Il vero obiettivo: allungare la vita in buona salute. di Franco Pesaresi

La sfida della longevità

Lavorare per l’aspettativa di vita in buona salute

Negli ultimi decenni l’Italia ha compiuto un progresso straordinario: la vita media si è allungata come mai prima nella storia. Se nel 1950 l’aspettativa di vita alla nascita era di circa 67 anni, oggi supera gli 84 anni in Italia e in altri Paesi europei. Il traguardo dei 100 anni di vita, un tempo eccezionale e riservato a una ristretta minoranza, è ormai una prospettiva concreta per una quota crescente della popolazione europea che si stima essere per il futuro del 7% della popolazione (Pesaresi, 2026).

Questo risultato rappresenta uno dei più grandi successi della sanità pubblica moderna, frutto di migliori condizioni di vita, del controllo delle malattie infettive, dei progressi della medicina e dell’ampliamento dei sistemi di welfare. Tuttavia, l’allungamento della vita non coincide automaticamente con un miglioramento della sua qualità.

Aspettativa di vita in buona salute

L’indicatore più interessante è l’aspettativa di vita a 65 anni in buona salute. L’indicatore evidenzia gli anni che mediamente gli anziani vivranno in buona salute e senza limitazioni significative nelle funzioni e nelle attività della vita quotidiana.

Il nodo centrale è lo scarto crescente tra aspettativa di vita e aspettativa di vita in buona salute.

Sebbene quasi tutti i Paesi OCSE abbiano registrato un aumento dell’aspettativa di vita all’età di 65 anni tra il 2000 e il 2021, non tutti gli anni aggiuntivi sono vissuti in buona salute. Il numero di anni di vita in buona salute all’età di 65 anni varia sostanzialmente tra i paesi OCSE.

In Italia, la parte di aspettativa di vita oltre i 65 anni non in buona salute è di 8,1 anni per i maschi (media OCSE= 8 anni) mentre per le donne è di 11,5 anni (media OCSE= 10,8 anni). In tutti e due i generi i dati italiani sono peggiori di quelli medi dei paesi dell’OCSE (Oecd, 2023). In particolare la situazione delle donne è particolarmente negativa sia per la differenza con il genere maschile che con la media OCSE (Pesaresi, 2024).

In media, dopo i 65 anni, oltre la metà degli anni residui viene vissuta con una o più patologie croniche, disabilità o limitazioni funzionali. Questo fenomeno rischia di trasformare la longevità da conquista collettiva a fattore di pressione sui sistemi sanitari, economici e sociali.

Occorre pertanto un ripensamento profondo delle politiche pubbliche: arrivare a 100 anni non è solo una questione individuale o biologica, ma il risultato di scelte politiche cumulative lungo tutto l’arco della vita.

In sostanza: vivere più a lungo non basta: il vero obiettivo è allungare la vita in buona salute.

La popolazione anziana in buona salute rappresenta una risorsa

L’Italia si trova nel mezzo di una transizione demografica senza precedenti. Dopo decenni di crescita, la popolazione complessiva diminuisce costantemente dal 2014, mentre l’invecchiamento accelera. Entro il 2050 oltre un terzo dei cittadini italiani avrà più di 65 anni e la fascia degli ultraottantacinquenni sarà quella in più rapida espansione. Il numero dei centenari, oggi relativamente limitato (circa 23.500), è destinato a quadruplicare (oltre 100.000) nel 2050.

Questa trasformazione modifica profondamente il rapporto tra generazioni: per ogni persona anziana ci saranno sempre meno persone in età lavorativa. Il rapporto sottolinea come tale squilibrio metta in discussione la sostenibilità dei sistemi pensionistici, dell’assistenza sanitaria e dei modelli di welfare tradizionali. Tuttavia, l’invecchiamento non è di per sé un problema: lo diventa quando è accompagnato da cattiva salute, disuguaglianze e perdita di autonomia.

Al contrario, una popolazione anziana in buona salute rappresenta una risorsa economica e sociale. Le persone più longeve contribuiscono più a lungo al lavoro retribuito, al volontariato, alla cura dei familiari e alla vita delle comunità. La condizione necessaria perché questo potenziale si realizzi è una strategia pubblica capace di promuovere salute e prevenzione lungo tutto il corso della vita.

