I dati raccolti nella provincia di Savona mostrano con chiarezza che il rischio lavorativo non è distribuito equamente: la percentuale di infortuni mortali è il doppio nei migranti rispetto agli italiani. E questo non perché i migranti abbiano un destino sfavorevole e già segnato ma perché occupano luoghi lavorativi dove la tutela è ridotta all’osso, dove la formazione è rituale, dove il Medico Competente aziendale, qualora entra in scena, lo fa troppo tardi, quando il danno è già avvenuto.
Ritornando indietro nella storia, possiamo affermare che l’emigrazione italiana nel secolo scorso è stata un mosaico complesso di sacrifici, sogni infranti e successi inattesi. E, nel considerare queste vicende, dovremmo trovare una nuova comprensione delle migrazioni odierne, riconoscendo nei volti dei nuovi arrivati le stesse speranze e paure che hanno animato i nostri antenati. (1) Quando oggi si parla di fenomeno migratorio in Italia, si tende a pensare all’immagine iper- mediatizzata dei “barconi stipati di persone nel Mediterraneo”, all’oscillazione isterica del dibattito pubblico tra accoglienza e respingimenti, alla grammatica sempre più schematica con cui il discorso viene imbrigliato in dicotomie politiche. (2)
La migrazione in Italia, tuttavia, è una dinamica persistente che ha attraversato secoli, muovendosi in una danza non lineare tra partenze e arrivi, tra esodo e ospitalità, tra l’essere periferia ed esserne il centro. Mentre il dibattito si consuma su accoglienza e respingimenti, sui numeri, sulle percentuali, sui costi e i benefici, l’integrazione avviene, comunque e spesso, senza clamore, senza proclami. Le economie locali sono divenute dipendenti ormai dalla manodopera straniera, le scuole sono sempre più frequentate da studenti con cognomi che non rientrano nel repertorio tradizionale, le culture si sono mescolate nelle abitudini quotidiane. L’Italia di oggi si sta trasformando. (3)
Alcuni dati statistici sulla popolazione migrante in Italia
Si forniscono, di seguito, i dati statistici sugli stranieri residenti nel nostro Paese al 1° gennaio 2024 (figura 1); questi erano circa 5.100.000, l’8,7% della popolazione complessiva. Essi sono molto più giovani – età media di 35,7 anni contro i 46,9 degli italiani. (4) Nel 2023, gli stranieri occupati nel mercato del lavoro italiano erano circa 2.374.000, oltre il 10% della forza lavoro complessiva. Quasi un milione
erano donne e con un tasso di occupazione del 48,7%, mentre quello maschile è intorno a 75,6%; questi numeri, a confronto con quelli degli italiani (69,9% uomini e 53% donne), restituiscono un quadro di iper-lavoro per gli uomini stranieri e di doppia penalizzazione per le donne. (5) Nel nostro Paese dobbiamo fare i conti con la realtà statistica; senza i migranti e l’Italia sarebbe già entrata e da tempo in una fase di declino demografico irreversibile. In proposito, tempo fa’, il ministro leghista Giorgetti dichiarava che con l’attuale indice di denatalità nel 2042 l’Italia avrà un Prodotto Interno Lordo (PIL) del -18%, il fallimento del nostro Stato.
Figura 1 – Popolazione italiana residente in Italia per cittadinanza 1981-2024 (valori assoluti in migliaia) dati Istat
Infortuni sul lavoro e migranti nel savonese tra il 2020 e il 2025
Lo studio si basa su un’analisi descrittiva retrospettiva degli infortuni occorsi nella provincia di Savona nel periodo di osservazione che va dal 1° gennaio 2020 al 20 gennaio 2025. I dati sono stati presi dalla banca dati dello SPSAL (Servizio di Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro) della ASL2 savonese di competenza. Durante questi cinque anni sono stati registrati nel savonese un totale di 2.000 infortuni sul lavoro, di cui 437 (21,85%) hanno riguardato i lavoratori migranti e 1.563 (78,15%) i lavoratori italiani. I cittadini stranieri sono il 9% della popolazione e rappresentano quasi il 22% totale degli infortunati, indicando la maggior incidenza di infortuni tra i migranti rispetto alla popolazione generale. La percentuale di infortuni nelle donne migranti è del 19,72% rispetto agli uomini migranti (365 uomini e 72 donne), mentre nelle donne italiane è il 55.06% rispetto agli uomini stessi (1008 uomini e 555 donne): ciò può essere indice di un maggior tasso di disoccupazione nelle donne migranti rispetto a quelle italiane.
Inoltre, in entrambi i gruppi (migranti ed italiani) la percentuale di infortuni nelle donne è minore rispetto agli uomini: ciò può essere legato sia a un maggior tasso di disoccupazione femminile come anche all’effettuazione di mansioni meno gravose da parte delle donne. La curva della distribuzione per fasce di età mostra come la popolazione italiana che lavora è sempre più anziana, con un picco che si situa nella fascia di età 51-60 anni. Gli infortuni tra i migranti, invece, sono preminenti anche nelle fasce 31-40 anni e 41- 50 anni. Questo può essere letto come il riflesso dell’andamento della piramide demografica italiana, con tendenza alla riduzione dei tassi di natalità e l’età media che aumenta di anno in anno. Savona, in specifico, è la città con l’età media di popolazione più alta d’Italia e ciò si riflette anche sulla percentuale migrante. Riguardo alla gravità degli infortuni, si osserva che: tra i migranti abbiamo lo 0,9% di deceduti contro lo 0,5% degli italiani e che la prognosi media è di 44,96 giorni nei migranti e di 46,12 giorni negli italiani. La percentuale di infortuni mortali è il doppio nei migranti rispetto agli italiani e spesso correlabile a barriere linguistiche e anche a grosse carenze nei corsi di formazione-informazione- addestramento, oltre che al lavoro nero e alla scarsa tutela della salute da parte di alcuni imprenditori. I dati nazionali INAIL 2023 riportano che il “16,2% degli infortuni denunciati coinvolge lavoratori stranieri, pur essendo questi solo il 10,5% della forza lavoro”.
