RETE SALUTE WELFARE TERRITORIO

RETE Salute Welfare Territorio

 Prima la Salute

Per cambiare un contesto pericoloso per il nostro sistema socio sanitario pubblico

Nel momento in cui appare necessario e urgente non solo rilanciare il welfare sociosanitario ma anche ripensarlo alla luce delle pratiche eccellenti da anni operanti sul territorio nazionale, il contesto politico e amministrativo, tuttavia, si presenta spesso come elemento di resistenza e ostacolo al necessario rinnovamento.

Infatti, a fronte della ormai dimostrata necessità di un modello di salute di comunità e del potenziamento e ristrutturazione della assistenza integrata sociosanitaria territoriale, diverse amministrazioni regionali e locali non hanno colto il senso etico, tecnico e amministrativo di tale rinnovamento ma spesso lo ostacolano, certo anche condizionate dalle politiche di austerity degli ultimi anni.

Inoltre, anche il governo centrale non sembra, e ormai da tempo, dotato della necessaria determinazione nel sostenere la sanità pubblica, agendo così come una entità lontana e incapace di contrastare la frammentarietà e le resistenze di alcune Regioni verso il rinnovamento.

In questo contesto di resistenze e immobilità, il settore privato della salute e della assistenza trova spazi di espansione, si inserisce nei vuoti legislativi, approfitta dei bisogni insoddisfatti così da proporsi con aggressività e cinismo come risolutore delle insufficienze e inadempienze del settore pubblico. In realtà sono noti gli insuccessi della privatizzazione della sanità e dell’assistenza sociale rispetto ai modelli pubblici a copertura universale, sia negli esiti di salute che per l’eccesso di spesa e l’aggravarsi delle disuguaglianze. Una privatizzazione che, nel corso degli ultimi anni, ha accentuato la transizione dalla idea di salute come diritto fondamentale a quello di merce in vendita. Vengono così proposte risposte vecchie che hanno già provato il loro fallimento: nuovi letti, nuove residenze per anziani e disabili e rapaci forme di privatizzazione non solo della medicina specialistica ma anche di quella territoriale.

La Rete Salute Welfare Territorio rappresenta un corpo intermedio interposto fra, da un lato, una popolazione crescente di cittadini, disinformati, spaventati e abbandonati e, dall’altro, le istituzioni responsabili della loro salute. È in tale posizione intermedia che la Rete ha la possibilità di intercettare e apprezzare la straordinaria presenza di esperienze locali eccellenti, sia pubbliche sia del privato sociale, su tutto il territorio nazionale. Esiste infatti una miriade di “oasi” che producono intelligenza, azione, e innovazione nelle aree della salute e del welfare ma esse sono troppo spesso isolate le une dalle altre, spesso non comunicano, e talvolta non sanno neppure della esistenza l’una dell’altra, o, in certi casi, operano in competizione.

Dunque, realtà forti nel proprio ambito di azione ma deboli in quanto a capacità di connessioni, sinergie e impatto pubblico regionale e nazionale.

La Rete è consapevole che diverse, interessanti “coalizioni sociali” sono impegnate – stabilmente o con campagne specifiche su temi di attualità immediata – nella mobilitazione per affermare i diritti nell’ambito del welfare, e che è decisivo rendere visibili e valorizzare queste esperienze.

La Rete ritiene indispensabile che le identità, le specificità e gli stili di lavoro delle molteplici esperienze e buone pratiche non si disperdano né si diluiscano ma che, al tempo stesso, sia necessario che esse siano maggiormente connesse, siano rese più visibili e, quando possibile, agiscano in forme sinergiche.

La Rete ha dunque l’ambizione di divenire uno strumento di connessione, informazione e mobilitAzione sociale.

Si tratta inoltre di riuscire ad andare anche oltre le realtà del mondo delle organizzazioni pubbliche e private, raggiungendo in modo capillare la popolazione generale, ossia dialogando con i territori e le comunità, oggi divenuti pericoloso terreno di cultura della distorsione informativa e della caccia al consenso da parte delle destre.

  • Le grandi questioni

La Rete SWT intende svolgere la propria azione non soltanto riflettendo, discutendo, informando ed esercitando pressione politica intorno ai temi generali del rinnovamento del sistema sanitario ma anche e soprattutto porre nella propria agenda le grandi e specifiche questioni che interconnettono Salute, Welfare e Territorio.

