Tutti gli osservatori sono ormai concordi nel denunciare che siamo entrati in una fase molto critica dell’Antropocene , ovvero della fase dello sviluppo del pianeta caratterizzata dal predominare della specie homo sapiens. Gli analisti indipendenti appaiono sostanzialmente preoccupati di quello che sta avvenendo sul nostro pianeta soggetto a spinte che sembrano mettere in pericolo la sopravvivenza della nostra specie assieme alle altre specie, se non, addirittura , del pianeta stesso.
Forse il mutamento più rappresentativo della situazione, più lento, ma inesorabile e quindi meno percepibile , è una progressiva diminuzione della libertà. Proprio lei, la Libertè della rivoluzione francese, un ideale quindi. E’ noto che la crisi degli ideali è sempre stata pericolosa.
La diminuzione della libertà riguarda ovviamente tutti noi non solo i libri di storia e si potrebbe ascrivere, per quanto riguarda il presente, a tre fattori concomitanti che concorrono in modalità interattiva , quindi moltiplicativa, a produrre questo effetto e sono: il moltiplicarsi dei conflitti armati, lo sviluppo della cosiddetta intelligenza artificiale (AI), e l’invasività dominante della pubblicità (AD).
Il fattore di cui risulta più semplice calcolare gli effetti nocivi è senza dubbio l’esplodere dei numerosi conflitti armati ai quali abbiamo assistito in questo inizio secolo. Chi ha cercato di catalogarli ,con fatica a causa del continuo evolvere, è arrivato a cifre comprese fra 60 e 80 nel mondo. Un recente documento del PRIO (Peace Research Institute Oslo, www.prio.org) ne ha stimato 65.Attualmente sono coinvolte anche grandi nazioni come gli Stati Uniti e la confederazione Russa, ma anche India, Pakistan, Afghanistan , ma anche guerre civili come in Sudan e in altri paesi del continente africano. Ci sono pesanti attività belliche anche in conflitti fra Israele e organizzazioni militari non rappresentative di una nazione , ma anche fra importanti nazioni che svolgono attività belliche tramite organizzazioni terroristiche come il caso dell’Iran e Hamas. Insomma tutti i modelli possibili. Di una cosa possiamo essere certi: che tutte queste guerre mettono le popolazioni coinvolte in condizioni di libertà limitata sia per l’inevitabile prevalere della retorica ( difesa della patria !, disprezzo del nemico !, etc.) sia per l’imporsi della disinformazione di regime come sempre avviene in questi casi, sia per il coinvolgimento sempre più frequente della popolazione civile. Stiamo assistendo ormai regolarmente alla scomparsa di princìpi internazionalmente riconosciuti e promossi dopo lo sfacelo della prima metà del secolo scorso come il divieto di azioni militari contro la popolazione civile. Le agenzie specializzate delle Nazioni Unite in un recente rapporto stimano in più di 80.000 i civili scomparsi in vario modo nell’ultimo decennio a causa diretta o indiretta delle guerre. Questa cifra va considerata una sottostima a causa delle difficoltà di monitoraggio. Nella striscia di Gaza i decessi stimati superano i 70.000 con proporzione importante di bambini. Per non parlare delle centinaia di migliaia di persone costrette a spostarsi geograficamente per sfuggire al rischio di uccisioni, violenze, stupri e altre svariate forme di persecuzione.
Il mondo intero sembra in preda ad un episodio febbrile da AI, la cosiddetta Intelligenza Artificiale. Pur tralasciando in questa occasione le attività di ricerca e sviluppo in campo militare che costituiscono attualmente le attività di punta di AI , sarebbe utile cercare di interpretare quali possano essere gli effetti della diffusione nella popolazione degli strumenti che vengono denominati AI a cominciare dalla definizione stessa ormai di moda di intelligenza artificiale. Su questo tema sono stati pubblicati volumi di opinioni tra i quali va segnalato un recente documento del Joint Research Center della Commissione Europea intitolato “ Fractured Reality”. Sullo stesso tema vedere anche la posizioni che emergono dalla Global Nobel Laureates Assembly che si è svolta a Castel Gandolfo organizzata dal Vaticano . La possibilità di ottenere interazioni con sofisticati modelli basati sull’utilizzo di sterminate basi di dati registrati dai terminali più svariati come telefonini , social, telecamere, giocattoli, elettrodomestici smart affascina, ma forse bisognerebbe rendersi conto che si finisce inevitabilmente e inconsapevolmente per porci davanti ad uno specchio che riflette per noi il nostro sapere collettivo del momento. In questo modo ci mettiamo difronte ad un panorama necessariamente limitato dalle nostre conoscenze collettive del momento. In questo modo l’AI ci darà sempre risposte “intelligenti” perché sono le risposte che noi già conosciamo collettivamente e tutto ciò non può non incidere sulla nostra libertà di pensiero, ovvero rischia di trasformarci in un grosso gregge che bela individualmente il proprio belare collettivo. Più estesa è la dimensione del gregge a cui apparteniamo maggiore sarà la soddisfazione del nostro interagire individuale Ovviamente da questo limite vanno esclusi i programmi avanzati che stanno testando sviluppi veramente qualitativi e non semplicemente quantitativi dell’intelligenza. Oppure l’intelligenza è solo quantitativa, anche la nostra forse. Questa sarebbe una bella domanda per un sistema AI.
Ultimo, ma certamente non meno importante, è l’invasione della pubblicità nella nostra sfera individuale. Il martellamento continuo che viene da telefonini , televisori, radio, giornali online e non, app etc, riduce sicuramente le nostre capacità decisionali limitando la nostra libertà di scegliere indirizzandoci in un percorso preordinato anche grazie all’intervento sistematico della AI. Tutti abbiamo potuto assistere negli ultimi anni all’aumento della massa persuasiva che , come uno tsunami vociante, rumoroso e colorato , ci insegue nel corso delle nostre giornate e , a volte, anche di notte. Diventa infatti sempre più complicato sfuggirvi, anche perché palesemente aiutato dalla cosiddetta AI , rifiutarsi, sconnettersi. I padroni della pubblicità sono diventati grandi potentissime imprese mondiali che offrono non solo prodotti commerciali, divertimenti selezionati ma anche vittorie alle elezioni politiche , su richiesta.
Il sommarsi di questi tre elementi , in maniera più fisica il primo, in modo più sottile, meno apparente, ma non per questo meno efficace, gli altri due ,fa sospettare l’avvento di una progressiva diminuzione della libertà che coinvolge ormai tutto il genere umano.Recentemente anche la Freedom House ( freedomhouse.org ) in un suo recente documento intitolato “ Freedom in the World 2026 “ coglie il declino delle libertà a livello globale. Questa situazione ,che si va rafforzando, può condurre ad un obnubilamento dell’intelligenza collettiva che metterebbe in pericolo la piena libertà all’interno della quale aspiriamo ad agire.
Autore: Lorenzo Simonato-Studioso Senior-Università di Padova- Dipartimento di Scienze CardioToracoVascolari e Sanità Pubblica
