L’Internazionale Illiberale promuove ideologie e culture illiberali. La limitazione dei diritti delle donne, la demonizzazione dell’aborto, il disprezzo per le culture LGBTQ, la promozione della famiglia patriarcale, l’esaltazione del culto delle armi, la cultura anti immigrazione, la remigrazione, sono temi ricorrenti delle convenzioni internazionali che riuniscono movimenti illiberali di estrema destra. Il caso Trump, la sanità e la salute degli americani. L’invasione coloniale del Venezuela.
L’Internazionale Comunista fu un’organizzazione internazionale di partiti comunisti, fondata a Mosca nel 1919 da Lenin, con l’obiettivo di coordinare la rivoluzione mondiale e diffondere il comunismo. Da allora, l’espressione “L’internazionale” è venuta riferendosi a qualunque organizzazione formale o insieme di idee, ideologie o pratiche unite dal medesimo obiettivo di ampia portata. La locuzione ha assunto spesso anche connotati ironici: basti pensare a espressioni quali “l’internazionale dei miliardari” o “l’internazionale degli amanti della pizza”. Resta l’idea di un insieme di network che, a livello mondiale, si coordinano e operano per un fine comune.
Il numero di Gennaio/Febbraio 2026 della prestigiosa rivista Foreign Affairs (1) adotta tale espressione per identificare una inquietante unità di intenti globale, definendola “The Illiberal International”. Non si tratta, come fu il caso della Internazionale promossa da Lenin, di una comunanza di appartenenze a grandi ideologie (il comunismo, la socialdemocrazia o il capitalismo) quanto, piuttosto, di una comune attitudine al disprezzo e alla vanificazione dei fondamenti delle istituzioni democratiche: la libertà di opinione e di parola, la molteplicità delle formazioni partitiche nell’arena della competizione politica, la separazione fra poteri esecutivi e giudiziari, l’indipendenza di questi ultimi, il bilanciamento delle istituzioni che, reciprocamente, vigilano e costituiscono la necessaria rete di poteri intermedi (le istituzioni di controllo e i sindacati), per arrivare al controllo dell’informazione e all’influenza sui social media e, infine, alla personalizzazione del potere (si pensi a Donald Trump, Vladimir Putin, Xi Jinping e a figure come Orban o Lukashenko).
Dunque, una – esplicita e implicita, palese e occulta, formalizzata e informale – rete di regimi illiberali si è venuta sviluppando e potenziando con l’intento di soffocare le isole di democrazia ormai ridotte alla difensiva, tanto da essere definite da Foreign Affairs come “specie in pericolo di estinzione”.
L’Index Varieties of Democracy – strumento che misura lo stato della democrazia in 167 Paesi nel mondo basandosi su cinque dimensioni principali: processo elettorale, funzionamento del governo, partecipazione dei cittadini alla politica, sostegno pubblico alla democrazia e libertà civili (2) – ha accertato che nel 2025 il numero di democrazie piene e funzionanti si è ridotto a 29! Da uno studio di Journal of Democracy emerge che, di 19 paesi che dal 1994, dopo un crollo della democrazia in favore di regimi autocratici, hanno successivamente ripristinato un governo democratico, ben 17 sono tornati all’autocrazia nel giro di soli cinque anni. I governi autoritari, che nel 2022 costituivano il 46% del prodotto interno lordo rispetto al 24% riscontrato nel 1992, oggi rappresentano il 70% della popolazione mondiale.
Stiamo assistendo non solo all’incremento del numero di governi autoritari, autocratici e antidemocratici ma, soprattutto, alla crescita del loro coordinamento e della loro cooperazione militare, tecnica e economica. Oggi Cina, Iran, Corea del Nord, Russia e Venezuela sono legati da numerose collaborazioni in svariati settori. Queste cooperazioni permettono di invalidare le misure di sanzioni adottate dai paesi democratici nei confronti di un singolo paese colpevole di operazioni militari aggressive o di feroci repressioni della propria popolazione: l’Internazionale Illiberale funziona come una rete di mutuo sostegno fra paesi e annulla l’impatto delle sanzioni e di tutte le decisioni adottate dagli organismi multilaterali, quali l’ONU e le sue agenzie specializzate o la Corte Internazionale di Giustizia.
Quel multilateralismo che dalla fine della Seconda guerra mondiale aveva operato per consentire la promozione della democrazia e della pace è oggi deriso, fragilizzato e spesso disattivato dalla potente unione dei paesi autocratici. Si pensi alle condanne del Tribunale Internazionale dell’Aia nei confronti di Netanyahu e di Putin, che troppi paesi hanno ignorato.
