Nel 1909 si tenne negli Stati Uniti la prima Giornata Nazionale della Donna, in onore dello sciopero delle operaie contro le condizioni di lavoro. L’8 marzo 1917 (23 febbraio secondo il calendario giuliano) in Russia iniziarono le rivolte contro lo zar grazie alla protesta delle lavoratrici al grido di “Pane e Pace”. Lo zar abdicò qualche giorno dopo, e il governo provvisorio concesse il diritto di voto alle donne. Le Nazioni Unite, la cui Carta rappresenta il primo statuto internazionale che ha affermato il principio di uguaglianza tra i generi, nel 1977 ha riconosciuto l’8 marzo come data ufficiale per riflettere sui diritti delle donne e la pace internazionale. Questa ricorrenza ci impone di riflettere sulle disparità e sulle iniquità che, ancora oggi, colpiscono le donne in tutto il mondo.
La Giornata Internazionale della Donna affonda le sue radici nelle lotte dei movimenti operai del primo Novecento di Nord America ed Europa. Oggi celebra i traguardi economici, politici e sociali raggiunti dalle donne in tutto il mondo (1). Tale riconoscimento si fonda su un principio universale di uguaglianza che supera ogni confine etnico, culturale o politico; principio che, tuttavia, attende ancora di essere pienamente attuato, scontrandosi con persistenti disparità sociali e iniquità nella tutela della salute femminile.
Secondo l’ultimo rapporto sulla parità di genere dell’ONU (2), nessun Paese ha ancora colmato il divario giuridico tra uomini e donne le quali, a livello globale, hanno solo il 64% dei diritti legali di cui godono i primi. Il 54% delle nazioni nel mondo non dispone di definizioni giuridiche di “stupro”, e il 72% consente il matrimonio infantile. Il 44% dei Paesi non possiede una legislazione che imponga la parità di retribuzione per un lavoro di pari valore, contribuendo al divario retributivo di genere. Perciò, negli ambiti fondamentali della vita – quali lavoro, denaro, sicurezza, famiglia, proprietà, mobilità, affari e pensione – la legge svantaggia sistematicamente le donne. Uno studio globale pubblicato all’inizio di quest’anno su The Lancet (3) ha stimato che 608 milioni di donne di età pari o superiore a 15 anni sono state vittime di violenza da parte del proprio partner, e oltre un miliardo hanno subìto abusi sessuali durante l’infanzia. La violenza del partner e la violenza sessuale contro un bambino sono forme importanti di abuso, con effetti sia immediati che a lungo termine sulla salute e sul benessere di un individuo.
Molte disuguaglianze di genere sono strettamente legate ai conflitti e alla povertà (4). L’Afghanistan, dove il ritorno al potere dei talebani nel 2021 si è caratterizzato pel le violazioni dei diritti delle donne, ha visto un aggravarsi della crisi sanitaria materna. A partire dal 2024, alle donne afghane è infatti vietato accedere all’istruzione superiore, comprese tutte le scienze della salute: senza infermiere qualificate e competenti, l’assistenza prenatale e perinatale peggiora, e la vita di donne e bambini è ulteriormente messa in pericolo. Inoltre, secondo il Rapporto 2024-2025 di Amnesty International (5), c’è un forte aumento di violenza di genere e matrimoni precoci.
Basandosi sul monitoraggio di informazioni open source, il progetto Afghan Witness ha registrato, tra gennaio 2022 e giugno 2024, 840 episodi di violenza di genere contro donne e ragazze, tra cui 332 omicidi. Dal momento che le istituzioni e il quadro giuridico progettati per affrontare la violenza di genere sono stati smantellati dai talebani, l’impunità ha continuato a imperversare. Il 24 gennaio passato, in un intervento a Ginevra nel quadro della sessione del Consiglio Diritti Umani (6), l’ambasciatore Vignali ha posto l’accento sui “gravi effetti della profonda crisi sanitaria” in Afghanistan, “che ancora una volta colpiscono soprattutto donne e ragazze”, sottolineando inoltre la preoccupazione italiana per “la normativa in materia di procedura penale, che rafforza la discriminazione e la violenza nei confronti delle donne e dei gruppi emarginati”.
