Il Governo non coglie la priorità della sanità. di Susanna Camusso

La senatrice Dem critica le scelte di bilancio del Governo e chiede di rafforzare gli organici del Ssn anche per affrontare le liste d’attesa. Nel mirino poi il crescente ricorso alla sanità privata e le intese sull’autonomia differenziata, che rischiano di aggravare i divari territoriali nell’accesso alle cure. E sul futuro della Ssn si dice ottimista solo a patto che cambi la maggioranza.

La manovra di bilancio non risponde alla richiesta di maggiori risorse per la sanità avanzata dalle Regioni e rischia di aggravare le difficoltà di un Servizio sanitario nazionale già alle prese con carenze di personale, liste d’attesa e crescenti disuguaglianze nell’accesso alle cure.

È tranchant il giudizio di Susanna Camusso, senatrice del Partito Democratico e componente della Commissione Affari Sociali a Camerae Sanitatis. Il Governo continua a non riconoscere la centralità del finanziamento pubblico della sanità, mentre il peso della spesa sanitaria rispetto al Pil continua a diminuire. Una scelta che mette a rischio non soltanto il diritto individuale alla salute, ma anche la capacità del sistema di garantire prevenzione e assistenza a una popolazione sempre più anziana e caratterizzata da un crescente peso delle cronicità.

Non solo, la senatrice Dem affronta anche il rischio di una progressiva privatizzazione dell’assistenza, la necessità di tornare a investire sul personale sanitario e le criticità dell’autonomia differenziata, che considera un’operazione politica destinata ad accentuare le disuguaglianze territoriali.


Intervista di Ester Maragò

Manovra, servono più risorse per garantire il diritto alla salute

Sulla prossima legge di Bilancio, Camusso ricorda come il ministro Schillaci e, soprattutto, tutte le Regioni, indipendentemente dal colore politico, abbiano indicato con chiarezza la necessità di un significativo incremento delle risorse per consentire al Servizio sanitario nazionale di assolvere pienamente alla sua funzione fondamentale: garantire il diritto alla salute a tutti i cittadini.

Una richiesta che, a suo giudizio, non ha trovato risposta già dal Documento programmatico di bilancio. “Mi sembra assolutamente evidente che il Governo non colga questa priorità”, osserva, richiamando le conseguenze della rinuncia alle cure e dell’insufficiente capacità del sistema pubblico di rispondere ai bisogni di salute.

Il problema, sottolinea, non riguarda soltanto i cittadini che non riescono ad accedere alle prestazioni, ma l’intera collettività. La riduzione della capacità di prevenzione e di cura, in una società caratterizzata dall’invecchiamento della popolazione e dal crescente peso delle cronicità, rischia infatti di compromettere la qualità della vita e la tenuta sociale del Paese.

Per Camusso è quindi necessario rivedere le priorità di bilancio, anche alla luce degli impegni assunti dal Governo per l’aumento della spesa militare. Invita quindi a interrogarsi sull’urgenza di questi investimenti rispetto alla necessità di tutelare la spesa sociale, sottolineando come le scelte di oggi possano avere conseguenze durature sulla salute della popolazione.

Privatizzazione, il rischio di un Ssn sempre più debole

Un altro fronte critico riguarda il progressivo ampliamento del ruolo della sanità privata e delle assicurazioni nel sistema di assistenza. A suo giudizio, dietro il ricorso al cosiddetto “secondo pilastro” si nasconde il rischio di trasformare la capacità economica individuale in un fattore determinante per l’accesso alle cure, mettendo in discussione il principio universalistico del Ssn.

La questione non riguarda soltanto le disuguaglianze tra cittadini, ma anche il progressivo indebolimento della sanità pubblica. La mancanza di investimenti, di professionisti e di adeguate condizioni per garantire la qualità della ricerca rischia infatti di compromettere il servizio pubblico, senza che il ricorso al privato rappresenti necessariamente una garanzia di maggiore qualità.

La senatrice Dem contesta il modello adottato  che, anziché rafforzare il Ssn, ha progressivamente ampliato le funzioni attribuite alle farmacie e gli spazi della sanità convenzionata, senza determinare una reale riduzione della spesa pubblica. Il risultato, sostiene, è stato un impoverimento del servizio sanitario.

