in PRIMO PIANO

  • IL SERVIZIO SANITARIO PUBBLICO E’ INDISPENSABILE Giovedì 5 – Sabato 7 Settembre 2024 (San Domenico, Fiesole) a cura del Laboratorio su salute e sanità, con la collaborazione di Salute diritto fondamentale,  Salute internazionale e Sbilanciamoci. Informazioni  e programma  Un modo immediato ed efficace per descrivere il declino del nostro Servizio sanitario nazionale (SSN) è quello di registrare nel tempo l’andamento della spesa sanitaria pubblica come % del PIL (Figura). Questo semplice indicatore riflette le scelte di allocazione delle risorse che sono state adottate ed è utilizzabile anche in fasi di elevata inflazione come quella sperimentata di recente. La Figura, che riporta per il periodo 2024-27 le previsioni del Governo (Documento di economia e finanza 2024), mostra il picco di spesa registrato nel corso della pandemia (anche per la caduta del PIL), ma anche la successiva rapida discesa, che ci sta portando a livelli di spesa sanitaria inferiori a quelli degli anni precedenti all’esplosione del Covid-19. Il grave sotto finanziamento del SSN ha suscitato la recente mobilitazione di un gruppo di scienziati che con un appello, in dieci specifici punti, hanno spiegato “perché non possiamo fare a meno del servizio sanitario pubblico”. Nel loro documento, tra l’altro, si legge: “Dal 1978 – data della sua fondazione, al 2019 il SSN in Italia ha contribuito a produrre il più marcato incremento dell’aspettativa di vita (da 73,8 a 83,6 anni) tra i Paesi ad alto reddito. Ma oggi i dati dimostrano che il sistema è in crisi: arretramento di alcuni indicatori di salute, difficoltà crescente di accesso ai percorsi di diagnosi e cura, aumento delle diseguaglianze regionali e sociali. Questo accade perché i costi dell’evoluzione tecnologica, i radicali mutamenti epidemiologici e demografici e le difficoltà della finanza pubblica, hanno reso fortemente sottofinanziato il SSN, al quale nel 2025 sarà destinato il 6,2% del PIL (meno di vent’anni fa). Il pubblico garantisce ancora a tutti una quota di attività (medicina generale, urgenza, ricoveri per acuzie), mentre per il resto (visite specialistiche, diagnostica, piccola chirurgia) il pubblico arretra, e i cittadini sono costretti a rinviare gli interventi o indotti a ricorrere al privato. Progredire su questa china, oltre che in contrasto con l’Art.32 della Costituzione, ci spinge verso il modello USA, terribilmente più oneroso (spesa complessiva più che tripla rispetto all’Italia) e meno efficace (aspettativa di vita inferiore di sei anni)”. Ma non solo di sottofinanziamento può morire un servizio sanitario nazionale e può essere distrutto il suo universalismo. Fin dalla prima ondata di Covid-19 fu evidente che l’epidemia poteva avere effetti letali sulle persone anziane con patologie croniche, con conseguenze catastrofiche nei confronti dei soggetti più fragili ricoverati in RSA. Si parlò allora di una “sindemia”, dell’interazione di un’epidemia infettiva con un’altra, apparentemente meno esplosiva, quella delle malattie croniche, di cui fecero le spese i gruppi di popolazione in condizioni di svantaggio socioeconomico con un maggior rischio di infezione, di ricovero in terapia intensiva e di decesso. L’Italia si trovò impreparata di fronte alla pandemia infettiva, e questo lo sappiamo. Ma si trovò impreparata anche di fronte alla forte diffusione delle malattie croniche. Con le risorse del PNRR e con l’approvazione del DM 77 del maggio 2022 sembrava aprirsi l’irripetibile occasione di riformare le cure primarie e di allestire una più razionale e efficace organizzazione della sanità territoriale basata su Case della comunità, integrazione socio-sanitaria, team multidisciplinari, sanità d’iniziativa per la prevenzione e il controllo delle patologie croniche. Una prospettiva del tutto estranea al Governo Meloni, che ha infatti messo la riforma delle cure primarie su un binario morto (avendo tra l’altro tagliato di quasi un terzo i fondi per le Case della comunità). Su un binario morto è finita anche la Legge 33/2023 sulla non-autosufficienza che aveva come priorità quella di creare un nuovo sistema di sostegni e di cure a domicilio, per assicurare il diritto e la libertà di vivere assistiti a casa propria, pur con l’ambiguità di istituire un Sistema nazionale per la popolazione anziana non autosufficiente (Snaa) i cui rapporti con il Servizio sanitario nazionale (Ssn), e le sue garanzie consolidate, rimangono da definire. In un paese come l’Italia, ad elevato e crescente tasso d’invecchiamento, con alte e crescenti percentuali di anziani soli, è un vero crimine non disporre di politiche sanitarie e sociali che contrastino la diffusione delle malattie croniche, che ne controllino l’evoluzione (prevenendo le conseguenze più gravi e disabilitanti), che forniscano alla popolazione più fragile soluzioni diverse da quelle di finire la vita in un letto di RSA. L’assenza di queste politiche avrà non solo conseguenze disastrose sulla salute della popolazione, con la netta riduzione degli anni vissuti in buona salute, ma dilaterà enormemente le diseguaglianze tra coloro che avranno, o non avranno,  le risorse