I migranti sono maggiormente occupati nel settore delle costruzioni, della sanità, dei trasporti e dell’agricoltura; mentre la popolazione italiana nel settore della sanità, dei servizi, delle costruzioni e dei trasporti. Invece, le donne migranti e le donne italiane si equivalgono per quanto riguarda la distribuzione lavorativa, con alte incidenze nel settore sanità e dei servizi. Ciò si può ricollegare alla minor incidenza di infortuni nella popolazione femminile ed alle tendenze statistiche generali che vedono la popolazione femminile implicata soprattutto in attività di “cura”. (tabella 2) A ciò si aggiunge il fatto che le donne migranti impiegate nel lavoro di cura – prevalentemente informale e svolto in ambito domestico – subiscono una intersezione di rischi biologici e da movimentazione carichi (infezioni, esposizione a fluidi e sollevamenti ripetuti), psicosociali (isolamento, turni notturni, precarietà economica), e giuridici (assenza di contratti, ricatto abitativo o sessuale).
Tabella 1 – Occupazione lavorativa di migranti e di italiani nel savonese e popolazione femminile migrante e italiana
I dati raccolti nella provincia di Savona mostrano con chiarezza che il rischio non è distribuito equamente. E questo non perché i migranti abbiano un destino sfavorevole e già segnato ma perché occupano luoghi lavorativi dove la tutela è ridotta all’osso, dove la formazione è rituale, dove il Medico Competente aziendale, qualora entra in scena, lo fa troppo tardi, quando il danno è già avvenuto e il tempo per prevenire si è dissolto, poi tutto scorre nell’oblio in attesa di un altro evento drammatico. Questa non è soltanto un’analisi epidemiologica bensì un’indagine su come il diritto alla salute non si traduce nella pratica. I dati rilevati e illustrati pongono delle riflessioni sulla sicurezza nel lavoro per tutti e in specifico sui migranti, i quali subiscono conseguenze più pesanti rispetto ai lavoratori italiani.
Le carenze possono essere attribuite innanzitutto alla noncuranza in merito alla sicurezza del lavoro ed alla cultura della prevenzione da parte dei datori di lavoro, specie di alcuni settori produttivi (soltanto ad es. edilizia e agricoltura); inoltre, si segnalano:
- la mancanza o la carenza di validi percorsi di formazione differenziata, con materiale multilingue, validato per livello di alfabetizzazione e provenienza geografica (magari attraverso mediatori interculturali);
- la possibile poca attenzione alla problematica da parte dei Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) e dei Medici Competenti aziendali (non sempre nominati e/o attenti soltanto a visita mediche e non alle problematiche organizzative nei luoghi di lavoro);
- l’assenza in diverse realtà lavorative sia dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RRLS) e anche di Rappresentanze Sindacali;
- non da ultimo aspetto, l’assenza o l’insufficiente intervento degli organi ispettivi (i Servizi di Prevenzione e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro delle ATS e gli Ispettori del Lavoro delle sedi territoriali); si ha sempre più l’impressione che tali istituzioni stiano diventando sempre più residuali, non sostenute e con nuove e opportune assunzioni di personale attento e motivato.
In conclusione, possiamo sperare ed operare per ricostruire nel sociale una cultura della salute e della sicurezza sul lavoro, fuori da logiche di mercato e di sfruttamento, le ispezioni e le sanzioni da sole non servono a cambiare la realtà, seppur necessarie. Dobbiamo agire e insieme per un mondo migliore e un lavoro più sicuro per tutti. Non si tratta più soltanto di prevenire incidenti (diventati eventi strutturali e non più emergenziali), ma di sottrarre i corpi alla logica dell’invisibilità e dell’oblio, restituendo loro, attraverso un’azione globale sull’igiene e la sicurezza del lavoro, il diritto alla salute anche nei luoghi di lavoro per tutti.
Ludovica Azzola e Giuseppe Leocata – medici del lavoro
Riferimenti
1 – Colucci M., Gallo S., “L’emigrazione italiana storia e documenti”, Editrice Morcelliana srl, Brescia, 2015.
2 – UNHCR, “Rapporto annuale sui flussi migratori nel Mediterraneo”, Ginevra, 2023.
3 – Schiavone G., “Migrazioni e cittadinanza in Italia”. Società editrice Il Mulino, Bologna, 2015.
4 – Istat, “Cittadini non comunitari in Italia” – Anno 2022/23, Statistica Report, Roma, Ottobre 2023.
5 – Istat, “Stranieri e naturalizzati nel mercato del lavoro italiano,” Statistica Focus, Roma, Febbraio 2023
fonte: https://www.saluteinternazionale.info/2026/01/il-corpo-migrante-e-il-lavoro-in-italia/

