La salute nei CPR e il ruolo dei medici. di Alice dell’Acqua, Chiara Milani, Rossella Romano

Al di là di casi specifici che mettono in risalto le terribili condizioni di vita presso i Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR), la vicenda solleva una questione più strutturale: se la patogenicità dei CPR è un dato scientifico, e non un’opinione, e la tutela della salute per tutti è un principio costituzionale, oltre che un dovere deontologico, qual è il ruolo del medico di fronte alla visita di idoneità alla permanenza in tali centri?


“Questa è una gabbia per scimmie. Se hai bisogno del medico, non viene e dobbiamo urlare tutti insieme e spesso non basta perché dobbiamo accendere il fuoco così qualcuno viene. Io non ce la faccio più, non prendo i farmaci per dormire che danno a tutti, ma non ce la faccio più… Qui non facciamo niente. Ogni giorno qualcuno si taglia, perché non ce la fa più. Ci stanno giorni dove ci sta tanto sangue (…). Non si può vivere qui. Non si può”.

La testimonianza di Mohammad, detenuto in un Centro di permanenza per il rimpatrio (CPR), è solo una delle tante contenute nel II rapporto di monitoraggio del Tavolo Asilo e Immigrazione (TAI) sui CPR (1). Numerose organizzazioni hanno denunciato la patogenicità strutturale di questi luoghi e i pericoli per la salute generati dalla detenzione amministrativa (2-5). Il tema è tornato di stretta attualità con il caso di Ravenna, dove sei medici sono indagati per avere certificato l’inidoneità al trasferimento in un CPR di persone straniere su cui pendeva un decreto di espulsione. L’ipotesi di reato è il falso ideologico (art 479 c.p.): i medici avrebbero agito per una scelta ideologica, rilasciando consapevolmente certificati incompleti o arbitrari per attestare la non idoneità al trasferimento delle persone nei CPR (6-7).

Al di là del caso specifico, la vicenda solleva una questione più strutturale: se la patogenicità dei CPR è un dato scientifico, e non un’opinione, e la tutela della salute per tutti è un principio costituzionale, oltre che un dovere deontologico, qual è il ruolo del medico di fronte alla visita di idoneità alla permanenza in tali centri?

Storia, normativa e organizzazione dei CPR

I CPR originano nel 1998 con il Testo unico sull’immigrazione (D.lgs. 286/1998) come “Centri di permanenza temporanea” (CPT). Nel 2008 con la L.125/2008 diventano “Centri di identificazione e espulsione” (CIE), per poi assumere la denominazione attuale con il D.l. 13 del 2017.
Si tratta di strutture di detenzione amministrativa riservate a cittadini stranieri destinatari di provvedimento di espulsione o respingimento, quando non sia possibile eseguire immediatamente il rimpatrio. Le persone trattenute non stanno scontando una pena per un reato, ma sono trattenute per irregolarità legate al permesso di soggiorno. Attualmente, si contano 10 CPR nel territorio italiano e sono situati nelle seguenti località (1): Bari, Brindisi, Caltanissetta, Gradisca d’Isonzo, Macomer, Milano (Via Corelli), Palazzo San Gervasio, Roma (Ponte Galeria), Torino (Corso Brunelleschi) e Trapani. Secondo i dati del Ministero dell’Interno elaborati dal Centro Studi e ricerche IDOS (8), nel 2024 le persone trattenute nei CPR sono state 5.870, mentre i rimpatri effettivamente eseguiti sono stati 2.526 (43%). L’estensione della durata massima del trattenimento a 18 mesi (D.l. 124/2023) non ha prodotto un incremento proporzionale dei rimpatri, anche perché gli accordi tra lo stato italiano e gli stati di appartenenza o non esistono o sono inconcludenti, allungando i tempi. Nonostante questi dati e le denunce da parte di numerose realtà, la detenzione amministrativa in Italia è stata ulteriormente rafforzata, con la conversione del progetto Albania in una esternalizzazione dei CPR (D.l. n.37/2025, poi Legge n.75/2025) (9).

Il ruolo del medico del SSN 

Secondo la Direttiva Lamorgese del 2022 (recante “criteri per l’organizzazione e la gestione dei Centri di permanenza per il rimpatrio”) (10), l’ingresso nel CPR deve essere preceduto (o seguito entro 24 ore) dall’esecuzione di una visita di idoneità alla vita in comunità ristretta da parte di un medico dell’Azienda sanitaria competente. Tale valutazione ha l’obbligo di “accertare l’assenza di condizioni di salute che rendano incompatibile l’ingresso e la permanenza” dell’individuo, verificando la presenza di: “malattie infettive contagiose pericolose per la comunità; disturbi psichiatrici; patologie acute o cronico-degenerative che non possano ricevere cure adeguate “in comunità ristrette”” come il CPR.