economiche e familiari per affrontare con dignità le difficoltà terminali della vecchiaia. Usando la facile metafora ferroviaria, un treno sta invece marciando sulla linea dell’alta velocità, quello dell’autonomia regionale differenziata. Una riforma che – se andasse in porto – provocherebbe una frantumazione del diritto alla salute e, prefigurando tasse regionali e il trattenimento dei tributi su base territoriale, romperebbe ogni idea di equa distribuzione delle risorse. Dopo quasi 10 anni di politiche di austerity, restrizioni e definanziamenti, il Servizio Sanitario Nazionale è arrivato stremato all’appuntamento inatteso con la pandemia da COVID-19. Con questa frase si apriva il post di presentazione della prima edizione delle Giornate fiesolane di politica sanitaria tenutasi dal 6 all’8 settembre dello scorso anno. Se è stato possibile contenere  i pur gravissimi danni inferti dalla pandemia alla popolazione lo si deve alla dedizione, alla abnegazione, perfino al sacrificio, di medici, di infermieri, di personale addetto all’assistenza. Ci si aspettava un riconoscimento per tutto ciò, ma non è arrivato. Non è arrivata neppure la soluzione dell’annosa questione dei tetti di spesa per il personale, il cui sblocco sembrava ovvio e doveroso, dopo tutto quello che era successo (la lezione non è proprio servita). È arrivata invece la delusione, la disaffezione verso l’amato SSN, perfino la fuga da esso. Con un ulteriore allungamento delle liste di attesa, la rinuncia a prestazioni essenziali e il progressivo ricorso al privato. Alla forte riduzione della spesa sanitaria in termini reali, si accompagnano […]

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  • NON AUTOSUFFICIENZA, SALVARE LA RIFORMA: libertà, diritti e dignità della persona anziana ♦ Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, è entrato in vigore, il 19 marzo 2024, il DECRETO LEGISLATIVO 15 marzo 2024, n. 29 che avrebbe dovuto finalmente attuare la Riforma della non autosufficienza prevista dal PNRR e approvata all’unanimità in Parlamento con la Legge n. 33 il 23 marzo 2023. ♦ Invece il Decreto 29 ha deluso, suscitando forti critiche:da parte del sindacato e di molte associazioni. Mentre la Conferenza Unificata (Stato/Regioni/Province/Comuni) non lo ha approvato e le Commissioni di Camera e Senato, pur esprimendo un parere favorevole (a maggioranza), hanno presentato numerose osservazioni critiche e raccomandazioni. ♦ Paradossalmente, il decreto ripete concetti condivisibili affermati nella legge delega 33, ma non la traduce in misure operative. Così l’applicazione della legge 33 viene sospesa, rinviata e disattesa. Sono oltre venti i provvedimenti attuativi da adottare nei prossimi mesi, dopo un anno di attese inconcludenti, e molti non prevedono una verifica parlamentare. Anche per questo riteniamo doveroso che il governo si renda finalmente disponibile ad un confronto democratico e permanente con sindacato e associazioni. Per attuare la Riforma, bisogna ripartire dai 7 pilastri della legge delega 33: 1♦ Dare priorità alla creazione di un nuovo sistema di sostegni e di cure a domicilio: per assicurare il diritto e la libertà di vivere assistiti a casa propria. 2♦ Rendere vincolanti gli strumenti per integrare assistenza sociale e sanitaria territoriale e domiciliare – secondo le indicazioni del DM 77/2022 in attuazione del PNRR. Altrimenti, la mancanza di strategie sanitarie e sociali integrate per affrontare le malattie croniche e le loro conseguenze disabilitanti, accelererà i processi involutivi che conducono verso la condizione di non-autosufficienza. 3♦ Residenzialità e semi-residenzialità: è indispensabile un riordino normativo e operativo di Rsa, Case di Riposo, ecc. che devono diventare familiari, aperte, integrate nelle comunità locali, di piccole dimensioni. Occorre passare dall’attuale modello di residenzialità del “posto letto” a un nuovo modello fondato sul “luogo di vita”. 4♦ Prestazione Universale: la sperimentazione prevista dal decreto (850 euro/mese più l’indennità di accompagnamento) riguarda appena lo 0,6% delle persone non autosufficienti. Va totalmente rivista: non può essere limitata solo a persone ultra80enni in condizioni economiche molto difficili e gravissima disabilità, va graduata in base ai bisogni assistenziali. 5♦ Gli anziani non autosufficienti dai 65 ai 69 anni di età devono poter beneficiare dalle misure previste dalla Riforma, invece ne vengono esclusi (per loro rimangono in vigore solo le norme attuali). 