La salute per tutti attraverso la medicina di genere. di Natalia Milazzo

La genetica, gli ormoni sessuali, il metabolismo, ma anche il ruolo sociale, culturale, lavorativo e l’identità di genere determinano importanti differenze tra uomini e donne e in chi non si riconosce in questo binomio, diversità di cui la medicina si occupa ancora troppo poco. In questo saggio Valeria Raparelli e Daniele Coen si sono dati l’obiettivo di aumentare la consapevolezza dei cittadini e dei professionisti della salute sull’importanza di considerare le differenze di genere in ambito medico, ripercorrendo quanto è supportato dalla ricerca scientifica sui fattori di rischio e sulle terapie usate per le malattie più diffuse. 

Anna aveva un’embolia polmonare, ma il medico del Pronto Soccorso l’ha rimandata a casa con un sedativo: si sa che le donne soffrono spesso di ansia. Un dolore intestinale? Se si è donna è più facile che sia sbrigativamente attribuito alla “sindrome del colon irritabile” e non sia oggetto di indagini diagnostiche adeguate, rispetto a quanto avviene per un uomo. È documentato da dati clinici ed epidemiologici che alcuni farmaci sono più efficaci nelle donne e altri negli uomini e anche che le donne soffrono maggiormente degli effetti indesiderati dei medicinali: ma ben pochi medici quando prescrivono ne tengono conto. Un infarto può manifestarsi con sintomi molto diversi da una persona all’altra e in particolare tra una donna e un uomo: il che può portare a errori e ritardi diagnostici, che nelle donne risultano essere più frequenti. Di contro, l’osteoporosi è diffusa e rischiosa anche negli uomini, ma sottovalutata rispetto a quanto avviene per le donne.

Sono solo alcuni dei moltissimi esempi citati nel recente volume Quella voce che nessuno ascolta – La via della medicina di genere alla salute per tutti (Giunti, 2023, 319 pp., 18 euro), di Valeria Raparelli e Daniele Coen, un viaggio appassionante tra le molte problematiche di metodo e di merito che si aprono nell’affrontare le questioni di salute portando l’attenzione sulle differenze legate al genere, che emergono esaminando i risultati della ricerca in questo campo.

Un medico su cinque dice di non saperne niente

Sfruttando una delle libertà che Daniel Pennac rivendica per il lettore, iniziamo dal fondo, ovvero dal capitolo delle conclusioni: qui gli autori, entrambi medici, raccontano i risultati di uno studio pubblicato da poco sul livello di conoscenza dell’importanza che le differenze di sesso e genere hanno in medicina da parte dei medici internisti europei (Biskup et al, «Awareness of sex and gender dimension among physicians: the European federation of internal medicine assessment of gender differences in Europe (EFIM_IMAGINE) survey», Internal and Emergency Medicine, vol. 17(5), 2022: pp.1395-1404).

L’inchiesta si è basata sulle risposte raccolte attraverso un questionario inviato a un campione di 1.323 medici internisti attivi in 33 paesi europei: persone prevalentemente giovani, per quasi il 60% donne, in grande maggioranza con attività in ospedali pubblici. L’80% di chi ha partecipato all’indagine dimostrava di conoscere almeno a grandi linee l’esistenza e i temi di interesse della medicina di genere. Sembra un buon dato, notano gli autori: ma a guardarlo dalla parte opposta lo stesso numero mostra anche che un medico o una medica su cinque non ne sapeva praticamente nulla.

La consapevolezza che le caratteristiche di sesso e genere sono rilevanti per la salute e per la malattia è risultata massima quando ci si riferiva alle malattie del cuore (92,9%), minima per le condizioni neuropsichiatriche (28%). Aspetto molto importante: dalle risposte al questionario sono emersi chiaramente sia la consapevolezza che il tema è poco rappresentato nella ricerca e nelle linee guida cliniche, sia il desiderio di ricevere un’adeguata formazione in proposito.

Da questo articolo, si può dire, è nato il libro di cui parliamo: non solo perché Raparelli è tra gli autori dello studio e Coen ne è stato revisore scientifico per la rivista su cui è stato pubblicato (e così i due si sono conosciuti e hanno deciso di lavorare insieme), ma perché è proprio a questa esigenza di maggiore informazione e formazione sul tema della medicina di genere che il libro vuole rispondere. E lo fa unendo a uno stile chiaro e scorrevole, certamente denso ma vivace, che lo rende accessibile anche al lettore non specialista, una ricchezza di informazioni e documentazione, un livello di approfondimento e un rigore di metodo che ne fanno uno strumento utile anche per il professionista della salute che voglia aggiornarsi sul tema, stimolato eventualmente ad approfondirlo anche dalla estesa bibliografia.

Capire che la differenza di genere è importante, e perché

Un primo obiettivo del libro, e lo dichiarano gli autori nell’introduzione, è «diffondere informazioni ancora troppo poco conosciute sulle differenze biologiche, fisiologiche e antropologiche che determinano la diversa sensibilità di uomini e donne alle malattie e la risposta al loro trattamento», spiegando il perché di queste differenze attraverso le ipotesi e gli studi prodotti da specialisti di discipline come la genetica, l’antropologia, l’epidemiologia, la sociologia, la biologia e la medicina clinica, in un approccio necessariamente multidisciplinare e multidimensionale ai problemi di salute degli individui.

