I paesi africani obbligati a piegarsi alle pretese degli Stati Uniti. La raccolta e la condivisione di dati sanitari rappresentano uno degli elementi chiave della strategia. Gli Stati Uniti puntano a ricevere informazioni sui patogeni emergenti nel giro di sette giorni dall’insorgere di un focolaio epidemico. Oltre alla dimensione sanitaria, questo sistema offre agli USA anche un vantaggio economico: i dati biologici sono estremamente preziosi per lo sviluppo di nuovi farmaci, vaccini e test diagnostici. Ma non tutti i paesi africani ci stanno.
l 28 gennaio 2025 il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha sintetizzato la nuova filosofia della politica estera statunitense con queste essenziali note: ogni dollaro speso, ogni programma finanziato e ogni politica adottata devono essere giustificati in base alla loro capacità di rendere l’America più sicura, più forte e più prospera[1]. Questa affermazione chiariva il significato di una disposizione contenuta in uno dei 26 ordini esecutivi firmati dal presidente Donald Trump il 20 gennaio 2025, giorno del suo insediamento: qualsiasi forma di assistenza estera futura doveva essere pienamente allineata alla politica estera presidenziale[2].
Nel giro di poche settimane questa impostazione si è tradotta in decisioni concrete. Il 10 marzo 2025 Rubio ha annunciato sulla piattaforma X, di proprietà di Elon Musk, che l’83% dei programmi della United States Agency for International Development (USAID) era stato cancellato dopo una revisione di sei settimane. Circa 5.200 progetti, che avevano assorbito decine di miliardi di dollari, sono stati eliminati perché considerati non utili o addirittura dannosi per gli interessi nazionali statunitensi. Il restante 17% dei programmi, circa mille, sarebbe stato gestito direttamente dal Dipartimento di Stato[3]. Questa decisione ha segnato un drastico ridimensionamento di un’istituzione storica fondata nel 1961 dal presidente John F. Kennedy e responsabile fino ad allora di circa il 60% degli aiuti americani allo sviluppo. In poche settimane è stato smantellato il principale strumento della cooperazione internazionale statunitense.
La contrazione globale degli aiuti
Il ridimensionamento dell’assistenza pubblica allo sviluppo da parte degli Stati Uniti non rappresenta un fenomeno isolato. Si inserisce in una più ampia fase di contrazione degli aiuti internazionali. Già nel 2024 il volume globale dell’aiuto allo sviluppo aveva registrato una diminuzione del 9%. Per la prima volta in circa trent’anni, diversi grandi donatori – tra cui Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti – avevano effettuato simultaneamente tagli significativi ai loro bilanci per la cooperazione. Le previsioni indicano un ulteriore peggioramento della situazione. Le stime per il 2025 prevedono una riduzione complessiva degli aiuti del 17%. Le conseguenze più pesanti sono attese nell’Africa subsahariana, dove i flussi di aiuto potrebbero diminuire fino al 28%. Particolarmente grave appare il calo previsto per il settore sanitario globale, dove i finanziamenti rischiano di ridursi addirittura del 60% rispetto ai livelli massimi raggiunti negli anni precedenti[4].
In questo contesto di contrazione sistemica degli aiuti, la nuova strategia americana non mira semplicemente a ridurre la spesa, ma anche a ridefinire profondamente la natura e gli obiettivi dell’assistenza internazionale.
La “America First Global Health Strategy”
Il 18 settembre 2025 il Dipartimento di Stato ha pubblicato un documento di 36 pagine intitolato “America First Global Health Strategy”, che definisce il nuovo approccio statunitense alla cooperazione sanitaria internazionale[5]. Questa strategia è strutturata attorno a tre pilastri, coerenti con le affermazioni di Rubio.
- Il primo pilastro: rendere l’America più sicura.
La strategia prevede il rafforzamento della sorveglianza epidemiologica globale per individuare eventuali epidemie o pandemie entro sette giorni dalla loro comparsa, prima che possano raggiungere il territorio statunitense. A tal fine sono previsti investimenti significativi in sistemi di tracciamento, laboratori di biosicurezza e infrastrutture sanitarie nei paesi partner. Tuttavia, tali sistemi dovranno funzionare secondo standard tecnologici e software statunitensi, garantendo agli Stati Uniti un controllo diretto sulle informazioni raccolte. - Il secondo pilastro: rendere l’America più forte.
