in PRIMO PIANO

  • Nel pomeriggio del 15 marzo 1924, un’esplosione improvvisa squarciò l’aria tranquilla di Rocca Canavese, paese a vocazione agricola situato nell’alta Valle del Malone, cambiando per sempre il destino della piccola comunità. L’ala centrale della “Phos Italiana”, fabbrica di fiammiferi, fu inghiottita dalle fiamme dopo un fragoroso scoppio, spezzando 21 giovani vite. La più piccola fra le vittime aveva appena compiuto 12 anni, la maggior parte delle operaie, infatti, era adolescente: ognuna di loro era stata scelta per le mani minute, adatte al tipo di lavorazione richiesto. Le palline erano costituite da una miscela di diverse sostanze, che diventavano infiammabili se sfregate contro la speciale carta fosforica, prodotta nello stabilimento e applicata a piccole strisce sulle scatolette metalliche. La paga era misera, ma aiutava le povere famiglie contadine a sostenersi …leggi la storia Luogo: Piemonte Comparto produttivo: produzione fiammiferi Esito: 21 giovani hanno perso la vita. Dove è avvenuto: all’interno di una fabbrica di fiammiferi al fosforo bianco. Cosa si stava facendo: le operaie manipolavano palline costituite da una miscela di diverse sostanze, che diventavano infiammabili se sfregate contro la speciale carta fosforica, prodotta nello stabilimento e applicata a piccole strisce sulle scatolette metalliche. Descrizione infortunio: la fabbrica fu scossa da un’enorme esplosione. Crollò la parte centrale dell’edificio, seppellendo tutti i presenti. Come prevenire La tragedia avrebbe potuto essere prevenuta con l’osservanza delle minime misure di sicurezza previste dalle leggi vigenti. L’inadeguatezza della struttura della fabbrica fu denunciata dall’allora direttore tecnico alla proprietà ma rimase inascoltato. Inoltre, le giovani lavoravano chiuse all’interno della fabbrica e questo aveva reso loro impossibile la fuga allo scoppio dell’incendio. All’epoca dell’incidente l’Italia era un Paese scarsamente industrializzato e le poche fabbriche avevano spesso strutture e tipologie di lavorazione assai arretrate. Emblematico è proprio il caso delle fabbriche di fiammiferi: negli anni della tragedia della Phos esse continuavano a utilizzare il fosforo bianco, nonostante da alcune decine di anni fosse stata scoperta la nocività di quel materiale e già nel 1906 la Convenzione di Berna ne avesse proibito l’utilizzo. fonte: https://www.storiedinfortunio.dors.it/2024/04/03/phos-italiana-1924-una-tragedia-del-lavoro-e-dello-sfruttamento-minorile-troppo-a-lungo-dimenticata/ Narrazione dell’infortunio a cura di Daniela Gaiara e Tiziano Picca Piccon

    ...
  • DEF: spesa sanitaria in calo nel 2023, per il 2024 l’aumento è illusorio. Scende il rapporto spesa sanitaria/Pil: 6,3% nel 2025-2026 e poi 6,2%, sotto il livello pre-Pandemia. Investimenti inadeguati in sanità: Italia ultima tra i paesi del G7, a rischio diritto alla tutela della salute Lo scorso 9 aprile il Consiglio dei Ministri ha approvato il Documento di Economia e Finanza (DEF) 2024 in forma “semplificata”, ovvero con le sole stime tendenziali calcolate sulle norme in vigore, e senza stime programmatiche che rimangono in attesa del nuovo Patto di Stabilità. «Rispetto alle previsioni di spesa sanitaria sino al 2027 – afferma Nino Cartabellotta Presidente della Fondazione GIMBE – il DEF 2024 certifica l’assenza di un cambio di rotta e ignora il pessimo “stato di salute” del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), i cui princìpi fondamentali di universalità, uguaglianza ed equità sono stati traditi, con conseguenze che condizionano la vita delle persone, in particolare delle fasce socio-economiche più deboli e delle persone residenti nel Mezzogiorno. Dai lunghissimi tempi di attesa all’affollamento inaccettabile dei pronto soccorso; dalle diseguaglianze regionali e locali nell’offerta di