Il sistema sanitario slovacco presenta come principale punto di forza una copertura universale, che garantisce l’accesso ai servizi a tutti i cittadini. Negli ultimi anni sono state avviate numerose riforme per migliorare il sistema e hanno già portato a dei risultati. Tuttavia, per ottenere dei progressi significativi negli esiti sanitari che, sebbene in miglioramento, restano tra i peggiori dell’UE, sarà necessario intervenire in maniera mirata sulle problematiche ancora presenti, quali la carenza del personale, l’eterogena distribuzione dei servizi, lo scarso finanziamento della prevenzione e l’inadeguatezza delle strutture, sia fisiche che informatiche.
Il sistema sanitario slovacco attraversa una fase di progressivo miglioramento, sia sul piano strutturale sia in termini di outcomes raggiunti. Il suo impianto universalistico pone la tutela dei bisogni dell’intera popolazione al centro del sistema, contribuendo a spiegare il basso livello di bisogni sanitari insoddisfatti riportato dai cittadini. Permangono, tuttavia, numerose criticità, tra cui la limitata diffusione delle attività di prevenzione, la frammentazione e la disomogeneità dell’offerta territoriale, la carenza di personale sanitario e il ruolo ancora marginale delle cure primarie.
La Slovacchia è uno Stato dell’Europa centrale nato nel 1993 in seguito al cosiddetto “Divorzio di Velluto” dalla Ceco-Slovacchia. Con una popolazione di 5,42 milioni di abitanti, il Paese è caratterizzato da un persistente calo della fertilità e da un progressivo invecchiamento demografico. Il sistema sanitario affonda le proprie radici nel modello bismarckiano. Nel 1951 l’influenza sovietica portò all’introduzione del modello Semashko, che entrò in crisi alla fine degli anni Sessanta. Negli anni Novanta fu reintrodotta l’assicurazione sanitaria sociale, mentre le riforme del 2004 hanno configurato un sistema di concorrenza regolata, caratterizzato dalla trasformazione delle compagnie di assicurazione sanitaria (Health Insurance Companies, HIC) in società per azioni, dalla privatizzazione della medicina ambulatoriale e dalla decentralizzazione della gestione ospedaliera a favore delle amministrazioni locali.
Organizzazione del sistema sanitario
Il Ministero della Salute (MZ SR) rappresenta il fulcro politico e normativo del sistema: definisce le politiche sanitarie, gli standard di qualità e il pacchetto essenziale delle prestazioni, oltre a detenere la proprietà degli ospedali universitari e delle strutture altamente specializzate. Il Parlamento esercita le funzioni legislative e di indirizzo, mentre il Governo approva i bilanci delle HIC e nomina i vertici dell’ÚDZS, l’Autorità di vigilanza indipendente responsabile del rilascio e della revoca delle licenze, del monitoraggio della stabilità finanziaria del sistema, della gestione dei reclami dei pazienti e della regolazione dei meccanismi di compensazione del rischio tra le HIC.
Le HIC, che svolgono il ruolo di “acquirenti” delle prestazioni sanitarie, a dicembre 2023 erano presenti tre compagnie: una a partecipazione statale, con una quota di mercato del 54,8%, e due private, Dôvera (32,4%) e Union (12,6%). Pur non potendo rifiutare l’iscrizione degli assicurati né competere sull’entità dei contributi, negoziano con i fornitori qualità, tariffe e volumi delle prestazioni attraverso contratti selettivi disciplinati dal Ministero della salute. Le Regioni, infine, autorizzano e supervisionano la maggior parte degli ambulatori e degli ospedali territoriali. Questo modello favorisce un maggiore adattamento dell’offerta ai bisogni locali, ma presenta criticità in termini di coordinamento e sostenibilità finanziaria. I cittadini possono cambiare compagnia di assicurazione sanitaria una volta all’anno e scegliere liberamente tra i fornitori convenzionati. In conformità alla normativa dell’Unione europea, è garantito l’accesso reciproco alle cure tra la Slovacchia e gli altri Stati membri.
Finanziamento del sistema sanitario e spesa sanitaria
Il finanziamento del sistema sanitario slovacco si basa su un’assicurazione sociale obbligatoria, caratterizzata da copertura universale e principi di solidarietà garantiti attraverso la raccolta centralizzata dei contributi e il meccanismo di compensazione del rischio. La spesa sanitaria della Slovacchia si pone al di sotto della media dei paesi europei: più bassa rispetto alla confinante Repubblica Ceca, ma più alta rispetto all’Ungheria, altro paese confinante (vedi Tabella 1). Sebbene attraverso il Piano di Ripresa e Resilienza (RRP) siano stati destinati 1,5 miliardi di euro al settore sanitario, il Ministero della salute stima un fabbisogno residuo di sottofinanziamento ospedaliero pari a circa 3,5 miliardi di euro.