6♦ Le misure sulla “prevenzione delle fragilità, la promozione della salute e l’Invecchiamento Attivo (IA)”, devono rispettare, in un’ottica di genere, le raccomandazioni della conferenza ONU (Unece Roma 2022) e istituire l’Osservatorio nazionale per l’IA. 7♦ È indispensabile accompagnare l’attuazione della legge delega con un incremento, progressivo ma certo, dei fondi sanitario e sociali: sapendo che la principale risorsa è il lavoro di cura delle lavoratrici e dei lavoratori e che vanno ridotti con equità gli oneri a carico delle famiglie. Per attuare una Riforma capace di affermare, come la nostra Costituzione dichiara: la dignità, i diritti e il valore della persona in ogni fase della vita. Adesioni associazioni: Salute Diritto Fondamentale; Salute Internazionale; ConF.Basaglia; SOS Sanità, Lisbon Institute of Global Mental Health, (Rete Salute Welfare Territorio); Fondazione Zancan; Cipes Centro d’Iniziativa Promozione della Salute e l’Educazione Sanitaria; Gruppo Abele; Libera; Coordinamento nazionale Salute Mentale; UNASAM; assoc. Franca e Franco Basaglia; SIEP (Società italiana di epidemiologia psichiatrica); Psichiatria Democratica; assoc. Antigone; La Società della Ragione; Forum Droghe; SPI CGIL; UILP UIL; assoc. Giovanni Bissoni; assoc. “Prima la Comunità”; Alleanza per la Riforma delle Cure Primarie in Italia (Campagna Primary Health Care Now or Never; ACLI – Associazioni Cattoliche Lavoratori Italiani; Associazione AIFeC – Infermieri di Famiglia e di Comunità; Associazione APRIRE – Assistenza Primaria In Rete; Associazione Prima la Comunità; Associazione Salute Diritto Fondamentale; CARD – Confederazione delle Associazioni Regionali di Distretto; EURIPA Italia – European Rural and Isolated Practitioners Association; Istituto Mario Negri; Movimento Giotto; Slow Medicine, AICP – Accademia Italiana Cure Primarie; As.I.Qu.A.S, Associazione Italiana per la Qualità nell’Assistenza Sanitaria e Sociale; Associazione Salute Internazionale; SItI –  Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica – Associazione Comunità Solidale Parma); Associazione La Bottega del Possibile; Comitato Promuovere Case della Comunità a Parma e Provincia); La Bottega del Possibile; assoc. VIVAMENTE OdV; Insieme per la Disabilità OdV Coesione Internazionale; assoc. Libellula-Afasp; assoc. E PAS E TEMP ODV Imola; AUSER nazionale; assoc. Infermieri di Famiglia e Comunità; Grusol; CDSA, “Professione in Famiglia”, … Prime adesioni Personali: Livia Turco, Rosy Bindi, don Luigi Ciotti, Benedetto Saraceno, Nerina Dirindin, Emmanuele Pavolini, Ugo Ascoli, Gavino Maciocco, Tiziano Vecchiato, Margherita Miotto, Giovanna Del Giudice, Gisella Trincas, don Virginio Colmegna, Maria Grazia Giannichedda, Fabrizio Starace, Franco Corleone, Grazia Zuffa, Patrizio Gonnella, Stefano Cecconi, Antonello D’Elia, Stefano Vecchio, Daniele Pulino, Anna Maria Accetta, Alessandro Saullo, Vito D’Anza, Giovanni Rossi, Salvatore Rao, Cristiano Zagatti, Fulvio Lonati, Immacolata Cassalia, Pietro Pellegrini, Natalia Barillari, Luigia Cimatti, Domenico Pantaleo, Rita Polo, Franco Pesaresi, Francesca Succu, Daniele Massa, Luigi Elli, Carla Ravelli, Marco Grecu, Marina Sereni, Amalia Cecilia Bruni, Gabriella Prisco, Concetta Raia, Guglielmo Festa, Tullio Seppi, Marzia Abbonizio, Fausto Nadalini, Lucia Centillo, Giulia De Febe, Eufemia Ribichini, Giovanna Cuminatto, Gabriella Longis, Giovanni Carapella, Giovanna Cuminatto, Dario Caprara, Roberto Treu, Vincenzo Caldarulo, Gianni Savino, Claudia Verso, Luigi Foglio, Mirella Fortunata Mazzarone, Ivana Francescotto, Grazia Tempesti, Micaela Felloni, Carlo Lucchesi, Rendel Shormann Simonti, Carmine Palmieri, Maria Lucia Pasquale, Maria Grazia Rossi, Marta Casoli, Maurizio Trevisani, Liviana Branchini, Diana Di Lollo, Angelo Gravina, Marta Casoli, Laura Valsecchi, Piero Catocci, Doriano Bizzarri, Vanna Pieroni, Laura Mori, Marzia Baroni, Patrizia Zavataro, Grazia Loré, Gino Carpentiero, Rachele Oggiano, Stefania Pugi, Stefania Fabiani, Donatella Ferri, Lucia Biondi, Antonella Benedetti, Emilia Poggi, Andrea Brachi, Giovanni Zadi, Grazia Minotta, Marta D’Alessandro, Lorenzo Edera, Marina Balestrieri, Andrea Farinelli, Rosanna Bettella, Lamberto Briziarelli, Bruno Piotti, Mariarosaria Tamburro, Renzo Pietro Deganello, Aldo Amoretti, Eva Santoro, M.Loredana Piselli, Italia Losa, Carlo Borghetti, Anna Martellozzo, Andrea Brachi, Mirta Rostellato, Giuliana Parodi, Domenico Neri, Michela Almiento, Guido Fassio, Pina Teresa Lontri, Michele Iannello, Rita Candeloro, Cosimo Dentizzi, Carmelo Gullì, Massimo Cialente, Antonio Iovito, Anna Maria Di Giammarco, Franco Baroni, Elio Cerri, Marilena Bertini, Pier Giorgio Carrer, Dino Baglioni, Marisa Grilli, Gigi Savio, Maddalena Senesi, Chiara Tozzi, Antonia Banfi, Filomena Principale, Loredana Versaci, Bruno Calzolari, Vincenzo Arenella, Maria Teresa Carloni, Patrizia Bernieri, Angelo Summa, Giulia Veronica, Gelsomina Contini, Loredana Versaci, Vincenzo Arenella, Liana Mariotti, Pierluigi Dossi, Mariano Albanese, Anna Maria Lucantoni, Margaret Crivellari, Sergio Lorenzo Bonanini, Gianni Carli, Alex Battisti, Mariano Albanese, Betty Leone, Loretta Del Papa, Stefania Manetti, […]

