Medici pubblici “in affitto” alle strutture private. di Vittorio Agnoletto

Giovedì, 16 ottobre il sito d’informazione Merate online pubblica questa notizia: “Dal 1° ottobre il personale medico della struttura complessa di Endoscopia digestiva è autorizzato a operare anche nella struttura privata non accreditata clinica San Martino di Malgrate. La convenzione prevede due accessi a settimana della durata di 6 ore, fuori dal normale orario di lavoro. L’importo complessivo stimato della convenzione per gli anni 2025-2027 è di circa 194mila euro. […]” per ogni prestazione la Clinica riconosce all’ASST una cifra stabilita e l’ASST “trattiene il 23% per i propri costi e l’organizzazione aziendale, il resto al personale medico. I tempi di attesa indicati nel primo quadrimestre 2025 sul sito dell’Azienda ospedaliera pubblica sono: per la prima visita gastroenterologica 47 giorni; per la Colonscopia con endoscopio flessibile: a) prestazioni da eseguirsi entro 10 giorni, prospettata 50,8 giorni; b)  procedura da eseguirsi entro 30 giorni per visite e 60 giorni per prestazioni strumentali 165,8 giorni […]”.

In sostanza l’ASST di Lecco “affitta” alcuni suoi medici a una struttura privata, dove visiteranno quei cittadini in grado di sostenere le spese per visite private. Tutti coloro che non sono disposti a pagare di più per le stesse prestazioni, e che quindi si recheranno nella struttura pubblica, dovranno invece affrontare lunghe liste d’attesa. Abbiamo chiesto a Milva Caglio, una delle volontarie dello sportello della Salute di Lecco e Osnago, di raccontare a 37e2, la trasmissione che conduco da tempo su Radio Popolare insieme a Elena Mordiglia, la storia di questa convenzione tra ASST e clinica privata. Invitata per un contraddittorio in trasmissione, l’ASST di Lecco ha scelto di non intervenire limitandosi ad inviare una breve nota scritta: ci spiega che la convenzione è stata autorizzata dall’ATS competente e che rientra nell’attività libero-professionale così come previsto dal Contratto Collettivo Nazionale dei medici.

In seguito alla messa in onda della puntata l’ASST di Lecco ci ha inviato un’altra mail nella quale, tra l’altro, precisava che l’attività prevista con la clinica privata “È svolta fuori dall’orario di servizio e conseguentemente non vi è alcun impatto sul normale funzionamento delle attività della SC di Endoscopia. La Struttura Complessa di Endoscopia Digestiva dell’ASST di Lecco continua a svolgere un grande lavoro per la riduzione delle liste d’attesa”. E che “ad oggi è stata strutturata (presso la clinica S. Martino, nda) la sola presenza di un medico un pomeriggio la settimana”.

Negli stessi giorni l’ASST ha dichiarato che sarebbe la carenza di personale infermieristico a limitare la possibilità di aumentare l’attività della Struttura Complessa di Endoscopia all’interno dell’ospedale pubblico. A questa giustificazione hanno prontamente risposto i volontari dello Sportello Salute di Lecco:

“[…] Spostare i professionisti verso l’attività privata non aiuta la sanità pubblica a ripartire […] Le liste d’attesa si riducono investendo nel personale, potenziando i reparti, migliorando le condizioni di lavoro e creando un ambiente che invogli i professionisti a restare e a crescere dentro l’ASST, non fuori […] Forse è il momento di cambiare approccio. Per esempio, perché non aprire un confronto vero con i rappresentanti dei lavoratori e con le amministrazioni locali per individuare soluzioni concrete, come l’offerta di alloggi ad equo canone per medici e infermieri che scelgono di lavorare a Lecco o Merate? Molti vincitori di concorso rinunciano per difficoltà logistiche o costi abitativi troppo elevati. Eppure, l’ASST dispone di immobili propri: metterli a disposizione del personale significherebbe investire in modo intelligente, e quasi a costo zero, sul futuro della nostra sanità pubblica […]”

Un ragionamento semplice, quello dei volontari, che propone soluzione realizzabili, che non valgono solo per l’ASST di Lecco. Sempre che ci sia la volontà politica e manageriale.

fonte: Diritti in Salute

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