prestazioni sanitarie alla migrazione sanitaria dal Sud al Nord; dall’aumento della spesa privata all’impoverimento delle famiglie sino alla rinuncia alle cure». Relativamente alla spesa sanitaria vengono di seguito riportate le analisi indipendenti della Fondazione GIMBE sul consuntivo 2023 e sulle stime per l’anno 2024 e per il triennio 2025-2027 (Tabella). Consuntivo 2023. Il DEF 2024 certifica per l’anno 2023 un rapporto spesa sanitaria/PIL del 6,3% e, in termini assoluti, una spesa sanitaria di € 131.103 milioni, oltre € 3.600 milioni in meno rispetto a quanto previsto dalla NaDEF 2023 (€ 134.734 milioni). «Tale riduzione di spesa – spiega il Presidente – consegue in larga misura al mancato perfezionamento del rinnovo dei contratti del personale dirigente e convenzionato per il triennio 2019-2021, i cui oneri non sono stati inputati nel 2023 e spostati al 2024. In misura minore hanno inciso le spese per contrastare la pandemia, che sono state inferiori al previsto». Rispetto al 2022 la spesa sanitaria nel 2023 si è ridotta dal 6,7% al 6,3% del PIL e di € 555 milioni in termini assoluti. «Questo primo dato – commenta Cartabellotta – certifica che il 2023 è stato segnato da un netto definanziamento in termini di rapporto spesa sanitaria/PIL (-0,4%), facendo addirittura segnare un valore negativo della spesa sanitaria, il cui potere d’acquisto è stato anche ridotto da un’inflazione che nel 2023 ha raggiunto il 5,7% su base annua». Previsionale 2024. Il rapporto spesa sanitaria/PIL nel 2024 sale al 6,4% rispetto al 6,3% del 2023; in termini assoluti la previsione di spesa sanitaria è di € 138.776 milioni, ovvero € 7.657 milioni in più rispetto al 2023 (+5,8%). «In realtà – precisa Cartabellotta – l’altisonante incremento di oltre € 7,6 miliardi stimato per il 2024 è illusorio: infatti, in parte è dovuto al un mero spostamento al 2024 della spesa prevista nel 2023 per i rinnovi contrattuali 2019-2021, in parte agli oneri correlati al personale sanitario dipendente per il triennio 2022-2024 e, addirittura, all’anticipo del rinnovo per il triennio 2025-2027. Una previsione poco comprensibile, visto che la Legge di Bilancio 2024 non ha affatto stanziato le risorse per questi due capitoli di spesa». Senza considerare, peraltro, l’erosione del potere di acquisto, visto che secondo l’ISTAT ad oggi l’inflazione si attesta su base annua a +1,3%. Previsionale 2025-2027. Nel triennio 2025-2027, a fronte di una crescita media annua del PIL nominale del 3,1%, il DEF 2024 stima al 2% la crescita media annua della spesa sanitaria. Il rapporto spesa sanitaria/PIL si riduce dal 6,4% del 2024 al 6,3% nel 2025-2026, al 6,2% nel 2027. Rispetto al 2024, in termini assoluti la spesa sanitaria nel 2025 sale a € 141.814 milioni (+2,2%), a € 144.760 milioni (+2,1%) nel 2026 e a € 147.420 milioni (+1,8%) nel 2027. «Considerato che il DEF in forma “semplificata” non contiene indicazioni sulle politiche economiche per la prossima Legge di Bilancio – commenta il Presidente – se da un lato le previsioni sul triennio 2025-2027 confermano il progressivo calo del rapporto spesa sanitaria/PIL, dall’altro non si possono escludere ulteriori riduzioni della spesa sanitaria visti i margini molto risicati per finanziare in deficit la prossima Manovra. In tal senso rimangono molto azzardate le stime assolute di € 6.414 milioni in più nel 2025 e di € 9.160 milioni nel 2026, tenendo conto che il Fabbisogno Sanitario Nazionale fissato dalla Legge di Bilancio 2024 è pari a € 135.400 milioni per il 2025 e € 135.600 milioni per il 2026». Peraltro, in assenza di misure programmatiche nel DEF 2024, aggiunge il Presidente «bisognerà capire dove reperire le risorse sia per abolire gradualmente il tetto di spesa per il personale sanitario – come annunciato dal Presidente Meloni e del Ministro Schillaci – sia da destinare alle prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale e di protesica, visto che l’aggiornamento dei nomenclatori tariffari è stato rinviato in accordo con le Regioni al 1° gennaio 2025 per mancanza di fondi, posticipando ancora una volta l’esigibilità dei “nuovi” Livelli Essenziali di Assistenza, ben 8 anni dopo la loro approvazione». «Il DEF 2024 – chiosa il Presidente – conferma che, in linea con quanto accaduto negli ultimi 15 anni, la sanità pubblica non rappresenta affatto una priorità neppure per l’attuale Governo. In tal senso, la comunicazione pubblica dell’Esecutivo continua a puntare esclusivamente sulla spesa sanitaria in termini assoluti che dal 2012 è (quasi) sempre aumentata rispetto all’anno precedente, e non sul rapporto spesa sanitaria/PIL che documenta al contrario un lento e inesorabile declino, collocando l’Italia prima tra i paesi poveri dell’Europa e ultima del G7 di cui proprio nel 2024 il nostro Paese ha la presidenza». «Il Piano di Rilancio del SSN elaborato dalla Fondazione GIMBE – conclude Cartabellotta – propone di aumentare progressivamente la spesa sanitaria, con l’obiettivo di allinearla entro il 2030 alla media dei paesi europei, al fine di garantire il rilancio delle politiche del personale sanitario, l’erogazione uniforme dei Livelli Essenziali di Assistenza e l’accesso equo alle innovazioni. Considerato che nel […]

    ...
  • Il valore di ogni età della vita. Oltre la non autosufficienza: diritto alla salute e a una vita libera e indipendente. Come si evince dal titolo, la riflessione e gli stimoli che saranno al centro del confronto valorizzeranno il tema della salute ricompreso nel più ampio contesto dell’invecchiamento attivo e delle misure di welfare nell’ambito delle scelte libere che ogni persona è nelle condizioni di poter effettuare limitatamente all’organizzazione territoriale disponibile   Rivedi la diretta FB con tutti gli interventi   fonte: https://pesaro2024.it/

    ...
  • Dopo lo sciopero generale di ieri prosegue la mobilitazione di Cgil e Uil per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, per la difesa e il rafforzamento della sanità pubblica, per una riforma fiscale e la tutela dei salari. Il 20 aprile il corteo partirà alle ore 10.30 da Piazzale Ugo la Malfa, davanti al Circo Massimo, per giungere a Piazzale Ostiense, dove si terranno gli interventi di Landini e Bombardieri. Fonte: CGIL Fonte: UIL  I Pensionati scendono in piazza

    ...
  • NON AUTOSUFFICIENZA, SALVARE LA RIFORMA: libertà, diritti e dignità della persona anziana ♦ Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, è entrato in vigore, il 19 marzo 2024, il DECRETO LEGISLATIVO 15 marzo 2024, n. 29 che avrebbe dovuto finalmente attuare la Riforma della non autosufficienza prevista dal PNRR e approvata all’unanimità in Parlamento con la Legge n. 33 il 23 marzo 2023. ♦ Invece il Decreto 29 ha deluso, suscitando forti critiche:da parte del sindacato e di molte associazioni. Mentre la Conferenza Unificata (Stato/Regioni/Province/Comuni) non lo ha approvato e le Commissioni di Camera e Senato, pur esprimendo un parere favorevole (a maggioranza), hanno presentato numerose osservazioni critiche e raccomandazioni. ♦ Paradossalmente, il decreto ripete concetti condivisibili affermati nella legge delega 33, ma non la traduce in misure operative. Così l’applicazione della legge 33 viene sospesa, rinviata e disattesa. Sono oltre venti i provvedimenti attuativi da adottare nei prossimi mesi, dopo un anno di attese inconcludenti, e molti non prevedono una verifica parlamentare. Anche per questo riteniamo doveroso che il governo si renda finalmente disponibile ad un confronto democratico e permanente con sindacato e associazioni. Per attuare la Riforma, bisogna ripartire dai 7 pilastri della legge delega 33: 1♦ Dare priorità alla creazione di un nuovo sistema di sostegni e di cure a domicilio: per assicurare il diritto e la libertà di vivere assistiti a casa propria. 