Tuttavia, come confermato da testimonianze e sopralluoghi indipendenti (1, 11), le valutazioni sono spesso superficiali, limitate ad un colloquio in assenza di approfondimenti clinici e di mediazione culturale; sono stati infatti documentati casi di persone trattenute pur avendo patologie incompatibili con la detenzione nei CPR (1). Inoltre, l’intera valutazione è frequentemente delegata ad un singolo professionista, a seconda dei protocolli d’intesa locali tra ASL e Prefetture.
Secondo varie testimonianze raccolte nel libro “Gorgo CPR” (12) e dalla Rete “Mai più lager – no ai CPR”, diversi medici sono stati intimoriti sia dai propri superiori sia dalla Questura per non avere firmato un certificato di idoneità, venendo accusati di interruzione di pubblico servizio o di reinserire in società persone socialmente pericolose. In questo contesto, è importante sottolineare che il tema della “sicurezza” non dipende dalla visita medica eseguita da un professionista in scienza e coscienza, ma dal sistema giudiziario. A peggiorare ulteriormente la situazione si è aggiunta una circolare del Ministero dell’Interno del 20 gennaio 2026, destinata alle prefetture, che invita a “facilitare l’aumento di capienza nei CPR e le espulsioni, rilanciando un modello di controllo che antepone l’obiettivo securitario alla tutela dei diritti fondamentali. Tra le indicazioni operative figura, in particolare, la possibilità di posticipare la visita medica di idoneità al trattenimento, spostandola a un momento successivo all’entrata nella struttura detentiva” (13-14). Alla circolare è seguito un appello “La salute non è una variabile dell’ordine pubblico” sottoscritto congiuntamente da una vasta rete di organizzazioni (7).  

La salute nei CPR 

Dal punto di vista sanitario, le criticità documentate all’interno dei CPR sono molteplici: elevata incidenza di autolesionismo e tentativi di suicidio; uso frequente di psicofarmaci; difficoltà nell’accesso a visite specialistiche; carenze nella presa in carico psichiatrica e del servizio delle tossicodipendenze; assenza di continuità assistenziale alla dimissione; carenti condizioni igienico-sanitarie (1, 8, 11). All’interno dei CPR tutti gli aspetti essenziali (vitto, assistenza sanitaria, comunicazioni) sono gestiti da enti privati tramite bandi di gara. Mentre il sistema penitenziario garantisce quantomeno l’assistenza sanitaria formalmente integrata nel SSN, i CPR si trovano in una preoccupante zona d’ombra assistenziale, dove la frammentazione organizzativa compromette l’indipendenza clinica, la continuità delle cure e la gestione di eventi critici. Emblematico è quanto comunicato da un gestore alla Prefettura il 9 settembre 2020, dove si legge che “la comunità delle persone trattenute è caratterizzata da soggetti con le più svariate criticità: tossicodipendenti e soggetti con doppia diagnosi (dipendenza e patologia psichiatrica), pazienti affetti da patologie dermatologiche”. Una recente sentenza del Consiglio di Stato (n. 7839/2025) ha inoltre giudicato inadeguato il capitolato d’appalto per quanto riguarda la tutela del diritto alla salute delle persone nei CPR, imponendo modifiche quali l’adozione di tutele e protocolli di prevenzione del rischio suicidario almeno equivalenti a quelli adottati in carcere (15).

Il personale sanitario è contrattato dall’ente gestore e opera in assenza di una formazione specifica, di chiare linee guida e di controlli da parte degli enti pubblici (1). È sempre presente un infermiere, mentre figure mediche e psicologiche sono garantite in alcune fasce orarie dettate dal numero dei trattenuti. L’assistenza è soprattutto orientata alla gestione immediata del singolo problema, in assenza di una pianificazione più a lungo termine. Le seconde visite approfondite, previste dalla Direttiva Lamorgese dopo l’ingresso nel CPR, vengono eseguite con tempi e modalità variabili, oppure non eseguite affatto (1).  In caso di bisogni non gestibili o inquadrabili all’interno dei CPR, sono state segnalate grandi difficoltà di accesso a percorsi esterni legate ai lunghi tempi d’attesa e alla necessità di scorta.

