Verso un’integrazione strutturata e sistemica delle cure domiciliari per non autosufficienti in Italia – Report OECD 2025 La complessità dei bisogni delle persone che necessitano di assistenza domiciliare e le problematiche affrontate dai loro assistenti richiedono un approccio coordinato, incentrato sulla persona e sostenibile a lungo termine, che superi le tradizionali divisioni tra settore sanitario e sociale. Gli obiettivi principali di questo rapporto sono comprendere le sfide e le potenzialità associate all’integrazione dei servizi di assistenza domiciliare per le persone non autosufficienti e promuovere il progresso nelle politiche per l’integrazione dell’assistenza sanitaria e sociale. Il rapporto adotta un approccio multidisciplinare per esplorare le principali dinamiche dei settori, identificare le buone pratiche in Italia e all’estero ed evidenziare le principali innovazioni e aree di miglioramento. Particolare attenzione è rivolta alla dimensione regionale e locale, dato il crescente decentramento del sistema sanitario italiano negli ultimi due decenni. L’analisi combina una revisione delle politiche e delle pratiche esistenti con un’analisi di dati nazionali e internazionali, integrata da dati nuovi e inediti provenienti da due indagini OCSE, una riguardante regioni e province autonome italiane e l’altra 14 aree locali. Le esperienze comparate di altri paesi OCSE forniscono ulteriori spunti di riflessione sui diversi modelli di integrazione sociale e sanitaria e sulle indicazioni che tali modelli possono offrire all’Italia …leggi tutto il Rapporto OCSE fonte immagini: https://www.oecd.org/it/publications/verso-un-integrazione-strutturata-e-sistemica-delle-cure-domiciliari-per-non-autosufficienti-in-italia_d2c8dfe5-it.html
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In occasione della Giornata mondiale del mare 2026, ISDE Italia, insieme alle Società scientifiche e alle associazioni aderenti alla Campagna nazionale di prevenzione dei danni alla salute da esposizione alla plastica, pubblica il documento: “Inquinamento da mozziconi di sigarette e microplastiche”. Un rifiuto invisibile ma pervasivo I mozziconi di sigaretta rappresentano il rifiuto più disperso al mondo: ogni anno ne vengono abbandonati circa 4,5 trilioni, con effetti rilevanti sugli ecosistemi e sulla salute umana. In Europa costituiscono oltre il 23% dei rifiuti presenti sulle spiagge, mentre in Italia si registrano in media 77 mozziconi ogni 100 metri di litorale. Microplastiche e sostanze tossiche I filtri delle sigarette, composti da acetato di cellulosa, sono plastiche non biodegradabili che si frammentano in micro e nanoplastiche. Queste particelle: contaminano suolo, acque e catene alimentari rilasciano sostanze tossiche come nicotina, metalli pesanti e idrocarburi possono essere ingerite o inalate, con possibili effetti sulla salute Un solo mozzicone può contaminare fino a 1000 litri d’acqua con sostanze nocive. Un problema sanitario oltre che ambientale Il documento evidenzia come il fumo non sia solo un fattore di rischio diretto per la salute, ma anche una fonte di inquinamento diffuso. In Italia fuma circa un adulto su quattro, con una crescente diffusione tra i giovani e un aumento del policonsumo tra sigarette tradizionali, elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato. Un recentissimo studio ha evidenziato una contaminazione da microplastiche (MP) nel 94% dei campioni di tabacco da sigarette: la maggior parte delle MP rilevate (78%) era sotto forma di frammenti presumibilmente provenienti dal processo produttivo, il 37% era di polietilene, il 23,6% di polipropilene e il 22,6% di polietilene tereftalato. Norme esistenti ma applicazione insufficiente La normativa italiana vieta l’abbandono dei mozziconi e prevede sanzioni fino a diverse centinaia di euro, rafforzate recentemente anche con l’uso della videosorveglianza. Tuttavia, il fenomeno resta diffuso, segno della necessità di politiche più incisive e coordinate. La soluzione: prevenzione alla fonte Secondo i promotori della Campagna, le azioni di raccolta e sensibilizzazione sono utili ma non sufficienti. La strategia più efficace è intervenire alla radice del problema: eliminare i filtri in plastica dalle sigarette rafforzare le politiche antifumo applicare pienamente la responsabilità estesa del produttore vietare le sigarette elettroniche usa e getta Le raccomandazioni Il documento propone azioni concrete rivolte a: cittadini: smettere di fumare e non abbandonare i mozziconi amministrazioni: installare contenitori dedicati e promuovere educazione ambientale decisori politici: adottare misure normative più stringenti e coerenti Un approccio integrato per salute e ambiente L’inquinamento da mozziconi è un problema evitabile che richiede un approccio integrato tra sanità pubblica, politiche ambientali e prevenzione. Eliminare alla fonte questo rifiuto rappresenta una scelta strategica per ridurre l’impatto delle microplastiche e tutelare gli ecosistemi e la salute delle persone. leggi il documento su ISDE
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Il numero di gennaio della Newsletter dedicata alla Medicina di genere (MdG) si apre con un editoriale sulle differenze di genere nelle patologie retiniche. Il focus scientifico è dedicato alla suscettibilità sesso-dipendente agli interferenti endocrini, mentre il focus clinico alle differenze di genere nella tosse cronica. Tra le altre notizie: le differenze di genere in endoscopia digestiva; sovrappeso e obesità nell’infanzia; differenze di genere nella sindrome della bocca urente. La Newsletter è un prodotto di comunicazione ideato e sviluppato dal Centro di riferimento per la medicina di genere dell’ISS in collaborazione con il Gruppo italiano salute e genere (GISeG) e il Centro studi nazionale su salute e medicina di Genere ETS. Leggi la newsletter completa (pdf 1,3 Mb) e l’archivio sul sito del Centro studi nazionale su salute e medicina di Genere e consulta la sezione Medicina di genere su EpiCentro.
