Rileggendo gli scritti di Alessandro Margara contenuti nell’antologia “La giustizia e il senso di umanità”, curata da Franco Corleone e edita dalla Fondazione Michelucci Press, ci possiamo imbattere in un saggio intitolato “A proposito delle leggi razziste e ingiuste”. Il testo è del 2009, di poco successivo all’approvazione del pacchetto sicurezza Maroni: un’acuta analisi della normativa di quel tempo e un invito appassionato a praticare una «resistenza giudiziaria alle leggi ingiuste e razziste».
Dal 2009 ad oggi, la produzione di leggi ingiuste e razziste si è moltiplicata: dal decreto Minniti del 2017 ai decreti Cutro, Caivano, Albania, si registra una serie lunghissima di provvedimenti di legislazione d’urgenza all’insegna del securitarismo, del panpenalismo, dell’esclusione sociale, dell’erosione dei diritti e del razzismo. Da ultimo, il recente decreto sicurezza (D.L. 48/2025 convertito in L. 80/2025) ha rappresentato una accelerazione verso un’impronta sempre più autoritaria, tanto nei contenuti quanto nei metodi, con un vero e proprio salto di qualità, che Grazia Zuffa avrebbe detto frutto di una: «disinvoltura istituzionale» della destra al Governo. Nei metodi, si è passati dall’abuso della decretazione d’urgenza, alla sottrazione al Parlamento di un disegno di legge in discussione. Nei contenuti, come ha sottolineato nei giorni scorsi Stefano Anastasia, durante la Summer School di Forum Droghe, il decreto si caratterizza rispetto alla storia delle politiche di sicurezza in quanto provvedimento orientato esplicitamente non alla tutela dei cittadini o di alcuni gruppi sociali ma a quella delle forze di polizia. Addirittura si prevede la criminalizzazione delle azioni di resistenza passiva dei detenuti e il peggioramento del Codice Rocco per le detenute incinte o madri di un figlio/a sotto un anno di età.
Cosa possiamo fare di fronte al restringimento della dialettica democratica, alla proliferazione di leggi criminogene e all’attacco all’eguaglianza dei diritti? La Società della Ragione ha scelto di dedicare alla riflessione attorno a questo interrogativo il proprio seminario annuale.
Dal 12 al 14 settembre, a Paluzza (UD), giuristi, sociologi, psicologi, politologi, politici, esponenti di movimenti e forze sociali cercheranno di mettere insieme “una cassetta degli attrezzi”, interrogandosi sugli strumenti e i modi per costruire spazi e forme di resistenza. Il seminario sarà strutturato in tre sessioni. La prima “il restringimento della dialettica democratica” sarà dedicata all’analisi della condizione presente: lo svuotamento del ruolo del parlamento, l’egemonia dell’esecutivo, l’uso distorto del diritto come arma contro il dissenso, il ricorso a misure amministrative di controllo. La seconda “strumenti e spazi per il dissenso” approfondirà alcuni degli strumenti giuridici e democratici che possono sostenere le istanze di cambiamento: la litigation strategy, il referendum, l’informazione e le azioni nonviolente. La terza sessione “Le forme delle resistenze” sarà dedicata al confronto tra realtà associative, movimenti sociali e forze sindacali per tessere alleanze tra soggetti diversi.
In questo primo seminario senza Grazia Zuffa, la discussione sarà orientata dalle parole da lei pronunciate in apertura del seminario del 2022, quell’invito alla elaborazione di «un pensiero, come quello delle nostre associazioni, che è radicato nell’esperienza, che è radicato nel fare politica, proprio a risottolineare un’idea di costruzione di un pensiero e di un’elaborazione che ha collegamento col fare e che parte dal fare, con un percorso in doppia direzione». Sempre con Grazia!
Il programma del seminario è disponibile a questo link: https://www.societadellaragione.it/primo-piano/gli-spazi-del-dissenso/. Sarà possibile seguire il seminario a distanza.