Tabella 1. Spesa sanitaria pro-capite in $ (PPP, parità di potere d’acquisto) in Slovacchia e in altri paesi europei. Anno 2025

La copertura assicurativa sociale è garantita a tutti i residenti, inclusi i richiedenti asilo e i lavoratori stranieri. Il finanziamento deriva dai contributi versati da dipendenti, datori di lavoro, lavoratori autonomi e dallo Stato per le persone inattive. Il versamento dei contributi costituisce il presupposto per l’accesso alle prestazioni sanitarie, fatta salva la presenza di specifiche eccezioni previste per alcune categorie vulnerabili. Dal 2023 i profitti delle HIC sono stati limitati all’1% del premio lordo, eventuali eccedenze devono essere destinate al Fondo per il miglioramento della qualità sanitaria.
I pagamenti out-of-pocket consistono principalmente in co-payment per farmaci e per le prestazioni non incluse nei livelli essenziali di assistenza. Le politiche di protezione economica adottate nel tempo hanno consentito l’abolizione dei ticket per l’assistenza ambulatoriale e ospedaliera e, dal 2021, l’estensione delle esenzioni ai pensionati a basso reddito. Permane il fenomeno dei cosiddetti “pagamenti informali diretti“, richiesti da alcuni fornitori e spesso percepiti dai pazienti come necessari per ottenere l’accesso o una migliore qualità delle prestazioni. L’assicurazione sanitaria volontaria continua invece a mantenere un ruolo marginale.
Risorse fisiche e umane
Le infrastrutture sanitarie sono costituite prevalentemente da edifici obsoleti, sebbene dotati di apparecchiature tecnologicamente moderne. Le misure adottate negli ultimi anni non hanno consentito di ridurre l’eccesso di posti letto, che nel 2022 risultavano pari a 569,1 ogni 100.000 abitanti, contro una media UE di 474,7, con tassi di occupazione tra i più bassi d’Europa (61% nel 2023). Una quota rilevante degli 1,5 miliardi di euro previsti dal RRP è destinata alla ristrutturazione delle strutture e all’acquisizione di nuove attrezzature, mentre risultano più limitati gli investimenti rivolti alle cure primarie (11 milioni di euro) e alla digitalizzazione (41 milioni di euro). Quest’ultima, individuata come priorità strategica già dal 2008, continua a registrare significativi ritardi: del Sistema Informativo Sanitario Nazionale (eZdravie), avviato nel 2018, risultano pienamente operativi soltanto
i moduli relativi alla prescrizione elettronica e ai certificati elettronici.
La Slovacchia presenta inoltre una grave carenza di professionisti sanitari. Nel 2024 veniva stimata una carenza di 533 medici di medicina generale e 236 pediatri pari al 21% del fabbisogno complessivo, nonché una carenza di infermieri stimata di 16.000 unità (Figura 1).
Figura 1. Densità di medici e infermieri per 100mila ab. nei paesi europei.
La distribuzione del personale sanitario presenta inoltre marcate disomogeneità territoriali, con una concentrazione significativamente maggiore nelle aree più sviluppate: si passa infatti da 6,8 medici ogni 1.000 abitanti nella regione di Bratislava a 2,8 nella regione di Trnava. Alla progressiva componente di invecchiamento della forza lavoro, con il 17% dei medici di età superiore ai 65 anni, si aggiunge il fenomeno dell’emigrazione verso altri Paesi dell’Unione europea caratterizzati da condizioni economiche e professionali più attrattive. Tra le strategie proposte per affrontare la carenza di personale rientrano la deregolamentazione finalizzata ad attrarre professionisti stranieri, l’incremento delle retribuzioni e il miglioramento dell’equilibrio tra vita professionale e personale.
Erogazione dei servizi
La Public Health Authority (ÚVZ-SR) è l’organismo responsabile delle attività di prevenzione e promozione della salute; tuttavia, la quota di spesa destinata a tali ambiti rimane tra le più basse d’Europa, attestandosi al 3% della spesa sanitaria complessiva nel 2023 (Figura 2)
Figura 2. Spesa sanitaria pro-capite (€) in prevenzione: Slovacchia e altri paesi.
Per le condizioni non urgenti, il primo livello di accesso al sistema è rappresentato dal medico di medicina generale, dal pediatra, dal dentista o dal ginecologo. Dal 2013 è in vigore un sistema di gatekeeping che subordina l’accesso alle prestazioni specialistiche alla prescrizione del medico di base, ad eccezione dei casi in cui il cittadino scelga di ricorrere al pagamento diretto. L’assistenza specialistica ambulatoriale presenta tuttavia una distribuzione territoriale disomogenea, con una penalizzazione delle aree rurali e la presenza di tempi di attesa prolungati (Figura 3). L’assistenza in emergenza, coordinata dal National Emergency Centre e riorganizzata nel 2018 secondo due livelli di complessità assistenziale, non raggiunge più l’obiettivo storico di garantire l’intervento entro 15 minuti al 95% della popolazione: il tempo medio di risposta è infatti aumentato fino a circa 25 minuti. La spesa farmaceutica, pari a 2,45 miliardi di euro nel 2024, rappresenta la terza più elevata nell’Unione europea.
