Ricordare l’anniversario di Hiroshima non è solo un modo per commemorare il passato. Al contrario: deve essere soprattutto un modo per riflettere sul presente. Oggi nove Stati possiedono armi nucleari: Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Regno Unito, India, Pakistan, Israele e Corea del Nord. Complessivamente dispongono di oltre 12.000 testate nucleari.
l 6 agosto 1945, alle 8:15 del mattino, una bomba atomica all’uranio, denominata Little Boy, venne sganciata sulla città giapponese di Hiroshima. Fu il primo impiego di un’arma nucleare contro un centro urbano. Nel rapporto ufficiale The atomic bombings of Hiroshima and Nagasaki (1), redatto dal Manhattan Engineer District poco dopo la fine della guerra, gli eventi vengono descritti con un linguaggio tecnico e impersonale:
“Hiroshima era l’obiettivo principale della prima missione con bomba atomica. La missione si svolse senza problemi sotto ogni aspetto. Il tempo era buono e sia l’equipaggio sia le attrezzature funzionarono perfettamente.”
Quando la bomba esplose sopra la città, un lampo accecante illuminò il cielo, seguito da un’onda d’urto devastante, da incendi diffusi e dalla formazione di un’enorme nube di polvere e fumo.
“Una grande cicatrice nel terreno, ancora in fiamme e coperta da una densa nube di fumo, era tutto ciò che rimaneva di una grande città.”
Prima del bombardamento Hiroshima era una città di circa 255.000 abitanti costruita sul delta del fiume Ota, in una zona quasi completamente pianeggiante. Il centro era costituito da edifici amministrativi e commerciali in cemento armato, mentre gran parte delle zone residenziali era composta da abitazioni in legno con tetti di tegole. Questa configurazione urbanistica rendeva la città particolarmente vulnerabile agli incendi. Il 75% della popolazione era concentrato nell’area densamente edificata del centro cittadino.
La potenza della bomba fu stimata equivalente a circa 20.000 tonnellate di TNT. Gli effetti distruttivi derivarono dalla combinazione di quattro fattori (Figura 1):
- L’onda d’urto;
- l’emissione di calore e gli incendi primari, cioè provocati istantaneamente dal calore irradiato dall’esplosione atomica;
- gli incendi secondari provocati dai crolli e dagli impianti danneggiati;
- la successiva propagazione del fuoco.
Nell’area immediatamente sottostante al punto di esplosione, la distruzione fu quasi totale. Alcuni edifici in cemento armato conservarono la struttura portante, ma subirono la completa distruzione degli interni. Gli incendi si unirono rapidamente in una gigantesca tempesta di fuoco, che devastò oltre undici chilometri quadrati della città. Secondo il rapporto ufficiale, la bomba esplose in una posizione tale da massimizzare gli effetti distruttivi sull’area urbana.
Figura 1. Stima dell’entità dei danni provocati da una bomba atomica. Fonte: Xu et al, 2023
Le conseguenze per gli esseri umani furono molteplici. Le prime furono le ustioni da “flash”, provocate dall’intensa emissione di calore e luce al momento dell’esplosione. Seguivano le ustioni causate dagli incendi, i traumi dovuti all’onda di pressione e le lesioni provocate dai crolli degli edifici e dalla proiezione dei detriti. A ciò si aggiunse un fenomeno fino ad allora sconosciuto nella sua portata: l’esposizione acuta alle radiazioni ionizzanti. Chi si trovava entro due chilometri dall’ipocentro aveva scarsissime possibilità di sopravvivenza (2). Nel giro di pochi secondi morirono decine di migliaia di persone sotto l’effetto combinato del calore, dell’onda d’urto e delle radiazioni.
Si stima che oltre un quarto della popolazione cittadina sia stato ucciso immediatamente e che un ulteriore quarto abbia riportato ferite gravissime. Alle morti e alla distruzione materiale si aggiunse una fuga di massa dei sopravvissuti che lasciavano la città, spesso privi di acqua, cure mediche e rifugi.