Il peso crescente delle malattie croniche non trasmissibili

Il principale ostacolo alla realizzazione della longevità in buona salute è rappresentato dall’esplosione delle malattie croniche non trasmissibili (NCD). Malattie cardiovascolari, tumori, diabete e patologie respiratorie croniche costituiscono oggi il cuore del carico di malattia e sono responsabili di circa il 90% delle morti premature.

Un elemento centrale è che la grande maggioranza di questi decessi – circa l’85% – è legata a fattori di rischio prevenibili: consumo di tabacco, uso dannoso di alcol, alimentazione non equilibrata e inattività fisica. A questi si aggiungono fattori biologici intermedi, come ipertensione, iperglicemia, ipercolesterolemia e obesità, che colpiscono quote sempre più ampie della popolazione adulta e anziana.

Le proiezioni sono particolarmente preoccupanti: entro il 2050 l’incidenza delle malattie croniche non trasmissibili (NCD) nell’Unione Europea potrebbe aumentare del 16%, con un incremento dei decessi del 50%. Sul piano economico, il costo è già oggi enorme: centinaia di miliardi di euro ogni anno in spesa sanitaria diretta, assistenza informale, costi sociali e perdita di produttività. Senza un deciso cambio di rotta, questi costi rischino di diventare insostenibili.

Le disuguaglianze di salute

Un altro elemento fondamentale riguarda le disuguaglianze. La possibilità di vivere a lungo e in buona salute è fortemente condizionata dal contesto sociale, economico e ambientale. Le differenze tra Paesi europei restano marcate, ma altrettanto rilevanti sono le disuguaglianze interne agli Stati, tra regioni, livelli di istruzione e condizioni socioeconomiche.

In molte aree d’Europa il divario di aspettativa di vita in buona salute tra le popolazioni più avvantaggiate e quelle più svantaggiate supera i 15 anni. Sono molte le differenze soprattutto di genere: le donne vivono mediamente più a lungo degli uomini, ma trascorrono una quota maggiore della vita in cattiva salute, spesso con patologie croniche che richiedono assistenza di lungo periodo.

Anche le popolazioni migranti e alcuni gruppi etnici presentano profili di rischio più elevati e un accesso più difficile ai servizi di prevenzione. Affrontare queste disuguaglianze non è solo una questione etica, ma una condizione essenziale per la sostenibilità della longevità a livello collettivo.

Il ruolo della prevenzione nella longevità

Il rapporto Going the distance: reimagining health across the 100-year life in Europe dell’International Longevity Centre (ILC), indica la strada da percorrere. Quello che serve è un cambiamento strutturale: passare da sistemi sanitari prevalentemente orientati alla cura a sistemi centrati sulla prevenzione lungo tutto l’arco della vita. Questo approccio, definito “life course[1]”, riconosce che la salute nella vecchiaia è il risultato cumulativo di esposizioni, comportamenti e politiche che agiscono fin dall’infanzia. La longevità è il risultato di politiche cumulative lungo tutto l’arco della vita.

Investire nella salute materno-infantile, promuovere stili di vita sani nell’adolescenza, sostenere la prevenzione nell’età adulta e accompagnare l’invecchiamento attivo significa ridurre il carico di malattia negli anni successivi. Molte di queste azioni possano produrre benefici misurabili anche nel breve periodo, entro un singolo ciclo politico.

Tra le leve principali della prevenzione, il citato documento evidenzia la regolazione dei prodotti nocivi, la promozione dell’attività fisica, la qualità dell’alimentazione, la riduzione dell’inquinamento atmosferico e il rafforzamento dei servizi di salute mentale.

Immunizzazione lungo tutto l’arco della vita

Un aspetto di rilievo è relativo all’immunizzazione come strumento chiave della prevenzione. I vaccini non sono solo una misura per l’infanzia, ma una componente essenziale della salute pubblica anche in età adulta e anziana. Con l’avanzare dell’età, il sistema immunitario si indebolisce e il rischio di complicanze da infezioni aumenta, soprattutto nelle persone con patologie croniche.

