E’ necessario un cambio di passo dell’importante agenzia ONU, a partire dalla scelta di un nuovo direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Salute che abbia una solida preparazione in salute pubblica, una rigorosa capacità di gestione organizzativa e un fermo, autorevole e udibile orientamento alla promozione e alla difesa dei diritti umani.
Pochi giorni fa il prestigioso British Medical Journal ha dedicato un articolo alla campagna elettorale per la posizione di direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Salute (1). Infatti, dopo dieci anni l’attuale direttore, l’etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus, giunge al termine dei due mandati consentiti dalla costituzione dell’organizzazione. Alla fine dell’anno in corso, i candidati alla posizione presenteranno la loro visione e il programma che intendono realizzare, qualora fossero eletti. Nel febbraio del 2027, i 34 membri dell’Executive Board dell’OMS formalizzeranno una lista di soli tre candidati da sottoporre al voto dell’Assemblea dell’organizzazione composta da tutti i 192 stati membri per l’elezione, nel maggio del 2027, del vincitore della competizione.
Al momento non esistono candidature ufficiali ma alcuni nomi di potenziali candidati già circolano e fra essi vale la pena di ricordare:
- Hanan Balkhy (Arabia Saudita, direttrice dell’ufficio OMS della regione Eastern Mediterranean)
- Jeremy Farrar (Gran Bretagna, Chief Scientist dell’OMS))
- Budi Gunadi Sadikin (Ministro della Sanità dell’Indonesia)
- Sania Nishtar (Pakistan, Chief Executive Officer della Alleanza Globale per I Vaccini – GAVI)
- Jarbas Barbosa (Brasile, direttore dell’ufficio OMS della regione delle Americhe e della Pan American Organization)
- Hans Kluge (Belgio, direttore dell’ufficio OMS della regione Europa)
- Michael Ryan (Irlanda, direttore delle Emergenze dell’OMS)
- Helge Braun (Germania, ex ministro nel governo di Angela Merkel)
- Hanan Mohammed Al Kuwari (Qatar, ex ministra della Sanità)
- Saia Ma’u Piukala (Tonga, direttore dell’ufficio OMS della Regione Western Pacific)
I numerosi esperti di salute globale intervistati dal BMJ sottolineano, seppure con diversa enfasi, le qualità di cui dovrebbe essere dotato il futuro leader dell’OMS. Larry Gostin, giurista della Georgetown University di Washington, sottolinea l’urgenza di restituire credibilità all’organizzazione che attualmente sperimenta la peggiore crisi della propria storia: si tratta di ritrovare autorevolezza scientifica, politica e finanziaria. Sophie Harman, professoressa di politiche internazionali alla Queen Mary University di Londra, vede il rischio di un’elezione conservativa e senza rischi che premi un tecnocrate apolitico proveniente dall’interno dell’organizzazione. Lo stesso timore è espresso da Priti Patnaik, giornalista scientifica, conoscitrice delle politiche dell’OMS, che paventa un direttore senza carisma e leadership, che sia soltanto un tecnocrate e un buon amministratore.
La questione del ritiro degli Stati Uniti sarà certamente centrale nell’agenda del nuovo direttore generale perché sarà indispensabile risanare la grande perdita di fondi, il 15% del budget dell’OMS, ma soprattutto sarà indispensabile scegliere la migliore politica circa il futuro delle relazioni con gli USA. Qualcuno auspica una riconciliazione, visto un possibile ritorno del partito democratico alla presidenza americana, ma altri, al contrario, temono un rientro degli Stati Uniti con il rischio di dare voce alle istanze più regressive e antiscientifiche presenti in molta cultura ultraconservatrice americana e dunque riportare le tradizionali reticenze americane nei confronti delle politiche progressiste nel campo della salute sessuale e riproduttiva e in quelle delle politiche delle campagne vaccinali.