Il rapporto statunitense sottolineava inoltre un altro effetto della bomba: il terrore psicologico. Gli abitanti, ormai abituati ai bombardamenti convenzionali, scoprirono che una singola bomba era stata in grado di distruggere una città intera. Dopo Hiroshima bastava l’avvistamento di un singolo aereo per provocare panico e paralizzare la vita quotidiana. Nei giorni che seguirono l’esplosione emerse, tra i sopravvissuti, una sindrome che i medici non erano in grado di spiegare (3). Persone apparentemente illese iniziarono a manifestare perdita dell’appetito, nausea, vomito e diarrea. Successivamente comparivano emorragie, caduta dei capelli, infezioni e profonda debilitazione. Molti morivano dopo alcune settimane. A un anno dall’esplosione The Lancet descriveva questo quadro clinico come una nuova entità patologica denominata dai giapponesi “malattia della bomba atomica”. Oggi sappiamo che si trattava della sindrome acuta da radiazioni.
Le stime della Radiation Effects Research Foundation indicano che entro la fine del 1945 il numero dei morti a Hiroshima aveva probabilmente raggiunto circa 140.000 persone. Nei decenni successivi il conteggio delle vittime è continuato a crescere, includendo i decessi attribuibili alle conseguenze tardive dell’esposizione alle radiazioni.
L’esperienza di Hiroshima ha dato origine a un vasto programma di studio epidemiologico sugli effetti dell’esposizione umana alle radiazioni (4). Per decenni sono stati seguiti decine di migliaia di sopravvissuti, raccogliendo dati clinici ed epidemiologici di straordinario valore scientifico. Le ricerche hanno dimostrato che l’esposizione alle radiazioni ionizzanti aumenta il rischio di sviluppare numerose forme tumorali, sia leucemie che tumori solidi di diversi organi. Il rischio risultava maggiore per chi aveva ricevuto dosi più elevate e per chi era stato esposto in giovane età. Sono inoltre emerse associazioni con altre patologie non oncologiche, tra cui: malattie cardiovascolari; cataratta; alcune malattie endocrine e metaboliche. L’eredità sanitaria di Hiroshima non si è dunque esaurita nell’agosto del 1945, ma ha accompagnato i sopravvissuti per tutta la vita.
Nessuna statistica riesce però a restituire pienamente la portata della tragedia. Per comprendere Hiroshima resta essenziale confrontarsi con le testimonianze dirette. Tra le opere più significative disponibili oggi vi sono il Diario di Hiroshima del medico Michihiko Hachiya (5), e Hiroshima – un racconto di sei sopravvissuti, di John Hersey (6).
Nel Diario di Hiroshima, Michihiko Hachiya, direttore dell’Ospedale delle Telecomunicazioni, racconta la bomba dall’interno della città devastata. Ferito durante l’esplosione e ricoverato egli stesso tra i pazienti del suo ospedale semidistrutto, osserva giorno dopo giorno la comparsa di sintomi che nessuno comprende ancora. Il valore dell’opera non risiede soltanto nella precisione della testimonianza umana e medica, ma nella capacità di documentare lo smarrimento di una comunità improvvisamente precipitata in una realtà inedita. Le pagine di Hachiya mostrano come la bomba atomica non abbia rappresentato soltanto una nuova arma, ma anche l’inizio di una nuova esperienza della malattia e della sofferenza umana, di fronte alla quale la medicina dell’epoca si trovò inizialmente impreparata.
Diverso, ma complementare, è l’approccio di John Hersey. Pubblicato nel 1946 sul New Yorker, il suo reportage segue le vicende di sei sopravvissuti appartenenti a contesti molto diversi: un medico, due religiosi, una vedova, un’impiegata e un chirurgo. Attraverso le loro esperienze individuali, Hersey restituisce un volto umano a una tragedia spesso descritta soltanto attraverso cifre e valutazioni strategiche. Il lettore assiste alle stesse ore e agli stessi eventi da prospettive differenti: la ricerca disperata dei familiari, la sete, le ustioni, l’incertezza, la lunga lotta per sopravvivere. Il risultato è una delle opere giornalistiche più influenti del Novecento. Per il pubblico statunitense il libro ebbe inoltre un’importanza particolare: fu la prima opera a raccontare in modo esteso e diretto l’esperienza delle vittime giapponesi. Fino ad allora gran parte delle informazioni sugli effetti umani della bomba atomica era rimasta limitata dalla censura militare imposta durante l’occupazione del Giappone e da una narrazione prevalentemente concentrata sugli aspetti strategici e militari dell’evento.
