L’attuale crisi sanitaria in Venezuela è cronica, frutto della corruzione politica e della cattiva gestione economica. Il Paese ha subito un profondo disinvestimento in infrastrutture fisiche e istituzionali: molti ospedali sono persino carenti di acqua corrente o di energia elettrica. Il sistema sanitario pubblico riesce a malapena a fornire i servizi sanitari più essenziali. Sebbene le cliniche private siano in grado offrire cure di qualità, meno del 10% della popolazione può permettersi un’assicurazione privata. Le tangenti sono comuni e i pazienti spesso devono pagare per ottenere medicinali e esami (1).
Dall’illegale intervento militare statunitense e dal rapimento di Nicolás Maduro e di sua moglie, Cilia Flores, le notizie sul Venezuela sono state dominate da petrolio, narcoterrorismo e premi Nobel. I venezuelani sono stati ampiamente ignorati durante le conseguenti controversie politiche, nonostante il Paese stia affrontando una delle peggiori crisi umanitarie al mondo, a seguito del collasso economico e dell’emigrazione di massa. Oltre 20 milioni di venezuelani vivono in povertà, con un insufficiente accesso al cibo e ai farmaci essenziali. Mentre il futuro politico del Paese rimane incerto, un’evidente priorità è proteggere la salute del popolo venezuelano.
L’attuale crisi sanitaria in Venezuela è cronica, frutto della corruzione politica e della cattiva gestione economica sotto Hugo Chávez (1999-2013) e poi Maduro. Il Paese ha subito un profondo disinvestimento in infrastrutture fisiche e istituzionali: molti ospedali sono persino carenti di acqua corrente o di energia elettrica. Il sistema sanitario pubblico riesce a malapena a fornire i servizi sanitari più essenziali. Sebbene le cliniche private siano in grado offrire cure di qualità, meno del 10% della popolazione può permettersi un’assicurazione privata. Le tangenti sono comuni e i pazienti spesso devono pagare per ottenere medicinali e esami. Si stima che le spese out-of-pocket rappresentino il 30% della spesa sanitaria in Venezuela. Le sanzioni statunitensi hanno aggravato questa crisi. Delcy Rodríguez, presidente ad interim del Venezuela, ha firmato un disegno di legge per consentire investimenti privati esteri nell’industria petrolifera venezuelana in risposta alle pressioni degli Stati Uniti, nonostante le tendenze globali ad abbandonare i combustibili fossili. Ha promesso che “ogni dollaro che entra in Venezuela dalla nostra industria petrolifera e del gas sarà destinato a soddisfare i bisogni sanitari del popolo venezuelano”. Questa promessa è un buon inizio e Rodríguez deve essere chiamata a rispondere della sua realizzazione.
Uno dei maggiori problemi è la mancanza di dati: dal 2016, il governo non ha pubblicato alcun bollettino epidemiologico. È noto che, nel 2016-17, il Venezuela ha registrato il maggiore aumento dell’incidenza della malaria al mondo e si sono verificate gravi epidemie di morbillo e difterite. Ma come si può ricostruire un sistema sanitario senza informazioni affidabili e aggiornate che lo aiutino a orientarsi? Le priorità più urgenti per il governo devono essere il ripristino delle funzioni di base della sanità pubblica: sorveglianza delle malattie, capacità di laboratorio e preparazione e risposta alle epidemie. Queste misure sono relativamente economiche, ad alto impatto e fondamentali per orientare il processo decisionale.
Al centro della crisi sanitaria venezuelana c’è la carenza di personale sanitario. Un tempo il Venezuela era una meta ambita per professionisti sanitari altamente qualificati. Ora, decine di migliaia di professionisti sanitari sono fuggiti dal Paese, insieme ad altri 7,7 milioni di venezuelani. Gli stipendi dei medici possono arrivare a soli 20 dollari al mese. L’80% degli ospedali segnala qualche tipo di violenza contro gli operatori sanitari. Secondo Amnesty International , il Venezuela è stato l’unico Paese a incarcerare operatori sanitari che hanno denunciato pubblicamente i rischi per la loro sicurezza e quella dei pazienti durante la pandemia di COVID-19. Per ripristinare la fiducia nel personale medico, è necessario migliorare le condizioni di lavoro e la sicurezza. Sebbene gli incentivi possano incoraggiare alcuni a tornare, sarà necessario aumentare la capacità di formazione a livello nazionale, il che a sua volta richiede investimenti nelle università venezuelane, anch’esse colpite negativamente dalla fuga di cervelli del Paese.
La ricostruzione del sistema sanitario venezuelano deve includere anche il rafforzamento della salute pubblica e della prevenzione. L’invecchiamento della popolazione venezuelana richiede una migliore gestione delle malattie croniche e il Paese deve migliorare la salute materno-infantile, i servizi di vaccinazione e la salute ambientale. Un sistema di assistenza primaria resiliente e solido è fondamentale per raggiungere questo obiettivo, come evidenziato da una recente Commissione . Misión Barrio Adentro era un ambizioso programma nazionale di assistenza primaria lanciato dal governo venezuelano in collaborazione con Cuba nel 2003. A metà degli anni 2010 era in gran parte crollato, con circa l’80% delle strutture sanitarie chiuse entro il 2017 a causa della mancanza di infrastrutture, della cattiva allocazione delle risorse e della carenza di manodopera. Investimenti senza una gestione adeguata e corruzione hanno portato a sprechi e fallimenti.
Il graduale collasso del sistema sanitario venezuelano è stata la prevedibile conseguenza di scelte politiche a lungo termine. Molti venezuelani saranno sollevati nel vedere la fine della leadership di Maduro, ma la transizione verso una vera democrazia deve avvenire nel rispetto del diritto internazionale e della sovranità del Venezuela. La ricostruzione del Venezuela richiederà il ripristino della fiducia pubblica e un sistema sanitario funzionante sarà una parte cruciale del futuro del Venezuela. Ora è responsabilità della comunità internazionale sostenere il popolo venezuelano, troppo spesso messo a tacere ed emarginato durante questa crisi, nel trasformare questa speranza in realtà.
(1). Venezuela- health beyond the political turmoil. The Lancet, Editorial, Vol. 407 February, 2026, p. 547. Traduzione e sottotitolo nostri (saluteinternazionale.info)
