Nessuno nei CPR: meno che mai i minori. di Francesca Ena, Valentina Burzio, Marisa Calacoci, Nicola Cocco

La tutela della salute e dei diritti dei minori non può ammettere deroghe né zone d’ombra istituzionali. Ribadendo, con altre realtà scientifiche, la gravità della patogenicità dei contesti di detenzione amministrativa, auspichiamo un intervento tempestivo affinché i CPR cessino definitivamente di essere luoghi di transito per le persone migranti, a prescindere dalla loro età anagrafica, e ancor di più se minori.


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Il trattenimento di minori nel Centro di Permanenza per i Rimpatri (CPR) di via Corelli a Milano ha suscitato forte preoccupazione nel mondo della tutela della salute dei minori migranti. La notizia, emersa grazie al monitoraggio della Rete “Mai più Lager – No ai CPR”, squarcia il velo di opacità che da anni circonda queste strutture.  Le testimonianze dall’interno sono strumenti essenziali di vigilanza sanitaria: in contesti dove il monitoraggio indipendente è ostacolato, la voce di chi osserva la violazione dei diritti fondamentali diventa parte integrante della salute pubblica. La permanenza nel centro è stata breve, ma resta l’interrogativo sul perché dei minori siano stati trattenuti in violazione delle norme vigenti.

Questi eventi critici sollevano, per l’ennesima volta, il tema delle procedure di accertamento dell’età anagrafica in presunti minori senza documenti e delle modalità di valutazione dell’idoneità all’inserimento nei CPR. Accertare l’età non significa “indicare un numero”, ma riconoscere una condizione di vulnerabilità.  Richiede tempo, competenze, relazioni e contesti adeguati. Significa accogliere una storia, darle spazio e voce, prima ancora che misurarla. L’accertamento dell’età, ai fini di una corretta identificazione, diventa di fondamentale importanza per garantire al minore l’effettivo esercizio dei diritti di cui è titolare ed evitare l’adozione di provvedimenti che possono essere gravemente lesivi di tali diritti, quali il respingimento alla frontiera, il rimpatrio forzato, la sistemazione in accoglienza insieme ad adulti e la detenzione amministrativa, come nel caso specifico.[1]

L’accordo della Conferenza Stato-Regioni (n. 73 del 9 luglio 2020) ha approvato il protocollo in cui vengono descritte le procedure da attuare per determinare l’età anagrafica dei presunti minori.[2] Purtroppo, a tutt’oggi, il protocollo resta ampiamente disatteso come confermato da tre differenti monitoraggi eseguiti dall’Istituto Nazionale per le Migrazioni e le Povertà (INMP), Save the Children e ISMU[3]. Il dato comune che emerge dalle survey è la disomogeneità di applicazione relativamente alla multidisciplinarietà, all’attenzione all’ascolto del minore e al ricorso, spesso indiscriminato ed arbitrario ad accertamenti radiologici.

Come già espresso in precedenti documenti[4], il Gruppo di Lavoro sui Minori Migranti (GdLMM)  ribadisce la necessità di rendere l’applicazione del Protocollo corretta ed uniforme, su tutto il territorio nazionale, punto di partenza ineludibile per determinare l’età dei presunti minori su basi scientifiche e non attaccabile sul piano giuridico, a maggior tutela del minore e comunque sempre nel suo superiore interesse, così come previsto dalla Convenzione di New York.[5]

Alla luce di quanto brevemente riportato, ci permettiamo di ribadire, con forza, la necessità di offrire assistenza sanitaria e tutela legale ai minori coinvolti nel caso specifico, di vigilare nelle sedi competenti affinché non si ripetano casi simili e di dare luogo all’applicazione integrale e diffusa di quanto disposto nell’Accordo Stato-Regioni del 2020. Evidenziamo che il trattenimento nei CPR può determinare rischi per la salute psicofisica come attestato da un recente Policy Brief della World Health Organization (WHO).[6]   Come rilevato da numerose evidenze, riprese anche in un recente commento pubblicato su Lancet Regional Health Europe,[7]l’ambiente dei CPR agisce come un contesto intrinsecamente patogeno, nel quale la restrizione della libertà e l’incertezza del futuro si sommano ai traumi del percorso migratorio, determinando seri rischi per la salute psicofisica.[8]  Nello specifico, i rischi di compromissione dello sviluppo neuropsichico di persone minori che entrino in contatto con tale contesto o con altri sistemi di accoglienza non dedicati, non possono essere ignorati, dal punto di vista della loro salute e dei loro diritti.[9]