Principali riforme sanitarie
Il sistema sanitario slovacco si fonda sulla legislazione sviluppata nel periodo 2002-2006, successivamente aggiornata attraverso lo Strategic Framework for Health 2014-2030. La riforma della Rete Ospedaliera (Legge 540/2021) introduce un modello articolato su cinque livelli di complessità crescente, finalizzato a concentrare la gestione dei casi più complessi nei centri altamente specializzati e a mantenere le prestazioni a minore complessità nelle strutture periferiche. L’attuazione della riforma, prevista entro il 2030 e accompagnata da una riduzione stimata del 38% dei posti letto per acuti, procede tuttavia con ritardi, in particolare nella revisione delle connessioni funzionali tra i diversi livelli della rete.
La riforma delle Cure Primarie è articolata in tre fasi principali: il rafforzamento del network territoriale attraverso l’introduzione di quote minime di popolazione assistita (1.600 assistiti per i medici di medicina generale e 1.100 per i pediatri); l’aggiornamento delle competenze professionali, necessario per garantire un effettivo ruolo di filtro nei confronti dell’assistenza specialistica; la riduzione del carico amministrativo a carico dei professionisti.
Valutazione del sistema sanitario
Il Piano Strategico 2014-2030 prevedeva un sistema di indicatori per la valutazione dei risultati, tuttavia non è mai stato applicato in modo sistematico e il suo sviluppo fu un pretesto per accedere ai finanziamenti europei. Dal 2016 il Ministero delle Finanze ha assunto un ruolo sempre più centrale nella governance sanitaria attraverso la Health Spending Review (HSR), strumento finalizzato a correlare investimenti e allocazione delle risorse, permettendo una gestione più efficiente delle risorse. Ciò ha consenti di ottenere dei miglioramenti dal punto di vista di efficienza tecnica e allocativa e al contempo, ridurre la spesa sanitaria pro-capite, permangono tuttavia significativi margini di intervento, soprattutto rispetto alla carenza strutturale di personale sanitario.
Nonostante i progressi registrati, gli indicatori di salute della popolazione evidenziano ancora criticità rilevanti. La Slovacchia presenta una delle aspettative di vita più basse dell’Unione europea, pari a 78,6 anni nel 2024, con un divario di 2,1 anni rispetto alla media UE, e il più elevato tasso di mortalità infantile dell’area. Nel 2022 il Paese risultava inoltre al sesto posto nell’UE per mortalità evitabile, con 421 decessi ogni 100.000 abitanti, prevalentemente attribuibili a patologie cardiovascolari, e al primo posto per mortalità da condizioni trattabili, con valori quasi doppi rispetto alla media europea. Inoltre, persistono significative disuguaglianze di salute associate a fattori socioeconomici quali area di residenza, livello di istruzione e reddito.
Conclusioni
Il sistema sanitario slovacco presenta come principale punto di forza una copertura universale, che garantisce l’accesso ai servizi a tutti i cittadini. Negli ultimi anni sono state avviate numerose riforme per migliorare il sistema e hanno già portato a dei risultati. Tuttavia, per ottenere dei progressi significativi negli esiti sanitari che, sebbene in miglioramento, restano tra i peggiori dell’UE, sarà necessario intervenire in maniera mirata sulle problematiche ancora presenti, quali la carenza del personale, l’eterogena distribuzione dei servizi, lo scarso finanziamento della prevenzione e l’inadeguatezza delle strutture, sia fisiche che informatiche.
Sebastiano Caldart, Elena Di Virgilio e Simone Sciortino. Scuola di Specializzazione in Igiene e medicina preventiva, Università di Firenze.
Bibliografia
- Smatana M, Löffler L, Pažitný P, Kandilaki D, Shuftan N. Slovakia: Health system review. Health Systems in Transition. Copenhagen: European Observatory on Health Systems and Policies, WHO Regional Office for Europe; 2025. Licence: CC BY-NC-SA 3.0 IGO.
- OECD/European Observatory on Health Systems and Policies (2025), Country Health Profile 2025: Slovakia. State of Health in the EU, OECD Publishing, Paris/ European Observatory on Health Systems and Policies, Brussels.
fonte: https://www.saluteinternazionale.info/2026/11/il-sistema-sanitario-della-slovacchia/


