Droghe. Il proibizionismo affolla il carcere. di Franco Corleone

Sono 42mila le persone detenute per reati riconducibili alla campagna sanfedista sulla droga.

Nei giorni scorsi è stato presentato il Libro Bianco sulle droghe, giunto alla diciassettesima edizione, curato dalla Società della Ragione con il sostegno della rete di associazioni impegnata nella denuncia degli effetti del proibizionismo sul carcere e sulla giustizia.

Si confermano i dati presenti da molti anni, aggravati, sul peso imponente dei detenuti accusati di detenzione e piccolo spaccio di sostanze stupefacenti vietate e dei prigionieri definiti come “tossicodipendenti”. Gli ingressi per violazione dell’art. 73 del Dpr 309/90, nota come Iervolino-Vassalli, si attestano nel 2025 al 28,3% mentre gli ingressi di persone definite tossicodipendenti superano il 41%.

Si tratta evidentemente di una manifestazione della detenzione sociale, di soggetti autori di reati di strada e predatori (furti, scippi, rapine) e anche di oltraggi e resistenza a pubblici ufficiali e che fanno uso di droghe e alcol. I dati sulle presenze nelle 189 galere sono più eloquenti: alla fine del 2025 i ristretti erano 63.499 (oggi sono lievitati a 64.741) e quelli per violazione della legge proibizionista 21.562 pari al 33,9%, mentre il frutto della marginalità sociale si attestava sulla cifra di 20.767, pari al 32,7%. Se sommassimo le due categorie supereremmo il 66% con oltre 42.000 persone.

Un dato agghiacciante. I tribunali sono oberati da ben 200.000 procedimenti pendenti per violazioni delle norme proibizioniste. Non basta, le segnalazioni ai prefetti sfiorano le 40.000 unità, e 12.000 sono le sanzioni amministrative, assai odiose come il ritiro della patente e del passaporto. Tre quarti delle persone segnalate (29.576), per lo più giovani, lo sono per il consumo di cannabinoidi. Dal 1990 sono più di un milione i soggetti criminalizzati e soggetti a grave stigma per uno spinello!

Bisogna augurarsi che il prossimo Libro Bianco possa indicare per la politica sulle droghe l’uscita dal tunnel segnato dalla determinazione proibizionista dell’attuale governo che appare ossessionato dalla guerra alla droga e in particolare alla canapa, ritenuta causa del vizio e della corruzione morale dei giovani. È il concetto ispiratore della legge nota come Fini-Giovanardi che eliminava ogni differenza tra le diverse sostanze, con l’affermazione del mantra “la droga è droga”. Il governo non ha osato riproporre la repressione più dura, ma si è esercitato a lanciare proclami ideologici, finanziare campagne di spot in tutte le televisioni, accumulare risorse con l’8×1000 e organizzare una modesta conferenza nazionale.

Iniziative che confermano come l’esecutivo non si sia limitato a mostrare un volto più feroce ma si sia anche lanciato a inventare norme che, come aveva denunciato Grazia Zuffa, sfiorano l’illegalità. L’elenco è lungo, dall’aumento delle pene per i fatti di lieve entità, alla equiparazione della canapa tessile a quella con valenza psicotropa. È notizia recente la criminalizzazione della canapa terapeutica con perquisizioni nelle farmacie e interrogatori ai pazienti.

Invece di risolvere il problema del sovraffollamento con una grande riforma si promettono posti in comunità per “tossicodipendenti” considerati malati da curare e non cittadini da rispettare. Il Libro Bianco riprende il titolo di un quaderno con parole e immagini di una artista assai interessante, Fausta Squatriti: E non sono pazzi.

Print Friendly, PDF & Email