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  • A Roma “Scomodo” ha ospitato il 16 maggio l’inaugurazione della mostra “Tu interni, Io Libero” promossa da SPI CGIL, CGIL, Coordinamento Salute Mentale, Associazione Gian Butturini per il centenario della nascita di Franco Basaglia   TU INTERNI… IO LIBERO TU INTERNI… IO LIBERO A cento anni dalla nascita di Franco Basaglia. Salute è Libertà, una lotta giusta e necessaria La mostra “TU INTERNI… IO LIBERO” propone le storiche fotografie che Gian Butturini scattò a Trieste nel triennio 1975/77. Promossa da SPI CGIL, CGIL, Coordinamento nazionale Salute Mentale, Associazione Gian Butturini, la mostra è a Roma, ospitata da “Scomodo” in via Carlo Emanuele, 26 Cento anni fa, l’11 marzo 1924 a Venezia, nasceva Franco Basaglia, protagonista assoluto della lotta contro ogni forma di istituzionalizzazione delle persone con sofferenza mentale, e non solo. Con la legge 180 del 1978, sbocco e mediazione politica della sua azione, veniva infatti cancellata l’impostazione repressiva della psichiatria e veniva abolito il ricovero coatto in manicomio. Il contributo di Basaglia allo sviluppo della democrazia e delle libertà nel nostro Paese e alla nascita del Servizio Sanitario Nazionale è stato fondamentale. La mostra “TU INTERNI… IO LIBERO” – a cura di Gigliola Foschi – propone le storiche fotografie che Gian Butturini scattò a Trieste nel triennio 1975/77. Proprio nei primi anni Settanta Franco Basaglia aveva infatti chiesto a Butturini di raccontare con le sue immagini come si stava sviluppando, dopo la chiusura del manicomio triestino, l’innovativa e straordinaria pratica di liberazione, integrazione e restituzione della dignità degli ex degenti che, per lunghi anni, e fino a pochissimo tempo prima, erano stati rinchiusi in strutture segregative. Un compito fotografico non facile perché i segni diretti e visibili della violenza subita nei manicomi risultavano più drammatici, e quindi “fotogenici”, rispetto a una progressiva e quotidiana pratica di liberazione e reinserimento nel tessuto sociale. Con i suoi scatti Gian Butturini dimostra come la “sfida basagliana” tenti con speranza, tenacia, e anche fantasia, una reale presa in carico della sofferenza psichica delle persone, senza isolarle in nuovi ghetti, magari più eleganti e ben tenuti (come sta spesso accadendo oggi). La riforma Basaglia, positiva e ricca di successi, di fatto, non è ancora stata pienamente applicata: il diritto alla salute mentale, che coinvolge persone di tutte le età, e tra queste molti anziani, non è garantito ancora su tutto il territorio nazionale. Si sono riaperte strutture molto simili ai vecchi ospedali psichiatrici, e spesso sono i farmaci o la contenzione meccanica (legare le persone) la risposta prevalente al bisogno di cura. È questa una situazione che riguarda an-che molte persone anziane non autosufficienti, ricoverate, o meglio dire rinchiuse, in grandi strutture, che riproducono la logica dell’istituzione totale. Con il crescere di patologie connesse all’invecchiamento, in specie delle varie forme di deficit cognitivo, il proliferare di forme di neo-istituzionalizzazione nei servizi di cura per le persone anziane è diventato un rischio concreto. I tagli al Servizio Sanitario Nazionale aggravano questa situazione. L’esposizione ci offre l’occasione di organizzare eventi di approfondimento e discussione sull’eredità e sull’attualità del pensiero e dell’azione di Basaglia, per continuare il suo l’impegno, per dimostrare ancora che “l’impossibile può diventare possibile”. fonte: http://www.sossanita.org/wp-content/uploads/2024/05/brochure_basaglia-1.pdf

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  • È stato recentemente pubblicato il rapporto Oxfam sulle disuguaglianze nel quale si descrive come, nell’ultimo decennio, sia più che raddoppiata la ricchezza dei cinque miliardari più ricchi al mondo mentre per il 60% più povero dell’umanità non si è registrata nessun incremento patrimoniale. La ricchezza è concentrata nel Nord globale: ci vive il 21% dell’umanità, ma è localizzato il 69% della ricchezza netta privata ed il 74% della ricchezza miliardaria globale. Al pari dei soggetti ricchi, anche le grandi multinazionali stanno accumulando redditi enormi, in particolare 14 compagnie petrolifere e del gas, 2 marchi di lusso, 22 società del settore finanziario, 11 aziende farmaceutiche; utilizzano il proprio potere di mercato agendo con modalità che generano e aumentano ulteriormente le disuguaglianze, ad esempio non aumentano i salari (facendo sì che molti lavoratori restino poveri) e allocano i profitti agli azionisti che ricevono i dividendi. Il divario patrimoniale negli anni si accresce e, purtroppo, tende a normalizzarsi: per fare un esempio, in Italia, alla fine del 2022, l’1% della popolazione più ricca era titolare di un patrimonio 84 volte superiore a quello del 20% più povero. E’ importante sottolineare che, a livello globale, gli uomini detengono una ricchezza superiore di 105.000 miliardi dollari a quella delle donne: una donna che lavora nella sanità o nel sociale impiega 1.200 anni per guadagnare quanto percepisce, in media in un anno, l’Amministratore Delegato di una delle 100 imprese più grandi della lista Fortune. Si confermano i divari salariali di genere (le donne sono marcatamente più presenti tra i lavoratori a bassa retribuzione, più precari e meno tutelati, nel 2019, su scala globale, hanno percepito appena 51 centesimi a fronte di ogni dollaro guadagnato dagli uomini) e i carichi del lavoro di cura sono a carico delle donne. Su oltre 1.600 tra le più grandi ed influenti imprese al mondo soltanto il 24% ha preso un impegno pubblico sulla parità di genere; solo il 2,6% di queste rende pubbliche