Non è certo possibile ignorare l’influenza degli Stati Uniti nel processo di involuzione dei diritti acquistati faticosamente dalle donne. È curioso riscontrare che, laddove tutto cominciò a fiorire, è anche poi iniziata la demolizione. Come afferma l’economista Loretta Napoleoni (7), i bombardamenti americani sull’Afghanistan a partire 2001 – narrati come la soluzione per portare la democrazia in una terra dove la donna era tenuta silenziosa e fantasma – non solo non hanno liberato le afghane dal burqa ma, negli ultimi venticinque anni, hanno rimodellato il mondo in maniera perversa, peggiorando la condizione femminile su più fronti. Una propaganda statunitense e occidentale che, a partire dall’amministrazione Bush Junior, ha utilizzato la retorica dei “diritti delle donne” come lubrificante per la macchina da guerra.
Non è migliore la situazione in Iraq, dove l’invasione del 2003 guidata dagli Stati Uniti per deporre Saddam Hussein ha ricondotto le irachene (che godevano di diritti “occidentali”, quali la libertà di movimento, l’accesso all’istruzione universitaria e la partecipazione al mondo del lavoro) indietro di decenni. Le modifiche alla legge sullo status personale discusse e approvate tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025 (8), eliminando l’età minima legale per il matrimonio a diciotto anni di età, aggravano la discriminazione di genere, esponendo le bambine a matrimoni forzati, violazioni e rischi per la salute legati a gravidanze precoci. Inoltre, dando ai consigli religiosi il potere di creare propri codici in materia di status personale, verrebbero meno i diritti fondamentali per le donne divorziate, come quello di restare nella casa coniugale o di ricevere sostegno economico dall’ex marito. Le attiviste irachene per i diritti alle donne sono al centro di campagne di diffamazione e ricatti, soprattutto dopo la loro protesta contro gli emendamenti a questa Legge (9). Yanar Mohammed, co-fondatrice dell’Organizzazione per la libertà delle donne in Iraq, la scorsa settimana è stata assassinata davanti alla sua casa a Baghdad. E, anche qui, l’impunità regna sovrana.
È impossibile ignorare il dramma di Gaza, dove le donne partoriscono tra le macerie, private di anestesia e supporto, e le ragazze affrontano il ciclo mestruale senza prodotti igienici né acqua per lavarsi (10). In questo scenario, oltre il 56% delle morti violente colpisce donne, bambini e anziani (11).
In Iran continua la lotta contro l’oppressione delle donne, iniziata nel 2022 con la morte della giovane Masha Amini, arrestata e bastonata dalla polizia morale per non aver indossato correttamente l’hijab (12). Da allora, il grido “Donna, vita, libertà” si è diffuso ovunque, diventando lo slogan di un movimento per chiedere diritti civili e democrazia. La protesta, guidata dalle donne – politiche, giornaliste e dissidenti che affollano le carceri iraniane dove torture e processi sommari sono la regola – ha ottenuto il sostegno del resto della popolazione civile: studenti, lavoratori, uomini e donne di ogni età che sono scesi in piazza per urlare “Morte al dittatore” e “Viva la libertà” (13). In migliaia hanno perso la vita. È in questo quadro di devastazione che si inserisce la strage di Minab (7): mentre le forze americane e israeliane conducono la loro campagna contro l’Iran, un missile di precisione – uno di quelli che “non colpiscono mai obiettivi civili” – ha centrato in pieno la scuola elementare femminile della città, provocando la morte di 168 bambine.
Con l’avvento di Trump e la crescente influenza dei partiti di estrema destra e delle organizzazioni estremiste religiose, gli Stati Uniti si sono confermati portabandiera delle ostilità nei confronti delle idee di uguaglianza e equità di genere (4). Gli ordini dell’amministrazione Trump del gennaio 2025 di cessare l’uso del termine “genere” nei documenti federali, di bloccare tutti i finanziamenti che non promuovono la dicotomia uomo-donna e di porre fine ai programmi di diversità, equità e inclusione avranno effetti negativi sulla salute negli U.S.A. e all’estero. Secondo la nuova politica di Città del Messico, la Global Gag Rule, a tutte le organizzazioni non governative è vietato usufruire di aiuti da parte degli Stati Uniti per servizi relativi all’aborto e per iniziative a sostegno dei valori di diversità, equità e inclusione o dei diritti LGBTQI+. Conseguentemente, anche organizzazioni multilaterali, aziende e finanziatori (compresi quelli che operano nel settore sanitario) sono diventati cauti nell’affrontare esplicitamente le questioni di genere, equità e uguaglianza.
