Gaza, i dannati della terra. di Gavino Maciocco

22 settembre 2025: mobilitazione popolare per fermare il genocidio e l’orrenda pulizia etnica che si stanno consumando nella Striscia di Gaza. Di fronte a un silenzio durato troppo a lungo, di fronte all’intollerabile indifferenza e complicità dell’Occidente, qualcosa dal basso si sta finalmente muovendo. Lo sciopero generale  coinvolge tutti i settori pubblici e privati per l’intera giornata lavorativa. La protesta indetta dai sindacati di base è  “contro il Genocidio in Palestina e la fornitura di armi ad Israele” ma anche contro “l’economia di guerra e l’aumento delle spese militari” e “lo sfruttamento sul lavoro”. Lo sciopero, oltre a interessare i settori scolastici, dell’istruzione e della ricerca, coinvolgerà gran parte del comparto dei trasporti.

Articolo 1. Siamo tutti liberi ed uguali Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza. (Dichiarazione universale dei diritti umani, 10 dicembre 1948)

Franz Fanon (1926-1961), medico e psichiatra,  è autore di un fondamentale libro sul colonialismo: “I dannati della terra”. Quando, in questo testo, si tratta del rapporto tra coloni e colonizzati si rivedono esattamente i rapporti tra israeliani e palestinesi. «A volte tale manicheismo spinge fino in fondo la sua logica e disumanizza il colonizzato. A rigor di termini, lo animalizza. E difatti il linguaggio del colono, quando parla del colonizzato, è un linguaggio zoologico». Come quando, all’indomani del 7 ottobre, Yoav Gallant, ministro della difesa israeliano, annunciò: «Stiamo mettendo un assedio completo a Gaza. Niente elettricità, niente cibo, niente acqua, niente gas: è tutto chiuso». «Stiamo combattendo gli animali umani», ha aggiunto, «e ci comportiamo di conseguenza». Anche per queste frasi pronunciate da un membro del governo israeliano, la Corte internazionale di giustizia ha accolto le richieste di «misure urgenti» presentate dal Sudafrica che accusa lo Stato ebraico di violare la Convenzione contro il genocidio nella sua guerra contro Hamas. I giudici dell’Aja hanno quindi riconosciuto, con una sentenza del 26 gennaio 2024  che la situazione umanitaria a Gaza necessita di un intervento tempestivo a protezione dei civili. Ma non si sono spinti fino a imporre un immediato cessate il fuoco, che era la prima richiesta di Pretoria.  La sentenza del 26 gennaio non ha modificato il corso della guerra: è continuata la carneficina di civili, sono continuati gli attacchi alle poche strutture sanitarie ancora funzionanti, sono enormemente peggiorate le condizioni di vita della popolazione a causa dell’assoluta carenza di beni essenziali, è sempre più diffusa la malnutrizione tra i bambini.

Giovedì 21 novembre 2024, la Camera preliminare  della Corte penale internazionale (CPI) ha emesso mandati di arresto per il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex Ministro della Difesa Yoav Gallant, accusati di crimini contro l’umanità e crimine di guerra. Secondo la Corte, Netanyahu e Gallant hanno agito consapevolmente per impedire aiuti umanitari, violando il diritto internazionale umanitario. Tali azioni avrebbero causato malnutrizione, disidratazione e sofferenze gravi alla popolazione civile, con un impatto devastante su ospedali e infrastrutture essenziali. La Camera ha sottolineato che le restrizioni erano motivate politicamente e non da necessità militari.

Il 2 dicembre 2024 Salute internazionale – che non ha mai cessato di denunciare il genocidio e l’orrenda pulizia etnica che si consumavano nella Striscia di Gaza – pubblicava un post “Violenza coloniale a Gaza” con la recensione del libro di Samah Jabr, psichiatra palestinese “Il tempo del genocidio: ”Le atrocità incessanti commesse ora dopo ora a Gaza sono una macchia sulla coscienza dell’umanità e lasciano un marchio indelebile sulla nostra capacità di relazionarci gli uni con gli altri in quanto essere umani. Dal primo giorno di questa guerra i politici israeliani hanno parlato vendicativamente di radere al suolo Gaza e deportare i suoi residenti. Il Ministro della Difesa Yoav Gallant ha descritto gli abitanti come “animali” e il Presidente di Israele, Isaac Herzog, ha dichiarato che tutti gli abitanti di Gaza sono complici degli eventi del 7 ottobre.”

Il 16 settembre 2025 uninchiesta indipendente delle Nazioni Unite è arrivata alla conclusione che nella Striscia di Gaza è in corso un «genocidio» dall’ottobre del 2023. Israele si è mossa con «l’intento di distruggere i palestinesi» presenti nel territorio, denuncia un rapporto di 72 pagine pubblicato dalla Commissione internazionale indipendente d’inchiesta dell’Onu sui territori palestinesi occupati. L’accusa di genocidio, spiega, scaturisce da «basi ragionevoli»: l’analisi  si riferisce «esclusivamente alla determinazione del genocidio secondo la Convenzione sul Genocidio», il trattato Onu del 1948 adottato in seguito all’omicidio di massa degli ebrei da parte della Germania nazista che definisce il genocidio come crimini commessi «con l’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, in quanto tale».

