L’omicidio avvenuto venerdì 16 gennaio 2026 in una scuola di La Spezia ha suscitato emozioni, dolore, sconcerto e interrogativi per comprendere come sia stato possibile. Non è questa la sede adeguata né vi sono gli elementi per entrare nel merito, né per esprimere pareri dettagliati. È invece possibile cogliere alcune linee di tendenza dei dibattito pubblico e analizzare qualche dato.
Il dibattito
Le prese di posizione di una parte del mondo adulto ha, ancora una volta, privilegiato una lettura della condizione adolescenziale e giovanile come una problematica da vedersi in chiave normativa e correzionale, e talora punitiva anche con un incremento dei reati e delle pene o volta ad isolare e rimpatriare gli stranieri (“le etnie”) non integrati, ritenuti responsabili dei reati.
Dall’altro lato c’è chi ha invocato letture più complesse, interventi preventivi basati su educazione, inclusione, accoglienza e cultura al fine di favorire la creazione di un sistema di comunità.
La questione delle nuove tecnologie, dell’uso di internet, dei linguaggi di odio e delle immagini di violenza e distruzione viene affrontata pensando più a limitazioni o divieti di accesso per i minori che ad una educazione all’uso e ad una regolazione normativa che responsabilizzi tutti, in primis gli adulti per evitare violenze, diffamazioni, truffe e messaggi pericolosi per la vita, la salute e la convivenza.
La crisi delle famiglie, delle convivenze per una “pace disarmata e disarmante” (Papa Leone) non si afferma nelle pratiche ma prevalgono le sfide, le azioni esibite del più forte, le proiezioni e la colpevolizzazione dell’altro. Nessuno intende porgere l’altra guancia, né mettere fiori nei propri cannoni per mediare le controversie, risolvere i conflitti e costruire coesistenze pacifiche.
Si parla dei giovani ma in molte analisi è del tutto in secondo piano o manca totalmente quanto pensano e vivono i minori mentre sarebbe molto importante dare loro parola e ascolto per sviluppare una dialettica e un comune pensiero critico. Imparare a discutere senza cadere nella contrapposizione frontale ma accettare l’incerto, il dubbio, la ricerca dell’indefinito piuttosto che “certezze incerte”.
Un cambiamento di atteggiamento rispetto ad una linea ufficiale che sembra più impegnata a definire cosa si deve insegnare (mettere in testa ai ragazzi come se fossero vasi vuoti) magari con il permesso delle famiglie, specie in tema di affettività e sessualità (che anche nel caso di La Spezia pare avere avuto un ruolo), piuttosto che favorire la creazione di strumenti per apprendere in modo attivo e critico da una pluralità di fonti e nelle esperienze dirette con i pari e attraverso l’esempio virtuoso dato dagli adulti. Imparare modi per comporre le differenze, accettare i limiti, le sconfitte e le perdite. Persino nello sport professionistico, la sconfitta è pianto, tragedia…
Oggi sembra che non si debba perdere “a tutti i costi”, anche usando mezzi illeciti. Prevalgono messaggi di forza, tracotanza e mancanza di umanità: i morti a Gaza come in Ucraina, in Israele come in Iran sono numeri. Sono molto presenti le immagini di distruzione e annientamento dell’altro che, come noto, hanno effetti su tutti in particolare i giovani.
Di fronte a questo e alle mobilitazioni di giovani il mondo adulto ha molti motivi di interrogarsi. L’inquinamento ambientale e il cambiamento climatico, pure sostenuti dai giovani sono stati dagli adulti quasi totalmente negati.
Sull’educazione e istruzione pubblica non vi sono investimenti e poca attenzione vi è circa le condizioni delle scuole, sulle conseguenze delle concentrazioni degli istituti, delle classi “pollaio”. Dimenticate le condizioni di lavoro e le retribuzioni degli insegnanti, le forme di partecipazione ed educazione degli adulti, in particolare dei genitori. Gli adulti dovrebbero essere credibili, autorevoli, di riferimento. In tutte le sedi, dalle famiglie, nelle televisioni e nei social per creare una comunità educante.