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In occasione della Giornata Mondiale della Salute 2026, l’OMS unisce e mobilita il mondo intero con il tema “Insieme per la salute. Al fianco della scienza”, celebrando il potere della collaborazione scientifica per proteggere la salute delle persone, degli animali, delle piante e del pianeta. La campagna, che durerà un anno intero, metterà in luce sia i risultati scientifici raggiunti sia la cooperazione multilaterale necessaria per trasformare le evidenze in azioni concrete. Invitiamo i governi, gli scienziati, gli operatori sanitari, i partner e il pubblico a schierarsi dalla parte della scienza per proteggere le vite umane, ricostruire la fiducia e garantire un futuro più sano. Appello all’azione: schieratevi dalla parte della scienza. Scegli le prove. Fidati dei fatti. Sostieni la sanità basata sulla scienza, per le persone, gli animali e il pianeta. Chiedi. Condividi. Schierati dalla parte della scienza. Poni una domanda sulla salute che ti sta a cuore. Spiega come la scienza contribuisce a risolverlo. Partecipa alla conversazione globale con gli hashtag #StandWithScience e #WorldHealthDay. Impegnarsi in politiche basate sulla scienza e in azioni One Health. I governi e le istituzioni sono chiamati a rafforzare gli investimenti nella scienza, a sostenere il ruolo normativo dell’OMS e a integrare le evidenze scientifiche nei processi decisionali in materia di salute, clima, alimentazione e ambiente. Attivare. Spiegare. Guidare. I centri di collaborazione e la comunità scientifica si mobilitano per rendere la scienza accessibile e comprensibile, condividere spiegazioni chiare delle evidenze, interagire con il pubblico e fungere da voci autorevoli e visibili a sostegno dei fatti e delle soluzioni basate sulla scienza. Siate ambasciatori della scienza Mostra ai pazienti e alle comunità come la scienza guida le cure e perché le prove scientifiche salvano vite umane. …leggi tutto sul sito OMS La pagina del Minstero della Salute
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Il 7 aprile si celebra la Giornata mondiale della salute. Quest’anno un’attenzione particolare va al tema dell’accesso universale alle cure, al fine di garantire che le persone in tutto il mondo, indipendentemente dalla loro condizione socio-economica, possano accedere ai servizi sanitari essenziali, tra cui prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione come diritto universale e componente fondamentale di sistemi sanitari efficaci, resilienti ed equi. Dors ha quindi scelto questa data significativa per lanciare la seconda edizione del video contest “Raccontami l’equità. Azioni, interventi e progetti per contrastare le disuguaglianze”. L’ obiettivo è quello di condividere e valorizzare progetti, interventi e azioni per promuovere la cultura di riduzione delle disuguaglianze sociali e di salute. Raccontami l’equità: da dove nasce? L’iniziativa nasce nell’ambito delle attività di ricerca, documentazione e diffusione sul tema delle disuguaglianze di salute che Dors svolge da diversi anni, divulgate attraverso il sito www.dors.it e il sito www.disuguaglianzedisalute.it. Inoltre rientra nelle azioni di supporto al Piano Regionale di Prevenzione che pone l’equità al centro dei suoi programmi. Raccontami l’equità: che cos’è? È un concorso video che invita a raccontare le azioni e gli interventi orientati all’equità, realizzati sul territorio piemontese da ASL, AO/AOU, Associazioni pubbliche e private no profit, Enti del terzo settore, Scuole di ogni ordine e grado. L’obiettivo è di condividere e valorizzare azioni per promuovere la cultura di riduzione delle disuguaglianze sociali e di salute. Il Contest prevede la raccolta di brevi video (massimo 5 minuti) che raccontino interventi, azioni e progetti (realizzati o in corso di realizzazione) sul tema dell’equità e del contrasto alle disuguaglianze. I video partecipanti saranno valutati da una giuria esperta composta da professionisti provenienti dal mondo della sanità pubblica, della scuola e dell’associazionismo no profit, con un’attenzione e sensibilità nei confronti dei temi dell’equità e del contrasto alle disuguaglianze. Raccontami l’equità: perché un video Contest? Negli ultimi anni la ricerca sulla comunicazione della salute ha fatto emergere quanto lo strumento audiovisivo sia particolarmente efficace per trasmettere contenuti importanti. Il video ha la capacità di offrire ai destinatari narrazioni più coinvolgenti rispetto a un testo, riuscendo a catturare realmente l’attenzione e a