2♦ Rendere vincolanti gli strumenti per integrare assistenza sociale e sanitaria territoriale e domiciliare – secondo le indicazioni del DM 77/2022 in attuazione del PNRR. Altrimenti, la mancanza di strategie sanitarie e sociali integrate per affrontare le malattie croniche e le loro conseguenze disabilitanti, accelererà i processi involutivi che conducono verso la condizione di non-autosufficienza. 3♦ Residenzialità e semi-residenzialità: è indispensabile un riordino normativo e operativo di Rsa, Case di Riposo, ecc. che devono diventare familiari, aperte, integrate nelle comunità locali, di piccole dimensioni. Occorre passare dall’attuale modello di residenzialità del “posto letto” a un nuovo modello fondato sul “luogo di vita”. 4♦ Prestazione Universale: la sperimentazione prevista dal decreto (850 euro/mese più l’indennità di accompagnamento) riguarda appena lo 0,6% delle persone non autosufficienti. Va totalmente rivista: non può essere limitata solo a persone ultra80enni in condizioni economiche molto difficili e gravissima disabilità, va graduata in base ai bisogni assistenziali. 5♦ Gli anziani non autosufficienti dai 65 ai 69 anni di età devono poter beneficiare dalle misure previste dalla Riforma, invece ne vengono esclusi (per loro rimangono in vigore solo le norme attuali). 6♦ Le misure sulla “prevenzione delle fragilità, la promozione della salute e l’Invecchiamento Attivo (IA)”, devono rispettare, in un’ottica di genere, le raccomandazioni della conferenza ONU (Unece Roma 2022) e istituire l’Osservatorio nazionale per l’IA. 7♦ È indispensabile accompagnare l’attuazione della legge delega con un incremento, progressivo ma certo, dei fondi sanitario e sociali: sapendo che la principale risorsa è il lavoro di cura delle lavoratrici e dei lavoratori e che vanno ridotti con equità gli oneri a carico delle famiglie. Per attuare una Riforma capace di affermare, come la nostra Costituzione dichiara: la dignità, i diritti e il valore della persona in ogni fase della vita. Prime adesioni associazioni: Salute Diritto Fondamentale, Salute Internazionale, ConF.Basaglia, SOS Sanità, Lisbon Institute of Global Mental Health, (Rete Salute Welfare Territorio); Fondazione Zancan; Cipes Centro d’Iniziativa Promozione della Salute e l’Educazione Sanitaria, Gruppo Abele, Libera, Coordinamento nazionale Salute Mentale; UNASAM; assoc. Franca e Franco Basaglia; SIEP (Società italiana di epidemiologia psichiatrica); Psichiatria Democratica, assoc. Antigone; La Società della Ragione; Forum Droghe; SPI CGIL, UILP UIL, La Bottega del Possibile, assoc. VIVAMENTE OdV, assoc. APRIRE – Assistenza Primaria In Rete – Salute a Km 0; Insieme per la Disabilità ODV Coesione Internazionale; assoc. APRIRE – Assistenza Primaria In Rete – Salute a Km 0”, assoc. Libellula-Afasp, assoc. E PAS E TEMP ODV Imola, AUSER nazionale, assoc. Giovanni BIssoni, assoc. Prima la Comunità, assoc. Infermieri di Famiglia e Comunità, Grusol, … Prime adesioni Personali: Livia Turco, Rosy Bindi, don Luigi Ciotti, Benedetto Saraceno, Nerina Dirindin, Emmanuele Pavolini, Ugo Ascoli, Gavino Maciocco, Tiziano Vecchiato, Giovanna Del Giudice, Gisella Trincas, don Virginio Colmegna, Maria Grazia Giannichedda, Fabrizio Starace, Franco Corleone, Grazia Zuffa, Patrizio Gonnella, Stefano Cecconi, Antonello D’Elia, Stefano Vecchio, Daniele Pulino, Anna Maria Accetta, Alessandro Saullo, Vito D’Anza, Giovanni Rossi, Salvatore Rao, Cristiano Zagatti, Fulvio Lonati, Immacolata Cassalia, Pietro Pellegrini, Natalia Barillari, Luigia Cimatti, Domenico Pantaleo, Rita Polo, Franco Pesaresi, Francesca Succu,… per sottoscrivere l’Appello scrivi a: info@sossanita.it, info@conferenzasalutementale.it,  wordpress@saluteinternazionale.info, 

    ...
