevande alcoliche in Italia e in Europa, la mortalità alcol-correlata, gli accessi al pronto soccorso e le schede di dimissioni ospedaliera con diagnosi totalmente alcol-attribuibile, gli incidenti stradali e le violazioni del codice della strada, i servizi per l’alcoldipendenza, la spesa farmaceutica, le associazioni di auto-mutuo aiuto la seconda riassume gli interventi e le iniziative di contrasto intraprese dal Ministero della Salute nel 2024, la partecipazione alle politiche internazionali, gli interventi in materia di informazione e comunicazione e l’utilizzo dei finanziamenti previsti dalla legge 125/2001. I dati epidemiologici sul monitoraggio dei consumi e sui modelli di consumo alcol-correlato sono stati elaborati dall’ONA dell’ISS e presentati come ogni anno in occasione dell’Alcohol Prevention Day (APD) 2026, evento che si è tenuto il 16 aprile 2026 in collaborazione con il Ministero della Salute, la Società Italiana di Alcologia e le associazioni sul territorio. I dati principali Nel 2024 oltre 8 milioni di italiani sono consumatori a rischio: il 21,8% dei maschi e il 9,1% delle femmine di età superiore agli 11 anni, una percentuale che non è diminuita rispetto alle raccomandazioni di salute pubblica. La fascia di popolazione più a rischio è quella dei 16-17enni per entrambi i sessi, seguita dagli anziani ultra 65enni per i maschi e dalle 18-24enni per le femmine. Per quanto riguarda la prevalenza dei consumatori a rischio nei minorenni, i dati non mostrano una differenza statisticamente significativa fra maschi e femmine, mentre per tutte le altre fasce d’età il consumo a rischio è sempre più elevato nei maschi. Sono invece 730mila i consumatori dannosi, cioè “in need for treatment” secondo il DSM-5 e assimilati clinicamente all’alcoldipendente, da prendere quindi in carico presso i servizi territoriali. A preoccupare è soprattutto la situazione dei più giovani: tra i 16 e i 17 anni quasi un ragazzo su tre presenta comportamenti di consumo a rischio, mentre tra i 18 e i 24 anni cresce il fenomeno del binge drinking, ovvero il consumo episodico eccessivo di alcol in un’unica occasione. Inoltre, come riportato nella relazione, a partire dai dati riferiti all’anno 2024 la rilevazione delle attività nel settore dell’alcoldipendenza segue un nuovo Sistema informativo sanitario per le dipendenze “SIND Alcol” (D.M. 23 dicembre 2023, G.U. 20 febbraio 2024). I dati sui servizi per le dipendenze del SSN confermano una situazione sempre più in sofferenza con la mancata intercettazione di coloro che, pur in necessità clinica di un trattamento, non fanno ricorso alle prestazioni diagnostiche e di pratica clinica del SSN, giungendo tardivamente all’attenzione clinica con progressione del danno e probabilità maggiore di mortalità prematura e disabilità. Tra le iniziative realizzate nel 2025 dal Ministero della Salute nell’ambito della prevenzione, la relazione al Parlamento riporta le attività svolte dal tavolo tecnico di lavoro istituito dal Ministero della Salute nell’ambito del Piano nazionale della prevenzione per l’elaborazione delle linee di indirizzo sull’identificazione precoce dei segnali predittivi di dipendenza patologica, al quale partecipano i ricercatori dell’ONA-ISS. Il documento punta a rafforzare gli interventi di individuazione precoce dei comportamenti problematici. Infine, in considerazione dei dati 2024 e alla luce delle imminenti scadenze degli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, l’ONA-ISS nel rapporto ISTISAN 26/4 pubblicato dall’ISS ha formulato alcune riflessioni sulle implicazioni di salute pubblica, al fine di delineare una road map di riduzione dell’impatto dell’alcol sulla salute della popolazione italiana. Emerge, infatti, la necessità di una prevenzione nazionale alcol-correlata il più efficace possibile e in grado di intercettare precocemente il maggior numero di consumatori a rischio, a sostegno anche degli obiettivi delle strategie europee e globali. Il ruolo dell’ISS L’Osservatorio Nazionale Alcol (ONA) del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha il ruolo di guida formale del monitoraggio epidemiologico del SISMA (Sistema Monitoraggio Alcol) e partecipa alle politiche internazionali. Il monitoraggio alcol-correlato in Italia consente di stimare entità e tendenza del consumo rischioso e dannoso di alcol in cui si annida il bacino dei potenziali nuovi utenti in carico ai centri e servizi di alcologia. Gli indicatori utilizzati dal SISMA, elaborati e validati dall’ONA, che è stato WHO Collaborative Centre of Research on Alcohol dal 2001 fino al 2021, producono i flussi informativi di dettaglio nazionale e regionale. Risorse utili scarica la Relazione del Ministro della salute al Parlamento sugli interventi realizzati ai sensi della Legge 30.3.2001 n. 125 “Legge quadro in materia di alcol e problemi alcol correlati”. Anno 2025 (pdf 6,7 Mb), pubblicata […]
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