mantenerla nel tempo. Un altro aspetto importante ha a che fare con i concetti di accessibilità e comprensibilità delle informazioni in un’ottica di comunicazione inclusiva. Al contrario dei testi a stampa e dei tradizionali strumenti e canali di comunicazione, infatti, lo strumento video contribuisce ad abbassare le barriere all’informazione e a aumentare le competenze di health literacy della popolazione. Raccontami l’equità: la prima edizione 2025 Alla prima edizione del contest hanno partecipato 13 video che raccontavano progetti e interventi realizzati da ASL, Aziende Ospedaliere, Associazioni ed Enti del Terzo Settore attivi sul territorio piemontese. Tra i temi più ricorrenti il recupero del cibo e la sua distribuzione alle persone più fragili, così come le iniziative dedicate al movimento, in particolare camminate in contesti naturali montani che coinvolgono persone con difficoltà fisiche o mentali. Altri video hanno affrontato temi centrali per l’equità, come la promozione dell’allattamento al seno o le attività di lettura in biblioteca rivolte ai bambini in età prescolare, esempi concreti dell’applicazione del primo principio di Michael Marmot: dare a ogni bambino il miglior inizio di vita. Il 27 novembre 2025 presso il Centro Attività Promozione della salute di Torino, sono stati premiati i vincitori del contest. Il primo posto è stato assegnato al video Tutti frutti, realizzato dagli studenti e dalle studentesse di Creativa – il Corso di Base di Teatro Sociale e di Comunità di SCT Centre. Il secondo posto è stato conferito al video Raccontiamo la bontà, che presenta un progetto promosso dall’Associazione Veterinaria per la Cooperazione Internazionale ODV in collaborazione con numerosi partner del settore pubblico e del privato sociale, il video Ovest Food Lab si è aggiudicato il terzo posto, raccontando un progetto portato avanti dall’omonima associazione insieme a numerosi partner. L’iniziativa è attiva nei territori di Collegno, Grugliasco, Rosta, Rivoli e Villarbasse. Il progetto sostiene persone che vivono situazioni di fragilità e povertà, contrastando allo stesso tempo lo spreco alimentare grazie al recupero delle eccedenze del territorio. Raccontami l’equità: come partecipare Il bando, la presentazione del Contest, la scheda di partecipazione nonché tutti gli aggiornamenti relativi all’iniziativa, sono disponibili nell’area focus equità del sito Dors. La scadenza per la presentazione degli elaborati video è il 15 ottobre 2026. La premiazione dei video vincitori avverrà il 26 novembre 2026 in occasione di un evento dedicato. Per info e contatti: info@dors.it Raccontami l’equità: in memoria di Marina Penasso Il video Contest è dedicato alla memoria della nostra cara collega Marina Penasso, scomparsa prematuramente lo scorso 27 aprile. Marina ha lavorato a Dors per 25 anni occupandosi di ricerca e documentazione soprattutto sui temi della violenza di genere e della promozione della salute mentale ed è sempre stata un’attiva promotrice dei valori dell’equità e dell’inclusione nell’ambito della salute e del sociale. Ci sembra, dunque, un doveroso omaggio alla Marina professionista e alla Marina persona, dedicarle questa iniziativa. Immagine dell’articolo: foto scattata da Marina Penasso fonte: https://www.dors.it/2026/04/raccontami-lequita-al-via-la-seconda-edizione-del-video-contest/
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Nota di commento CGIL al disegno di legge delega sulla riorganizzazione del SSN: mancano risorse e trasparenza, rischio concreto di aumento del ruolo della sanità privata e di disuguaglianze territoriali. Nota di commento al disegno di legge delega n. 1825 “Delega al Governo per l’adozione di misure in materia di riorganizzazione e potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera e revisione del modello organizzativo del Servizio sanitario nazionale” Approvato in Consiglio dei ministri il 12 gennaio scorso e comunicato alla Presidenza del Senato il 3 marzo scorso, il provvedimento è una delega al Governo collegato al Documento programmatico di finanza pubblica 2025. Non ha efficacia immediata, è privo di risorse, troppo vago in molte sue parti, preciso solo nella volontà di richiamare la centralità degli ospedali nelle politiche sanitarie (finanziamenti dedicati e governance diretta del Ministero della salute) a scapito del territorio ma autorizza, pericolosamente, l’esecutivo a emanare, entro il 31 dicembre 2026, i decreti legislativi necessari per riformare il modello organizzativo del SSN (istituito nel 1978). La nota di