La ragioneria generale dello Stato(1), l’Ufficio Parlamentare di Bilancio (2), l’Istat (3) hanno certificato che la spesa a carico delle famiglie per la sanità ha superato di gran lunga la cifra record dei 40 miliardi nel 2024 (circa 46 miliardi), contro i 37 del 2019.
Per l’assistenza sociale i dati sono altrettanto preoccupanti. Limitandoci alle persone anziane non autosufficienti, la spesa per il lavoro di cura svolto dalle assistenti familiari riguarda quasi novecentomila persone tra lavoro regolare e irregolare (stimato dall’Inps al 48 per cento) e valutando anche la spesa per le rette nelle strutture residenziali, che riguarda quasi 239.000 anziani non autosufficienti, il carico che grava sui cittadini è impressionante: dodici miliardi. Secondo altre stime, la spesa privata per l’assistenza residenziale e domiciliare raggiungerebbe i trentatré miliardi (4, 5)
A questi vanno aggiunti i costi “indiretti”, difficili da stimare, per i familiari caregiver inoccupati, in maggioranza donne e sovente giovani: oltre un milione e mezzo di persone impegnate più di venti ore alla settimana (6).
Infine, esiste un dato preoccupante: almeno un milione e mezzo di persone anziane non autosufficienti non rientrano nelle statistiche sin qui segnalate: chi le segue? Servizi ridimensionati.
Sappiamo che una parte della spesa sanitaria è indotta da forme di “consumismo sanitario” non appropriato. L’acquisto di farmaci e prodotti sanitari “da banco”, e di prestazioni, è oggetto di un marketing pubblicitario ormai selvaggio.
Tuttavia, una quota importante della spesa sanitaria a carico dei cittadini è per beni e servizi necessari: si tratta del costo dei ticket o della spesa per prestazioni private effettuate per evitare lunghe liste di attesa nel servizio pubblico. E ancora molti ausili (apparecchi, pannoloni, bende eccetera) apparentemente banali, ma indispensabili per le persone più fragili, spesso gravano sulle famiglie.
Per la spesa sanitaria, il ridimensionamento del servizio nazionale, indotta da anni di sottofinanziamento, è la ragione principale di questa situazione.
Per la spesa sociale la situazione è forse ancora più drammatica: la spesa sociale pubblica per le persone disabili non autosufficienti si concentra sulle indennità di accompagnamento (circa 13 miliardi (7, 8), poi esistono misure, molto differenziate, previste in alcune regioni e comuni, prevalentemente voucher e trasferimenti monetari.
Mentre il fondo nazionale per la non autosufficienza ha un valore di appena un miliardo (9), a fronte di una platea potenziale di oltre quattro milioni di persone: quindi garantisce meno di un euro al giorno a persona.
È evidente che le famiglie sono costrette ad arrangiarsi, fino a dover affrontare spese insostenibili: oltre duemila euro per una retta in Rsa, almeno millecinquecento euro al mese per una badante con lavoro regolare. La stessa riforma della non autosufficienza – una buona legge ostinatamente voluta dai sindacati dei pensionati confederali – è rimasta al palo. E pesano i ritardi nell’attuazione del Pnrr, sia della riforma per il potenziamento dell’assistenza territoriale, sia degli investimenti per attivare le case della comunità, in specie i punti unici di accesso per la presa in carico e i piani di assistenza individuale per le persone anziane. Ritardi e carenze dovute a mancanza di personale e a disorganizzazione da parte di alcune regioni. Il sindacato c’è.
Lo Spi continua la mobilitazione per l’attuazione della riforma della non autosufficienza e il potenziamento dei servizi sociali e sanitari nel territorio
Per questo continua la nostra mobilitazione per la piena attuazione della riforma della non autosufficienza, per il potenziamento dei servizi territoriali sociali e sanitari, per forme di sostegno, anche fiscale, alle cure domiciliari e residenziali che tanto pesano sui bilanci delle famiglie. E per questo abbiamo lanciato con un vasto cartello di associazioni, la raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare per il rilancio del servizio sanitario, che reclama un incremento consistente del fondo sanitario e di quello sociale, per avvicinare l’Italia al finanziamento degli altri paesi europei, necessario per assumere e valorizzare il personale e garantire risorse e mezzi adeguati per i diritti e le tutele di tutti, con un particolare riguardo alle persone anziane non autosufficienti. Noi ci siamo!
fonte: https://www.libereta.it/una-citta-per-noi-il-numero-di-ottobre-di-libereta/
Il presente Articolo rispetto a quello pubblicato su LiberEtà è ampliato con le seguenti fonti dei dati:
- RGS monitoraggio spesa sanitaria 2025
- UPB Focus pubblico e privato in sanità (2026)
- ISTAT La spesa sanitaria nel sistema dei conti della sanità (2026 audizione parlamentare sui LEA)
- Itinerari Previdenziali
- Domina
- Camera dei Deputati dossir Caregiver 2025
- RGS 2026 Le tendenze di medio lungo periodo del sistema pensionistico e socio sanitario (Focus 4.3 LTC)
- INPS Rendiconto CIV 2026
- Piano nazionale Non Autosufficienza 2025-2027