Qualche giorno fa il governo ha commissariato 4 regioni (Emilia Romagna, Toscana, Campania e Puglia) per non avere ottemperato, a suo avviso, a riduzioni/accorpamenti delle scuole in base a norme contenute nella legge di bilancio 2023. Tralascio i controlli sul territorio, davanti alle scuole, ai cortei proPal, alle risposte alle occupazioni, ai Centri sociali…. Fino all’idea dei cani antidroga e recentemente dei metal detector. Al di là di molte affermazioni i giovani finiscono con l’essere considerati una minoranza problematica, deviante o malata, da temere per l’insubordinazione ma anche per la creatività e le utopie.
Dati
Nel dibattito pubblico sono pressochè assenti i dati. In primis quella sulla denatalità meno di quattrocentomila negli ultimi due anni contro il milione degli anni 60. Ogni anno le emigrazioni di italiani sono secondo i dati ISTAT “si attestano mediamente a 175mila l’anno nel corso del biennio 2023-2024 (158mila nel 2023 e 191mila nel 2024), registrando un aumento del 16,3% rispetto al 2022, quando ammontarono a 150mila.” Una volta all’estero, i cittadini italiani non rientrano tanto che nell’ultimo anno i rimpatri risultano in calo (-23,6%). Questi dati testimoniano una grave difficoltà di accoglienza dei giovani nel mondo adulto e le condizioni di lavoro e vita nel nostro Paese. Ancor più grave se si tiene conto che a emigrare sono giovani laureati e diplomati.
L’altra faccia della medaglia sono i giovani che pur restando in Italia, non studiano e non lavorano (NEET) stimati nel 2023 nella fascia 15-29 anni pari al 16,1% del totale e molto al di sopra della media dell’Unione Europea che si attesta all’11,2%, la disoccupazione giovanile 18,9% e i ragazzi che si isolano dal contesto sociale (Hikikomori), abbandono la scuola o usano sostanze o si suicidano. Vi è l’immigrazione che tanto preoccupa ma ben poco si è fatto sul piano dell’integrazione persino della facilitazione dell’acquisizione della cittadinanza tema che è scomparso dal dibattito pubblico, lo stesso il riconoscimento del diritto di voto a 16 anni. I minori stranieri non accompagnati da adulti, seconde generazioni richiedono un grande impegno per creare una multiculturalità di prossimità.
Ad accomunare i giovani, italiani e stranieri, sembra la difficile condizione sociale. Secondo l’ISTAT, nel 2024 i minori a rischio povertà assoluta o grave esclusione sociale sono il 26,7%. Percentuale che sale al 43,6% nel Sud e Isole, ma anche nei minori stranieri e aumenta ulteriormente (53%) nelle famiglie (specie con un solo genitore) con due o più figli. Le diseguaglianze cominciano già nella prima infanzia, nella fascia 0-3 anni, nelle condizioni di vita e abitative.
Quindi vi è un rilevante problema sociale, di povertà “vitale” che come noto rappresenta un importante fattore di rischio sia per i disturbi mentali, uso di sostanze ma anche per le condotte antigiuridiche. Su questi aspetti dovrebbero concentrarsi le politiche sociali.
A proposito dei reati commessi da minori conviene vedere alcuni dati pubblicati nel sito del Ministero della Giustizia.
I Minorenni e giovani adulti in carico agli Uffici di servizio sociale per i minorenni del Ministero della Giustizia sono passati da 21.551 del 2022 a 23.862 del 2025 (+10,7%). Gli italiani erano 16.814 nel 2022 e sono 18.338 nel 2025 (+9.1%) mentre gli stranieri erano 4.737 nel 2022 e 5.524 nel 2025 (+16,6%). Gli stranieri erano il 21,9% del totale nel 2022 e sono il 23,2% nel 2025.
I reati dei minorenni e giovani adulti in carico agli Uffici di servizio sociale per i minorenni nel 2025 per Omicidio volontario consumato erano 140 persone di cui 102 italiani (72,8%) e 38 stranieri (27,2%). Per il medesimo reato, nel 2025 sono entrati nei Centri di prima accoglienza 12 minori di cui 11 italiani mentre i collocati in Comunità sono stati 13 minori (9 italiani e 4 stranieri), e infine sono entrati negli Istituti penali per i minorenni 12 minori (10 italiani e 2 stranieri).
Questi i dati relativi al reato più grave, l’omicidio volontario, che testimoniano una presenza significativa di italiani. Il tema è molto serio in quanto gli omicidi commessi da minori sono passati da 14 (4%) su un totale di 340 del 2023 a 35 (11%) su 319 totali nel 2024. Un incremento di 2,75 volte che obbliga a vedere come prevenire il passaggio all’azione, al reato e far diventare i vissuti e il disagio, comunicazioni, regolazione, responsabilità e rispetto verso l’altra persona.