Come anticipato, le condizioni stesse dei CPR sono degradanti e pericolose per la salute fisica e mentale delle persone: carenze infrastrutturali e igienico-sanitarie; insufficienza dei servizi essenziali, dalla biancheria a controllo delle condizioni climatiche; isolamento e lontananza (per quasi tutti i CPR) da centri urbani e servizi; limitata comunicazione con l’esterno; assenza quasi totale di attività ricreative di qualsiasi natura. A questo proposito, la letteratura (16) documenta una correlazione tra detenzione amministrativa prolungata e aumento di disturbi ansioso-depressivi, PTSD e comportamenti autolesivi, specie in persone con pregresse vulnerabilità migratorie. Il rapporto del TAI segnala anche difficoltà di accesso a supporto psicologico continuativo e interventi d’urgenza frequenti, definendo i CPR “istituzioni patogene” – contesti strutturalmente idonei a generare o aggravare sofferenza psichica.

Un’inchiesta di Altreconomia (17) ha evidenziato un uso significativo di psicofarmaci nei CPR. Grazie ai dati ottenuti, è stato possibile quantificarne l’utilizzo: in cinque anni (dal 2017 al 2022) il CPR di Torino ha acquistato 12.791 euro di psicofarmaci, ovvero il 31% della spesa totale per farmaci. Il più utilizzato è il Rivotril, che tra il 2017 e il 2019 rappresenta da solo il 15% della spesa. Per dare dei riferimenti economici, in media una scatola di Rivotril costa € 1,50, mentre una scatola di paracetamolo 6€ (Tabella 1). Il primato va al CPR di Milano, dove tra ottobre 2021 e febbraio 2022 la spesa per psicofarmaci supera il 60% del totale. A fronte di questo elevato consumo non è stato osservato un proporzionale aumento delle richieste di consulenze psichiatriche, che sarebbero state solo 8 nello stesso periodo (17).

Tabella 1

Oltre al disagio psichico, i CPR presentano criticità igienico-sanitarie croniche, come dimostrato dai ripetuti focolai di scabbia. Il caso di un giovane ivoriano nel CPR di Torino (18), la cui patologia è stata diagnosticata solo dopo il trasferimento in carcere, ha riacceso il dibattito sulla carenza dei controlli interni. I dati confermano la rilevanza del fenomeno: a Caltanissetta, nel solo 2022, sono stati acquistati 109 tubetti di Scabianil (12). Gli attivisti denunciano regolarmente epidemie che non vengono prese in carico correttamente.

Conclusione

La domanda che a questo punto sorge spontanea è la seguente: alla luce delle criticità menzionate, è possibile per un professionista sanitario giudicare una persona idonea non solo alla vita in comunità ristretta, ma specificatamente alla vita in un CPR? Ridurre la questione ad una posizione ideologica, come accaduto per i medici di Ravenna, trascurando le prospettive deontologiche e medico-legali, appare semplicistico. In caso di suicidio o in caso di peggioramento sanitario pochi mesi dopo l’ingresso in CPR, il medico che ha certificato l’idoneità viene indagato, o in quel caso non si tratta di falso ideologico? Le problematiche riscontrate sono in larga parte riconducibili alla struttura stessa del sistema e pertanto non risolvibili da una semplice riforma organizzativa, dall’allocazione di maggiori risorse o da un aumento dei controlli. Il nodo centrale è proprio la detenzione amministrativa e se questa possa mai rappresentare uno strumento proporzionato, legittimo e sostenibile dal punto di vista dei diritti fondamentali e della salute pubblica.

Come ci ricorda l’appello di giugno 2025 della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni alla FNOMCeO (19), se i professionisti sono “mossi dal principio costituzionale e deontologico della tutela della vita e della salute delle persone come priorità rispetto a ogni altra considerazione”, è allora necessario prendere posizione e alimentare il dibattito verso la chiusura dei CPR e il superamento della detenzione amministrativa.

Alice dell’Acqua, Chiara Milani e Rossella Romano, Mediche di sanità pubblica, Università di Firenze.