commento, frutto di una elaborazione congiunta CGIL Nazionale e Funzione Pubblica CGIL offre un’analisi del disegno di legge delega per la riorganizzazione del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), evidenziando come la riforma proposta rischi di alterare i pilastri fondanti dell’universalità, della globalità e dell’equità nelle cure. Dietro obiettivi dichiarati di efficienza e modernizzazione, si scorge un progetto di profonda trasformazione del servizio pubblico verso un modello duale e frammentato. Il rischio intrinseco nelle leggi delega è che il Parlamento conferisca un “mandato” troppo generico, lasciando al Governo (e in questo caso principalmente al Ministero della Salute, al MEF e al Ministero dell’università e della ricerca) la facoltà di definire dettagli tecnici dal valore politico immenso quali lo scorporo degli ospedali d’eccellenza o le modalità di finanziamento alla sanità privata. Si ricorda che nel 2023 il Ministero istituì un tavolo tecnico, con la presenza anche delle OOSS, sulla revisione dei decreti ministeriali sugli standard ospedalieri e territoriali. Ad oggi, nonostante quel confronto e il contributo che la Fp Cgil diede a quel tavolo, non è dato conoscere l’esito dei lavori né tanto meno si ha notizia dello stato di attuazione di entrambi, se non per ciò che riguarda i periodici monitoraggi di Agenas sullo stato di attuazione del PNRR Missione 6 e sui report disponibili sempre sul sito Agenas riguardo il Programma Nazionale Esiti (PNE). In assenza di trasparenza sui lavori del tavolo tecnico e, cosa ancor più importante, sullo stato di realizzazione della Missione 6 – Salute del PNRR, il Ddl annuncia una revisione, da attuarsi con decreti delegati, dell’Assistenza ospedaliera e territoriale (DM 70/2015 e 77/2022) che avrà un importante impatto sui LEA e sui Leps, scavalcando in parte la programmazione delle singole Regioni (economica e organizzativa). Le principali direttrici di criticità approfondite nell’analisi sono le seguenti: Il Ministero della Salute accentra la governance delle alte specializzazioni, dell’innovazione tecnologica e dei grandi flussi finanziari (tutto ciò che oggi già funziona), delegando alle Regioni la gestione del territorio gravato dalle cronicità ma svuotato delle risorse necessarie. Attraverso la creazione degli “Ospedali di Terzo Livello”, la riforma equipara formalmente le Fondazioni, le strutture ecclesiastiche e no-profit alle eccellenze pubbliche e universitarie. Tale scelta risponde a storiche pressioni del mondo accademico e della sanità cattolica, garantendo loro l’accesso a canali di finanziamento diretti e sottraendoli ai vincoli della programmazione regionale ordinaria. L’introduzione degli “ospedali elettivi” prefigura una de-strutturazione del sistema per acuti che, aggirando i vincoli del DM 70/2015, rischia di tradursi in un disinvestimento nel servizio pubblico a esclusivo vantaggio della sanità privata. Tale riconfigurazione, priva di standard certi e garanzie contrattuali, trasforma la programmazione dei fabbisogni in una mera delega gestionale, minando l’integrità e l’appropriatezza delle prestazioni. La clausola di invarianza finanziaria (Art. 3) agisce ovviamente come un vincolo: qualsiasi potenziamento tecnologico o di personale è subordinato a tagli compensativi o a futuri, incerti finanziamenti da leggi di bilancio. Inoltre, la riforma ignora la frammentazione contrattuale: il personale delle nuove “eccellenze” private e religiose continuerà a operare sotto regimi contrattuali diversi (Sanità Privata), meno tutelati rispetto al pubblico, alimentando disparità di trattamento a parità di complessità assistenziale allargando così per questo strutture i margini di profitto. La valorizzazione della mobilità attiva (pazienti che si curano fuori regione), cristallizza le diseguaglianze territoriali anziché risolverle. Invece di investire nel riequilibrio tra “Nord e Sud”, la riforma incentiva la mobilità verso i grandi poli d’eccellenza, drenando risorse dai bilanci delle regioni. In conclusione, l’impianto della delega appare più come una restaurazione pre-1978, mirata a soddisfare interessi di settore piuttosto che volto a garantire la necessaria forza del servizio sanitario pubblico nel rispetto dell’universalità, globalità ed equità della salute. Un Ddl che lascia enormi spazi nei decreti attuativi a storici, e nuovi, appetiti da sempre interessati più al ritorno di un modello più vicino alle vecchie mutue (sistema assicurativo) che alla concreta attuazione dei principi della Legge 