Perché rimandare la Sugar e Plastic Tax? di Filippo Curtale

Per garantire la sostenibilità del SSN, non sarà sufficiente lavorare sulle attività di prevenzione di competenza del settore sanitario, diventerà inevitabile intervenire sui determinati commerciali della salute adottando politiche fiscali che siano in grado contrastare l’insorgenza e la diffusione delle malattie croniche.

Con la Legge di bilancio 2020 (n. 160/2019) erano stati introdotte nel nostro ordinamento due nuove imposte, l’imposta sul consumo delle bevande edulcorate, anche nota come “Sugar Tax”, e quella sul consumo dei manufatti in plastica con singolo impiego (MACSI), meglio nota come “Plastic Tax. La prima di queste due imposte, prevista dal secondo governo Conte a fine 2019 per entrare in vigore dal 1° gennaio 2020, ha l’obiettivo di disincentivare il consumo eccessivo di prodotti dannosi per la salute, come già raccomandato dall’OMS in un rapporto del 2015 (Fiscal policies for Diet and Prevention of Noncommunicable Diseases).[1] La Plastic Tax, anch’essa introdotta con la Legge di bilancio 2020, per entrare in vigore a partire dal 1 luglio 2021, dà invece attuazione alla Direttiva (UE) 2019/904 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 5 giugno 2019[2] per prevenire e ridurre l’impatto sull’ambiente di prodotti in plastica monouso ogni qualvolta siano disponibili alternative. Inoltre, dal 1°gennaio 2021, l’Unione Europea ha introdotto una contribuzione basata sull’ammontare di plastica non riciclata e non compostabile (sono esclusi i contenitori per materiale medico) prodotta da ogni Stato Membro (SM), lasciando agli SM la decisione se far pagare questa tassa alle industrie che producono la plastica o utilizzare la fiscalità generale, come avviene in Italia al momento. L’entrata in vigore di Sugar e Plastic Tax è stata posticipata prima, dal governo Draghi al 1° luglio 2025, e successivamente dal presente governo, al 1° gennaio 2026. Nella seduta del Consiglio dei ministri del 14 ottobre 2025, è stato deciso di prorogare “al 31 dicembre 2026 la sterilizzazione della plastic e sugar tax”.[3]

Rinviare nuovamente l’introduzione di queste due imposte è una decisione in cui ci perdono sia lo stato sia i cittadini, a guadagnarci sono solo le industrie produttrici. Solo dalla Sugar Tax sono previsti introiti di circa 280 milioni euro  all’anno, qualcosa di più per la Plastic Tax, circa 300 milioni di euro l’anno, che potrebbero contribuire a finanziare quanto dovuto dall’Italia all’EU.  La Sugar Tax ha un effetto diretto sulla salute, soprattutto dei più giovani, in uno studio piuttosto approfondito condotto in Gran Bretagna si è giunti alla conclusione che: «La “sugar tax” non è una bacchetta magica, ma si è dimostrata efficace in termini di una riduzione del consumo di zuccheri, oltreché essere associata alla riduzione delle estrazioni dentali nei bambini e dell’obesità nelle bambine».[4] La Plastic Tax, invece, avrebbe un effetto diretto sulla produzione ed uso dei contenitori di plastica monouso, per la maggior parte inutili o superflui e pagati dai consumatori, riducendone l’uso e promuovendo il riciclo e l’introduzione di materiali alternativi compostabili.

L’introduzione di imposte finalizzate a penalizzare determinati consumi può avere un effetto limitato nel cambiare le abitudini della gente, ma è in grado di attivare una serie di azioni che producono benefici per la comunità. Aumentando le tasse di solito il consumo di questi prodotti diminuisce, di conseguenza l’industria adotta una riduzione di questi ingredienti dannosi alla salute (come lo zucchero in bevande, merendine e biscotti, o il sale nel pane) che, se effettuata molto gradualmente, non viene neanche avvertita dalla popolazione. Un meccanismo simile si verifica per il consumo di contenitori in plastica monouso, aumentandone il costo l’uso viene disincentivato, mentre le industrie adottano aggiustamenti per ridurre l’ammontare della tassa da pagare tramite l’uso di plastica riciclata (esente dalla tassa) o di sostituti compostabili. Infine, un beneficio addizionale rappresentato da questi interventi di politica fiscale è la generazione di risorse addizionali che possono essere utilizzate come “tasse di scopo” per finanziare misure sanitarie di contrasto alle patologie causate dall’eccessivo consumo di zucchero o potenziare la raccolta della plastica dispersa nell’ambiente.

