Estate 2026 e visioni di estati future. di Andrea Ubiali

Il cambiamento climatico dovrebbe essere dichiarato un’emergenza sanitaria globale, dopo che nuovi dati hanno dimostrato che i danni alla salute causati dal riscaldamento globale stanno accelerando più rapidamente rispetto a dieci anni fa. Secondo il decimo rapporto del Lancet Countdown on Health and Climate Change, la media annuale dei decessi correlati al caldo è aumentata di quasi il 36% a livello globale nei 10 anni successivi all’introduzione dell’Accordo di Parigi del 2015.


Passata l’estate 2026, è possibile tracciare un primo bilancio di una stagione che ha offerto ampia dimostrazione degli effetti della crisi climatica. Senza pretese di esaustività, vale la pena richiamare alcuni eventi che hanno caratterizzato questi mesi e che, nel loro insieme, aprono anche uno sguardo sul prossimo futuro. Fin dalle prime settimane di maggio, l’Europa è stata interessata da una successione di cinque ondate di calore, che hanno colpito ampie aree del continente portando le temperature fino a 40°C e oltre, distinguendosi per precocità e persistenza ( vedi figura di copertina, Fonte Nasa). Le temperature medie combinate dei mesi di giugno e luglio sono state le più elevate mai registrate, secondo i dati del servizio europeo Copernicus. Il record è stato ulteriormente confermato nel mese di agosto (3,4 – Figura 1).

Figura 1. Anomalie delle temperature medie combinate di giugno-luglio in Europa. Fonte: Copernicus.

I dati di Copernicus costituiscono inoltre la base di uno studio pubblicato su Nature Climate Change che ha ricostruito l’evoluzione dello stress termico globale dal 1950 a oggi. I risultati mostrano una tendenza inequivocabile: il caldo estremo sta diventando più frequente, intenso e diffuso (5). Le conseguenze per la salute pubblica sono state rilevanti. Le stime disponibili attribuiscono alle ondate di calore dell’estate 2026 almeno 50.000 morti in eccesso in Europa (Figura 2) (6). Parallelamente, i sistemi sanitari di diversi paesi hanno registrato incrementi degli accessi ai servizi di emergenza e dei ricoveri ospedalieri (7).

Figura 2. Mortalità attribuibile alle ondate di calore in Europa. Fonte: The Guardian

Gli effetti si sono estesi ben oltre l’ambito sanitario. La combinazione di temperature elevate, siccità prolungata e forte domanda di elettricità (anche dovuta al raffrescamento degli edifici) ha messo sotto pressione i sistemi energetici europei. Particolarmente vulnerabili si sono dimostrate le centrali nucleari, che utilizzano grandi quantità di acqua per il raffreddamento, come è stato possibile osservare in Francia e Romania (8,9).  Numerosi fiumi hanno raggiunto livelli eccezionalmente bassi, con ripercussioni su approvvigionamento idrico, agricoltura e navigazione commerciale (10,11). In America centrale, la persistente siccità ha costretto l’Autorità del Canale di Panama a ridurre il numero di transiti giornalieri consentiti (12). Sul Danubio sono riemersi relitti della Seconda guerra mondiale sommersi (13). A Londra, molti dei celebri parchi cittadini hanno assunto un insolito colore giallastro (14). Anche le infrastrutture di trasporto hanno mostrato segnali di fragilità. Temperature eccezionalmente elevate hanno provocato deformazioni dell’asfalto e delle linee ferroviarie, imponendo limitazioni di velocità, interruzioni del servizio e interventi straordinari di manutenzione (15-17). Nel 2026 vaste aree dell’Europa occidentale sono state interessate da incendi di dimensioni e intensità eccezionali. Il numero degli eventi registrati è risultato superiore alla media storica e milioni di persone sono state esposte a livelli pericolosi di inquinamento atmosferico generato dal fumo  (18-20). In Nepal e Tibet, una catastrofica inondazione causata dal cedimento di un sistema glaciale ha provocato morti, devastazione e ingenti danni alle infrastrutture (21,22).