  • Il Def 2024 è stato approvato il 9 aprile 2024 dal Consiglio dei Ministri in forma “semplificata”: sono rinviati i programmi di spesa definitivi. Tuttavia, per spesa sanitaria e sociale il DEF 2024 conferma i pesanti tagli programmatici. Vai alla pagina MEF  con il DEF 2024 e tutti i documenti IL DEF purtroppo conferma le previsioni di spesa negative per l’anno 2025-27 per Sanità e Sociale. Dal DEF 2024 Sezione II Spesa sanitaria Previsioni “Nel triennio 2025-2027, la spesa sanitaria è prevista crescere a un tasso medio annuo del 2 per cento; nel medesimo arco temporale il PIL nominale crescerebbe in media del 3,1 per cento. Conseguentemente, il rapporto fra la spesa sanitaria e PIL, pari al 6,3 per cento nel 2025 e nel 2026, si assesta al 6,2per cento nel 2027. La previsione, oltre a una parziale contabilizzazione degli oneri per i miglioramenti economici per il triennio 2025-2027116, sconta una dinamica incrementale dei costi. La previsione riflette anche: • la dinamica dei diversi aggregati di spesa coerente con gli andamenti medi registrati negli ultimi anni; • gli interventi di razionalizzazione dei costi già programmati a legislazione vigente; • la spesa sanitaria corrente per l’attuazione del PNRR. voce di spesa (milioni di euro) anno 2024 anno 2025 anno 2026 anno 2027 spesa sanitaria 138.776 141.814 144.760 147.420 spesa sanitaria % PIL 6,4% 6,3% 6,2% 6,2% variazioni anno precedente 5,8% 2,2% 2,1% 2,8% Fonte Tabella: DEF 2024 Sezione II – TABELLA III.3-2 PREVISIONE DELLA SPESA SANITARIA 2024 – 2027 Prestazioni sociali in denaro Previsioni per il periodo 2025-2027 Per il periodo 2025-2027 la complessiva spesa per prestazioni sociali in denaro presenta un tasso di variazione medio annuo, prendendo a riferimento l’anno 2024, del 2,5 per cento. Il tasso di variazione medio annuo del periodo per la spesa pensionistica risulta pari al 2,9 per cento, mentre quello della spesa per altre prestazioni sociali in denaro si colloca al 1,0 per cento annuo. Per quanto concerne la spesa per altre prestazioni sociali in denaro, i relativi tassi di variazione risentono delle specifiche basi tecniche riferite alle diverse tipologie di prestazione e degli aspetti normativo-istituzionali che le caratterizzano. Le previsioni tengono anche conto degli interventi contenuti nella legge di Bilancio 2024-2026, legge n. 213/2023. In via di sintesi, si stima per l’anno 2024 un livello complessivo della spesa per prestazioni sociali in denaro contenuto nell’ambito di quanto programmato in sede di NTI LB 2024-2026 (pari a 447,8 mld di euro per l’anno 2024). Le previsioni per gli anni 2025 e 2026 risultano inferiori a quanto programmato in NTI LB 2024-2026, per effetto, in particolare, di un minore tasso di indicizzazione delle prestazioni rispetto a quanto previsto in NADEF 2023.

    ...
  • La Campagna PHC incontra il quartiere Ponticelli di Napoli La periferia in metamorfosi: il ruolo delle comunità e del territorio Evento: promosso dalla Campagna Primary Health Care: Now or Never  insieme a diverse realtà locali nelle giornate 24-26 maggio 2024 a Napoli nel quartiere Ponticelli per incontrare il quartiere Ponticelli e conoscere le numerose esperienze comunitarie che apportano salute al territorio al fine di  portare avanti il confronto sul tema della/e COMUNITÀ a partire dalla condivisione delle esperienze e all’interno della cornice del Libro Azzurro. Scarica la locandina Clicca qui per avere maggiori informazioni e per iscriverti fonte: https://www.aprirenetwork.it/book/la-campagna-phc-incontra-il-quartiere-ponticelli-di-napoli/

    ...