La commissione ha concluso che le autorità e le forze armate israeliane, dall’ottobre 2023, hanno commesso «quattro dei cinque atti genocidari» elencati in questo trattato:
-uccisione di membri del gruppo;
-causare gravi danni fisici o mentali ai membri del gruppo;
-infliggere deliberatamente al gruppo condizioni di vita calcolate per provocarne la distruzione fisica in tutto o in parte;
– imporre misure intese a prevenire le nascite all’interno del gruppo.

Tra le varie riflessioni su questa immane tragedia recentemente  pubblicate cito quella di Marco Revelli su La Stampa

“Appartengo a una generazione – scrive  Revelli – per la quale lo “sterminio degli ebrei” ha rappresentato il fondamento su cui si è costituito il nostro intero orizzonte morale: il male assoluto destinato a segnare, per sempre, il confine invalicabile tra l’inumano e l’umano. Appartengo a una famiglia per la quale la conservazione della memoria di quell’orrore ha significato, come dovere, l’essenza di una religione civile che aveva nel “Mai più” il proprio primo precetto.  Per questo il pogrom del 7 ottobre mi aveva colpito con la stessa angoscia dell’avverarsi di una profezia infausta. Ma poi era venuta la lunga, infinita risposta di Israele. E devo dirlo sinceramente, per me quanto accaduto in Palestina da allora – quanto sta accadendo ora – non costituisce solo una tragedia per quel popolo, per quei popoli, al cui dolore partecipo per l’empatia che ci impone il nostro essere “umani”. È qualcosa di più radicale, e vorrei dire “personale”: è una catastrofe esistenziale. Lo sfondamento del mio stesso universo morale, realizzato da chi ne era stato il fondamento.

Perché questo è quanto accade, volenti o nolenti, quando in quell’angolo del nostro “Io” che chiamiamo coscienza, siamo costretti a riconoscere, nell’implacabile procedere della macchina da guerra di Israele, i segni terribilmente simili a tutto ciò che si era giurato di non voler permettere mai più. L’uccisione massificata di civili innocenti, donne, vecchi, bambini, colpevoli solo di esistere in quel luogo. La distruzione di tutte le infrastrutture indispensabili alla vita (ospedali, fonti idrauliche, elettriche, scuole, luoghi di preghiera), tutto ciò senza il quale una comunità non può sopravvivere come tale (questo s’intende per “genocidio”). L’affamamento consapevole e voluto di una popolazione, costretta a contendersi a rischio della vita un pugno di farina. Cos’è, tutto questo, se non un tentativo di “de-umanizzare l’altro”? Di spogliare sistematicamente degli esseri umani della propria umanità per poterne disporre liberamente, riducendoli ad animali (come alcuni ministri d’Israele hanno più volte definito i palestinesi) o a cose, che si possono distruggere o gettar via a propria volontà.

Non so se tutto questo Male – e questo odio – accumulato in questi mesi potrà essere assorbito dal tempo. Né quanto ne dovrà passare perché carnefici e vittime possano – se potranno – tornare a guardarsi reciprocamente come esseri umani. Certo è che il dolore inferto dai governanti d’Israele alla popolazione palestinese – ma anche l’oltraggio che hanno portato al proprio popolo, la dilapidazione del patrimonio morale accumulato con le sofferenze del passato – appaiono al momento, soprattutto alla luce degli attuali eventi, inespiabili. E noi? Noi impotenti. Noi ignavi, spettatori di un crimine a cui non si oppone che qualche parola di circostanza. Non resterà questo silenzio complice un marchio di disonore per l’intero Occidente?”.

Di fronte a un silenzio durato troppo a lungo, di fronte all’intollerabile indifferenza e complicità dell’Occidente, qualcosa dal basso si sta finalmente muovendo.

“Negli ultimi due anni – si legge sul Manifesto del 21 settembre –  dalle macerie del movimento globale dei primi Duemila e grazie alla ricostruzione graduale operata dai movimenti ecologisti e transfemministi, è nato qualcosa. Si è agglutinato intorno al più scioccante orrore del nostro tempo, il genocidio di Gaza, ed è spuntato a ogni latitudine. Dopo quello di giovedì voluto dalla Cgil, lo sciopero generale di Usb, Cub, Adl e Sgb di domani – a cui aderisce una galassia di organizzazioni e movimenti (dall’Anpi a Non una di meno, da Emergency ad Arci) – è un passaggio esistenziale da troppo tempo rinviato. Le quasi 100 piazze italiane e lo slogan, «Blocchiamo tutto», guardano alle moltitudini che si sono svelate nelle metropoli del mondo. In Italia, frenato da particolarismi ed esclusivismi, un unico grande movimento ha faticato ad esprimersi. Ma ha fatto capolino, apparentemente spontaneo, del tutto imprevisto. Come a Genova o a Roma: aspettavano qualche centinaio di persone ad abbracciare la Global Sumud Flotilla, ne sono arrivate decine di migliaia. In questo apparente spontaneismo e in quello slogan c’è una consapevolezza costruita in due anni di incontri, dibattiti, cortei: la Palestina non si ferma ai suoi confini, li supera, ci riguarda”.

fonte: https://www.saluteinternazionale.info/2025/09/i-dannati-della-terra/

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