Marco Perduca torna sulla crisi dell’ossicodone negli USA per la rubrica di Fuoriluogo su il manifesto
Durante la Contro-conferenza sulle droghe autoconvocata a Roma dalla società civile in contrasto con quella del Governo Meloni, il cinema Troisi ha proiettato il docu-film All The Beauty And The Bloodshed in cui Laura Poitras racconta la vicenda di Nan Goldin. Dieci anni fa, l’artista di fama mondiale, già dipendente dal painkiller OxyContin, aveva denunciato la famiglia Sackler, proprietaria della Purdue Pharma che lo produceva, affinché pagasse per l’epidemia di oppioidi favorita dall’inizio degli anni 2000. Il film, del 2022, finisce con una parziale buona notizia.
La settimana scorsa, un giudice fallimentare ha firmato un accordo che obbliga la Purdue e i suoi proprietari a pagare 7,4 miliardi di dollari per aver orchestrato l’invasione di oppioidi nel loro paese. Il piano, presentato per la prima volta a gennaio scorso, dovrebbe sbloccare una volta per tutte i finanziamenti per le persone che ancora lottano contro la dipendenza da oppiacei. Come ricorda il film, Purdue aveva presentato istanza di fallimento nel 2019 a seguito di migliaia di cause che la accusavano di alimentare l’epidemia mortale.
“Oggi si chiude un lungo capitolo che ci porta molto vicini alla conclusione del bilancio di Purdue”, ha dichiarato Steve Miller, presidente del consiglio di amministrazione di Purdue, sbloccando “miliardi di dollari” a cui si aggiungono “significativi benefici non monetari” per le vittime dell’ossicodone. L’accordo prevede infatti che i Sackler rinuncino alla proprietà dell’azienda trasformandola in una no-profit chiamata Knoa Pharma con la missione di “affrontare la crisi degli oppioidi”.
L’OxyContin è un antidolorifico venduto su prescrizione: finita la necessità stringente di cura, o persa l’assicurazione che lo rimborsava, i pazienti ormai dipendenti si sono rivolti al mercato nero di eroina e fentanyl. I ricorsi imputano alla sostanza l’aggravamento della crisi degli oppioidi in Nord America, dove dal 1999 sono morte oltre 900.000 persone.
Purdue e i membri della famiglia Sackler sono stati accusati di aver commercializzato in modo aggressivo l’OxyContin ingannando medici e pazienti sui rischi di dipendenza e possibili overdosi. Questa pressione, nel 2020 ha portato l’azienda a dichiararsi colpevole in un procedimento penale intentato dal Dipartimento di Giustizia. In quell’occasione l’accordo non affrontava le cause intentate da governi locali, statali, dei nativi americani e altri gruppi. Un precedente accordo, annullato dalla Corte Suprema nel 2024, aveva protetto i membri della famiglia Sackler da future cause civili per il loro ruolo nell’alimentare la crisi degli oppioidi. La concessione di tali tutele ai Sackler, che non avevano dichiarato bancarotta personale, non era legale. L’ultimo accordo non garantisce quindi l’immunità da altre cause. Anche se la famiglia continua a sostenere di non aver avuto alcun intento criminale, si è detta pronta a pagare tra i 6,5 e 7 miliardi di dollari. Oltre il 99% dei creditori ha votato a favore del piano di ristrutturazione fallimentare; le vittime riceveranno 865 milioni di dollari. Gli enti statali e locali costituitisi come parte civile riceveranno la maggior parte dei fondi dell’accordo che dovrebbero finanziare il sostegno al trattamento e alla prevenzione della dipendenza da oppioidi negli USA.
Le morti per OxyContin sono state causate da manipolazione di informazioni e istigazione all’uso di potenti, quanto necessari, analgesici. Militarizzare le frontiere USA o bombardare presunti narcotrafficanti nei Caraibi, come sta facendo l’Amministrazione Trump distrae attenzioni e risorse a risposte efficaci contro l’abuso di oppiacei in America. Nell’attesa di vedere come tutti quei soldi verranno impiegati, va ringraziata Nan Golin per aver trasformato la sua esperienza con le “droghe” in lotta politica.
fonte: il manifesto su Fuoriluogo