833/1978 a garanzia del diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione. Le note che seguono dettagliano articolo per articolo questi rischi. ART. 1 (Oggetto e finalità della delega) Comma 1: viene annunciata una revisione del Dlgs 502/1992 in attuazione dell’articolo 32 della Costituzione e secondo i principi contenuti nel successivo articolo 2. Il concerto obbligatorio con il MEF e l’invarianza finanziaria (art. 3) confermano che per il Governo Meloni il diritto alla salute sarà subordinato alla disponibilità di cassa. ART. 2 (Principi e criteri direttivi) Comma 1 definisce le linee operative per la riforma; annuncia una revisione del DM 70/2015 e del DM 77/2022 senza che sia disponibile un quadro d’insieme che consenta di mettere in evidenza i limiti e gli aspetti positivi di quell’impostazione, sui quali la Cgil ha prodotto più riflessioni ed elaborazioni. A distanza di dieci anni è necessario che sia messo in trasparenza, da parte delle regioni e del Ministero, l’esito e i risultati di tale processo di riorganizzazione, anche in relazione a quanto emerge annualmente dal PNE (Piano Nazionale Esiti). In assenza di chiarezza rispetto a questo, il DDL, per la formulazione piuttosto generica su questi […]
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fonte: https://cislfp.it/2026/03/25/sanita-privata-sindacati-17-aprile-sciopero-nazionale-ore-9-piazza-santi-apostoli-a-roma/ “La sanità privata sciopererà il 17 aprile con una grande manifestazione a Roma, in piazza Santi Apostoli, dalle ore 9 alle ore 13. Diciamo a gran voce ‘no’ alla penalizzazione continua di 300mila lavoratrici e lavoratori”. “Assistiamo in questi giorni a martellanti campagne di comunicazione, in particolare dell’associazione datoriale AIOP che, sui territori, prova a narrare una sanità privata in sofferenza, quasi ‘vittima’ del rapporto con il pubblico. È tempo di ristabilire la verità: sebbene sia necessario adeguare i finanziamenti, siamo di fronte a un mercato protetto dove, a fronte di un rischio d’impresa pressoché nullo, i profitti corrono mentre i salari restano congelati da oltre un decennio. Non accettiamo più questo ‘pianto’ strategico: il 17 aprile sarà sciopero nazionale per restituire dignità a oltre 300mila operatori del settore”. Lo dichiarano, in una nota unitaria, i Segretari Generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi. “Le analisi recenti di Mediobanca sul comparto – spiegano – fotografano una realtà ben diversa da quella descritta dai manifesti datoriali, rivelando un sistema che ha saputo capitalizzare le nuove dinamiche di mercato. Nel 2023, il fatturato netto complessivo dei principali player ha toccato la cifra record di 12,02 miliardi di euro, segnando una crescita strutturale del 15,5% rispetto al 2019. Non è un settore in crisi: è un comparto industriale che macina margini operativi lordi per oltre 1,1 miliardi di euro, con un incremento del 28,7% in un solo anno. Utilizzare risorse pubbliche garantite per far lievitare il patrimonio netto fino a 5,5 miliardi senza ridistribuire un solo euro a chi quelle cure le eroga materialmente è un paradosso inaccettabile”. “Mentre alcuni grandi gruppi accumulano una ‘potenza di fuoco’ finanziaria da 1,8 miliardi di euro in liquidità, le lavoratrici e i lavoratori sono intrappolati in un limbo che dura da 8 anni per la sanità privata e da ben 14 anni per le RSA, generando un divario vergognoso e ingiustificabile con i colleghi di sanità pubblica: per fare un esempio, siamo a circa 500€ di differenziale salariale mensile che separa un infermiere del privato da un collega del SSN. Questo dumping contrattuale sta svuotando le strutture, alimentando una fuga di personale verso il settore pubblico che mette a rischio la qualità stessa dell’assistenza per i cittadini più fragili”. Per Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl la strada è una sola e passa per “rinnovi contrattuali immediati, allineando diritti, tutele e salari al settore pubblico ma, soprattutto, una riforma radicale del sistema di accreditamento. Abbiamo chiesto, al Ministero della Salute e alla Conferenza delle Regioni, che le risorse pubbliche siano vincolate a criteri di accreditamento e che premino solo le aziende che rispettano i contratti firmati con le organizzazioni maggiormente rappresentative e valorizzano concretamente il lavoro. Nessun rinnovo contrattuale? Nessun accreditamento. Il 17 aprile i colleghi di sanità privata e Rsa, nelle aziende associate ad AIOP e ARIS, si fermeranno per ripartire su basi di giustizia: porteremo a Roma, in Piazza Santi Apostoli, dalle ore 9 alle ore 13, la voce di chi garantisce un servizio pubblico essenziale e non accetta più che il profitto delle strutture si regga sulla svalutazione del lavoro” (fonte) Lettera unitaria proclamazione dello Sciopero Nazionale fonte: https://www.fpcgil.it/2026/02/27/sanita-privata-e-rsa-fp-cgil-cisl-fp-e-uil-fpl-17-aprile-sciopero-nazionale-a-roma-servono-rinnovi-e-regole-certe/
