Gentile Direttore,
stamattina al risveglio abbiamo appreso che 23 medici, dei colleghi, tra cui Nicola Cocco, infettivologo e esponente della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, sono stati fermati e oggetto di perquisizione con una accusa, che per quanto riguarda il dottor Cocco e ci è dato sapere, è quella di associazione a delinquere.
Perquisite le case, sequestrati e indagati telefoni e computer. Diffidati dal comunicare con l’esterno, per l’accusa avrebbero scientemente e sistematicamente prodotto false certificazioni di inidoneità per persone della migrazione destinate ad essere inserite in CPR. Se la questione non fosse seria, serissima, tanto da mobilitare per la seconda volta il FNOMCEO e indurre il presidente Anelli a rilasciare una inequivocabile intervista, verrebbe da ironizzare.
“Cospiratori della Brigata Ippocrate producono certificati medici invece di riempire moduli amministrativi precompilati”! Oppure, con meno spirito, si potrebbe chiedere ufficialmente di verificare la veridicità/falsità dele certificazioni di idoneità emesse per quelle persone che, inserite in CPR, si sono tolte la vita o ci sono andate molto vicino. O ancora interessarsi sulla adeguatezza delle ricette mediche esorbitanti di psicofarmaci, alcuni dei quali costosi, finalizzati a silenziare sintomi comportamentali e non a trattare appropriatamente chi potrebbe essere affetto da patologie meritevoli di adeguate cure. Sempre nei CPR, luoghi sulla cui documentata insalubrità, per usare un pietoso eufemismo, non esistono dubbi.
Questo compito, tuttavia, lo lascerei agli autori satirici o agli avvocati. Il fatto è che alcuni medici dal curriculum specchiato sono accusati da un corpo dello stato di associarsi contro lo stesso producendo certificazioni false, come quelle per le truffe all’INPS o alle compagnie assicurative. Tutto questo è professionalmente intollerabile, oltre che eticamente scandaloso. Sono convinto che la dignità della classe medica vada difesa e che il giornale da lei diretto possa continuare ad ergersi come presidio di equità di fronte ad iniziative giudiziarie che la pregiudicano mettendo sotto accusa chi, in scienza e coscienza, agisce in nome della difesa del diritto alla salute personale e pubblica con gli strumenti che la nostra professione mette legittimamente a disposizione.
fonte: https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/la-dignita-della-classe-medica-non-si-processa/?shem=aimgspc,
Antonello D’Elia
è Presidente della Società Italiana di Psichiatria Democratica
e componente del Coordinamento nazionale per la Salute Mentale