Secondo la Commissione Lancet su Genere e Salute Globale “Raggiungere la giustizia di genere nella salute globale – che definiamo come la realizzazione dei diritti universali in relazione all’equità sanitaria e all’uguaglianza di genere, affrontando al contempo le cause della discriminazione e dell’esclusione basate sul genere – produrrebbe benefici positivi per tutte le persone, migliorando i risultati in termini di salute, riducendo le disuguaglianze sanitarie e garantendo luoghi di lavoro e una governance della forza lavoro più inclusivi ed equi nel settore sanitario globale.” (14) Per fortuna esistono esempi positivi di questo tipo di approccio. Nel Rojava (4), in Siria, l’inclusione di una leadership congiunta femminile e maschile nelle strutture di governo ha portato all’introduzione del matrimonio civile, al divieto del matrimonio forzato, del matrimonio infantile e della poligamia. L’ultimo rapporto Global Justice 50/50 (15) ha rilevato che i team di genere diversificati negli spazi legali e giudiziari hanno maggiori probabilità di perseguire casi di violenza sessuale e di genere e di interagire con sensibilità con le vittime.
Il messaggio che emerge da questi esempi è semplice: proteggere la salute e far progredire la società nel suo complesso significa custodire e promuovere la parità e l’equità di genere.
Letizia Fattorini, medico specialista in Igiene e Medicina Preventiva
Bibliografia
- ONU Italia. Giornata Internazionale della Donna – 8 marzo. https://www.onuitalia.it/giornata-internazionale-della-donna-8-marzo/
- Economic and Social Council, 15 january 2026. Ensuring and strengthening access to justice for all women and girls, including by promoting inclusive and equitable legal systems, eliminating discriminatory laws, policies and practices, and addressing structural barriers. E/CN.6/2026/3.
- Flor, Luisa S et al. Disease burden attributable to intimate partner violence against females and sexual violence against children in 204 countries and territories, 1990–2023: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2023. The Lancet, Volume 407, Issue 10523, 31 – 52
- The Lancet, Editorial – March 07, 2026. Gender equality and equity: essential for health and society. The Lancet, Volume 407, Issue 10532, 915
- Amnesty International. Afghanistan. https://www.amnesty.it/rapporti-annuali/rapporto-2024-2025/asia-e-pacifico/afghanistan/
- com – Il giornale italiano delle Nazioni Unite, 26 febbraio 2026. Afghanistan: l’Italia preoccupata per il deterioramento dei diritti. https://onuitalia.com/2026/02/26/afghanistan-litalia-preoccupata-per-il-deterioramento-dei-diritti/
- Loretta Napoleoni. Le guerre Usa di “liberazione delle donne” hanno portato reclusione, sottomissione e morte. L’ultima in Iran. Il Fatto Quotidiano, 8 marzo 2026. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/08/guerra-usa-donne-medioriente-diritti-news/8315219/
- ANSA, 12 gennaio 2025. Iraq approva legge che renderebbe legale il matrimonio infantile. https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2025/01/22/iraq-approva-legge-che-renderebbe-legale-il-matrimonio-infantile_353399e4-dfa8-46bb-a3ac-0e03507abee4.html
- Amnesty International, 5 marzo 2026. Chiediamo giustizia per l’omicidio dell’attivista irachena Yanar Mohammed. https://www.amnesty.it/chiediamo-giustizia-per-lomicidio-dellattivista-irachena-yanar-mohammed/
- OXFAM Italia. A Gaza le donne continuano a lottare per la sopravvivenza nella giornata internazionale della donna. https://www.oxfamitalia.org/gaza-giornata-internazionale-della-donna/
- Salute Internazionale, Notizie flash dall’Italia e dal Mondo-19 febbraio 2026. Per non dimenticare il martirio di Gaza e i suoi morti. https://www.saluteinternazionale.info/2026/02/per-non-dimenticare-il-martirio-di-gaza-e-i-suoi-morti/
- Salute Internazionale, Letizia Fattorini. L’Iran e il velo sulla libertà. https://www.saluteinternazionale.info/2022/12/liran-e-il-velo-sulla-liberta/
- Rai News, 8 marzo 2026. Contro il regime degli Ayatollah il grido delle donne iraniane, in prima linea per un nuovo Iran. https://www.rainews.it/articoli/2026/03/il-grido-delle-donne-iraniane-contro-il-regime-in-prima-linea-per-un-nuovo-iran-8-marzo-0fb01789-e817-4fb3-a42f-0a4c42bb9cec.html
- Hawkes, Sarah et al. Achieving gender justice for global health equity: the Lancet Commission on gender and global health. The Lancet, Volume 405, Issue 10487, 1373 – 1438
- Global 50/50. Gender (In)Justice? An analysis of the gender-related policies and practices of 171 organisations across the global law and justice sector. Cambridge, UK, 2026. https://doi. org/10.56649/CUPA5024
fonte: https://www.saluteinternazionale.info/2026/03/promuovere-parita-ed-equita-di-genere/
