La propaganda che nega la cura. di Maria Stagnitta

Maria Stagnitta scrive sulla vicenda dei medici sotto inchiesta per le inidoneità ai CPR per la rubrica di Fuoriluogo su il manifesto.


La vicenda dei ventitré medici sottoposti a perquisizioni nell’inchiesta sulle certificazioni sanitarie per persone migranti destinate ai Centri di permanenza per i rimpatri (CPR) solleva una questione che va oltre la piena solidarietà ai medici. Quanto è libera una valutazione clinica quando il suo esito può fermare un trattenimento? E che cosa accade se la tutela della salute viene percepita come un intralcio all’esecuzione delle politiche migratorie del Governo e alla sua propaganda?

La risposta deve essere inequivocabile. Il medico non è un ingranaggio delle politiche migratorie, né un ausiliario dell’apparato di sicurezza. Il suo compito è valutare le condizioni di salute della persona che ha davanti e agire secondo scienza, coscienza e responsabilità professionale. Se una persona è malata o se il trattenimento può aggravare le sue condizioni, il medico deve poterlo certificare senza essere trasformato in un ostacolo alle politiche del potere.

I CPR sono luoghi nei quali la tutela della salute e della dignità della persona entra in conflitto con la logica stessa del trattenimento. La detenzione amministrativa di persone che non hanno commesso un reato sembra essere diventata una zona franca nella quale i diritti fondamentali vengono compressi in nome dell’efficienza delle espulsioni. Le condizioni al loro interno, le difficoltà nell’accesso alle cure e le conseguenze sulla salute fisica e mentale delle persone trattenute sono state denunciate da anni da organizzazioni del volontariato, organismi di tutela e comunità medico-sanitarie.

Di fronte a tutto questo, la risposta non può consistere nel criminalizzare chi quelle condizioni le vede e le certifica. La risposta deve essere mettere in discussione il sistema dei CPR, e superarlo. La privazione della libertà non può essere la risposta ordinaria alla condizione amministrativa di una persona. La dignità non può essere sospesa all’ingresso di un centro di permanenza, né l’esigenza di espellere una persona può prevalere sul suo diritto fondamentale alla salute.

La politica può decidere le proprie leggi. La magistratura deve accertare eventuali responsabilità. Ma la medicina deve rimanere libera di fare il proprio mestiere. Rifiutiamo ogni tentativo di trasformare i medici che tutelano i propri pazienti in protagonisti di una presunta “associazione a delinquere”.

È impossibile non pensare, davanti a questa vicenda, a Victor Hugo e a I miserabili. Hugo raccontò una società nella quale la legge, quando perde di vista la persona, può diventare uno strumento di esclusione e persecuzione. Raccontò quanto sia facile per un sistema trasformare gli esseri umani in categorie e identità amministrative, dimenticando ciò che viene prima di tutto: la loro umanità.

È una lezione che conserva tutta la sua forza.

Le persone rinchiuse nei CPR non cessano di essere persone perché prive di un titolo di soggiorno. Non cessano di avere diritti perché lo Stato ha deciso di trattenerle. Non cessano di avere diritto alla salute perché la loro presenza sul territorio è considerata irregolare, e i medici che le curano non diventano complici di qualcosa di illegale, semplicemente perché esercitano fino in fondo la propria professione rispettando il Giuramento di Ippocrate. Per questo bisogna essere al fianco dei ventitré medici, della loro autonomia professionale e del diritto di ogni persona, indipendentemente dalla nazionalità e dalla condizione amministrativa, a ricevere cure adeguate e vedere rispettata la propria dignità.

Se oggi un professionista rischia di diventare un criminale perché certifica la malattia di una persona che lo Stato vuole espellere, allora il problema non è quel medico. È un sistema crudele che pretende di mettere la salute dopo la detenzione, la persona dopo la procedura e i diritti dopo l’espulsione. È quel sistema che deve essere cambiato.

fonte: https://www.fuoriluogo.it/rubriche/la-rubrica-di-fuoriluogo-sul-manifesto/la-propaganda-che-nega-la-cura/

Print Friendly, PDF & Email