La mobilità sommersa degli anziani meridionali è un fenomeno in costante crescita. A certificarlo il rapporto di Svimez con Save the Children “Un Paese, due emigrazioni”. Gli over75 che si sono spostati in modo non ufficiale al Centro-Nord nel 2024 erano 184mila. Spesso raggiungono i figli ma scappano anche da una sanità e da un’assistenza territoriale che non risponde ai loro bisogni
Dal Sud non fuggono solo i diplomati che studiano negli atenei del Nord, i laureati che cercano lavoro nelle imprese settentrionali e i pazienti che si fanno curare negli ospedali del Nord o del Centro Italia. Dal Mezzogiorno vanno via anche gli anziani, talvolta non autosufficienti, in fuga da un sistema assistenziale territoriale debole e a macchia di leopardo.
“Nonni con la valigia”, come li ha ribattezzati l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno-Svimez nel recente rapporto Un Paese, due emigrazioni realizzato in collaborazione con Save the Children. Un’indagine innovativa perché fa luce su un fenomeno finora poco studiato: la mobilità sommersa degli anziani del Sud.
La lente sulla mobilità farmaceutica convenzionata
Che la mobilità sanitaria fra regioni fosse un fenomeno diffuso era noto e documentato da tempo. Non c’è famiglia meridionale che non conti un parente che non sia stato visitato o operato in un policlinico del Settentrione. I flussi, prevalentemente unidirezionali dal Sud verso il Centro-Nord, sono determinati dalle disuguaglianze territoriali nella qualità e nella quantità (reale o percepita) delle prestazioni erogate.

Particolare della copertina del report
I numeri a disposizione sono lì a testimoniarlo. Basti considerare che la cosiddetta “mobilità passiva” del Mezzogiorno, stando a quanto emerge dal recente riparto del fondo sanitario nazionale (2024), vale circa 1,2 miliardi di euro con disavanzi che toccano punte di 304 milioni in Calabria, 281 in Campania e 220 in Sicilia. Tutte cifre col segno meno avanti.
Due terzi di questo valore è riconducibile a ricoveri ospedalieri, a prestazioni di specialistica ambulatoriale e alla somministrazione diretta di farmaci in ospedale. La quota residuale riguarda invece la mobilità farmaceutica convenzionata, le prestazioni farmaceutiche erogate cioè da farmacie che hanno sede in una regione diversa da quella di residenza del paziente.
La Svimez partendo proprio dai dati sulla mobilità farmaceutica convenzionata è riuscita a stimare il fabbisogno assistenziale geriatrico dei cittadini più anziani che vivono stabilmente o comunque per periodi lunghi in altre regioni (pur conservando la propria residenza).
Numeri raddoppiati in poco più di un ventennio
Ebbene, nell’arco del periodo anni 2002-2024, gli spostamenti non ufficiali degli over 75 meridionali (non accompagnati cioè da una cancellazione anagrafica) sono balzati da circa 96mila nel 2002 a oltre 184mila al 2024. Se si esclude il 2020, anno del lockdown e delle restrizioni alla mobilità, l’aumento dei consumi farmaceutici sostenuti dagli over 75 residenti nel Mezzogiorno al di fuori della propria macroarea di residenza, scrivono gli autori dello studio, suggerisce «un progressivo ampliamento della platea di anziani che vive stabilmente nelle regioni del Centro-Nord».
Tabella dal report Un Paese, due emigrazioni

Ma cosa c’è dietro questa mobilità sommersa? Il fenomeno è riconducibile, da un lato ai processi di ricongiungimento familiare con i nuclei familiari dei figli emigrati, nonni dunque che si spostano perché i figli non possono fare su e giù per assisterli, dall’altro, alla necessità di evitare «condizioni di isolamento e di carenza assistenziale che si determinerebbero rimanendo nei territori di origine». Dove, come si sa, l’offerta di servizi sanitari e di supporto alla non autosufficienza è strutturalmente più debole.
Fonte: https://www.vita.it/in-fuga-dal-sud-anche-i-nonni-vanno-al-nord/ articolo di di Francesco Dente
