IL FRIGO DI QUARTIERE: salute, ambiente e uscire dall’assistenzialismo

Il Frigo di Quartiere è da tempo attivo nella zona nord di Torino, con il ruolo centrale della struttura di vendita della Coop collocata in Piazza Respighi e di gestione del Frigo da parte di RE.TE. Ong all’interno dell’Orto urbano di Via Petrella.

Si tratta di un progetto interessante perché sperimenta concretamente un modello organizzativo di utilizzo positivo del cibo fresco in scadenza, mettendolo a disposizione di nuclei familiari con ridotti mezzi economici, attraverso il contributo attivo di un’associazione, coinvolgendo il volontariato e il terzo settore presente nella comunità della periferia urbana. Quindi possiamo considerare il progetto come un modo per fronteggiare le disuguaglianze sociali e sostenere persone e famiglie in difficoltà, utilizzando bene rimanenze alimentari che diversamente sarebbe difficile utilizzare e dovrebbero essere smaltite. Per questo il progetto è anche un esempio di come una grande azienda come Nova Coop può contribuire alle politiche di sostenibilità e può declinare la sua particolare sensibilità verso le persone con disagio economico e verso le comunità collocate nelle aree più esposte al rischio di povertà della città di Torino.

Date le caratteristiche virtuose, verificate sul campo e potenzialmente trasferibili del progetto, l’esperienza ha consentito di riordinare e presentare in modo efficace le caratteristiche fondamentali dell’azione, in modo da farne emergere i tratti qualificanti, potenziarne l’uso in termini di accountability ai diversi livelli e facilitarne la trasferibilità, sia all’interno dell’azienda, sia riguardo più in generale alla grande distribuzione.

L’approfondimento che è stato condotto sull’esperienza, sintetizzato nel documento che trovate in fondo all’articolo, si è concentrato sulle coordinate organizzative e gestionali del progetto e sulle modalità di relazione con la comunità locale e di valorizzazione dell’impatto sociale e di sostenibilità. Per far questo sono stati raccolti e rielaborati i dati che descrivono l’intervento e soprattutto sono stati individuati i requisiti organizzativi e operativi richiesti, attraverso interviste e colloqui con i soggetti coinvolti nei diversi ruoli.

Questo lavoro ha ricostruito i processi necessari di raccolta e smistamento del cibo in scadenza ed ha anche consentito di identificare i punti deboli e migliorabili della gestione, la cui discussione può far parte del materiale utile alla valorizzazione di queste esperienze e al loro perfezionamento, riproduzione e riconoscimento interno ed esterno, come alla loro trasferibilità.

Come altre azioni di attivazione sociale di questo genere il Frigo di Quartiere presenza un bilancio costi-benefici, descritto nel report, altamente positivo e mette in moto ricadute di varia natura che rafforzano le relazioni sociali nella comunità e riducono gli effetti negativi delle disuguaglianze sociali.

Perché si verificano questi impatti? I processi di attivazione ed empowerment delle persone, quando sono autentici, debordano e contaminano altre persone, altre attività e altre relazioni, secondo la logica tipica di funzionamento dei meccanismi sociali. Essi provocano effetti che continuano nel tempo, basati sulle nuove relazioni di fiducia e cooperazione stabile create con l’esperienza di condivisione del cibo. In particolare nel report vengono indicati:

  • la produttiva diffusione delle pratiche che viene innescata
  • il genuino coinvolgimento della comunità che si allarga
  • l’efficace co-azione di soggetti che partecipano in modo concreto a far funzionare l’esperienza

Accedi al report del progetto


Fonte : Disuguaglianze di Salute -A cura di Silvia Pilutti – Prospettive ricerca socio-economica – silvia.pilutti@prospettivericerca.it

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