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Nel nuovo Piano Non Autosufficienza 2025-2027 (Dpcm e Allegati) oggetto dell’intesa in Conferenza Unificata del 18 marzo 2026, sono descritte diverse buone intenzioni ma pochissimi sono i finanziamenti destinati a realizzarle: restiamo da anni fermi a meno di 1 euro al giorno (65 centesimi di euro) destinato nei Piani agli interventi per le persone disabili e non autosufficienti (calcolate secondo il metodo Passi d’Argento e ripresi dall’Istat). Infatti, utilizzando il criterio che definisce “persone disabili” e “persone fragili” da Passi ‘d’Argento (ISS) la stima è di 4,2 milioni di persone ultra65enni, così: tre miliardi diviso in tre anni, diviso 4,2 milioni persone, diviso 365 giorni è uguale a 0,65 euro/die. Poco, davvero poco, per affrontare la fatica della Cura. Ma, attenzione, l’OCSE (Verso un’integrazione strutturata e sistemica delle cure domiciliari per non autosufficienti in Italia 2025) avverte che sono oltre 7 milioni gli anziani con limitazioni nelle attività quotidiane. Quindi la soluzione, Ministre Locatelli e Bellucci, è ancora ben lontana … C’è poi da verificare molto attentamente la definizione di “beneficiari” degli interventi del Piano all’allegato E e poi al paragrafo 2.2 “Definizione dei criteri di identificazione dei destinatari e di accesso alle prestazioni del Piano” che, senza chiarimenti, potrebbero preludere ad una selezione avversa … Questo è il parere di SOS Sanità Vedi la valutazione di CGIL e SPI CGIL
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Il database di indicatori sul sistema sanitario e sulla salute in Italia è strutturato in maniera tale da poter essere interrogato dal software HFA fornito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità adattato alle esigenze nazionali. Attualmente il database contiene 4000 indicatori. Con gli aggiornamenti periodici vengono aggiornati gli indicatori all’ultimo anno disponibile, vengono ampliate le serie storiche andando a ritroso nel tempo, viene potenziata l’informazione a livello provinciale, vengono aggiunti nuovi indicatori. Il software consente di rappresentare i dati statistici in forma grafica e tabellare e di effettuare semplici analisi statistiche. Si possono quindi visualizzare le serie storiche degli indicatori, effettuare delle semplici previsioni e confrontare più indicatori in diversi anni per tutte le unità territoriali disponibili. È possibile fare ciò con l’ausilio di tabelle, grafici (istogrammi, grafici lineari, di frequenze, rette di regressione con calcolo del coefficiente di correlazione, ecc…) e mappe. Tali rappresentazioni possono essere esportate in altri programmi (per esempio Word, Excel o Power Point) o stampate direttamente a colori o in bianco e nero. Nella nuova versione si segnala che è stata revisionata la sezione della “Fecondità”. In particolare sono stati inseriti dei nuovi indicatori calcolati dalla fonte “Certificato di assistenza al parto” per gli anni dal 2020 al 2024. In particolare sono stati aggiunti il numero dei parti, la percentuale di parti da donne primipare, l’età media delle donne primipare, la percentuale di parti plurimi, la percentuale di parti per settimana di gestazione. Relativamente alla sezione della “Natimortalità” è stato ricalcolato il tasso di natimortalità secondo le nuove indicazione dell’OMS (si veda scheda metadati) ed è stato inserito il nuovo indicatore tasso di mortalità perinatale. Sono state aggiornate le serie storiche delle seguenti sezioni, o parte di esse: Gruppo 1: Contesto socio-demografico Sezione 4: Fecondità (per gli indicatori 0200-0209) Sezione 6: Aborti spontanei Sezione 7.3: Natimortalità Gruppo 3: Stili di Vita Sezione 1: Dati antropometrici dichiarati (per gli indicatori 2060-2065) Gruppo 6: Limiti funzionali e dipendenze Sezione 2: Ospedalizzazione dei pazienti affetti da disturbi psichici Sezione 2.1: Ospedalizzazione dei pazienti affetti da disturbi psichici per ritardo mentale Sezione 2.2: Ospedalizzazione dei pazienti affetti da disturbi mentali senili e organici Sezione 2.3: Ospedalizzazione dei pazienti affetti da disturbi