Eppure, nonostante l’accumularsi di evidenze e impatti sempre più visibili, la crisi climatica continua a occupare uno spazio sorprendentemente limitato nel dibattito pubblico.  L’attenzione dei media sembra seguire una traiettoria inversa rispetto all’aggravarsi del problema.

Secondo il rapporto del Media and Climate Change Observatory, nel 2025 la copertura giornalistica dei cambiamenti climatici è diminuita per il quarto anno consecutivo. In Italia, un’analisi promossa da Greenpeace ha evidenziato come, nei principali media nazionali, lo spazio dedicato alla crisi climatica rimanga marginale e spesso inferiore a quello riservato alla pubblicità delle aziende del settore fossile (23, 24). Non solo. In molti Paesi si osserva un rallentamento, se non un’inversione, delle politiche di mitigazione e adattamento climatico. L’attivista svedese Ingmar Rentzhog ha raccolto, nel corso del 2026, decine di esempi di provvedimenti climatici indeboliti, rinviati o revocati da governi nazionali e amministrazioni locali (25). Questa vasta aneddotica trova riscontro nei dati che vengono progressivamente raccolti dalla comunità scientifica. In un recente rapporto, Ripple et al. analizzano 16 indicatori vitali del pianeta relativi alla concentrazione dei gas serra, alle temperature, agli oceani, ai ghiacci, al bilancio energetico terrestre e agli incendi (Figura 5). Sette di questi indicatori, pari al 44% del totale, hanno raggiunto livelli record, mentre molti altri mostrano segnali di accelerazione o cambiamenti repentini (26). Ma la notizia probabilmente più importante dell’intera stagione è contenuta in un nuovo rapporto pubblicato a settembre dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), intitolato Limiting Overshoot: Navigating Exceedance of 1.5°C and Pathways Towards Return (27).

Per la prima volta, un documento delle Nazioni Unite afferma in modo esplicito che, alla luce delle politiche attualmente in vigore, il superamento della soglia di 1,5°C di riscaldamento globale è ormai considerato inevitabile.

Finora il dibattito internazionale si era concentrato soprattutto su come evitare il superamento di questa soglia. Il nuovo rapporto dell’UNEP prende atto di una realtà che la comunità scientifica discute da tempo: il mondo è ormai avviato verso una fase di overshoot, cioè di superamento dell’obiettivo. Questa notizia, nonostante la sua portata storica, è passata quasi inosservata. Il rapporto ha ricevuto una copertura mediatica limitata e non ha generato un dibattito pubblico proporzionato alla rilevanza delle sue conclusioni, né alle conseguenze che potrebbe avere nei prossimi decenni per milioni di persone. Vale quindi la pena soffermarsi più da vicino su ciò che il documento afferma.  Secondo il rapporto dell’UNEP, il superamento della soglia di 1,5°C potrebbe verificarsi già entro la fine di questo decennio. L’overshoot non deve essere immaginato come un singolo punto di non ritorno. Si tratta piuttosto di un processo che comprende quattro fasi: il superamento della soglia (exceedance), il raggiungimento del picco di riscaldamento (peak warming), una successiva fase di riduzione delle temperature (decline) e infine una fase di stabilizzazione.

I rischi climatici legati all’overshoot dipenderanno da tre fattori fondamentali: quanto in alto saliranno le temperature, per quanto tempo rimarranno elevate e come ecosistemi e società reagiranno durante l’intero processo. Con le politiche attualmente in vigore, il riscaldamento globale raggiungerà probabilmente i 2,6°C entro il 2100. Persino considerando gli scenari più ottimistici, immaginando politiche climatiche particolarmente ambiziose ed efficaci, il picco di temperatura si collocherebbe intorno a 1,8°C. Il ritorno sotto soglia è teoricamente possibile, ma resta altamente incerto. Richiederebbe riduzioni molto rapide delle emissioni e il ricorso su larga scala a tecnologie di rimozione dell’anidride carbonica dall’atmosfera. Il successo delle strategie adottate dipenderà dalle tecnologie disponibili (quella per la rimozione dell’anidride carbonica è ancora sperimentale), ma soprattutto dalla capacità delle istituzioni e della cooperazione internazionale di sostenerla per molti decenni (Figura 3)