Questa componente introduce un cambiamento radicale nel modello di cooperazione. Gli aiuti a fondo perduto vengono progressivamente sostituiti da accordi bilaterali che richiedono una partecipazione finanziaria dei paesi beneficiari. Inoltre, gli Stati Uniti smettono di finanziare direttamente le organizzazioni non governative locali, preferendo interagire direttamente con i governi nazionali. I paesi partner devono aumentare gradualmente la loro spesa sanitaria interna per poter continuare a ricevere il sostegno americano. L’obiettivo dichiarato è che entro il 2030 i paesi africani siano in grado di finanziare autonomamente i propri sistemi sanitari, riducendo così gli impegni finanziari a lungo termine degli Stati Uniti. - Il terzo pilastro: rendere l’America più prospera.
La strategia assume esplicitamente una dimensione commerciale. Il settore della salute globale viene considerato anche come un mercato per le imprese statunitensi. L’obiettivo è facilitare l’esportazione di farmaci, dispositivi medici e tecnologie sanitarie americane nei mercati emergenti, soprattutto africani. Gli accordi includono inoltre disposizioni rigorose sulla protezione dei brevetti farmaceutici statunitensi, limitando la possibilità per i paesi partner di produrre farmaci generici a basso costo.
Gli accordi bilaterali sanitari
La strategia è stata rapidamente tradotta in pratica attraverso la firma di numerosi protocolli di intesa con paesi partner. Il primo accordo è stato firmato il 4 dicembre 2025 con il Kenya, per un valore complessivo di 2,5 miliardi di dollari su cinque anni. Entro la fine del 2025 erano stati conclusi accordi con 15 paesi africani. Nel marzo 2026 il numero totale è salito a 24 paesi: 20 africani e 4 latinoamericani. Altri negoziati sono in corso con Vietnam, Filippine e Uzbekistan. Formalmente si tratta di Memoranda of Understanding (MOU), strumenti giuridicamente non vincolanti che esprimono l’intenzione delle parti di cooperare. Tuttavia, nel contesto della strategia “America First”, questi accordi funzionano come meccanismi di condizionalità fortemente asimmetrici. Gli Stati Uniti mantengono la libertà di interrompere il loro impegno, mentre i paesi partner sono di fatto vincolati al rispetto degli obblighi finanziari previsti. Se questi ultimi non riescono ad aumentare la spesa sanitaria come promesso, gli aiuti e le forniture sanitarie possono essere sospesi.
Va notato che un documento del 2021 mette chiaramente in risalto i pericoli insiti, per un paese, nella raccolta di dati sanitari da parte di paese straniero. Si tratta di un documento redatto dal ‘’National Counterintelligence and Security Center’’ americano. Esso lamenta il fatto che ‘’Per anni, la Cina ha raccolto grandi set di dati sanitari dagli Stati Uniti, attraverso mezzi sia legali che illegali, per scopi che solo essa può controllare’’ e sottolinea come ciò implichi rischi sia per la privacy che per la sicurezza economica e nazionale degli Stati Uniti[6]. Che, a distanza di pochi anni, la strategia ‘America First’ imponga ai paesi partner clausole di condivisione dei dati biologici del tutto sovrapponibili a quelle che il NCSC definiva, nel 2021, una minaccia esistenziale alla sovranità nazionale è solo apparentemente paradossale. In realtà, è perfettamente in linea con lo spirito predatorio della Amministrazione Trump.
Il meccanismo del cofinanziamento
Gli accordi prevedono complessivamente circa 12,6 miliardi di dollari di finanziamenti statunitensi e 7,3 miliardi di contributi da parte dei paesi partner (Tabella 1). La percentuale di partecipazione finanziaria varia molto da paese a paese: si passa dal 78% del Botswana al 3% del Guatemala. Il principio del cofinanziamento implica che i paesi firmatari debbano aumentare la propria spesa sanitaria nazionale durante la durata degli accordi. Secondo il Dipartimento di Stato, ciò dovrebbe favorire la sostenibilità dei sistemi sanitari locali e ridurre la dipendenza dagli aiuti esteri. Questa richiesta arriva in un momento estremamente difficile per molti paesi in via di sviluppo, che stanno affrontando contemporaneamente la riduzione degli aiuti internazionali e l’aumento del costo del debito. Inoltre, diversi studi indicano che i nuovi accordi comportano una riduzione significativa dei finanziamenti sanitari rispetto al passato. In alcuni paesi africani, come Rwanda, Madagascar, Liberia ed Eswatini, il sostegno americano alla sanità potrebbe diminuire tra il 34% e il 69%[7].