psichici affettivi Sezione 2.4: Ospedalizzazione dei pazienti affetti da disturbi psichici per schizofrenia e disturbi correlati Sezione 2.5: Ospedalizzazione dei pazienti affetti da disturbi psichici per ansia, disturbi somatoformi, dissociativi e della personalità Sezione 2.6: Ospedalizzazione dei pazienti affetti da disturbi psichici dell’età preadulta Sezione 3.2: Ospedalizzazione dei pazienti affetti da disturbi psichici per dipendenza o abuso di droghe Sezione 4.2: Ospedalizzazione dei pazienti affetti da disturbi psichici per abuso di alcol Gruppo 8: Assistenza sanitaria Sezione 4: Attività ospedaliera in generale Gruppo 9 : Attività ospedaliera per patologia Tutte le sezioni Gruppo 10: Le risorse sanitarie Sezione 1: Le risorse finanziarie (per gli indicatori 9020, 9030-9032, 9040-9043) Si fa presente che Le istruzioni per il funzionamento e le informazioni sul contenuto del database sono disponibili nel file HELP.html. E’ stata disattivata la voce Help-Contenuti all’interno dell’applicativo. Si segnala che tutte le pubblicazioni Istat citate nelle schede informative sono reperibili agli indirizzi: http://www.istat.it/it/prodotti https://esploradati.istat.it/databrowser/ Installazione – Health for All Il sistema informativo è compatibile solo con il sistema operativo Windows. Prima dell’installazione si consiglia di visualizzare la Lista degli indicatori per verificare che il contenuto sia di proprio interesse. Chi ha già installato una versione precedente del programma deve eliminarla prima dell’installazione della versione attuale: l’eliminazione si effettua cancellando la directory del programma e tutti i files in essa contenuti. Creare una nuova directory (per es. HFA) Scaricare il HFA.zip nella directory creata e decomprimerlo Per avviare il programma lanciare il file HFA.EXE Scaricare il HELP.zip nella directory creata e decomprimerlo Seguire le istruzioni presenti nel file HELP.html fonte: https://www.istat.it/sistema-informativo-6/health-for-all-italia/
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Focus n. 3/2026 “Pubblico e privato in sanità: il finanziamento, la produzione e le imprese” Testo integrale Stampa sintesi Comunicato stampa Finanziamento SSN sotto media UE, spesa sanitaria/PIL 2025 al 6,3 per cento Al settore privato un terzo della spesa pubblica sanitaria Potenziali criticità su equità ed efficienza Spesa sanitaria pubblica al 73,1 per cento del totale nel 2024 rispetto media UE all’80 per cento Spesa diretta delle famiglie al 23,6 per cento, circa 9 punti sopra la media europea Triplicati gli iscritti ai fondi sanitari privati da 5,8 a 16,3 milioni tra il 2013 e il 2023 Scesa di 5 punti rispetto al 1995 la quota pubblica nella creazione di valore aggiunto sanitario soprattutto per diminuzione del personale, ora in parziale recupero Sostegno pubblico attraverso il sistema fiscale: nel 2023 4,6 mld di detrazioni per spese sanitarie e 1,5 mld di minori introiti tributari e contributivi per agevolazioni a sanità integrativa Dalla filiera della salute oltre 69 miliardi di valore aggiunto e 1,2 milioni di posti di lavoro Produzione privata di beni e servizi sanitari in crescita, con evidenti processi di concentrazione …LEGGI IL COMUNICATO Il Focus analizza il ruolo del mercato nel sistema sanitario italiano, caratterizzato dalla presenza di un Servizio sanitario nazionale (SSN), ovvero un modello fondato sul finanziamento tramite fiscalità generale (pur in presenza di forme di compartecipazione alla spesa) e sui principi di universalità della copertura, equità nell’accesso, globalità delle prestazioni (comprendenti prevenzione, cura e riabilitazione), uniformità territoriale e integrazione dei servizi. Il sistema si caratterizza per una struttura produttiva mista: quasi un terzo della spesa pubblica è destinato a servizi erogati da fornitori privati. Sul versante del finanziamento, il SSN copre meno di tre quarti della spesa sanitaria complessiva (contro poco oltre l’80 per cento nell’intera UE), mentre la spesa diretta delle famiglie risulta relativamente elevata (quasi 9 punti percentuali al di sopra di quella media UE) ed è prevalentemente indirizzata a prestazioni di cura e riabilitazione, piuttosto che all’assistenza di lunga durata, come avviene nei paesi caratterizzati da un più marcato intervento pubblico. Nel Focus si forniscono evidenze utili a valutare se sia in atto, e in quale misura, un processo di privatizzazione dei servizi sanitari, sia sul piano della copertura dei costi, sia su quello della proprietà dei fornitori. Tale processo è