le informazioni sul divario salariale di genere tra i propri dipendenti. Anche migranti e minoranze etniche sono spesso soggetti a sfruttamento lungo le filiere di produzione. Inoltre, la riduzione della tassazione societaria e le pratiche di abuso fiscale internazionale hanno privato i Paesi di tutto il mondo, di migliaia di miliardi di dollari destinabili a politiche di contenimento della disuguaglianza e della povertà; il fenomeno è particolarmente grave nei Paesi del Sud del mondo le cui entrate fanno maggior affidamento sulle imposte delle società per finanziare la propria spesa. In tutto il mondo, si registra da anni una crescente tendenza alla privatizzazione dei servizi pubblici che porta ad una sempre più marcata presenza del settore privato nella sfera pubblica, con il conseguente indebolimento della capacità dei governi di garantire servizi pubblici universali e di alta qualità in grado di ridurre le disuguaglianze: mercificazione di servizi di primaria importanza come l’acqua, l’istruzione, l’assistenza sanitaria ed un accesso ai servizi riservato solo a chi può permettersi di pagare. Per quanto riguarda l’Italia, il forte incremento della povertà, negli ultimi due decenni, richiede particolare attenzione: non è più concentrata in alcune zone del Mezzogiorno o tra le coorti più anziane a basso reddito, ma interessa anche le regioni settentrionali e le giovani generazioni. Nuclei più giovani – con redditi mediamente più bassi, minori risparmi o beni ereditati – mostrano da tempo, nelle rilevazioni ISTAT, una capacità di spesa più contenuta. L’incidenza della povertà è parimenti molto elevata in nuclei familiari con un solo percettore di redditi da lavoro a riprova che un solo lavoratore in famiglia spesso non basta ad evitare la condizione di povertà. La persistenza intergenerazionale della povertà (chi cresce in povertà in Italia e vive in povertà in età adulta) è più intensa in Italia rispetto alla maggior parte dei Paesi europei. Garantire un futuro più equo e dignitoso per tutti è un imperativo etico: misure fiscali eque, politiche che ridiano potere, dignità e valore al lavoro, un sistema di welfare a vocazione universalistica che tuteli chiunque si trovi in condizione di bisogno rappresentano alcuni punti fondamentali verso tale uguaglianza. Accedi al Rapporto Oxfam fonte: Disuguaglianze di Salute – A cura di Luisa Mondo, Servizio di Epidemiologia ASL TO3,

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  • Nel 2023, il 22,8% della popolazione è a rischio di povertà o esclusione sociale: valore in calo rispetto al 2022 (24,4%) a fronte di una riduzione della quota di popolazione a rischio di povertà, che si attesta al 18,9% (da 20,1% dell’anno precedente), e di un lieve aumento della popolazione in condizione di grave deprivazione materiale e sociale (4,7% rispetto al 4,5%). Nel 2022, il reddito medio delle famiglie (35.995 euro) aumenta in termini nominali (+6,5%), mentre segna una netta flessione in termini reali (-2,1%) tenuto conto della forte accelerazione dell’inflazione registrata nell’anno. Nel 2022, il reddito totale delle famiglie più abbienti è 5,3 volte quello delle famiglie più povere (era 5,6 nel 2021). Nota: Il giorno 8 maggio 2024 alle ore 11.35 è stata rilasciata una nuova versione del testo integrale e delle tavole per correggere un refuso nella tavola a pagina 2 del testo. TESTO INTEGRALE E NOTA METODOLOGICA (pdf 1167 kb) TAVOLE (xlsx 181 kb) fonte: https://www.istat.it/it/archivio/296819

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  • Invisibili è una raccolta di 20 racconti nata dalla volontà di restituire un’anima ai fautori delle inchieste e alle vittime di infortuni sul lavoro. E lo fa cercando di comunicare concetti basilari quali la salute e la sicurezza negli ambienti di lavoro, facendo leva sulle emozioni che la narrazione di questi tragici eventi sono in grado di suscitare nel lettore. Il titolo della raccolta rimanda all’immagine degli operatori dei Servizi di Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro (PreSAL) delle ASL e dei lavoratori coinvolti nei tragici eventi raccontati, figure, entrambe, purtroppo, ancora troppo spesso invisibili. I racconti si riferiscono a fatti realmente accaduti e sono stati scritti dagli operatori dei Servizi PreSAL sulla base delle informazioni raccolte nelle inchieste infortunio. Ognuno di essi è divenuto un caso di studio e di riflessione per imparare dagli errori e per ragionare su che cosa si sarebbe dovuto fare per evitare che accadessero. La scheda sintetica “Non sarebbe successo se…” riporta infatti le azioni che si sarebbero dovute intraprendere per far sì che l’infortunio non accadesse. In alcuni racconti, la sezione “Come prevenire” è sostituita da “Raccomandazioni” in cui le indicazioni per la prevenzione sono state condivise negli incontri della Comunità di Pratica degli operatori dei Servizi PreSAL delle ASL del Piemonte. Invisibili e Vittime, raccolta di racconti pubblicata nel 2018, sono frutti del progetto storie di infortunio nato nel 2012 grazie al Centro di Documentazione per la Promozione della Salute (DoRS) e al Servizio di