Nonostante gli indubbi benefici derivanti dall’applicazione di queste due tariffe, continuano a susseguirsi i rinvii alla loro introduzione. Nel corrente dibattito, molto animato, su una legge finanziaria decisamente povera di risorse, né il governo, né l’opposizione, né i sindacati, né i mezzi di comunicazione hanno mai menzionato la possibilità di garantire entrate addizionali rendendo operative la Sugar e la Plastic Tax. L’ultimo rinvio è stato deciso nel silenzio generale, quasi di nascosto, prima di iniziare a discutere della legge di bilancio,3 forse proprio per evitare una imbarazzante discussione pubblica, che avrebbe obbligato il governo a giustificare la sua decisione di fronte ai cittadini.

La Sugar Tax, adottata senza traumi in molti paesi europei (Francia, Regno Unito, Irlanda, Belgio, Portogallo, Catalogna, Norvegia, Finlandia, Ungheria, Estonia e Lettonia), viene contrastata non solo dall’industria, ma praticamente da tutto l’arco costituzionale, con poche eccezioni.[5] Non appena la legge sulla Sugar Tax è stata approvata le “lobby dello zucchero”,[6] tramite l’azione di Assobibe, (Associazione Italiana Industrie Bevande Analcoliche) ed i loro referenti in parlamento, si erano immediatamente mobilitati sollevando riserve sulla costituzionalità della legge. Una argomentazione definitivamente rigettata dalla Corte costituzionale che con la sentenza n. 49/2024 ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 1, commi da 661 a 676, della legge n. 160/2019: “assoggettare a imposta sul consumo le sole bevande analcoliche addizionate con edulcoranti, e non anche altri prodotti alimentari contenenti i medesimi dolcificanti, non costituisce una violazione del principio di eguaglianza tributaria desumibile dagli articoli 3 e 53 della Costituzione”. Inoltre, ha sentenziato che la mancata introduzione della tassa “può generare un aggravio di spesa pubblica” perché “l’eccessivo utilizzo” di cibi e bevande contenenti zucchero contribuisce alla diffusione di diabete e obesità.[7]

Non possiamo più ignorare il ruolo dei determinanti commerciali della salute, cioè le strategie utilizzate dal settore privato per promuovere prodotti e scelte nocivi per la salute,[8] incluso le pratiche con cui l’industria alimentare e le politiche di mercato influenzano la dieta e il peso corporeo.  Nonostante la tassa sullo zucchero sia sostenuta dai maggiori organi istituzionali, Italiani ed Europei, nonché dall’OMS, e che la tassa sia stata ridotta del 50% rispetto alla legislazione originale, la sua introduzione continua ad essere rimandata. La decisione, che si traduce inoltre in una perdita di gettito rilevante per le finanze pubbliche, è stata rivendicata come un grande successo dalla Lega, mentre Forza Italia, si intesta la “battaglia” per l’abolizione totale della tassa, definendola un inutile balzello.

Un comportamento simile di contrasto all’introduzione della Plastic Tax è stato adottato dalle principali associazioni di categoria del settore della plastica, come Unionplast, le quali sostengono che l’introduzione della tassa possa danneggiare la filiera produttiva e l’economia, oltre a non essere uno strumento efficace per promuovere il riciclo, una posizione sostenuta da partiti politici e movimenti tradizionalmente critici verso qualsiasi forma di tassazione che hanno espresso la propria opposizione.[9],[10] Purtroppo, l’Italia si conferma un paese in cui molti dei partiti che si sono alternati al governo negli ultimi anni si sono mostrati più attenti agli interessi delle grandi lobbies e dell’industria, che a quelli dei cittadini.