La nozione di “Diritti Umani” ha perduto molto del suo smalto perché nei molti paesi ove tali diritti sono messi in serio pericolo, le organizzazioni locali che tentano di difenderli sono diffamate e perseguitate anche grazie a potenti reti internazionali di disinformazione e di fake news. In altre parole, crescono le interferenze delle potenze illiberali nei processi democratici dei paesi democratici. Ad esempio, l’Azerbaijan ha speso nei paesi europei quasi 3 miliardi di dollari per spegnere ogni voce critica nei confronti del proprio regime illiberale, e numerosi politici europei hanno ricevuto fondi e donazioni per comprare il loro silenzio. L’organizzazione spagnola di estrema destra Vox ha ricevuto un prestito di 10 milioni di dollari dalla banca ungherese MKB per finanziare la campagna elettorale del 2023.
Accanto a queste cooperazioni militari, tecniche ed economiche, l’Internazionale Illiberale promuove anche ideologie e culture illiberali. La limitazione dei diritti delle donne, la demonizzazione dell’aborto, il disprezzo per le culture LGBTQ, la promozione della famiglia patriarcale, l’esaltazione del culto delle armi, la cultura anti immigrazione, la “remigrazione”, sono temi ricorrenti delle convenzioni internazionali che riuniscono movimenti illiberali di estrema destra. Non ultima è quella del febbraio 2025 convocata a Madrid dalle destre dei Patrioti Europei, che appellano a Make Europe Great Again. Elon Musk è certamente uno degli esponenti più potenti e mediatizzati in questo intenso lavoro di discredito dei valori democratici, ma in Italia il duo Salvini e Vannacci cerca di imitare il potente cugino americano.
La diffusione della cultura illiberale tenta di influenzare anche i programmi scolastici e i testi di storia (riscritta per compiacere le teorie negazioniste e fasciste) e interferisce con le decisioni non solo della giustizia internazionale ma anche di quella nazionale: si pensi agli interventi di Trump contro la condanna dell’ex presidente Jair Bolsonaro da parte della magistratura brasiliana o alla delirante richiesta fatta dallo stesso Trump al presidente di Israele per ottenere la grazia per il criminale Netanyahu. Le interferenze si fanno via via più violente e da politiche diventano militari. Basti come esempio recente e molto preoccupante l’invasione imperialista del Venezuela da parte degli Stati Uniti. I discorsi violenti e minacciosi di Trump e della sua gang hanno segnato in queste ultime ore la transizione da un autoritarismo antidemocratico, sovranista e autocratico a una concreta minaccia militare che come un’ombra si allarga su tutta l’America Latina, ormai dichiarata terreno di caccia dall’amministrazione americana.
E le democrazie, troppo spesso silenziose, divise e indebolite, continuano a credere in regole che piano piano vengono cancellate nella realtà dall’azione dell’Internazionale Illiberale. Se è certamente importante continuare a credere in quelle regole, è tuttavia necessario mettere in atto efficaci strategie di contrasto. La grande Internazionale Illiberale non opera infatti a partire da ideali comuni, ma da cinici interessi convergenti: la Cina atea e comunista non disdegna di cooperare con l’India integralista e induista, così come le cattoliche Polonia e Ungheria non disdegnano alleanze con gli islamici fanatici dell’Iran. Come scrive l’economista Fabio Sabatini (3):” L’erosione della fiducia nelle istituzioni democratiche – comprese quelle che producono conoscenza e competenze – è uno degli obiettivi principali dell’Internazionale dell’Autoritarismo. Senza un livello minimo di fiducia condivisa nelle istituzioni, la democrazia perde legittimità e diventa più fragile e inefficiente”.
Dunque, disinformazione, disorientamento, falsificazione dei dati sono gli ingredienti dell’incultura illiberale. Campione assoluto dell’incultura illiberale è l’attuale Presidente USA, Donald Trump, persona dall’oscuro passato, i cui segreti finanziari, elettorali e sessuali sarebbero nelle mani di alcune persone, tra cui Vladimir Putin.
L’incultura illiberale di Trump ha preso di mira la sanità e la salute, provocando danni catastrofici. A partire dal suo primo mandato presidenziale, 2016- 2020, quando il disprezzo per la scienza e i tagli alle agenzie di sanità pubblica hanno ostacolato la risposta alla pandemia COVID, causando decine di migliaia di morti inutili e mettendo in pericolo i progressi contro l’HIV e altre malattie. Le sue posizioni negazioniste sull’uso delle mascherine e sulle vaccinazioni hanno avuto ricadute pesanti sulla salute, in particolare sui votanti repubblicani che hanno registrato un eccesso di mortalità da Covid fino al +45% rispetto ai votanti democratici (4). Ciò anche come conseguenza della minore copertura vaccinale registrata negli stati governati dai Repubblicani, rispetto a quella degli stati governati dai Democratici (Figura 1).