Figura 3. Le azioni climatiche richieste per limitare l’overshoot. Fonte: UNEP

Il dibattito non riguarda più l’eventualità del superamento della soglia, ma la sua entità. Le istituzioni, le infrastrutture, i sistemi economici e gran parte delle politiche pubbliche sono stati progettati assumendo una sostanziale stabilità climatica e utilizzando il passato come guida per il futuro. Il mondo dell’overshoot è invece caratterizzato da crescente incertezza, impatti in accelerazione, effetti soglia e interazioni sempre più intense tra rischi climatici, sociali ed economici. In un contesto simile, l’esperienza storica diventa una guida sempre meno affidabile. Città, reti energetiche, sistemi agricoli, infrastrutture idriche e servizi sanitari dovranno essere pianificati tenendo conto di condizioni climatiche che non hanno precedenti nella storia recente.

Il rapporto insiste sul fatto che mitigazione e adattamento non possono essere considerati strategie alternative o successive l’una all’altra. La mitigazione rimane essenziale perché determina l’entità e la durata dell’overshoot; l’adattamento è altrettanto indispensabile perché una parte consistente degli impatti è ormai già presente e inevitabile. Nessuna delle due strategie può sostituire l’altra.

Un altro messaggio cruciale riguarda la dimensione temporale degli impatti climatici. Anche se in futuro le temperature globali dovessero iniziare a diminuire, molti effetti continueranno a manifestarsi per secoli. Gli oceani, i ghiacciai, le grandi calotte polari e numerosi ecosistemi rispondono con grande lentezza alle variazioni della temperatura globale. Alcuni cambiamenti saranno irreversibili, in assoluto o comunque sulla scala temporale umana. Lo scioglimento dei ghiacciai montani, la perdita di porzioni delle calotte glaciali della Groenlandia e dell’Antartide, l’innalzamento del livello del mare e la scomparsa di specie ed ecosistemi potrebbero continuare anche dopo la stabilizzazione del clima. Analogamente, il rischio di attivare elementi critici del sistema climatico aumenta con ogni anno trascorso al di sopra della soglia di 1,5°C.  Le conseguenze dell’overshoot riguarderanno direttamente le società umane. Gli impatti climatici potranno propagarsi tra sistemi diversi e produrre effetti a cascata. Il degrado degli ecosistemi potrà compromettere la sicurezza alimentare, ridurre la disponibilità di acqua, aumentare i costi energetici e favorire migrazioni e conflitti per le risorse. Particolarmente rilevanti sono le implicazioni per la salute. L‘overshoot aumenterà la frequenza e l’intensità degli eventi estremi, amplificherà il rischio di malnutrizione e insicurezza alimentare e favorirà la diffusione di numerose malattie trasmesse da vettori. I cambiamenti degli ecosistemi e degli habitat naturali potrebbero aumentare il rischio di nuove zoonosi e di diffusione geografica di agenti patogeni.

In sintesi, il messaggio è che il problema non consiste solo nel capire come ridurre le emissioni e adattarsi ai cambiamenti climatici, ma soprattutto nel trovare la volontà politica, le istituzioni, il coordinamento e le risorse economiche necessarie per farlo in tempi sufficientemente rapidi. Se l’estate 2026 è sembrata eccezionale, potrebbe non esserlo a lungo. Nel Pacifico si sta attualmente sviluppando un episodio di El Niño che potrebbe risultare il più intenso mai osservato e contribuire a spingere le temperature globali a nuovi record nel 2027 (28,29). Come fa notare la nuova commissione Lancet sulle minacce globali alla salute nel XXI secolo, “il cambiamento climatico potrebbe trasformarsi in una minaccia di estinzione nei secoli a venire, se le emissioni non verranno ridotte”. Il lavoro di questa nuova commissione colloca la crisi climatica in un quadro più ampio, caratterizzato da minacce molteplici e interconnesse, capaci di influenzarsi e aggravarsi reciprocamente.