La transizione demografica ed epidemiologica in corso sta incrementando la pressione sulle finanze pubbliche, in particolare per quanto riguarda le spese sanitarie e sociali, minacciando direttamente la sostenibilità fiscale attraverso una crescita economica più lenta, disavanzi pubblici crescenti e, di conseguenza, livelli più elevati di debito pubblico. L’epidemia di obesità[11] e l’aumento delle malattie non trasmissibili, che si stima siano ormai responsabili del 74% di tutta la mortalità globale, fanno lievitare i costi delle cure per il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e sono difficilmente attribuibili a scelte comportamentali individuali.[12] Affrontare queste sfide è fondamentale per garantire la sostenibilità a lungo termine dei sistemi sanitari, sociali e di welfare. Studi che analizzano il ritorno economico, fiscale e sanitario degli investimenti nella prevenzione sanitaria hanno stimato come un euro speso in prevenzione sanitaria sia in grado di generare risparmi per 14 euro al sistema sanitario e socioassistenziale.[13] Diventa perciò essenziale adottare un nuovo paradigma che trasformi il modello sanitario da reattivo (cura delle malattie) a proattivo (promozione della salute), potenziando gli interventi di prevenzione, primaria, secondaria e terziaria, e sfruttando appieno tutte le potenzialità della politica fiscale. Per garantire la sostenibilità del SSN, non sarà sufficiente lavorare sulle attività di prevenzione di competenza del settore sanitario, diventerà inevitabile intervenire sui determinati commerciali della salute adottando politiche fiscali che siano in grado contrastare l’insorgenza e la diffusione delle malattie non comunicabili.

Filippo Curtale, medico di sanità pubblica

 

Riferimenti

[1] WHO. Fiscal Policies for Diet and Prevention of Noncommunicable Diseases: Technical Meeting Report, 5-6 May 2015, Geneva, Switzerland.

[2] Direttiva (UE) 2019/904 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 5 giugno 2019. Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea 06.06.2019

[3] Governo italiano, Presidenza del Consiglio dei ministri. Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 145, 14 Ottobre 2025

[4] Rogers NT, Cummins S, Jones CP, et al. Estimated changes in free sugar consumption one year after the UK soft drinks industry levy came into force: controlled interrupted time series analysis of the National Diet and Nutrition Survey (2011–2019). Journal of Epidemiology and Community Health, Epub ahead of print: doi:10.1136/jech-2023-221051

[5] Chiara Brusini. Il governo rinvia ancora la sugar tax: è la settima volta. Addio a 140 milioni di gettito (e ai benefici per la salute). Il Fatto Quotidiano, 20 giugno 2025.

[6] Enrico Materia. Ancora zucchero? No grazie. Lettera aperta al Ministro della Salute. Salute Internazionale, 13 feb. 2019

[7] Corte costituzionale – sentenza n. 49 del 26 marzo 2024: Legittimità della “sugar tax” sulle bevande analcoliche contenenti edulcoranti.

[8] Benedetto Saraceno. I determinanti commerciali della salute. Salute Internazionale, 30 gen. 2023

[9] F.Q. Tasse verdi su plastica, Renzi la pensa come Salvini e Meloni. Pd e M5s lo fermano: “Non si discute, è primo passo per Green New Deal” Il Fatto Quotidiano, 2 nov. 2019

[10] Antonio Signorini. Renzi riscrive la manovra: “La plastic tax non passerà”. Il Giornale, 6 dic. 2019

[11] Erika Del Prete e Maddalena Carretti. Obesità: il peso di una crisi globale. Salute Internazionale, 18 giugno 2025

[12] Lee K. Advancing the commercial determinants of health agenda. The Lancet. 2023; Vol. 401: 16-17

[13] Masters, R., Anwar, E., Collins, B., et al. “Return on investment of public health interventions: a systematic review”. Journal of Epidemiology and Community Health. 2017;71: 827–834.

fonte: https://www.saluteinternazionale.info/2025/12/perche-rimandare-la-sugar-e-plastic-tax/

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