Epidemiologia. L’obiettivo è raccogliere in un repertorio accessibile liberamente su web le storie di infortunio redatte da operatori dei Servizi PreSAL delle ASL che hanno svolto le indagini. Tra le diverse sezioni che compongono ogni storia, assume particolare rilevanza quella relativa alle misure che si sarebbero dovute adottare per evitare l’infortunio. Alcune storie, selezionate sulla base della complessità delle misure preventive, sono analizzate dalla Comunità di Pratica degli operatori in laboratori dedicati. Nei laboratori le indicazioni per la prevenzione sono discusse e validate e diventano vere e proprie raccomandazioni, rendendo ogni storia uno strumento efficace di apprendimento e formazione della sicurezza sul lavoro. Le indicazioni derivanti da questo lavoro tra pari, con la possibilità di essere sempre migliorate, diventano quindi una conoscenza diffusa e disponibile a tutti. Questa forma comunicativa attiva un processo di identificazione, aiuta il destinatario a contestualizzare il tema presentato e a individuare cause e conseguenze. Per molti anni infatti i messaggi di salute e sicurezza sono stati divulgati privilegiando uno stile puramente informativo, razionale, che poneva il destinatario in una posizione passiva di mero ricevente di informazioni. In questi racconti, il destinatario del messaggio rivive come osservatore privilegiato ogni dettaglio relativo all’incidente, proiettandosi sulla scena d’infortunio con un grande carico empatico. Il 9 maggio 2024 alle ore 18:30, “Invisibili” è stato presentato al Salone del libro di Torino. a cura di: Osvaldo Pasqualini Per approfondire: SS Dors Asl TO3 Regione Piemonte. Repertorio delle storie di infortunio. https://storiedinfortunio.dors.it Gilardi L, Marino M, Fubini L, Bena A, Ferro E, Santoro S, Tosco E, Pasqualini O. The Community of Practice: A Method for Cooperative Learning of Occupational Health and Safety Inspectors. Eur J Investig Health Psychol Educ. 2021 Oct 12;11(4):1254-1268. Tosco E, Gilardi L, Marino M, Fubini L, Pasqualini O, Ferro E, Santoro S, Bena A. Narrare per prevenire: il caso degli infortuni sul lavoro: come il metodo narrativo può valorizzare la prevenzione degli infortuni lavorativi. Recenti progressi in medicina, 2023;114(9):497-501 doi 10.1701/4088.40787. Leggi Invisibili Fonte: DORS – Lidia Fubini

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  • In Italia, i bambini e le bambine di 8-9 anni in sovrappeso sono il 19% e con obesità il 9,8%, inclusi bambine e bambini con obesità grave che rappresentano il 2,6%. Sono i dati relativi al 2023 elaborati da OKkio alla SALUTE, il sistema di sorveglianza nazionale coordinato dal Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e Promozione della Salute (CNaPPS) dell’ISS che è parte dell’iniziativa della Regione Europea dell’OMS “Childhood Obesity Surveillance Initiative-COSI”, resi noti oggi nel corso di un convegno nella sede dell’Iss …leggi tutto Si è svolto il 10 maggio 2024, all’Istituto Superiore di Sanità (ISS), il convegno “Stato ponderale e stili di vita di bambine e bambini: i dati italiani della sorveglianza ‘OKkio alla SALUTE 2023’ e il contributo dello studio “EPaS-ISS”. L’evento, organizzato in collaborazione con il Ministero della Salute, ha visto i relatori divisi in due sessioni nelle quali sono stati presentati i risultati della settima raccolta dati della sorveglianza nazionale OKkio alla SALUTE e dello studio “Effetti della Pandemia da COVID-19 sui comportamenti di Salute e sullo stile di vita di bambine, bambini e delle loro famiglie in Italia –EPaS-ISS”. Scarica il programma del convegno (pdf 198 kb) e le presentazioni dei relatori: I Sessione – Il sovrappeso e l’obesità in bambine e bambini: i risultati OKkio alla SALUTE 2023 Moderatrici: Giulia Cairella, Daniela Galeone, Serena Donati Il campione di OKkio alla SALUTE 2023 (pdf 739 kb) D. Mandolini, M. Buoncristiano Lo stato ponderale dei bambini e delle bambine (pdf 1,3 Mb) P. Nardone, S. Ciardullo Gli stili di vita dei bambini e delle bambine (pdf 899 kb) A. Spinelli, D. Mandolini L’ambiente scolastico, i principali risultati (pdf 1,1 Mb) M. Ciampechini, P. Nardone II Sessione – I risultati dello studio EPaS-ISS Moderatori/Moderatrici: Corrado Celata, Barbara De Mei, Angela Spinelli Lo studio EPaS-ISS (pdf 1,2 Mb) S. Ciardullo, P. Nardone I risultati dell’indagine quantitativa (pdf 661 kb) M. Giustini, M. Buoncristiano I risultati dell’indagine qualitativa (pdf 1 Mb) A. Giusti, C. Cattaneo Per approfondire leggi il comunicato stampa RELATORI/RELATRICI e MODERATORI/MODERATRICI Marta Buoncristiano – Comitato Tecnico OKkio alla SALUTE, Roma Giulia Cairella – ASL Roma 2, Regione Lazio Chiara Cattaneo – Istituto Superiore di Sanità, Roma Corrado Celata – Direzione Generale Welfare, Regione Lombardia Milena Ciampechini – Università degli Studi di Milano-Bicocca, Milano Silvia Ciardullo – Istituto Superiore di Sanità, Roma Barbara De Mei – Istituto Superiore di Sanità, Roma Serena Donati – Istituto Superiore di Sanità, Roma Daniela Galeone – Ministero della Salute, Roma Angela Giusti – Istituto Superiore di Sanità, Roma Marco Giustini – Istituto Superiore di Sanità, Roma Donatella Mandolini – Istituto Superiore di Sanità, Roma Paola Nardone – Istituto Superiore di Sanità, Roma Angela Spinelli – già Istituto Superiore di Sanità, Roma Fonte: https://www.epicentro.iss.it/okkioallasalute/indagine-2023-convegno-10-maggio-2024 testo scritto da: Paola Nardone, Silvia Ciardullo- Centro Nazionale per la Prevenzione delle malattie e la Promozione della Salute, CNAPPS – ISS