Figura 1. Tasso di vaccinazione in relazione ai governi degli Stati, secondo i risultati delle elezioni del 2020. In rosso gli stati repubblicani (Trump) che registrano percentuali di residenti non completamente vaccinati molto superiori ai residenti degli stati democratici (Biden).
Inoltre, in uno studio di Lancet sulle politiche del primo mandato di Trump si legge: “L’ostilità di Trump alle normative ambientali ha già peggiorato l’inquinamento, provocando oltre 22.000 morti in più solo nel 2019, e ha accelerato il processo di riscaldamento globale” (5). Con il secondo mandato presidenziale – inaugurato il 20 gennaio 2025 – la situazione è decisamente peggiorata. Minare la scienza è una tattica ben nota degli autocrati: approvare ordinanze con ampi poteri, insediare funzionari fantoccio e mirare a influenzare il dibattito pubblico attraverso la censura delle istituzioni accademiche. E’ quello che è avvenuto con la nomina di Robert F. Kennedy Jr., a Direttore del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani, che ha smantellato la struttura della più importante istituzione scientifica USA, i Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (CDC), promuovendo teorie tipicamente no-vax, come quella della (falsa) relazione tra vaccinazioni e autismo. Brutte notizie per la salute dei cittadini americani anche sul versante assistenziale: è alle ultime battute nel parlamento USA la legge bilancio che, una volta approvata, produrrà l’aumento di oltre dieci milioni di persone senza assicurazione sanitaria.
Ma i primi atti eversivi dell’amministrazione Trump nei confronti della salute – più precisamente della “salute globale” – sono avvenuti nei primi mesi del presente mandato, su precisa indicazione di Elon Musk. A seguito dello smantellamento dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale e del ridimensionamento del Piano di emergenza presidenziale per la lotta all’AIDS, milioni di persone nei paesi a basso e medio reddito hanno improvvisamente subito l’interruzione e la sospensione dei programmi sanitari essenziali. Per concludere lo spettacoloso quadro di scardinamento dei santuari della sanità pubblica, va citata la fuoriuscita degli USA dall’OMS – con relativa cessazione del finanziamento – espressione del ripudio di Trump di ogni forma di multilateralismo. Altri paesi governati da autocrati fedeli a Trump, come l’argentino Milei, hanno seguito il suo esempio. E va notato che l’Italia, pur rimanendo all’interno dell’Oms, ma in omaggio agli umori di Trump – ha deciso di ritirarsi, insieme ad altri dieci paesi, dall’ Accordo Pandemico Globale dell’ OMS.
E il governo italiano attuale non disdegna di fare propri alcuni strumenti e temi dell’incultura illiberale: ammiccamenti ai movimenti anti-vax, irrisione delle competenze scientifiche, scetticismo sul ruolo dell’OMS, promozione dell’ignoranza come valore populista, indebolimento dell’indipendenza della magistratura, promozione della sanità privata, allentamento delle forme di controllo democratico.
Siamo convinti che Salute Internazionale possa e debba contribuire a contrastare questa deriva globale e locale: offrendo informazione affidabile e basata sulle evidenze, promuovendo tolleranza e democrazia, diffondendo messaggi di pace e convivenza civile, denunciando ingiustizie e disuguaglianze. Questo abbiamo fatto nel 2025 e questo continueremo a fare con ancora maggior determinazione nel 2026: BUON ANNO ALLA DEMOCRAZIA.
La Direzione di Salute Internazionale
Bibliografia
- Cheeseman N, Bianchi M, Cyr J. (2026). The Illiberal International. Foreign Affairs. January/February. Published on December 16, 2025.
- Varieties of Democracy (V-Dem). https://www.v-dem.net/
- Sabatini F. (2025). L’internazionale dell’autoritarismo. https://fabiosabatini.substack.com/. 29 dicembre.
- Wallace J. et Al, Excess Death Rates for Republican and Democratic Registered Voters in Florida and Ohio During the COVID-19 Pandemic, JAMA Intern Med, 2023 Sep 1;183(9):916-923.
- Woolhandler S. et Al. Public policy and health in the Trump era, The Lancet, Volume 397, Issue 10275, p705-753,February 20, 2021
fonte: https://www.saluteinternazionale.info/2026/01/internazionale-illiberale-e-salute/

