Pien Metaal racconta del grido d’aiuto dei coltivatori di cannabis dei caraibi per la rubrica di Fuoriluogo su il manifesto del 25 marzo 2026.
“Sono passati cinque mesi da quando il governo degli Stati Uniti, guidato da Donald Trump, ha imposto un blocco militare contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela, con il pretesto della lotta alla droga. […] Ma, oltre a colpire il popolo venezuelano, questa situazione ha colpito anche altri popoli e Paesi della nostra regione, compreso Saint Vincent e Grenadine […]. Da allora, diverse imbarcazioni da pesca della regione sono state fatte esplodere e i loro occupanti uccisi, con il pretesto che fossero “narcoterroristi”. Nessuna prova, nessun processo: solo esecuzioni sommarie.” Inizia così la lettera aperta di un coltivatore tradizionale di cannabis caraibico, Junior “Spirit” Cottle, pubblicata dal Transnational Institute – TNI di Amsterdam e tradotta su Fuoriluogo.
Date le nuove dimensioni militari della guerra alla droga emerse nei Caraibi e sulla costa pacifica vicino all’Ecuador, si delinea una nuova realtà per coloro che dal mare traggono il proprio sostentamento. Pescatori e piccoli commercianti si trovano ad affrontare una minaccia inedita, impensabile in tempo di pace. La creazione della categoria dei “narcoterroristi” da parte dell’amministrazione statunitense, indicata come minaccia letale per i cittadini degli Stati Uniti, è un’etichetta che autorizza l’uso della forza militare contro attori non statali in territorio straniero, creando un precedente di potere esecutivo incontrollato e aggirando la War Powers Resolution, promulgata nel 1973 per limitare la capacità del presidente degli Stati Uniti di intraprendere azioni militari senza l’approvazione del Congresso.
Dal punto di vista di un coltivatore tradizionale di cannabis, abituato a gestire autonomamente il proprio commercio regionale, questi attacchi mortali pongono un enorme dilemma. Saint Vincent e Grenadine (SVG) è infatti uno dei tre principali Paesi produttori di cannabis della regione. Complici la sfortuna della Giamaica, che ha visto gran parte delle sue coltivazioni colpite dall’uragano Melissa, e i commercianti di cannabis colombiani di fatto scoraggiati dagli attacchi missilistici, si è creata un’opportunità imprevista: il mercato regionale è ora nuovamente aperto al prodotto di SVG. Allo stesso tempo, però, anche le loro imbarcazioni possono essere colpite da un missile statunitense.
Dopo che il governo di SVG aveva concesso nel 2018 l’amnistia alla tradizionale comunità dei coltivatori di cannabis e regolamentato la possibilità di produrre cannabis attraverso un sistema di licenze per il mercato medico, le aspettative di partecipare a questo business legale si sono presto rivelate cupe: gli investimenti e le opportunità nei mercati globali della cannabis medicinale sono stati scarsi, e molti hanno dovuto cercare altre fonti di reddito.
Gli attacchi missilistici dell’esercito statunitense prendono di mira imbarcazioni nei mari dei Caraibi e del Pacifico presumibilmente impegnate nel trasporto di cocaina, ma almeno in un caso è emerso chiaramente che l’imbarcazione colpita e le persone a bordo erano in realtà pescatori.
A seguito degli attacchi, che hanno causato la morte di circa 169 persone, il riassetto del commercio regionale – legale o meno – ha dunque un forte impatto sui piccoli Stati insulari, che dipendono completamente dal mare e da ciò che esso porta loro.
Allo stesso tempo, l’escalation militare, come strategia per fermare il flusso di droga verso il mercato statunitense, è destinata a fallire, poiché la droga viene trasportata principalmente attraverso i porti di ingresso ufficiali. L’uso della violenza provocherà altra violenza e altre morti. Causerà solo più sofferenza, come hanno dimostrato i decenni precedenti di interventi militari in nome del controllo della droga a sud del confine degli Stati Uniti. Purtroppo, la storia si sta ripetendo, spingendosi oltre ciò che avremmo mai immaginato.
L’autrice è Senior Project Officer, Transnational Institute – TNI, Amsterdam