Il rapporto dell’International Longevity Centre (ILC) mostra come la vaccinazione contro influenza, pneumococco, herpes zoster e COVID-19 possa ridurre ricoveri, eventi cardiovascolari e mortalità. In Italia, le coperture vaccinali in alcuni casi sono buone (pediatria) mentre in altri casi sono basse (antinfluenzale per gli anziani). Occorre puntare su calendari vaccinali lungo tutto il corso della vita e investimenti mirati in informazione, accesso e monitoraggio.

Lavoro, salute e invecchiamento attivo

La relazione tra salute e lavoro è centrale nella prospettiva della vita fino anche ai 100 anni. Da un lato, condizioni di lavoro sfavorevoli contribuiscono al deterioramento della salute; dall’altro, la cattiva salute riduce la partecipazione al mercato del lavoro e accorcia la vita lavorativa.

In un’Europa che invecchia, prolungare la vita attiva è possibile solo se le persone restano in buona salute. Per questo occorrono politiche di prevenzione nei luoghi di lavoro, accesso universale alla medicina del lavoro, maggiore attenzione alla salute mentale e modelli organizzativi più flessibili.

Conclusione

La longevità può essere vissuta in buona salute e con piena partecipazione sociale e in una quota crescente di popolazione si potrà arrivare anche ai 100 anni. Il rapporto dell’International Longevity Centre indica una direzione chiara: investire oggi nella prevenzione, nell’equità e in politiche integrate significa costruire le basi per una longevità sostenibile domani. Tra le proposte principali figurano l’aumento strutturale degli investimenti in prevenzione, l’adozione del principio “Salute in tutte le politiche (health in all policies)”, il rafforzamento della governance sulla longevità e lo sviluppo di interventi comunitari mirati alle popolazioni più vulnerabili.


BOX 1 – sintesi: POLITICHE PER LA VITA FINO AI 100 ANNI

Allungare la vita in buona salute

Obiettivo

Garantire più anni di vita in buona salute, riducendo il peso delle malattie croniche e delle disuguaglianze, per rendere sostenibile la longevità in Europa.

Messaggi chiave

  • Vivere più a lungo non basta: il vero obiettivo è allungare la vita in buona salute.
  • Oggi gran parte del carico di malattia deriva da fattori di rischio prevenibili.
  • La longevità è il risultato di politiche cumulative lungo tutto l’arco della vita. Senza prevenzione ed equità, l’invecchiamento mette sotto pressione sanità, welfare ed economia.

Priorità di intervento

  1. Spostare il baricentro dalla cura alla prevenzione
  • Aumentare in modo strutturale gli investimenti in prevenzione.
  • Ridurre fumo, alcol, sedentarietà e cattiva alimentazione attraverso politiche regolatorie efficaci.
  1. Adottare un approccio “life course”
  • Promuovere la salute dalla prima infanzia alla vecchiaia.
  • Superare politiche frammentate per età o singole patologie.
  1. Rafforzare l’immunizzazione lungo tutto l’arco della vita
  • Estendere e promuovere le vaccinazioni per adulti e anziani.
  • Migliorare accesso, informazione e monitoraggio delle coperture.
  1. Ridurre le disuguaglianze di salute
  • Orientare le politiche di prevenzione verso i gruppi e i territori più vulnerabili.
  • Integrare sanità, politiche sociali e interventi di comunità.
  1. Integrare salute, lavoro e ambienti di vita
  • Promuovere ambienti di lavoro sani e flessibili.
  • Investire in città e territori favorevoli all’attività fisica, alla mobilità attiva e alla socialità.
  1. Rafforzare governance e visione di lungo periodo
  • Applicare il principio “health in all policies”.
  • Considerare la prevenzione come investimento strategico, non come costo.

In sintesi

La vita fino ai 100 anni è una possibilità reale per quote crescenti e significative di popolazione, ma solo se sostenuta da politiche pubbliche che mettano al centro prevenzione, equità e integrazione. La longevità non è un destino automatico: è una scelta politica consapevole.

Bibliografia

[1] In tutto l’arco di vita.

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