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  • Il Volantino che illustra i Referendum Quattro quesiti a beneficio di tutti i cittadini. Quattro domande per ridurre la precarietà e garantire più sicurezza negli appalti. Quattro proposte per smontare alcune delle leggi che hanno portato a un mondo del lavoro selvaggio, pieno di precarietà e troppo sbilanciato a favore delle imprese. Sono state presentate dalla Cgil e pubblicate in Gazzetta ufficiale: referendum per i quali il sindacato di Corso Italia si appresta a raccogliere entro l’estate le 500mila firme necessarie per andare poi al voto nella prossima primavera. L’obiettivo? Uno solo: cambiare le norme che hanno impoverito il lavoro e hanno reso i lavoratori meno protetti e più vulnerabili, con meno diritti e con più possibilità di essere licenziati. Insieme all’iniziativa referendaria la Cgil porterà avanti anche proposte di legge e un contenzioso giudiziario mirato, azioni combinate per arginare le numerose riforme pensate e approvate apposta per togliere tutele e protezioni. DOMANDE DIRETTE, TEMI DIFFICILI Le domande sono dirette: “Volete voi l’abrogazione di…?”. E poi il dettaglio delle norme che si vogliono cancellare. Il referendum proposto dalla Cgil è di tipo abrogativo, come prevede la nostra Costituzione all’articolo 75, cioè chiede di eliminare leggi o parti di leggi, ed è uno strumento di esercizio della sovranità popolare: i cittadini esprimono direttamente le loro convinzioni al momento del voto, dichiarando semplicemente “sì” oppure “no” all’abrogazione. Questo però non significa che i quesiti siano di facile comprensione, anche perché i temi che riguardano il lavoro sono ostici per tutti, chiari e accessibili solo ai giuristi specializzati. Vediamoli. …leggi tutto La prima firma per liberare il lavoro A Casa Cervi, nel giorno della Liberazione, Landini dà ufficialmente il via alla campagna referendaria su quattro quesiti promossi dalla Cgil …leggi

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  • A gennaio 2024 è partita l’azione europea “Joint Action Prevent Non-Communicable Diseases” (JA – PreventNCD), focalizzata su azioni di prevenzione del cancro e delle altre malattie non trasmissibili (MNT, in inglese Non-Communicable Diseases – NCD) nell’ambito del “Piano Europeo di Lotta contro il Cancro 2022-2026” (Europe’s Beating Cancer Plan) e dell’iniziativa dell’Unione Europea (UE) sulle malattie non trasmissibili “Healthier together”. Questa Joint Action, della durata di quattro anni (gennaio 2024-dicembre 2027), è cofinanziata dall’UE e si propone di affrontare a livello europeo il crescente onere del cancro e delle altre MNT agendo sui principali fattori di rischio correlati, sia a livello individuale sia sociale. La JA, coordinata dalla Norvegia con la collaborazione di oltre 100 organizzazioni partner, vede la partecipazione di 25 Paesi europei (22 Stati membri più Islanda, Norvegia e Ucraina), tra cui l’Italia, che si propongono di ridurre l’impatto del cancro e di altre MNT affrontando i fattori di rischio comuni e modificabili, attraverso un approccio complessivo e integrato di prevenzione che promuova azioni comuni congiunta e favorisca un maggiore beneficio in tutti i diversi contesti europei. Il progetto, avvalendosi di un meccanismo di co-finanziamento del 20%, prevede un budget totale di 95,5 milioni di euro, che rappresenta il 20% del bilancio sanitario dell’UE dedicato alla prevenzione. Gli obiettivi specifici di “PreventNCD” sono: migliorare la capacità degli Stati membri di pianificare e implementare congiuntamente politiche e azioni di prevenzione del cancro e delle MNT ai diversi livelli (nazionale, regionale e locale) potenziare i sistemi di monitoraggio e condivisione dei dati relativi al cancro e alle altre MNT e ai fattori di rischio comuni, al fine di migliorare la raccolta e la qualità delle informazioni disponibili contribuire a ridurre le disuguaglianze sociali nella prevenzione del cancro e delle altre MNT coinvolgere e sostenere attivamente gli attori chiave nel campo della prevenzione del cancro e delle MNT, inclusi i decisori politici a tutti i livelli, le organizzazioni della società civile, il personale sanitario, la popolazione generale e i gruppi di pazienti, al fine di facilitare la cooperazione e gli sforzi congiunti. Lo scenario Le MNT, tra cui il cancro, il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari e le malattie respiratorie, rappresentano una sfida globale per la salute pubblica considerando che oltre il 75% degli individui è a rischio di sviluppare queste patologie. Nonostante i principali fattori di rischio, come l’alimentazione non corretta, il fumo, il consumo di alcol e l’inattività fisica, siano ben noti, i