Personale sanitario, bisogna tornare ad assumere

Per invertire questa tendenza, Camusso indica una priorità precisa: rafforzare gli organici del servizio pubblico, intervenendo contemporaneamente sulle retribuzioni e sull’organizzazione del lavoro. “Bisogna tornare ad assumere”, afferma, sottolineando come le difficoltà dei professionisti sanitari non possano essere ricondotte esclusivamente alla questione salariale. “Sono sottoposti a turni particolarmente gravosi, in un contesto organizzativo che spesso non consente di valorizzarne le competenze e di garantire condizioni di lavoro adeguate” aggiunge.

La senatrice distingue inoltre tra le diverse carenze professionali: per i medici il problema riguarda soprattutto alcune specializzazioni e la disponibilità di professionisti all’interno del Ssn, mentre per gli infermieri la carenza è più generalizzata. Una situazione che, se non affrontata con interventi strutturali, rischia di alimentare ulteriormente l’uscita dei professionisti dal servizio pubblico e il deterioramento della qualità dell’assistenza. Per Camusso, tuttavia, la crisi può ancora essere superata, purché si intervenga sulle sue cause.

Autonomia differenziata, “Un’operazione tutta politica”

Particolarmente critico il giudizio sull’autonomia differenziata, dopo il via libera definitivo del Consiglio dei ministri agli schemi di intesa con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto. Camusso contesta innanzitutto l’impostazione delle intese, che definisce “fotocopia”, nonostante le profonde differenze tra i territori e i rispettivi sistemi sanitari. “È una strana autonomia differenziata, a me sembra molto una modalità per riproporre una diversità a priori tra le Regioni”, osserva.

Il rischio principale è quello di accentuare le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure, aggravando anche il fenomeno della mobilità sanitaria e le conseguenze economiche e sociali per le famiglie costrette a spostarsi per ricevere assistenza.

La senatrice mette inoltre in discussione l’idea che l’autonomia possa rappresentare un incentivo al miglioramento delle performance regionali. A suo giudizio, le difficoltà dei sistemi sanitari, comprese quelle delle Regioni settentrionali, dimostrano che non esiste un modello automaticamente esportabile. Richiama in particolare la Lombardia, dove, sostiene, i divari e le liste d’attesa continuano ad aumentare.

Respinge anche la logica di premiare le Regioni considerate più efficienti e penalizzare quelle in difficoltà. Al contrario, sostiene, i territori che presentano maggiori criticità dovrebbero ricevere investimenti più consistenti, proprio per ridurre i divari esistenti. Un’impostazione che, secondo la senatrice, non risponde ai bisogni dei cittadini ma a una diversa distribuzione di poteri e risorse tra i territori. Su questo punto è chiara: si tratta di “un’operazione tutta politica”, che rischia di dividere ulteriormente il Paese.

Liste d’attesa, senza personale gli interventi non bastano

Sul fronte delle liste d’attesa, sollecitata sulle criticità evidenziate dalla Corte dei conti, giudica insufficienti le misure adottate finora. A suo avviso, gli interventi si sono concentrati prevalentemente sugli strumenti di controllo, sui flussi informativi e sui rapporti tra Stato e Regioni, senza affrontare il nodo fondamentale: la carenza di personale e la conseguente difficoltà di garantire un volume adeguato di prestazioni.

“Si girava intorno al problema”, osserva. “Ci siamo concentrati sulle modalità di intervento dello Stato nelle Regioni, sui flussi informativi e sull’organizzazione dei centralini, quando il vero problema è la carenza di personale. Se avessimo investito seriamente sugli organici, anziché ricorrere a interventi tampone, oggi probabilmente discuteremmo di quanto si sono ridotte le liste d’attesa”.

In questo scenario, evidenzia, emerge anche una contraddizione nell’impostazione del Governo: da un lato si promuove l’autonomia differenziata, dall’altro si ricorre a interventi centralizzati quando emergono le difficoltà organizzative delle Regioni. Il risultato, secondo Camusso, è che le liste d’attesa continuano a rappresentare un ostacolo all’accesso alle cure, mentre il ricorso alla sanità privata rischia di diventare una risposta sempre più diffusa alle carenze del sistema pubblico.

E sul futuro del Ssn, Camusso non rinuncia a una stoccata politica: “Sono ottimista solo se cambiamo la maggioranza di questo Paese”.

fonte: https://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/camerae-sanitatis-intervista-a-susanna-camusso-pd-il-governo-non-coglie-la-priorita-della-sanita-e-sullautonomia-differenziata-spacca-litalia/

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