Colombia, torna la guerra chimica. di Leonardo Fiorentini

Leonardo Fiorentini scrive del ritorno alle fumigazioni in Colombia per la rubrica di Fuoriluogo su il manifesto


Ventisei anni fa il Transnational Institute intitolava il suo rapporto sulle fumigazioni in Colombia The Vicious Circle, il circolo vizioso. La coca veniva irrorata con erbicidi, i raccolti distrutti, i contadini si spostavano, nuove aree di foresta venivano disboscate e la coca ricompariva altrove. Poi arrivavano gli aerei e il ciclo ricominciava. Nel 2026 quel circolo rischia di ripartire.

Secondo quanto rivelato il 23 agosto dal settimanale colombiano Cambio, il nuovo governo di Abelardo de la Espriella sta preparando un progetto pilota per riportare gli aerei sui campi di coca. Non più, almeno per ora, con il glifosato che ha segnato la storia del Plan Colombia, ma con glufosinato d’ammonio.

Cambiare veleno, però, non significa cambiare politica. Il glufosinato non può essere presentato come un’alternativa innocua al glifosato. Nell’Unione europea è classificato come tossico per la riproduzione: può danneggiare fertilità e feto. È inoltre classificato per tossicità acuta e per possibili danni agli organi dopo esposizioni prolungate o ripetute. L’Oms lo colloca nella classe II dei pesticidi “moderatamente pericolosi” e addirittura non è più autorizzato all’uso nell’UE.

La storia delle fumigazioni colombiane è lunga. Cominciarono sulla marijuana nella Sierra Nevada de Santa Marta, per essere poi estese al papavero e alla coca. Con il Plan Colombia, dal 2000, assunsero dimensioni strategiche: in circa due decenni furono irrorati con erbicidi oltre 2,2 milioni di ettari. Eppure la produzione non scomparve. I campi distrutti venivano ripiantati, spostati o frammentati. Il cosiddetto balloon effect spingeva inoltre le coltivazioni verso nuove frontiere agricole e aree di foresta. Una ricerca pubblicata nel 2025 avrebbe poi rivelato che le fumigazioni sono addirittura associate a un successivo aumento delle coltivazioni.

Ma il problema non è soltanto l’inefficacia. Gli erbicidi non distinguono una pianta di coca da banane, yucca, cacao, mais e papaya. Per anni le comunità hanno denunciato perdita dei raccolti, contaminazione delle acque e problemi sanitari. Uno studio pubblicato sul Journal of Health Economics ha trovato un’associazione statisticamente robusta tra esposizione alle irrorazioni e aumento di problemi dermatologici e respiratori e degli aborti spontanei. E quando la coca viene semplicemente spostata più dentro la foresta, alla contaminazione si aggiunge nuova deforestazione.

Nel 2015, dopo la classificazione del glifosato come “probabilmente cancerogeno”, il governo Santos sospese le fumigazioni aeree. La Corte costituzionale nel 2017 fissò poi condizioni rigorose per una loro eventuale ripresa, richiamando il principio di precauzione. Il successivo governo Duque tentò di riprenderle.

Con Gustavo Petro la Colombia ha cercato di cambiare paradigma. La politica nazionale sulle droghe 2023-2033, Sembrando vida, desterramos el narcotráfico, puntava a dare “ossigeno” alle comunità e “asfissia” alle grandi organizzazioni criminali: sviluppo rurale e sostituzione volontaria delle coltivazioni da una parte, repressione dei nodi più redditizi del narcotraffico dall’altra. Non una resa, ma il tentativo di spostare la repressione dalle famiglie contadine a chi trasforma, esporta e ricicla i profitti della cocaina.

Del resto, fra il 1994 e il 2023 in Colombia sono stati sottoposti a eradicazione forzata complessivamente 2,9 milioni di ettari di coca. Senza risolvere, come ben sappiamo, il problema.

Si colpisce la pianta perché è più facile che intervenire sulle cause della sua economia: povertà rurale, isolamento, assenza dello Stato e mercati illegali capaci di garantire ai contadini ciò che spesso l’economia legale non garantisce, un compratore, un prezzo e una filiera commerciale. E così il circolo vizioso riprende, a farne le spese l’ambiente e chi lo abita.

fonte: https://www.fuoriluogo.it/rubriche/la-rubrica-di-fuoriluogo-sul-manifesto/colombia-torna-la-guerra-chimica/

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