Certamente vi sono prospettive e approcci che sono e devonoessere  trasversali a tutti i temi specifici:

  • Il diritto alla tutela alla salute e all’accesso ad un’assistenza sanitaria e sociale che sia pubblica, equa e di qualità. In particolare ritenendo essenziale:
  • Il cambio di paradigma della cura centrata sulla malattia a quello centrato sulla salute e la costruzione di una rete di assistenza fondata sui bisogni delle persone e sulle caratteristiche specifiche dei territori;
  • la promozione della uguaglianza di genere e il riconoscimento, troppo spesso eluso, ignorato o banalizzato, della funzione pubblica svolta dall’enorme esercito costituito dalle donne costrette nella loro dimensione privata e solitaria a prendersi cura di bambini, adolescenti, anziani e spesso anche gravi disabili.
  • l’adozione del paradigma teorico e pratico della Deistituzionalizzazione come critica pratica dell’insieme di apparati scientifici, legislativi, amministrativi e codici di riferimento culturale che caratterizzano tutte le istituzioni totali e che impediscono i processi di emancipazione e costruzione della cittadinanza.

Se queste sono le prospettive trasversali della azione della Rete SWT, vi sono però temi specifici e precise aree che necessitano di informazione, di mobilizzazione e soprattutto di proposte concrete. Tali temi specifici sono numerosi e qui di seguito ne sono esemplificati solo alcuni fra i molti.

  1. Il rilancio di una funzione pubblica e partecipata per la promozione della salute e la prevenzione, che agendo su tutti i determinanti, agisca per superare le disuguaglianze di salute.
  2. Il potenziamento delle reti di assistenza sociosanitaria territoriale attraverso il Distretto Socio-Sanitario inteso come struttura forte di governo dei servizi territoriali e in cui sono inseriti tutti i professionisti delle cure primarie, con particolare attenzione ad una radicale riqualificazione del ruolo dei medici di medicina generale, anche a partire da un profondo rinnovamento dei percorsi formativi pre e post-laurea.
  3. La necessità di superare la separazione tra assistenza ospedaliera e assistenza territoriale, promuovendo invece lo scambio bidirezionale di informazioni e relazioni strutturate per di favorire la continuità di cura e la presa in carico delle persone
  4. Lo sviluppo di soluzioni che garantiscano l’assistenza alle persone non autosufficienti prioritariamente nel proprio contesto di vita.
  5. Il superamento definitivo di tutte le istituzioni destinate a persone con disabilità e/o non autosufficienza che siano assimilabili a istituzioni totali (e il divieto di crearne di nuove) e la riconversione delle strutture residenziali di ricovero in autentiche soluzioni abitative, anche se assistite.
  6. Una politica abitativa rivolta a persone anziani e disabili, ad esempio con la realizzazione di appartamenti dotati di servizi collettivi, in prossimità o contiguità con strutture socio sanitarie territoriali, utilizzando a tal fine gli edifici dismessi da enti pubblici e aziende sanitarie.
  7. Lo sviluppo di progetti di cura personalizzati, attraverso l’uso del budget di salute, per le persone con problemi di salute mentale e la contemporanea promozione del superamento delle strutture di residenzialità protratta e l’abolizione delle pratiche quali la contenzione meccanica.
  8. Lo sviluppo di forme innovative di “salute dal basso” sul modello delle esperienze di Case della Salute già esistenti e della esperienza delle Microaree di Trieste.
  9. Lo sviluppo di programmi per la prevenzione e la promozione della salute in carcere e il sostegno alle misure alternative alla detenzione.
  10. La promozione della riqualificazione e l’adeguamento dei consultori famigliari
  11. La revisione radicale delle normative e delle pratiche di assistenza sanitaria ai migranti legali e clandestini
  • L’azione concreta della Rete SWT

La rete non ha certo la pretesa di costituirsi come un elemento di coordinamento delle molte realtà esistenti ma semplicemente di agire come “servizio” di connessione, di discussione collettiva e di mobilizzazione sinergica.

Tale “servizio” ha come principali finalità quelle di:

  • potenziare l’efficacia della azione di pressione politica sulle autorità sanitarie regionali e nazionali.
  • favorire il dialogo fra e con le diverse componenti delle forze progressiste incluso il sindacato.
  • sviluppare una azione pubblica di informazione e di mobilitazione su battaglie specifiche
  • far circolare e rendere a disponibili materiali, documenti, esperienze e materiali visivi che documentino pratiche innovative nell’area del Welfare e della Salute Territoriale.

 Chi siamo

La Rete SWT è promossa dalle associazioni: Salute Diritto Fondamentale; saluteinternazionale.info; CoPerSaMM (Conferenza Basaglia); Sos Sanità; Lisbon Institute of Global Mental Health; Campagna PHC now or never

Sono oltre cento le organizzazioni sindacali e sociali che hanno aderito ai due Appelli promossi dalla Rete, “Finanziamenti europei per la ripresa: usarli bene. Priorità: assistenza sociale e sanitaria territoriale e PNRR: schiaffo alla sanità pubblica, briciole alla salute”.

La lettera a CGIL, CISL, UIL

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