Tabella 1: Accordi bilaterali nell’ambito della ‘’America First Global Health Strategy’’

NOTA: Quelli di Botswana e Panama sono i soli accordi ad avere una durata di 3 anni. Il comunicato stampa relativo al Guatemala non fa menzione alla durata dell’accordo. Gli accordi di tutti gli altri paesi hanno una durata di 5 anni.
Fonte: https://www.thinkglobalhealth.org/article/tracking-the-america-first-bilateral-health-agreements
Opacità e questioni di sovranità
Uno degli aspetti più controversi di questi accordi è la loro scarsa trasparenza. Nella maggior parte dei casi il testo integrale non è stato reso pubblico e sono disponibili soltanto brevi comunicati stampa. Solo pochi accordi, tra cui quello con il Kenya, sono stati resi accessibili. Proprio in Kenya l’accordo è stato sospeso dall’Alta Corte a seguito di ricorsi che sollevavano dubbi sulla tutela della privacy e sulla sovranità nazionale. Secondo alcune organizzazioni civili, l’intesa concederebbe agli Stati Uniti accesso ampio ai dati biologici, clinici ed epidemiologici dei cittadini.
La raccolta e la condivisione di dati sanitari rappresentano infatti uno degli elementi chiave della strategia. Gli Stati Uniti puntano a ricevere informazioni sui patogeni emergenti nel giro di sette giorni dall’insorgere di un focolaio epidemico. Oltre alla dimensione sanitaria, questo sistema offre, agli Stati Uniti, anche un vantaggio economico: i dati biologici sono estremamente preziosi per lo sviluppo di nuovi farmaci, vaccini e test diagnostici. Critici della strategia sostengono che questi dati rappresentino una sorta di “materia prima” scientifica. I paesi che li forniscono potrebbero non ricevere alcun beneficio diretto dalle innovazioni sviluppate a partire da essi, che resterebbero sotto il controllo delle industrie farmaceutiche americane[8].
Reazioni e rifiuti
Alcuni paesi hanno iniziato a opporsi a questo modello. Zimbabwe e Zambia hanno respinto gli accordi proposti dagli Stati Uniti. Il governo dello Zimbabwe ha dichiarato che la condivisione dei dati biologici senza garanzie di accesso ai prodotti sanitari risultanti sarebbe inaccettabile[9]. Secondo il presidente dello Zimbabwe Emmerson Mnangagwa, questa posizione non rappresenta un atteggiamento antiamericano, ma piuttosto il segno di una crescente maturità geopolitica del continente africano, che cerca partnership più equilibrate[10]. Lo Zambia ha respinto l’accordo anche perché collegava gli aiuti sanitari all’accesso statunitense a risorse minerarie strategiche, come rame e cobalto[11].
Gli accordi bilaterali promossi dagli Stati Uniti si collocano in contrasto con gli sforzi multilaterali sviluppati nell’ambito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Nel 2025 l’Assemblea Mondiale della Sanità ha approvato un accordo pandemico che prevede un sistema di Accesso ai Patogeni e Condivisione dei Benefici (PABS)[12]. Questo sistema punta a garantire una rapida condivisione di campioni e dati genetici in cambio di un accesso equo ai vaccini e ai farmaci sviluppati a partire da tali dati. I negoziati su questo meccanismo sono ancora in corso e riflettono profonde divergenze tra paesi ricchi e paesi a basso reddito.
Il modello bilaterale statunitense rischia di frammentare ulteriormente il sistema globale, creando una rete di accordi separati in cui i paesi negoziano individualmente con una potenza molto più forte.