oggetto di interpretazioni divergenti: da un lato, viene considerato come un possibile fattore di indebolimento del SSN, in quanto potenzialmente in grado di minarne i principi fondanti; dall’altro, come un’evoluzione difficilmente evitabile, se non auspicabile, in risposta all’aumento dei bisogni sanitari connessi con l’invecchiamento della popolazione e con il progresso tecnologico, che comporta l’introduzione di nuove cure spesso più costose. La valutazione complessiva del fenomeno risulta, in ogni caso, complessa e articolata. La natura ibrida del servizio sanitario italiano è riconducibile, in parte, a scelte adottate al momento dell’istituzione del SSN. A differenza del modello britannico, la cui nascita nel 1948 ha portato alla nazionalizzazione degli ospedali, in Italia è stato mantenuto il sistema delle convenzioni con soggetti privati, successivamente sostituto dal meccanismo dell’accreditamento e della stipula di contratti. Il ruolo dei produttori privati si è rafforzato in alcune fasi, in particolare nei primi anni Novanta e nel corso del secondo decennio degli anni Duemila. In quest’ultimo periodo si è osservato un ridimensionamento del SSN, accompagnato da una significativa contrazione del personale, che ha ridotto il contributo del sistema pubblico alla produzione di servizi sanitari a favore di quello privato. La produzione privata di servizi sanitari rappresenta oggi un comparto dinamico e in espansione, caratterizzato anche da rilevanti processi di concentrazione, soprattutto in specifici segmenti. Sul versante del finanziamento, alla già elevata incidenza della spesa diretta delle famiglie rispetto agli standard europei, si affianca il recente e significativo incremento della spesa intermediata da assicurazioni, mutue e fondi sanitari che, pur rimanendo ancora contenuta, ha contribuito a rafforzare ulteriormente il ruolo del mercato nella sanità. Negli anni più recenti e, in particolare, durante l’emergenza sanitaria, il processo di ridimensionamento del SSN ha mostrato segnali di parziale inversione. La brusca e drammatica presa di coscienza della carenza di personale – che ormai contraddistingueva il SSN – ha infatti determinato una ripresa dei reclutamenti, sebbene ancora insufficiente e solo in parte strutturale. Permangono, tuttavia, rilevanti criticità in termini di attrattività del SSN, legate sia al livello delle retribuzioni sia alle condizioni di lavoro, anche alla luce del fatto che il finanziamento pubblico del sistema si è stabilizzato, rispetto al PIL, sui livelli analoghi a quelli precedenti la pandemia. Recentemente, le relazioni tra settore pubblico e privato si sono ulteriormente intensificate. Mentre accreditamenti, convenzioni e contratti consentono al SSN di acquisire sul mercato le prestazioni da fornire ai cittadini, fondi e mutue sanitari possono accedere alle strutture pubbliche mediante accordi sulla libera professione in intramoenia. Alcuni osservatori caldeggiano una maggiore integrazione tra pubblico e privato come risposta alla domanda di prestazioni dei cittadini non soddisfatta dal SSN. In questa direzione sembrerebbe collocarsi il DDL delega per la riorganizzazione e potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera e revisione del modello organizzativo del Servizio sanitario nazionale, approvato dal Governo il 12 gennaio scorso. Il provvedimento prevede, tra l’altro, la revisione della classificazione degli ospedali e l’introduzione di “ospedali di terzo livello”, strutture di eccellenza a livello nazionale, con un ruolo extraregionale nel SSN, che potranno essere a titolarità e gestione di privati – inclusi fondazioni, associazioni ed enti ecclesiastici – cui saranno destinate specifiche risorse pubbliche, non ancora quantificate, per coprire gli oneri relativi alle funzioni assistenziali a livello nazionale. Occorre tuttavia sottolineare che la natura e la missione delle strutture private, anche quando operano nell’ambito del SSN, non sono del tutto assimilabili a quelle degli Enti pubblici. Le prime perseguono obiettivi di profitto – nel caso delle imprese for profit – o, comunque, di espansione del fatturato, mentre la missione del SSN è la garanzia del diritto fondamentale alla salute, con un limite all’espansione della spesa – sia pure di difficile identificazione e applicazione – dato dal vincolo di efficacia e appropriatezza di quanto erogato. Guardando più in dettaglio alle evidenze emerse in questo Focus, va osservato che, in poco più di un decennio […]
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