La tutela della salute e dei diritti dei minori non può ammettere deroghe né zone d’ombra istituzionali. Ribadendo, con altre realtà scientifiche, la gravità della patogenicità dei contesti di detenzione amministrativa, auspichiamo un intervento tempestivo affinché i CPR cessino definitivamente di essere luoghi di transito per le persone migranti, a prescindere dalla loro età anagrafica, e ancor di più se minori. E se è vero, come è vero, che buone norme generano buona salute, agendo da determinanti della stessa, altre fosche nubi osserviamo all’orizzonte sul futuro dei minori stranieri; quanto previsto nel Decreto di Legge sull’Immigrazione, presentato al Senato il 27 aprile 2026, rischia di interferire negativamente sulle tutele previste dalla legge 47 del 7 Aprile2017. In particolare, desta preoccupazione la riduzione della durata del cosiddetto prosieguo amministrativo, che verrebbe limitato fino al compimento del 19° anno di età anziché fino ai 21 anni, con la possibile interruzione di percorsi educativi, formativi e di inclusione socio-lavorativa che rappresentano fattori protettivi consolidati per la salute e il benessere dei giovani migranti.

Ulteriore elemento di criticità riguarda la ridefinizione delle competenze in materia di rimpatrio assistito dei minori stranieri non accompagnati, che il disegno di legge prospetta di trasferire dal Tribunale per i minorenni all’autorità amministrativa prefettizia. Tale passaggio determinerebbe uno spostamento da una valutazione fondata su garanzie giurisdizionali specialistiche a una decisione di natura amministrativa, con possibile indebolimento delle tutele previste per i minori. Nel quadro attuale, infatti, i Tribunali per i minorenni garantiscono tali valutazioni nell’ambito delle proprie funzioni di tutela, in coerenza con la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e con i principi ispiratori della Legge n. 47/2017

Auspichiamo che sia nell’interesse non solo dei minori ma dell’intero paese, tutelare la loro crescita armonica e lo sviluppo psicofisico che di percorsi stabili e tutelati necessita, supportati da figure fondamentali quali i tutori, dalle norme lungimiranti attualmente in vigore e dai principi Costituzionali fondamentali con particolare riferimento alla tutela della salute garantito a tutti gli individui.

Francesca Ena, Valentina Burzio, Marisa Calacoci e Nicola Cocco. Gruppo di Lavoro Minori Migranti – Società Italiana Medicina delle Migrazioni


Riferimenti

[1] Linton, J. M., Griffin, M., Shapiro, A. J., Council on Community Pediatrics, Chilton, L. A., Flanagan, P. J., … & Nelson, J. L. (2017). Detention of immigrant children. Pediatrics139(5), e20170483.

[2] Presidenza del Consiglio dei Ministri. (2020, 9 luglio). Protocollo multidisciplinare per la determinazione dell’età dei minori stranieri non accompagnati. Conferenza Unificata.

[3] C.Ferrari, M. Lovison, G.G. Valtolina.Tra norme giuridiche e pratiche quotidiane: l’applicazione del protocollo per l’accertamento dell’età dei MSNA – Fondazione Iniziative e Studi sulla Multietnicità – ISMU ETS 2025

[4] Società Italiana di Medicina delle Migrazioni. (2023). Documento del Gruppo di lavoro ‘Minori migranti’ sui provvedimenti relativi ai Minori Stranieri Non Accompagnati dalla legge 176/2023.

[5] United Nations. (1989). Convention on the Rights of the Child. United Nations Treaty Series, 1577, 3. https://www.ohchr.org/en/instruments-mechanisms/instruments/convention-rights-child

[6] World Health Organization. (2026). Health in immigration detention: evidence brief for policy and practice. World Health Organization.

[7] Cocco, N., Marchese, V., Nicoli, F., Russo, G., Testa, J., Corsaro, A., & Mazzetti, M. (2026). The pathogenicity of immigration detention: a systemic conflict between medical ethics and harmful migration policies. The Lancet Regional Health–Europe64.

[8] Oberg, C., & Sharma, H. (2023). Post-traumatic stress disorder in unaccompanied refugee minors: Prevalence, contributing and protective factors, and effective interventions: A scoping review. Children10(6), 941.

[9] Dudley, M., Steel, Z., Mares, S., & Newman, L. (2012). Children and young people in immigration detention. Current Opinion in Psychiatry25(4), 285-292.

fonte: https://www.saluteinternazionale.info/2026/06/nessuno-nei-cpr-meno-che-mai-i-minori/

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