La sospensione dell’accordo in Kenya e il rifiuto di Zambia e Zimbabwe rappresentano segnali importanti di resistenza. Tuttavia, secondo molti osservatori, iniziative isolate non sono sufficienti. Sarebbe necessario un approccio coordinato da parte dei governi africani e delle organizzazioni della società civile. Una posizione comune potrebbe permettere di negoziare accordi più trasparenti, sottoposti all’approvazione parlamentare e basati su una reale condivisione dei benefici derivanti dai dati sanitari. In questo contesto un ruolo significativo potrebbe essere svolto dall’Africa Centres for Disease Control and Prevention, il cui direttore generale Jean Kaseya ha espresso sostegno ai paesi che hanno rifiutato gli accordi e ha offerto assistenza tecnica per eventuali nuove negoziazioni[13].
Conclusione
La strategia “America First Global Health Strategy” rappresenta una trasformazione radicale della politica di cooperazione sanitaria degli Stati Uniti. Essa sostituisce un modello basato sull’assistenza multilaterale e sul sostegno allo sviluppo con uno fondato su accordi bilaterali strettamente legati agli interessi nazionali americani.
Se da un lato questa strategia mira a rafforzare la sicurezza sanitaria degli Stati Uniti e a creare nuove opportunità economiche per le imprese americane, dall’altro solleva interrogativi significativi riguardo alla sovranità dei paesi partner, alla trasparenza degli accordi e all’equità nella condivisione dei benefici scientifici.
Il futuro della cooperazione sanitaria internazionale dipenderà in larga misura dalla capacità dei paesi in via di sviluppo di negoziare condizioni più equilibrate e di rafforzare forme di collaborazione regionale e multilaterale.
[1] Voice of America, January 28th 2025, Editorials, Realigning Foreign Assistance with American Interests, https://editorials.voa.gov/a/realigning-foreign-assistance-with-american-interests/7953297.html
[2] White House, Presidential Actions, January 20th 2025, Re-evaluating and realigning United States Foreign Aid, https://www.whitehouse.gov/presidential-actions/2025/01/reevaluating-and-realigning-united-states-foreign-aid/
[3] https://x.com/marcorubio/status/1899021361797816325
[4] OECD (2025), “Cuts in official development assistance: OECD projections for 2025 and the near term”, OECD Policy Briefs, No. 26, OECD Publishing, Paris, https://doi.org/10.1787/8c530629-en.
[5] U.S. Department of State, September 18th 2025, America First Global Health Strategy, America First Global Health Strategy – United States Department of State
[6] T he National Counterintelligence and Security Center, United States of America, February 2021, CHINA’S COLLECTION OF GENOMIC AND OTHER HEALTHCARE DATA FROM AMERICA: RISKS TO PRIVACY AND U.S. ECONOMIC AND NATIONAL SECURITY, NCSC_China_Genomics_Fact_Sheet_2021revision20210203.pdf
[7] Nolen S, New York Times, January 15th 2026, U.S. Cuts Aid and Ties it to Funding Pledges by African Countries, U.S. Cuts Health Aid and Ties It to Funding Pledges by African Governments – The New York Times
[8] Harman S, The BritishMedical Journal, February 27th 2026, Global health in a new era of health extraction, https://www.bmj.com/content/392/bmj.s394
[9] BBC, February 26th 2026, Zimbabwe rejects ‘’lopsided’’ health aid deal over data concerns, https://www.bbc.com/news/articles/cwy6nd3664no
[10] Global Health Unfiltered, February 27th 2026, How Zimbabwe Walked Away from a $367 Million U.S. Health Deal, https://www.globalhealthunfiltered.com/blog/jn2u6d5obeyoa6d7vu2cwgvjohhcsc
[11] Reuters, February 25th 2026, Zambia pushed back on U.S. health funding deal to protect interests, government says, https://www.reuters.com/sustainability/boards-policy-regulation/zambia-pushed-back-us-health-funding-deal-protect-interests-government-says-2026-02-25/
[12] World Health Organization (WHO), 20 May 2025, WHO Pandemic Agreement, https://apps.who.int/gb/ebwha/pdf_files/WHA78/A78_R1-en.pdf
[13] China Daily, March 1st 2026, Africa CDC backs Zimbabwe, Zambia over US health deal dispute, https://www.chinadaily.com.cn/a/202603/01/WS69a3f6cfa310d6866eb3aeb4.html#:~:text=Kaseya%20raised%20concerns%20over%20the,health%20information%20from%20external%20interference