costi sociali ed economici di queste patologie continuano ad crescere, rappresentando un’alta percentuale del carico totale di malattia in Europa. Solo nell’UE, le MNT si traducono in una spesa sanitaria di 115 miliardi di euro all’anno. Questo dato, insieme a tutto il carico di malattia per i pazienti e i loro caregiver, sottolinea l’urgente necessità di un’azione coordinata ed efficace. Le MNT, infatti, potrebbero essere prevenute agendo sui fattori di rischio e sui determinanti sociali di salute, come l’istruzione e lo status socioeconomico, e favorendo politiche per la promozione di pari opportunità di salute in un‘ottica di contrasto alle disuguaglianze socio-economiche e di politiche che creano pari opportunità di buona salute. La JA – PreventNCD rappresenta un importante cambiamento di paradigma nell’evoluzione dell’approccio alla promozione della salute secondo il concetto di “Salute in tutte le Politiche” (Health in all Policies – HiAP), in linea con l’Agenda 2030 degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) dell’ONU. Programma delle attività La JA – PreventNCD è organizzata in 10 work package (WP), i primi quattro trasversali e mandatori e sei tematici, la cui responsabilità di coordinamento è così distribuita tra 14 dei 25 Paesi partecipanti: WP1 – coordinamento, Norvegia WP2 – disseminazione e comunicazione, leader Islanda, co-leader Norvegia WP3 – valutazione, leader Germania, co-leader Romania WP4 – sostenibilità, leader Slovenia, co-leader Belgio WP5 – regolamentazione e tassazione, leader Norvegia, co-leader Portogallo WP6 – ambienti di vita salutari, leader Spagna, co-leader Croazia e Polonia WP7 – disuguaglianze sociali, leader Italia, co-leader Ungheria WP8 – monitoraggio, leader Danimarca, co-leader Italia WP9 – Health in all Policies – HiAP, leader Finlandia, co-leader Islanda WP10 – fattori di rischio individuali, leader Belgio, co-leader Danimarca. Nello specifico, il WP1 assicura il coordinamento di tutti i partner al fine di raggiungere i risultati del progetto entro i tempi e i budget previsti. Il WP2 ha lo scopo di garantire una comunicazione interna ed esterna coordinata ed efficace tra tutti i partner della JA e con gli altri stakeholder. L’obiettivo del WP3 è assicurare e verificare che la JA sia implementata come previsto e raggiunga gli obiettivi definiti. L’obiettivo principale del WP4 è di promuovere il trasferimento dei risultati dei WP centrali secondo un approccio orientato all’integrazione e alla sostenibilità, per supportare gli sforzi nazionali volti a ridurre l’onere del cancro e di altre MNT e allo sviluppo di politiche efficaci, come parte di una strategia più ampia per l’azione dell’UE e degli Stati membri. Il WP5 ha lo scopo di migliorare la conformità, la coerenza, l’implementazione e l’applicazione delle misure fiscali e regolamentari in rapporto ai principali fattori di rischio per le MNT. Il fine del WP6 è di implementare e valutare interventi orientati a un approccio integrato per affrontare i principali determinanti del cancro e delle altre MNT in diversi setting e attraverso azioni trasversali lungo tutto il corso della vita. Il WP7 ha lo scopo di contribuire a ridurre le disuguaglianze di salute nella popolazione europea in relazione al cancro e alle altre MNT, considerando i determinanti sociali di salute e i fattori di rischio correlati. Il WP8 mira a potenziare i sistemi di monitoraggio del cancro e delle altre MNT a diversi livelli (europeo, nazionale, regionale e locale) al fine di sostenere politiche sanitarie volte a ridurre il carico di malattia e le disuguaglianze di salute. Il WP9 ha l’obiettivo di rafforzare l’implementazione dell’approccio “Salute in tutte le Politiche” attraverso diversi livelli di governance, concentrandosi sui principali fattori di rischio e i determinanti per prevenire il cancro e le altre MNT. Infine, l’obiettivo del WP10 è ridurre il carico del cancro e delle altre MNT agendo in particolare sui fattori di rischio individuali secondo un approccio olistico alla prevenzione del cancro e delle altre MNT. Il […]

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  • AGENAS pubblica un’analisi tematica sui Piani di Ripresa e Resilienza in Europa con un focus sull’assistenza sanitaria. Il contenuto offre una panoramica sulle raccomandazioni specifiche per gran parte degli Stati membri dell’UE, sottolineando le sfide principali riguardo la prevenzione, l’assistenza ospedaliera e quella territoriale con particolare attenzione per la transizione verso la sanità digitale. Il documento, inoltre, contiene un approfondimento sugli investimenti finanziari, ovvero quanto ciascun Paese oggetto dell’osservazione ha destinato all’ambito sanitario nei propri Piani. Si ricorda che l’analisi trae origine dal Rapporto “Recovery and Resilience Scoreboard – Thematic Analysis Healthcare (dicembre 2021)” della Commissione Europea  (LINK) e che alcuni dati potrebbero essere stati aggiornati in seguito alle recenti modifiche apportate ai Piani. Strategie e investimenti in sanità nei Piani di Ripresa e Resilienza europei – SLIDE  (PDF)

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