Ricordare l’anniversario di Hiroshima non è solo un modo per commemorare il passato. Al contrario: deve essere soprattutto un modo per riflettere sul presente. Oggi nove Stati possiedono armi nucleari: Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Regno Unito, India, Pakistan, Israele e Corea del Nord (Figura 2). Complessivamente dispongono di oltre 12.000 testate nucleari (7).
Figura 2. Distribuzione degli arsenali nucleari globali. Fonte: Xu et al, 2023.
Il rischio di un impiego delle armi nucleari è oggi più elevato che mai a causa della proliferazione nucleare, del terrorismo e delle instabilità politiche. Secondo il Bulletin of the Atomic Scientists, la deterrenza nucleare continua a rappresentare un rischio inaccettabile per l’umanità e la riduzione di tale rischio dovrebbe essere una priorità globale (8). Nel frattempo gli arsenali nucleari continuano a essere modernizzati. Nel solo 2024 i nove paesi dotati di armi nucleari hanno speso oltre 100 miliardi di dollari per mantenere, aggiornare ed espandere i propri arsenali (9). Almeno 26 grandi aziende coinvolte nel settore hanno ottenuto ricavi per circa 43,5 miliardi di dollari e detengono contratti per un valore superiore a 463 miliardi. Inutile dire che queste risorse potrebbero essere destinate ad affrontare altre emergenze globali o investite in settori ad alto ritorno di investimento come sanità e istruzione.
Lo scrittore russo Anton Čechov formulò una regola narrativa divenuta celebre: se nel primo atto di un’opera compare una pistola appesa a una parete, prima o poi quella pistola dovrà sparare. La regola della pistola di Čechov ovviamente nasce pensando al mondo dell’arte, ma con poco sforzo, si può adattare anche alla geopolitica. Le armi nucleari rappresentano la più pericolosa applicazione possibile di questo principio. La loro semplice esistenza implica quantomeno la possibilità del loro utilizzo, in un futuro più o meno remoto. Negli ultimi anni il tabù nucleare costruitosi dopo Hiroshima si è andato indebolendo progressivamente. Le minacce esplicite formulate dalla Russia durante la guerra in Ucraina, le tensioni tra le grandi potenze e la retorica nucleare della Corea del Nord hanno riportato nel dibattito pubblico scenari che sembravano appartenere alla Guerra Fredda.
Ottant’anni dopo, la lezione fondamentale di Hiroshima resta la stessa: le armi nucleari non sono armi come le altre. La loro esistenza continua a rappresentare un rischio sanitario, umanitario ed esistenziale per l’intera umanità.
Andrea Ubiali, Medico di sanità pubblica, Bologna
Bibliografia
- Manhattan Engineer District. The Atomic Bombings of Hiroshima and Nagasaki. Washington, DC: U.S. Government Printing Office; 1946.
- McCurry J. The day the bomb fell. Lancet. 2005;366(9484):441. doi:10.1016/S0140-6736(05)67041-9.
- Remembering Hiroshima. Lancet. 2005;366(9484):427. doi:10.1016/S0140-6736(05)67032-8.
- Kamiya K, Sakata R, Rajaraman P. Eight decades of research on the long-term health effects of radiation in atomic bomb survivors and their offspring. Carcinogenesis. 2025;46(3):bgaf047. doi:10.1093/carcin/bgaf047.
- Hachiya M. Diario di Hiroshima (Hiroshima Diary). Chapel Hill: University of North Carolina Press; 1955.
- Hersey J. Hiroshima. Il racconto di sei sopravvissuti. 2025. ISBN: 9791221217766
https://www.utetlibri.it/libri/hiroshima-il-racconto-di-sei-sopravvissuti/ - Xu S, Dodt A. Nuclear bomb and public health. J Public Health Policy. 2023;44(3):348-359. doi:10.1057/s41271-023-00420-x.
- Barrett A, Baum S, Hostetler K. An existential discussion: What is the probability of nuclear war? Bulletin of the Atomic Scientists. 2021. Disponibile presso: https://thebulletin.org/2021/03/an-existential-discussion-what-is-the-probability-of-nuclear-war/
- International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (ICAN). Hidden Costs: Nuclear Weapons Spending in 2024. Geneva: ICAN; 2025. Disponibile presso: https://www.icanw.org
fonte: https://www.saluteinternazionale.info/2026/08/hiroshima-ottantanni-dopo/


