Droghe e diritti. Al centro le donne e le ragazze. di Susanna Ronconi

Susanna Ronconi presenta il report del’Alto Commissariato per i diritti umani sugli effetti delle politiche sulle droghe su donne e ragazze per la rubrica di Fuoriluogo.


Tra il 2015 e il 2025, lo Human Rights Council (HRC) dell’ONU è entrato a pieno titolo nel campo delle politiche globali delle droghe, portando, grazie a quattro Risoluzioni, l’approccio dei diritti umani in un settore fino ad allora precluso a questo sguardo e al controllo di agenzie diverse da UNODC, United Nations Office on Drugs and Crime. Soprattutto la Risoluzione 60/26 del 2025, The human rights implications of drug policy, ha segnato un cambio di passo, in tre ambiti: maggior ruolo e autonomia del HRC nel partecipare ai dibattiti sulle politiche in materia di droga; un più forte mandato dell’ Office of the United Nations High Commissioner for Human Rights (OHCHR) su raccomandazioni mirate ad armonizzare le politiche sulle droghe e gli standard dei diritti umani; estensione del linguaggio dei diritti umani al campo delle droghe.

Ora, un nuovo passo si è aggiunto a settembre, con un report dello OHCHR sulle sfide aperte in modo particolare in riferimento ai diritti delle donne e delle ragazze. Una lettura degli effetti del proibizionismo in un’ottica di genere necessaria, come confermato dall’autorevole British Medical Journal: «La guerra alla droga è una guerra alle donne», titolava l’editoriale del BMJ il 16 settembre.

Tra i punti chiave, quelli inerenti la sfera del penale e della giustizia: donne e ragazze affrontano rischi maggiori di molestie, violenza e discriminazione a causa delle leggi punitive sulle droghe, e nei contesti autoritari e di repressione militarizzata del traffico di droga, le donne corrono un alto rischio di subire torture, violenza sessuale e maltrattamenti durante l’arresto, la detenzione e l’incarcerazione. L’attuale impatto della crescente penalizzazione per le condotte minori, che riguardano la gran parte delle donne, sta comportando un aumento percentuale delle donne detenute per reati droga correlati molto superiore a quello dei maschi.

Un’area importate di violazioni è quella del diritto alla salute e dei diritti sociali: la criminalizzazione scoraggia dal cercare assistenza sanitaria, anche per la salute sessuale e riproduttiva. L’accesso a servizi sanitari e di riduzione del danno sensibili alle questioni di genere è limitato. Le donne che fanno uso di droghe sono doppiamente stigmatizzate, anche come madri, e rischiano di perdere l’affidamento dei figli. Una lettura intersezionale evidenzia come donne e ragazze appartenenti a minoranze razziali e quelle con identità di genere non conforme subiscono discriminazioni molteplici, e sono sovra-rappresentate nelle carceri per reati minori legati alla droga. Le donne che vivono in aree di coltivazione sono affette dall’esposizione alle sostanze usate per eradicare le colture, come i pesticidi, con conseguenze negative anche per la loro salute riproduttiva.

Il Rapporto indica alcune linee d’azione, che ruotano attorno alla priorità di decriminalizzare il possesso di droghe per uso personale, limitare il riscorso alla detenzione e assicurare gli standard di rispetto dei diritti umani. Nell’erogare le sanzioni vanno tenute in conto le responsabilità di cura, le storie di violenza, coercizione e povertà. Tutte le norme vigenti devono essere riviste per eliminare le discriminazioni su donne e ragazze, donne indigene e di discendenza africana e altre minoranze e tutti i servizi sociali e sanitari devono esse accessibili e disegnati con attenzione alle esigenze di genere. Sul piano sociale, priorità va data a protezione sociale, alloggio, istruzione, occupazione, assicurando che l’accesso al welfare non sia condizionato all’astinenza o a trattamenti obbligatori. Infine ma non ultimo: è necessario assicurare la partecipazione di donne e ragazze che usano alla progettazione, implementazione e valutazione delle politiche sulle droghe.

Report e approfondimenti su fuoriluogo.it/donne


Susanna Ronconi

Dall’inizio degli anni ’90 ha lavorato nella Riduzione del Danno (RdD), coordinando uno dei primi interventi di strada, a Torino. Oggi svolge attività di ricerca, formazione, progettazione e supervisione nei campi delle dipendenze, delle marginalità sociali e del carcere, con una attenzione particolare ai temi di genere e dei diritti umani. Ha partecipato al Tavolo interministeriale che ha stilato le Linee guida sulla RdD nel 2000, oggi fa parte del Gruppo regionale piemontese sulla RdD. Dal 1996 è attiva in Forum Droghe, di cui è stata presidente e membro del Comitato scientifico. Rappresenta l’Associazione al Civil Society Forum on Drugs presso la Commissione Europea. Tra le sue pubblicazioni: Città droghe sicurezza (con M. Brandoli, Franco Angeli 2007), Recluse. Lo sguardo femminile sul carcere (con G. Zuffa, Ediesse 2014) e Droghe e autoregolazione. Note per consumatori e operatori (con G. Zuffa, Ediesse 2017)

Print Friendly, PDF & Email