In secondo luogo, il libro vuole trasmettere a chi legge la consapevolezza «che conoscere queste cose è importante per ciascuno di noi, perché la cura della propria salute può effettivamente richiedere attenzioni diverse da parte degli uomini e delle donne».

Non un libro “femminista”, dunque, anche se non mancano le denunce, sempre documentate, dei molti casi in cui sono soprattutto le donne a soffrire per la scarsa attenzione posta alla rilevanza del sesso e del genere in medicina. E neppure un manuale di consigli pratici né una guida alla “vita sana”, anche se le indicazioni concrete ci sono. Piuttosto un libro che passa in rassegna in modo approfondito i risultati delle ricerche sull’argomento e si rivolge a ciascuna persona che lo legge, indipendentemente dal sesso biologico o dall’identità di genere, perché possa trarre beneficio da una maggiore consapevolezza del problema. «Per favorire lo sviluppo di una medicina delle persone per le persone, superando il concetto binario e limitativo che restringe i generi a quelli di maschio e femmina». Notevole, a questo proposito, è la presenza di diversi paragrafi dedicati a problematiche specifiche sulla salute delle persone transgender, alle terapie specifiche che assumono e ai rischi correlati.

L’attenzione per la medicina di genere diventa insomma in questo saggio una sorta di lente, attraverso la quale il lettore è invitato a passare in rassegna un ampio ventaglio di questioni, anche molto differenti tra loro, accomunate dal fatto di riguardare la salute umana, che è utile rivedere e ripensare, ritrovando in questo modo anche l’importanza delle basi metodologiche della medicina evidence based, ovvero guidata da quanto emerge dalla ricerca scientifica.

Un percorso che riguarda molti aspetti della clinica

Nella prima parte (primi tre capitoli) gli autori tratteggiano le differenze biologiche che distinguono le donne dagli uomini e discutono la loro origine, senza dimenticare «chi ha sfogliato un testo di biologia per l’ultima volta alle scuole medie o alle superiori», che viene utilmente messo in grado di rinfrescarsi le conoscenze necessarie a seguire il filo dei discorsi senza annaspare (cromosomi e geni, epigenetica, evoluzione della specie). Viene qui introdotto il concetto di genere, e la sua differenza con quello di sesso: spiegazioni indispensabili, se si pensa che dall’indagine di cui abbiamo parlato sopra è emerso che la maggior parte di chi ha risposto al questionario (medici, quindi) aveva difficoltà a esprimere chiaramente la differenza tra i due concetti.

La seconda parte (capitoli 4 e 5) affronta due argomenti cruciali: la bassa rappresentanza delle donne nelle ricerche cliniche e i pregiudizi che la medicina ha storicamente avuto nei confronti del sesso femminile, con conseguenze che hanno danneggiato anche sostanzialmente la qualità delle cure. La diagnosi di disturbi anche gravi viene così sbagliata o ritardata, per esempio perché i sintomi sono troppo spesso derubricati a manifestazioni di ansia, così come il dolore è frequentemente sottovalutato e trattato in modo tardivo o inadeguato.

La terza parte (capitoli 6-16) si occupa delle differenze di sesso e genere declinate nei vari campi della clinica, dalle malattie cardiovascolari ai tumori, dall’osteoporosi ai disturbi psichiatrici, dall’endometriosi alla vulvodinia, passando per gli effetti della pandemia di Covid 19. Una carrellata che, attraverso la riflessione sulle conseguenze legate al genere, porta il lettore a una più ampia e attenta riconsiderazione sui disturbi più temuti e diffusi, su quanto è documentato dalla ricerca sui fattori di rischio, sull’efficacia delle cure proposte, sull’utilità dei farmaci utilizzati.

Nell’ultima parte (capitoli 17 e 18) si lancia uno sguardo sul ruolo delle future generazioni di medici, ricercatori e ricercatrici come artefici di un diverso approccio alla medicina e più in generale ai diversi sviluppi della medicina di genere.

Reso vivace dal racconto delle esperienze vissute in prima persona dagli autori e da una scrittura fresca e mai banale, il libro offre un percorso di metodo, conoscenza e riflessione su molte delle questioni più importanti della medicina di oggi, proponendosi come una lettura piacevole e sufficientemente semplice per essere abbordabile anche da un pubblico non esperto, ma allo stesso tempo approfondita e rigorosa.

fonte: https://www.scienzainrete.it/articolo/salute-tutti-attraverso-medicina-di-genere/natalia-milazzo/2023-08-21

Natalia Milazzo, giornalista, è specializzata in informazione del consumatore e divulgazione tecnico-scientifica. Lavora da molti anni nell’ambito dell’informazione indipendente, in particolare nel campo della salute, dell’alimentazione, dell’ambiente e dei diritti del consumatore. Ha collaborato con il ministero della Salute e con molti istituti ed enti di divulgazione e ricerca scientifica. Prima di tutto ciò si è laureata in Lettere classiche all’Università degli Studi di Milano

Print Friendly, PDF & Email