Punto di riferimento, ha esercitato fino all’ultimo libertà di giudizio senza obbedienze di sorta
La morte di Emma Bonino ha suscitato grande emozione e riconoscimenti vasti e trasversali, anche se in questa occasione avrebbe ironicamente commentato di preferire più voti e meno consensi a parole. La sua è stata una lunga vita politica, fatta di incarichi istituzionali e militanza nelle lotte per i diritti civili, che ho vissuto con lei all’inizio della sua avventura e in quella finale del suo impegno in +Europa. Ho conosciuto Emma nel 1974 a Milano, nella sede del Partito Radicale in corso di Porta Vigentina, dove ospitavamo il Cisa, il movimento fondato da Adele Faccio di sostegno alle donne che avevano deciso di abortire; il giovedì pomeriggio la sala si riempiva di una folla inaspettata per i colloqui personali e per trovare la soluzione adatta per l’intervento, a Londra o a Firenze. Quella esperienza si chiuse per la persecuzione giudiziaria guidata da Carlo Casini, con gli arresti di Gianfranco Spadaccia, Adele ed Emma.
Sull’onda di quella battaglia, nel 1976 quattro radicali entrarono in Parlamento e le due donne-simbolo fecero parte della pattuglia agguerrita e intransigente. Emma, che aveva il vezzo di confessare di non sapere scrivere, si rivelò una straordinaria oratrice, di tale efficacia da impressionare Giulio Andreotti, citando Montale nella dichiarazione di voto contro la fiducia al suo governo.
Dieci anni dopo la scomparsa di Marco Pannella se ne va, così, l’ultima icona della storia radicale. Una storia che ha fatto del corpo il centro della azione per parlare a uomini e donne: dai digiuni alla difesa della dignità della persona nel momento cruciale del congedo dalla vita; dalla denuncia delle mutilazioni genitali femminili alla presenza nei luoghi della violenza e della guerra.
Emma è riuscita a emanciparsi da una dimensione monotematica e nazionale, facendo del suo impegno europeo il volano per rapporti di dimensione internazionale.
La tenacissima ragazza di Bra è divenuta così un punto di riferimento per comprendere le crisi globali, testimoniando fino all’ultimo libertà di giudizio senza obbedienze di sorta, anche verso Israele.
Forse pochi sanno che Emma, catapultata a Montecitorio senza particolare esperienza, non pensò di vivere di rendita ma si impegnò nello studio dei problemi istituzionali e parlamentari, dal Regolamento al Bilancio; appassionandosi poi con eguale tenacia alla riforma dell’Unione europea.
Il suo volume “A che ci serve l’Europa” del 2024 rappresenta la summa del pensiero che nasce dal Manifesto di Ventotene ed è la base per rilanciare la costruzione degli Stati Uniti d’Europa: una prospettiva indispensabile oggi in risposta alle spinte nazionaliste, al risorgere di pulsioni etniche e contro lo sdoganamento del nazismo, se vogliamo evitare la catastrofe.ù
Era presidente di +Europa e due anni fa – con mia sorpresa – mi propose di supplirla nei compiti faticosi di preparazione di un congresso che si annunciava difficile. Accettai in nome di una antica amicizia e per preservare la sua presenza nell’agone politico. Aveva subìto offese intollerabili ma non voleva mollare. Un esempio, il suo, che richiama la nobiltà della politica.
fonte articolo e immagine Emma Bonino: https://lespresso.it/c/opinioni/2026/9/23/emma-bonino-nobilta-della-politica/64734

