“Avremo cura di te”: campagna di informazione e sensibilizazione sulla Non Autosufficienza. di Stefano Cecconi

In Italia, come nella maggior parte dei Paesi econo­micamente più sviluppati, viviamo una transizione demografica, con un costante invecchiamento della popolazione. La quota di persone anziane (over 65) sul totale, e in rapporto ai giovani, continua ad au­mentare. Tra il 2004 e il 2024, l’età media è aumentata da 42,3 a 46,6 anni; l’indice di vecchiaia ha raggiunto la quota di 199,8 persone di 65 anni e più ogni 100 persone di 0-14 anni, con un aumento di oltre il 64%.

La speranza di vita è aumentata di quasi venti anni dal dopoguerra (nel 2023 è stimata in 81,1 anni per gli uomini e in 85,2 anni per le donne). Dunque, enormi progressi sono stati compiuti. Vivere più a lungo è il frut­to di grandi conquiste che hanno migliorato le condizio­ni di vita per milioni di persone (reddito, casa, servizi) e della presenza, dalla fine degli anni ‘70, di un Servizio sanitario pubblico. Conquiste ottenute grazie a dure lot­te sociali e sindacali.

Viviamo più a lungo, e per diversi anni possiamo farlo in buone condizioni di salute, con effetti positivi sulle dinamiche sociali ed economiche. Gli anziani sono una formidabile risorsa per il benessere e la crescita delle nostre comunità (per l’economia, il welfare, il contribu­to alla coesione sociale tra generazioni, il patrimonio di memoria e cultura che possono trasferire). Non a caso è stata sviluppata in questi anni dalle diverse Agenzie Onu e Ue un’intensa attività sull’invecchiamento attivo e in buona salute, che investe tutti gli ambiti della vita, su cui anche lo Spi è impegnato.

Tuttavia l’invecchiamento della popolazione por­ta con sé inevitabilmente anche conseguenze sanitarie e sociali sulle persone anziane e sulle loro famiglie. Per questo abbiamo deciso di promuovere “Avremo cura di te”, campagna di informazione e sensibilizzazione sulla Non Autosufficienza, una tra le grandi questioni sociali del nostro tempo. L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle fragilità e delle malattie croniche, l’im­patto dell’inverno demografico impongono al Paese un cambiamento: servono nuovi modelli di cura, servizi ter­ritoriali più forti e un sostegno reale alle persone e alle famiglie.

Non è solo un tema sanitario, è un tema di dignità, di­ritti e giustizia sociale. Per questo abbiamo rivendicato la legge sulla non autosufficienza, approvata nel 2023 e poi lasciata in un cassetto da questo governo. Non possiamo affidarci solo allo strano mercato del “badantato”, come abbiamo fatto in questi anni (per certi versi una salvez­za in assenza di servizi sociali forti). Perché il mercato seleziona – in base al reddito – le persone cui destinare le cure. Perciò occorre potenziare un modello pubblico e universale di welfare per le Cure a lungo termine (Ltc). Ma non basta, occorre “spostare il baricentro” del wel­fare: i servizi sociali e sanitari devono agire considerando i determinanti bio-psico-sociali di salute, devono essere organizzati nei luoghi della vita quotidiana delle perso­ne: così sono i più appropriati fattori di prevenzione e di cura.

In questi anni lo Spi ha lavorato affinché la non autosufficienza e il benessere delle persone anziane ve­nissero posti al centro dell’agenda pubblica. Tuttavia il traguardo è tutt’altro che raggiunto: la legge deve essere finanziata e resa realmente operativa, così come va raf­forzata e organizzata l’intera rete dei servizi territoriali. È un impegno che richiede pressione sulle istituzioni, ma anche la capacità di costruire alleanze con associa­zioni, enti locali, organizzazioni sociali e mondo del volontariato.

Per questo stiamo realizzando una campagna di in­formazione e sensibilizzazione, rivolta alle persone non autosufficienti, ai loro familiari, ai caregiver e all’opinio­ne pubblica. Il progetto nasce per aumentare la consa­pevolezza sui diritti, denunciare le disuguaglianze, rac­contare storie spesso invisibili e portare alla luce il peso – umano, sociale ed economico – che oggi grava sulle fa­miglie, in particolare sulle donne.

La mobilitazione partirà da un’indagine nazionale che raccoglierà dati, esperienze e testimonianze dirette. A questo seguirà un lavoro di elaborazione e restituzione pubblica. L’obiettivo è rompere il silenzio che circonda la non autosufficienza, denunciare le speculazioni, valoriz­zare le buone pratiche e promuovere una nuova cultura della cura come responsabilità collettiva e dello Stato.

La campagna si articolerà in una serie di azioni con­crete sul territorio: pubblicazione di storie di persone che vivono la non autosufficienza, contrattazione sociale con gli enti locali e le strutture sanitarie, punti d’ascolto nel­le Leghe, a partire dagli Sportelli sociali, monitoraggio delle strutture, percorsi itineranti di sensibilizzazione, costituzione di parte civile nei casi di maltrattamenti. Un intreccio virtuoso fra comunicazione, mobilitazione e iniziativa politica.

Rappresentiamo due milioni e mezzo di pensionate e pensionati, la nostra voce è essenziale affinché la non au­tosufficienza non resti confinata nel cono d’ombra dell’e­mergenza, ma diventi una priorità riconosciuta.

Stefano Cecconi – Segretario nazionale Spi Cgil

 

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