Abbiamo bisogno di un dialogo effettivo, efficace, continuo con i garanti regionali e comunali e questa disponibilità l’abbiamo fortunatamente ampiamente riscontrata. La strategicità della loro funzione deve essere chiara ai governi territoriali e alle forze democratiche e progressiste. “Papà, ho dei problemi: in cella si sono messi a fare degli impicci e io sono voluto restarne fuori ma per questo è arrivato tal zio…, uno che si fa chiamare così, uno che gestisce questi impicci, e mi ha detto che se non volevo aiutare e collaborare mi avrebbe fatto spostare. Io gli ho ribadito di no, che non volevo aiutare, e il giorno dopo, cioè oggi, sono arrivati gli appuntati e mi hanno spostato… Parla con Antigone o con chi ti pare a te, ma io devo essere spostato da qui prima che mi mettano in mezzo. Poi ho fatto la denuncia (del tentativo di violenza sessuale) ma da quando l’ho fatta qui tutti mi vedono come un infame”.
Chi scrive è un giovane ragazzo. La sua vita, la sua incolumità andrebbero garantiti da tutti noi. Il verbo garantire, andando alle sue origini etimologiche, significa assicurare l’adempimento di un patto. Ci chiediamo se l’attuale Garante dei diritti delle persone private della libertà sta adempiendo o meno al patto che lo ha istituito. Ci chiediamo se è fedele o meno al suo mandato normativo che consiste nel dover proteggere la dignità e i diritti di tutte quelle persone (una enormità) che sono recluse nelle carceri per adulti e per minori, nei Cpr, nelle camere di sicurezza delle forze di Polizia e in tutti gli altri non luoghi dove viene negata la libertà di movimento da parte dallo Stato.
La risposta oggi è No. Non lo sta facendo. L’autorità oggi è una delle tante istituzioni formali che taglia nastri, visita ma non fa visite nei luoghi di privazione della libertà, non si apre e non informa la società. È il declino di un’istituzione che si propone come una voce non dissonante rispetto a quella ufficiale. Questo però non ci fa fare un passo indietro intorno alla necessità di disporre di un’istituzione di garanzia e di difesa civica dei diritti delle persone private della libertà. Non sarà un cattivo professore a giustificare la chiusura della scuola pubblica.
Nel frattempo, da due decenni e più, si è consolidata una rete di garanti territoriali che oggi ha un compito strategico, ossia quello di essere l’altra faccia (quella rispettosa del patto legislativo e costituzionale) di un’istituzione troppo appiattita sui controllori. Sul declino culturale della figura del garante nazionale sarebbe opportuno aprire una riflessione in parlamento e sarebbe importante che il capo dello Stato facesse sentire la sua voce autorevole.
Il momento storico è tra i più complessi e tragici degli ultimi decenni. Se un tempo le pratiche penitenziarie e reclusive erano lesive dei diritti fondamentali, la retorica pubblica non le rivendicava. Oggi pratiche e retorica si muovono in modo pericolosamente omogeneo. Si rivendica espressamente un’idea di pena truce, di reclusione asfittica e senza senso, di detenzione con corpi ammassati e anime umiliate. Si annichilisce la società esterna impedendole di essere protagonista della custodia. Si nega l’assunto per cui i custoditi non sono proprietà pubblica dei custodi.
Antigone segue circa cinquecento casi l’anno con il proprio difensore civico. Abbiamo bisogno di un dialogo effettivo, efficace, continuo con i garanti regionali e comunali e questa disponibilità l’abbiamo fortunatamente ampiamente riscontrata. La strategicità della loro funzione deve essere chiara ai governi territoriali e alle forze democratiche e progressiste. Sin dalla nomina deve essere garantita indipendenza. La parola indipendenza non è un guscio vuoto. In primo luogo è qualcosa che ha a che fare con i compiti della politica. Indipendenza è estraneità per biografia, per storia personale rispetto alle amministrazioni da controllare. Indipendenza significa evitare che tali istituzioni siano cooptate dentro il meccanismo perverso delle nomine politiche da spartire.
Indipendenza significa essere distanti dal potere, dall’amministrazione che ha proceduto alla nomina. Indipendenza significa autorevolezza, capacità di interlocuzione verso il basso e verso l’alto. Indipendenza significa conoscenza profonda dell’oggetto dell’osservazione e esperienza pluriennale nel monitoraggio. Su queste basi c’è necessità di una grande alleanza costituzionale tra la società civile e tutte le istituzioni di garanzia.
