Stefano Vecchio presenta l’assemblea di Forum Droghe del 16 maggio per la rubrica di Fuoriluogo su il manifesto
La realtà complessa del mondo delle droghe, nel corso del tempo, è diventata sempre più un universo fortemente intersezionale con i processi politici ed economici e sociali: dal controllo sociale alla geopolitica delle guerre, alla crisi ambientale. Oggi, che la war on drugs è stata rilanciata in una serie di scenari nazionali e internazionali, è necessario un ampliamento dei soggetti e dei movimenti con i quali condividere confronti, posizioni politiche, strategie comuni.
Di recente, in una Contro-conferenza sulle droghe radicalmente alternativa a quella governativa, la Rete per la riforma ha dedicato uno spazio importante e significativo alle relazioni con i movimenti. A partire da questa apertura, abbiamo messo al centro dell’assemblea di Forum Droghe (Roma, 16 maggio, ore 9,30-16 presso la Redazione di Scomodo a Spin Time) il rapporto con la società civile meno coinvolta nei nostri temi.
Non intendiamo allargare le alleanze genericamente. Vogliamo ampliare il dibattito e l’azione politica sulla base del riconoscimento dell’intreccio sempre più stretto tra le realtà del mercato e delle politiche sulle droghe e le guerre, della crisi ecologica e delle sempre più diffuse derive securitarie e neoautoritarie. In Italia siamo testimoni di un inasprimento delle norme repressive del Testo Unico sulle droghe, già responsabile di un terzo dei detenuti in carcere, e delle politiche securitarie. Tutti i provvedimenti, dai decreti sicurezza, al codice della strada, dal decreto antirave fino ai daspo urbani e alle zone rosse coinvolgono in qualche modo il mondo delle droghe.
Vogliamo discutere del cambio di paradigma necessario: dalla guerra alla droga verso la regolazione politica e sociale dei fenomeni, a partire dalle politiche di depenalizzazione, decriminalizzazione e decarcerizzazione. Vogliamo denunciare l’impatto delle politiche panpenaliste che coinvolgono migranti, giovani, e qualunque fascia della popolazione ritenuta scomoda o dissenziente, in aperto contrasto con i principi della nostra Costituzione e del dritto internazionale dei diritti umani.
La war on drugs è da sempre strumento geopolitico. Inaugurata da Nixon negli anni ’70 è stata utilizzata dai suoi successori per allargare l’influenza economica Usa nel continente latino-americano, prima con la diplomazia neocolonialista insita nelle convenzioni sulle droghe, poi con l’escalation militare. Dal Plan Colombia di Clinton, fino all’incursione in Venezuela di Trump. Dietro alle accuse di narcotraffico al Presidente Maduro si cela – neanche troppo nascosto – l’intento di gestire le risorse petrolifere venezuelane. Come dietro all’allarme narcoterrorismo si cela il desiderio di avere carta bianca nel “giardino di casa”, con centinaia di morti nel Mar dei Caraibi nell’indifferenza del diritto internazionale.
All’assemblea di Forum Droghe vogliamo discutere, ancora, dell’impatto che le coltivazioni illegali – e la loro eradicazione – hanno sulla distruzione di interi territori, sul disboscamento della foresta amazzonica, sull’ inquinamento dell’acqua con pesticidi, con gravi conseguenze sul clima e sulla vita delle popolazioni indigene. Sono i medesimi danni ambientali determinati dai mercati legali in nome del profitto a tutti i costi. Le stesse politiche di legalizzazione, a partire dalla cannabis, possono offrire un contributo importante a condizione che si regoli il mercato e si impediscano impatti devastanti per l’equilibrio ecologico e climatico.
Regolazione legale, depenalizzazione e decriminalizzazione delle droghe rappresentano obiettivi decisivi per imprimere una svolta alle politiche neoautoritarie nazionali e internazionali, per dissolvere gli stigmi e le etichette del drogato, del migrante, dei giovani e di tutti coloro che rivendicano legittimamente diritti, dalla salute all’abitare e verso la giustizia climatica.