La commissione individua 17 minacce prioritarie tra cui l’inquinamento atmosferico, la resistenza antimicrobica, la malnutrizione infantile, il cambiamento climatico, i conflitti convenzionali, la riduzione degli aiuti internazionali allo sviluppo destinati alla salute, il consumo elevato di alcol, l’ipertensione, le disuguaglianze economiche, il basso livello di istruzione, le pandemie di origine naturale, l’obesità, i problemi di salute mentale, il fumo e l’invecchiamento in condizioni di cattiva salute. Due ulteriori minacce, il conflitto nucleare e l’uso malevolo dell’intelligenza artificiale, sono considerate potenzialmente in grado di provocare l’estinzione umana (30).

Andrea Ubiali, Medico di sanità pubblica, Bologna

Bibliografia

  1. Europe’s Scorching Summer. NASA, 2026. https://science.nasa.gov/earth/europes-scorching-summer/
  2. Tracking Western Europe’s Heatwave. Reuters, 2026. https://www.reuters.com/graphics/CLIMATE-AUTOMATED/MONITOR/akpeykqqapr/western-europe/
  3. Copernicus Climate Change Service. Exceptionally Hot and Dry Conditions Fuel Wildfires in Europe as Ocean Surface Temperatures Reach Record Highs for July. Copernicus, 2026. https://climate.copernicus.eu/exceptionally-hot-and-dry-conditions-fuel-wildfires-europe-ocean-surface-temperatures-reach-record
  4. The Guardian. World must reject climate culture wars or face economic ruin, says UN’s Stiell. The Guardian, 2026. https://www.theguardian.com/environment/2026/sep/10/august-joint-hottest-month-recorded-globally
  5. Emerton, R., Nicolas, J., Lombardi, A. et al. Global heat stress intensification and its expanding footprint on the human population. Clim. Chang. 16, 989–996 (2026). https://doi.org/10.1038/s41558-026-02670-5
  6. Barnes, C., Masselot, P., Xi, D., Rayner, A., Chen, X., Raju, E., Mistry, M., Gasparrini, A., Otto, F., Vicedo-Cabrera, A. M., & Konstantinoudis, G. (2026, October 23). Heat-related urban mortality attributable to human-induced climate change in Europe in summer 2026 [Grantham Institute and London School of Hygiene and Tropical Medicine]. https://doi.org/https://doi.org/10.25560/147042
  7. The Guardian. NHS reports busiest ever summer as heatwaves drive up hospital admissions. The Guardian, 2026. https://www.theguardian.com/society/2026/sep/10/nhs-busiest-ever-summer-heatwaves-hospital-admissions
  8. Le Monde. Canicule : l’arrêt forcé de centrales à travers l’Europe met le réseau électrique sous tension. Le Monde, 2026. https://www.lemonde.fr/economie/article/2026/08/06/canicule-l-arret-force-de-centrales-a-travers-l-europe-met-le-reseau-electrique-sous-tension_6740047_3234.html
  9. Record-low Danube exposes climate risk to Hungary’s and Romania’s nuclear power. Reuters, 2026. https://www.reuters.com/business/energy/record-low-danube-exposes-climate-risk-hungarys-romanias-nuclear-power-2026-08-13/
  10. Joint Research Center. Current drought situation in Europe. European Commission, 2026. https://joint-research-centre.ec.europa.eu/european-and-global-drought-observatories/current-drought-situation-europe_en
  11. Il Post. Se manca l’acqua nei fiumi europei mancano un sacco di altre cose. Il Post, 2026. https://www.ilpost.it/2026/08/04/fiumi-europei-siccita/
  12. Panama Canal to cap daily transits, anticipating severe El Niño. Reuters, 2026. https://www.reuters.com/business/environment/panama-canal-cap-daily-transits-anticipating-severe-el-nio-2026-08-20/