  • Un Rapporto della Ces rivela il “suicidio” sociale dell’austerità 2.0. I nuovi parametri di bilancio minacciano il welfare di quasi tutti gli Stati membri La sanità, l’istruzione e le politiche abitative sono a rischio in tutta Europa. Con le nuove regole di bilancio che, salvo colpi di scena, saranno approvate dal Parlamento europeo il prossimo 22 aprile, la maggior parte degli Stati membri dell’Ue non sarà in grado di raggiungere i propri obiettivi di investimento in scuole, ospedali e alloggi. È quanto apprendiamo leggendo un nuovo studio diffuso dalla confederazione europea dei sindacati (Ces). L’accordo politico tra il Consiglio e il Parlamento europeo ha introdotto “nuovi parametri, imponendo riduzioni annuali del debito e del deficit che richiederanno tagli di bilancio inutili”, si legge nel Rapporto.  “I dati della Commissione europea – ricorda la Ces – mostrano che gli investimenti nelle infrastrutture sociali europee sono già inferiori di 192 miliardi di euro all’anno rispetto alla soglia necessaria. Ogni anno occorre aumentare gli investimenti di 120 miliardi di euro nella sanità, 57 miliardi di euro in alloggi a prezzi accessibili e 15 miliardi di euro nell’istruzione”. Il Rapporto, curato per la Ces dalla New Economics Foundation, sottolinea come le regole fiscali proposte, che impongono nuovi limiti su debito e deficit a partire dal 2027, porterebbero 18 Stati membri (tra cui Germania, Francia, Italia, Spagna e Polonia) a non effettuare gli investimenti necessari per colmare il divario. Per l’Italia il Rapporto prevede che il nuovo Patto 2027 comporti un taglio della spesa pari allo 0,2% del Pil, ossia 3,6 miliardi.  Se si tiene conto delle esigenze di investimenti verdi, solo tre Stati membri (Danimarca, Svezia, Irlanda) manterrebbero la capacità fiscale per raggiungere gli obiettivi fissati dall’Ue. Inoltre, anche se il Fondo per la ripresa e la resilienza dell’Ue fosse prorogato, solo cinque Paesi (Danimarca, Svezia, Irlanda, Croazia e Lituania) sarebbero in grado di raggiungere i loro obiettivi di investimenti sociali e verdi. Per consentire a tutti gli Stati membri di soddisfare le proprie esigenze di investimenti pubblici sociali e verdi, spiega il Rapporto, “sarebbero necessari ulteriori 300-420 miliardi di euro all’anno (2,1-2,9% del Pil Ue). “I risultati del Rapporto – commenta la Ces – mostrano quanto le regole fiscali proposte sarebbero controproducenti per gli obiettivi sociali e climatici dell’Ue”. Invece di investire, gli Stati membri sarebbero costretti a effettuare tagli per oltre 100 miliardi di euro nel primo anno di attuazione delle nuove regole, appunto il 2027. La ricerca mostra inoltre che un qualsiasi meccanismo di investimento dovrebbe essere più di tre volte superiore al piano di resilienza per avere una possibilità di mitigare i danni. “L’Europa ha bisogno di regole economiche che mettano al primo posto le esigenze dei lavoratori e il futuro del pianeta. I sondaggi dell’Ue mostrano costantemente che queste sono le priorità dei cittadini europei e agire in completa contraddizione con loro a pochi mesi dalle elezioni è una ricetta per il disastro”, osserva la segretaria generale della Ces, Esther Lynch. L’ultimo Eurobarometro del 12 aprile conferma le parole della dirigente sindacale. L’88% dei cittadini europei, infatti, ritiene fondamentale la dimensione sociale dell’Europa. Ma “le norme proposte – prosegue Lynch – metteranno una camicia di forza agli Stati membri e impediranno loro di effettuare anche il minimo investimento necessario per raggiungere gli obiettivi sociali e climatici dell’Ue”. “Tutto ciò viene fatto per raggiungere i limiti arbitrari richiesti da dottrine economiche obsolete”, osserva ancora Lynch, mentre la Ue “ha bisogno di regole economiche coerenti con le sue politiche sociali e climatiche.  Questi limiti imposti agli Stati membri non devono essere approvati. Questa ricerca mostra inoltre alla Ue la sua responsabilità nel dover mettere in atto un meccanismo di investimento permanente a livello comunitario che consenta di raggiungere i suoi obiettivi sociali ed ecologici, e di finanziare un reale politica industriale europea”, conclude la segretara generale della Ces. fonte: https://www.collettiva.it/copertine/internazionale/nuove-regole-ue-sanita-e-scuole-a-rischio-fyk8yamr – articolo di Davide Orecchio (Collettiva)

    ...
