Sergio Segio scrive sul seminario Gli Spazi del Dissenso per la rubrica di Fuoriluogo su il manifesto
Si è tenuto dal 12 al 14 settembre il seminario nazionale Gli spazi del dissenso. Leggi criminogene e restringimento della dialettica democratica. Organizzato dalla Società della Ragione presso la Sala del Consiglio comunale di Paluzza (UD), è il primo che si è svolto in assenza di Grazia Zuffa, scomparsa il 9 febbraio scorso, che dell’associazione impegnata per la difesa delle libertà e dei diritti dei cittadini e delle cittadine era stata, con Franco Corleone, anima e fondatrice. Il suo ricordo e il suo pensiero critico hanno però traversato gli interi lavori e sono stati richiamati in diversi dei tanti interventi, di cui è qui impossibile dare conto rimandando all’ascolto sul sito della SdR.
Si può intanto evidenziare una preziosa caratteristica di quest’iniziativa e, complessivamente, delle attività di Società della Ragione: quella di riunire generazioni diverse attorno a un tavolo o a una campagna, come quella sulle detenute con bambini in carcere, “Madri fuori”, o a una ricerca, come l’ultima su misure di sicurezza e case-lavoro, “Un’ossimoro da cancellare”. Anche questa è un’eredità di Grazia e della rara capacità che ha avuto, e che condivide con Corleone, non solo di creare reti e sollecitare movimenti ma, assieme, di coinvolgere, formare e promuovere giovani.
Le decine di relazioni e interventi si sono articolate in tre sessioni: Il restringimento della dialettica democratica; Strumenti e spazi per il dissenso; Le forme delle resistenze. Il confronto con la società civile. Trasversali e comuni le preoccupazioni sullo stato della democrazia in Italia espresse e argomentate con analisi, valutazioni e bilanci dai giuristi, docenti, esponenti di associazioni, comunità terapeutiche, sindacato, istituzioni e attivisti intervenuti. Da questi ultimi, in particolare, che più direttamente e immediatamente hanno sostenuto e sostengono il peso della repressione fisica e penale con i loro corpi e la loro disobbedienza, è venuta la risposta e l’esempio su quali siano gli spazi possibili per il dissenso nel quadro di autoritarismo crescente e di deterioramento dello spazio pubblico e democratico.
Esistono indubbiamente – e sono stati sottolineati in alcuni interventi – elementi di continuità con precedenti governi, anche di centrosinistra, nelle logiche di populismo penale e nelle norme tese a criminalizzare i migranti, le marginalità urbane e sociali, i movimenti critici e il dissenso politico, ma dalla disamina dell’operato dell’attuale esecutivo emergono peculiarità e pericolosità inedite, un salto di qualità repressivo, un preciso disegno e una strategia (della tensione) determinata. Tra le tante esemplificazioni possibili, da ultimo lo sgombero del Leoncavallo, la pesante repressione di Ultima Generazione ed Extinction Rebellion, la vicenda delle infiltrazioni di poliziotti nel partito Potere al popolo; una pratica, quest’ultima, tipica dei regimi autoritari che la nuova legge sulla sicurezza ha ora perfezionato e che non consentirà più di scoprire, poiché i poliziotti-infiltrati-provocatori potranno mantenere i nomi di copertura persino in tribunale. L’Italia è così diventata un paese in cui le leggi sull’ordine pubblico vengono suggerite, se non dettate, da forze dell’ordine e servizi di intelligence e quelle sul carcere da sindacati di polizia penitenziaria. Non è dunque casuale che all’imponente manifestazione milanese contro lo sgombero del Leoncavallo vigilassero sul corteo tre osservatori sui diritti umani di Amnesty International. Perché non è solo la legge sulla sicurezza, ma l’intera produzione normativa del governo Meloni che testimonia della volontà di comprimere diritti e di scardinare garanzie ed equilibri costituzionali. Di fronte a ciò, lo spazio possibile e necessario per il dissenso è quello di resistere e di esercitare conflitto radicale e nonviolento.
Fonte – Video e documenti su https://www.societadellaragione.it/glispazideldissenso