  13. The Guardian. Lost income, energy fears and a woolly mammoth: what Europe’s dried-up rivers have yielded. The Guardian, 2026. https://www.theguardian.com/environment/2026/aug/01/eastern-europe-dried-up-rivers-tourism-energy-mammoth
  14. Il Post. Le foto dei parchi di Londra ingialliti dalla siccità. Il Post, 2026. https://www.ilpost.it/2026/08/08/parchi-londra-gialli-siccita/
  15. Schauenberg T. Why is Germany building roads for yesterday’s climate? Deutsche Welle, 2026.  https://www.dw.com/en/why-is-germany-building-roads-for-yesterdays-climate/a-78130975
  16. International Transport Forum. Heatwaves Becoming a Major Threat to Public Transport, New ITF Factsheet Warns. OECD-ITF, 2026. https://www.itf-oecd.org/heatwaves-becoming-major-threat-public-transport-new-itf-factsheet-warns
  17. The Guardian. Expect even more potholes on UK roads after summer heatwaves, says RAC. The Guardian, 2026. https://www.theguardian.com/uk-news/2026/sep/16/expect-more-potholes-uk-roads-summer-heatwaves-rac
  18. Le Monde. Belgium races to tame huge wildfire creeping toward Germany. Le Monde, 2026. https://www.lemonde.fr/en/international/article/2026/08/16/firefighters-battle-massive-wildfires-in-belgium-and-greece-as-two-die-on-island-near-athens_6756564_4.html
  19. Dinnenn J. Fires in Europe are breaking records: here’s what the future holds. Nature, 2026. doi: https://doi.org/10.1038/d41586-026-02361-3
  20. Copernicus Atmosphere Monitoring Service. Extreme wildfires in western Europe expose millions to dangerous air pollution levels. Copernicus, 2026. https://atmosphere.copernicus.eu/extreme-wildfires-western-europe-expose-millions-dangerous-air-pollution-levels
  21. BBC News. Nepal observes national day of mourning for victims of flash flood disaster. BBC, 2026. https://www.bbc.com/news/articles/c2kw1qek7gdo
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  23. Media and Climate Change Observatory. A Review of Media Coverage of Climate Change and Global Warming in 2025. University of Colorado Boulder, 2026. https://scholar.colorado.edu/concern/articles/5d86p223t
  24. Più pubblicità fossile che articoli sul clima: il rapporto Greenpeace sui media italiani 2025. Valori, 2026. https://valori.it/rapporto-greenpeace-media-crisi-climatica-2025/
  25. Rentzhog I. The Fossil Lobby Is Winning: 45 Climate Policy Reversals in One Year. We Don’t Have Time, 2026. https://app.wedonthavetime.org/posts/c374ddc8-76b9-41f1-8ba6-338e6a0308d3
  26. William J Ripple, Christopher Wolf, Michael E Mann, Johan Rockström, Unai Pascual, Jillian W Gregg, Chi Xu, Sarah E Perkins-Kirkpatrick, Thomas M Newsome, Jacob Bukoski, Anjal Prakash, The 2026 state of the climate report: challenges and opportunities, BioScience, 2026;, biag125, https://doi.org/10.1093/biosci/biag125
  27. United Nations Environment Programme (UNEP) . Limiting Overshoot – Navigating exceedance of 1.5°C and pathways towards return. UNEP, 2026. DOI: https://doi.org/10.59117/20.500.11822/49857
  28. Hansen J. Super-Duper El Nino. 2026. https://jimehansen.substack.com/p/super-duper-el-nino
  29. Dinneen J. This El Niño is set to be the largest on record by a ‘mind-blowing margin’. Nature, 2026. https://www.nature.com/articles/d41586-026-02293-y
  30. The Lancet. Rethinking threats to human survival. The Lancet, 2026; 4081525

fonte: https://www.saluteinternazionale.info/2026/11/estate-2026-e-visioni-di-estati-future/

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