  • Le disuguaglianze sociali ed economiche del nostro paese ostacolano sempre più l’accesso universale alle cure e ai servizi. Il diritto alla salute è stato più volte messo in discussione ed è evidente la necessità di mettere in campo percorsi di integrazione e accessibilità alle cure tramite la collaborazione di medici, antropologi e membri delle comunità. Essi possono generare un’attenzione attiva verso le esigenze, sviluppando soluzioni sostenibili, personalizzate e accessibili, promuovendo così una risposta mirata alle necessità presenti.           vedi su Facebook Festival dell’Antropologia 2024: Il tema di quest’anno?  Costruire Alternative Il Programma 2024 completo   Festival dell’antropologia è una rassegna culturale interdisciplinare che si propone di fare rete per mezzo della cultura, portandola di nuovo ad essere uno strumento politico di lettura, analisi e trasformazione del mondo. Staff Il Festival dell’Antropologia è ideato e organizzato dalla Rete degli Universitari e vede la collaborazione di realtà locali tra cui Un Altro Mondo è Possibile APS. Eventi È uno spazio di incontro tra mondi che sembrano non voler più comunicare, un luogo dove accademici, professionisti, studenti e semplici interessati hanno la possibilità di dialogare e arricchirsi vicendevolmente riguardo i grandi temi della contemporaneità. Un po’ di storia Il Festival dell’antropologia è un evento culturale nato nel 2017 a Bologna. L’obiettivo è di creare uno spazio di incontro dove accademici, professionisti, studenti e partecipanti possano dialogare, confrontandosi sui grandi temi della contemporaneità. fonte:

    ...
  • Spesa sanitaria delle famiglie nel 2022: spesi € 64 in più rispetto all’anno precedente e oltre € 100 al centro-sud. 4,2 milioni di famiglie hanno limitato le spese per la salute, in particolare al Sud. Oltre 1,9 milioni di persone hanno rinunciato a prestazioni sanitarie per ragioni economiche. A rischio la salute di oltre 2,1 milioni di famiglie indigenti Nel 2022 la spesa sanitaria out-of-pocket, ovvero quella sostenuta direttamente dalle famiglie, ammonta a quasi € 37 miliardi: in quell’anno oltre 25,2 milioni di famiglie italiane in media hanno speso per la salute € 1.362, oltre € 64 euro in più rispetto al 2021. «Considerato il rilevante impatto sui bilanci familiari della spesa sanitaria out-of-pocket – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – e tenuto conto di un contesto caratterizzato dalla grave crisi di sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e dall’aumento della povertà assoluta, abbiamo analizzato vari indicatori per misurare le dimensioni di questo preoccupante fenomeno, utilizzando esclusivamente i dati pubblicati da ISTAT. L’obiettivo è quello di fornire una base oggettiva per il dibattito pubblico e le decisioni politiche, oltre che prevenire strumentalizzazioni basate sull’enfasi posta su singoli dati». Spesa sanitaria out-of-pocket. Secondo il sistema dei conti ISTAT-SHA, nel 2022 (ultimo anno disponibile) la spesa sanitaria totale in Italia ammonta a € 171.867 milioni: € 130.364 milioni di spesa pubblica (75,9%) e € 41.503 milioni di spesa privata, di cui € 36.835 milioni (21,4%) out-of-pocket e € 4.668 milioni (2,7%) intermediata da fondi sanitari e assicurazioni (figura 1). «Se da un lato la spesa out-of-pocket supera la soglia del 15% – commenta il Presidente – concretizzando di fatto, secondo i parametri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, un sistema sanitario misto, va rilevato che quasi l’89% della spesa privata è a carico delle famiglie». Complessivamente, nel periodo 2012-2022 la spesa out-of-pocket è aumentata in media dell’1,6% annuo, per un totale di € 5.326 milioni in 10 anni (figura 2). «Un dato – spiega il Presidente – che documenta solo in parte l’impatto del progressivo indebolimento del SSN, perché non tiene conto di altri indicatori. Infatti, la limitazione delle spese per la salute, l’indisponibilità economica temporanea e, soprattutto, la rinuncia alle cure sono fenomeni che, pur non aumentando la spesa