Se andiamo a vedere i reati contro la persona nel loro insieme nel 2025 in carico agli Uffici di Servizio Sociale del Ministero della Giustizia vi erano 21.958 minori di cui 16.200 italiani (73,8%) e 26,2% stranieri.
I reati contro il patrimonio sono stati 25.890 di cui 15.425 riguardano italiani (59,6%) e il 40,4% stranieri. I reati legati agli stupefacenti sono 6.049 di cui 4.845 italiani (80%) e il 20% stranieri.
Presenza media giornaliera negli Istituti penali per i minorenni è passato da 382 del 2022 a 588 nel 2025 (+53%). Nelle Comunità sono passati da 884 del 2022 a 1.178 nel 2025 (+33.2%). Nei Centri di Prima Accoglienza 745 del 2022 a 1.079 (+44.8%). Un incremento conseguente al c.d. decreto Caivano che sta mettendo in crisi la giustizia minorile. Vi sono molti altri i dati da approfondire per un dibattito che deve continuare.
Conclusioni
La condizione dei minori necessita di una visione complessa vista l’intersezionalità dei diversi problemi. Questi prima che giudiziari e sanitari sono di natura educativa e sociale. Le migrazioni e la componente culturale vanno considerati. Secondo i dati i reati più gravi, come l’omicidio volontario, sono commessi sia da in italiani e che stranieri. Lo stesso per quanto attiene i reati connessi alle droghe mentre qualche differenza si nota nei reati contro il patrimonio. Le diseguaglianze, le povertà, l’esclusione sociale sembrano accomunare percentuali elevate di minori italiani e stranieri. Agli adulti il compito di dare l’esempio e riflettere sulla condizione dei minori con un altro atteggiamento che li consideri protagonisti, parti della società (con il lavoro, la cittadinanza, il diritto di voto, la possibilità di avere casa, di emanciparsi e costruirsi un futuro) è la via per una comunità accogliente, educante e curante che sappia coesistere e tutelare il pianeta.
Pietro Pellegrini – Medico psichiatra e psicoterapeuta lavora nel servizio pubblico dal 1981 ed ha maturato esperienze nella salute mentale dell’infanzia, adolescenza, adulti e nelle dipendenze patologiche.
Dal 1999 ha svolto diversi incarichi di direzione e dal 2012 è Direttore del Dipartimento Assistenziale Integrato Salute Mentale Dipendenze Patologiche dell’AUSL di Parma. Dal luglio 2022 svolge le funzioni di Subcommissario Sanitario.
Nel 2013 ha curato l’apertura della Residenza Sanitaria per minori di San Polo di Torrile e nel 2015 della REMS di Casale di Mezzani, ha curato il completamento della Fattoria di Vigheffio e l’innovazione organizzativa dei servizi di salute mentale in collaborazione con Università di Parma, Enti del Terzo settore, Ospedali e strutture accreditate, volontariato.
Ha promosso la partecipazione degli utenti e dei familiari attraverso la promozione di corsi di formazione, l’automutuoaiuto, l’associazionismo.
Dal 2010 al 2020 è stato Presidente della Delegazione Trattante con le organizzazioni sindacali. E’ componente diversi gruppi di lavoro della Regione Emilia Romagna: per la chiusura degli OPG, percorsi dei pazienti affetti da disturbi mentali autori di reato e la tutela dei minori.
Dal 2021 membro della Cabina di Regia presso Agenas per la lista di attesa nelle REMS.
Componente della Consulta per la Salute Mentale della Regione Emilia Romagna della Consulta di cui dal 2015 al 2021 ne è stato vicepresidente.
Coordina il gruppo regionale per il Budget di salute e collabora con l’Istituto Superiore di Sanità nel progetto “Persona, individuo, cittadino” che ha formulato le linee di indirizzo per l’applicazione a livello nazionale del Budget di salute.
Nel 2021 ha preso parte come coordinatore alla Conferenza nazionale sulla salute mentale promossa dal Ministero della Salute.
Docente presso corsi professioni e scuole di specializzazione. Autore di 210 pubblicazioni di articoli scientifici e 5 libri, su psichiatria, psicoterapia e organizzazione dei servizi.