Bibliografia

  1. Tavolo Asilo e Immigrazione (TAI), CPR D’ITALIA: ISTITUZIONI TOTALI. Secondo rapporto di monitoraggio sui CPR di Bari, Brindisi, Caltanissetta, Gradisca d’Isonzo, Macomer, Milano, Palazzo San Gervasio, Roma, Torino, Trapani, Gennaio 2026. https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2026/01/CPR-dItalia_26.01.pdf
  1. Emergency, CPR d’Italia: violazioni sistematiche dei diritti e logiche da “istituzioni totali”, febbraio 2026, https://www.emergency.it/blog/articoli/cpr-ditalia-violazioni-sistematiche-dei-diritti-e-logiche-da-istituzioni-totali/
  2. FNOMCeO, CPR, gli Ordini dei Medici chiedono una revisione della procedura: “La valutazione clinica deve riguardare lo stato di salute e non costituire atto autorizzativo”, febbraio 2026, https://portale.fnomceo.it/cpr-gli-ordini-dei-medici-chiedono-una-revisione-della-procedura-la-valutazione-clinica-deve-riguardare-lo-stato-di-salute-e-non-costituire-atto-autorizzativo/
  3. Amnesty International, La detenzione amministrativa delle persone migranti e richiedenti asilo in Italia, luglio 2024,  https://www.amnesty.it/la-detenzione-amministrativa-delle-persone-migranti-e-richiedenti-asilo-in-italia/
  4. WHO Regional Office for Europe, Health in immigration detention: a country implementation guide. Copenhagen: WHO Regional Office for Europe, 2022 https://www.bmj.com/content/384/bmj.q531?fbclid=IwZXh0bgNhZW0CMTAAYnJpZBEwUFBrRjE3TnY2cHRYZG9ScAEeAjc6Q45pU6shCe8kqcsnpgNcfeEfxfvFojok-V1c9mRzzIe5WI4WiVaUmBE_aem_keETR8B8pKqAyFOUo4fidg
  5. Melting Pot Europa, Medici indagati a Ravenna, chiesta la sospensione, marzo 2026, https://www.meltingpot.org/2026/03/medici-indagati-a-ravenna-chiesta-la-sospensione/
  6. Salute Internazionale, La cura non è un reato, febbraio 2026 https://www.saluteinternazionale.info/2026/02/la-cura-non-e-un-reato-in-difesa-dellautonomia-medica-e-del-diritto-alla-salute-art-32-cost/
  7. ActionAid Italia, Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Bari, Trattenuti – Una radiografia del sistema detentivo per stranieri, 2024,  https://trattenuti.actionaid.it/wp-content/uploads/2024/10/Rapporto-Trattenuti_DEF.pdf
  8. Salute Internazionale, Esportare i migranti. Il caso Albania, maggio 2024,
    https://www.saluteinternazionale.info/2024/05/esportare-i-migranti-il-caso-albania/
  9. Ministero dell’Interno, Direttiva recante criteri per l’organizzazione dei centri di permanenza per i rimpatri previsti dall’articolo 14 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 e successive modificazioni”, maggio 2022,  https://www.interno.gov.it/sites/default/files/2022-06/direttiva_ministro_lamorgese_19.5.2022_accessibile.pdf
  10. ANSA, La pastiglia per dormire, luglio 2024,  https://www.ansa.it/sito/notizie/magazine/numeri/2024/07/09/la-pastiglia-per-dormire_ad28e374-924f-411f-bc82-c0e458c92629.html
  11. Fignoni Lorenzo, Rondi Luca, Gorgo Cpr: Tra vite perdute, psicofarmaci e appalti milionari, 2024
  12. Ministero dell’Interno, Circolare N. 14100/166(2) “Direttiva in materia di trattenimento presso i CPR di stranieri socialmente pericolosi”, gennaio 2026, https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2026/02/Ministero-dellInterno-circolare-gennaio-2026-1.pdf
  13. Domani, Il Viminale prova a ritardare le visite di idoneità ai Cpr, l’appello: «La salute non è una variabile dell’ordine pubblico», gennaio 2026,  https://www.editorialedomani.it/fatti/cpr-circolare-viminale-visite-mediche-ritardo-appello-esperti-salute-non-variabile-ordine-pubblico-cpn7post
  14. Questione Giustizia, Il Consiglio di Stato annulla parzialmente lo schema capitolato CPR per carenze relative alla tutela della salute e della prevenzione del rischio suicidario, novembre 2025, https://www.questionegiustizia.it/articolo/cds-cpr
  15. WHO Regional Office for Europe (2022). Health in immigration detention: a country implementation guide. Copenhagen: WHO Regional Office for Europe.
  16. Altraeconomia, Rinchiusi e sedati: l’abuso quotidiano di psicofarmaci nei Cpr italiani, aprile 2023, https://altreconomia.it/rinchiusi-e-sedati-labuso-quotidiano-di-psicofarmaci-nei-cpr-italiani
  17. Torino Cronaca, La scabbia al Cpr finisce in tribunale: «Situazione al limite. Riboldi spieghi», novembre 2025,  https://torinocronaca.it/news/torino/578898/la-scabbia-al-cpr-finisce-in-tribunale-situazione-al-limite-riboldi-spieghi.html
  18. Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, Appello al Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, giugno 2025, https://portale.fnomceo.it/wp-content/uploads/2025/06/Appello-alla-FNOMCeO1.pdf

fonte:https://www.saluteinternazionale.info/2026/04/la-salute-nei-cpr-e-il-ruolo-dei-medici/

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