out-of-pocket, contribuiscono a peggiorare la salute delle persone». Impatto della spesa per la salute sulle famiglie. Secondo l’indagine ISTAT sui consumi delle famiglie, nel 2022 la media nazionale delle spese per la salute è pari a € 1.362,24 a famiglia, in aumento rispetto ai € 1.298,04 del 2021. «Ad eccezione del Nord-Ovest – spiega il Presidente – dove si registra una lieve riduzione, l’aumento delle spese per la salute nel 2022 riguarda tutte le macro-aree del Paese: in particolare al Centro e al Sud si registrano aumenti di oltre € 100 a famiglia» (tabella 1). I dati regionali restituiscono, invece, un quadro molto eterogeneo. In dettaglio, dal 2021 al 2022 i maggiori incrementi si rilevano in Puglia con +26,1% (€ 910,20 vs € 1.147,80) e in Toscana con +19,3% (€ 1.178,40 vs € 1.405,92). Altre Regioni, invece, hanno registrato una diminuzione dal 2021 al 2022: la Valle d’Aosta del 24,3% (€ 1.834,08 vs € 1.387,56) e la Calabria che segna un -15,3% (€ 1.060,92 vs € 899,04) (tabella 2). «L’interpretazione dei dati regionali – spiega Cartabellotta – non è univoca perché la spesa delle famiglie per la salute è influenzata da numerose variabili: la qualità e l’accessibilità dei servizi sanitari pubblici, la capacità di spesa delle famiglie, il consumismo sanitario e, in misura minore, l’eventuale rimborso della spesa da parte di assicurazioni e fondi sanitari». Ad esempio, il fatto che nel 2022 la spesa per la salute delle famiglie calabresi e marchigiane rimanga al di sotto di € 1.000 è verosimilmente imputabile a motivazioni differenti. Analogamente, nelle prime posizioni per spesa delle famiglie si collocano le Regioni più ricche e/o con più elevata qualità dei servizi sanitari, documentando, aggiunge il Presidente «che la spesa out-of-pocket non è un indicatore affidabile per valutare la riduzione delle tutele pubbliche; di conseguenza, lasciare che il dibattito pubblico si concentri solo su questo dato restituisce un quadro distorto della realtà, sia perché alcune famiglie spendono per servizi e prestazioni inutili, sia perché altre non riescono a spendere per bisogni reali di salute a causa di difficoltà economiche». Limitazione delle spese per la salute. Secondo i dati ISTAT sul cambiamento delle abitudini di spesa nel 2022 il 16,7% delle famiglie dichiarano di avere limitato la spesa per visite mediche e accertamenti periodici preventivi in quantità e/o qualità. Se il Nord-Est (10,6%), il Nord-Ovest (12,8%) e il Centro (14,6%) si trovano sotto la media nazionale, tutto il Mezzogiorno si colloca al di sopra: di poco le Isole (18,5%), di oltre 10 punti percentuali il Sud (28,7%), in pratica più di 1 famiglia su 4 (figura 3).  «Un cambiamento nelle abitudini di spesa – commenta Cartabellotta – che ovviamente argina la spesa out-of-pocket: infatti, proiettando sulla popolazione i dati dell’indagine campionaria ISTAT, sarebbero oltre 4,2 milioni le famiglie che nel 2022 hanno limitato le spesa per la salute». Indisponibilità economiche temporanee delle spese per la salute. Risultati sovrapponibili, seppur in percentuali ridotte, vengono restituiti dall’indagine ISTAT sulle condizioni di vita. Il 4,2% delle famiglie dichiara di non disporre di soldi in alcuni periodi dell’anno per far fronte a spese relative alle malattie. Sono al di sotto della media nazionale il Nord-Est (2%), il Centro (3,1%) e il Nord-Ovest (3,2%), mentre il Mezzogiorno si colloca al di sopra della media nazionale: rispettivamente le Isole al 5,3% e il Sud all’8%, un dato quasi doppio rispetto alla media nazionale (figura 4).  «Anche questo fenomeno – spiega il Presidente – contribuisce a contenere la spesa out-of-pocket: infatti, proiettando sulla popolazione i dati dell’indagine campionaria ISTAT, oltre 1 milione di famiglie in alcuni periodi del 2022 non sono riuscite a fronteggiare le spese per la salute per indisponibilità economica». Rinunce a prestazioni sanitarie. I dati forniti dal Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (BES) 2022, realizzato in collaborazione tra ISTAT e CNEL documentano che la percentuale […]

    ...