Non c’è dubbio che il ruolo del direttore generale dell’OMS sia diventato sempre più politico negli ultimi decenni. Forse la direttrice generale che ha meglio saputo coniugare eccellenza scientifica e autorevolezza politica è stata la prima ministra della Norvegia, Gro Harlem Brundtland (direttrice generale dal 1998 al 2003). Ma, a partire dalle epidemie e pandemie (SARS e Covid), i successivi direttori generali si sono confrontati con questioni di politica internazionale inevitabili quali i regolamenti internazionali per le pandemie, le politiche dei prezzi dei vaccini e, in generale, lo scontro fra posizioni antiscientifiche e sovraniste di certi governi (in primis gli USA) e la promozione e la difesa della salute pubblica globale. Va ricordato, ad esempio, che l’attuale governo italiano ha respinto gli emendamenti al Regolamento Internazionale dell’OMS e si è astenuto dal trattato pandemico, allineandosi alle posizioni espresse dagli Stati Uniti, con l’assurda e irresponsabile rivendicazione di preservare la propria sovranità nelle decisioni di salute pubblica.
Dunque, il futuro direttore generale dovrà:
- confrontarsi con la crisi finanziaria stimolando nuovi contributi finanziari grazie a una ritrovata trasparenza della gestione dell’organizzazione
- rinsaldare le prestigiose radici scientifiche dell’OMS e produrre standard e raccomandazioni impeccabili dal punto di vista della evidence-based medicine
e, infine,
- abbandonare quella debolezza politica manifestatasi negli ultimi anni in occasioni in cui era invece necessaria una ferma indipendenza di fronte alle pressioni di alcuni stati membri (ad esempio la Cina in occasione della pandemia del Covid)
Ancora Larry Gostin dice che sarà pertanto necessario un direttore generale “politicamente sofisticato ma non un politico” e Sharif Mohammed Sadat, direttore della Federazione Internazionale delle Associazioni degli Studenti di Medicina, va ancora oltre, affermando che il futuro leader dovrà essere “politicamente neutrale ma non moralmente neutrale” e, dunque, di fronte alle gravi diseguaglianze nel campo della salute e dell’accesso alle cure dovrà parlare forte e chiaro. Così come non potrà limitarsi a dichiarazioni puramente tecniche e neutrali di fronte a catastrofi sanitarie e a violenze inenarrabili come la distruzione di Gaza, del popolo palestinese e la morte di 20.000 bambini per mano dell’esercito israeliano.
In conclusione, l’Assemblea generale dell’OMS nel maggio 2027 dovrà essere saggia, visionaria e coraggiosa scegliendo un candidato che riporti al centro del proprio mandato l’autorevolezza di unire tutte le nazioni sui temi della salute e abbia la capacità di rafforzare i sistemi sanitari nei paesi, la sorveglianza e la capacità epidemiologica. Qualcuno ritiene che l’OMS debba rinunciare a un eccessivo protagonismo nel campo dei diritti umani (“cedere territorio nel campo dei diritti umani”, afferma Gostin), ma, invece, molti altri pensano il contrario e che le grandi questioni come l’uguaglianza di genere, la salute materno-infantile e riproduttiva, le emergenze nelle zone di conflitto, il prezzo dei vaccini e dei farmaci siano necessariamente e indissolubilmente connesse ai diritti umani.
Vi è un dibattito intenso in questi giorni di assemblea generale dell’OMS a Ginevra: si è parlato un po’ di tutto, ma rimane l’impressione che abbiano prevalso le formule vuote e le manovre elettorali in vista del rinnovo della carica di direttore generale. Richard Horton nel suo editoriale su Lancet (2) del 30 maggio commenta l’assemblea OMS e lancia un appello che è politico ed etico perché ritiene, a giusta ragione, che la cosiddetta riforma dell’OMS sia divenuta un fine in sé ma che abbia perduto ogni spinta innovativa. Horton, con la autorevolezza che gli è propria e che caratterizza il suo giornale, lancia un appello che è al tempo stesso politico ed etico:
“Dimentichiamoci della riforma sanitaria globale, per favore. Dimentichiamoci di una nuova architettura sanitaria globale. Dimentichiamoci dell’idea di un «reset». Il primo passo deve essere dire la verità. Dovremmo smetterla di mentirci a vicenda. Dovremmo smetterla di essere deliberatamente ingannevoli. Se parliamo con onestà, potremmo riuscire a ristabilire la fiducia perduta tra la sanità globale e i governi”.
E anche Salute Internazionale si augura un cambio di passo dell’importante agenzia ONU, a partire dalla scelta di un nuovo direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Salute che abbia una solida preparazione in salute pubblica, una rigorosa capacità di gestione organizzativa e un fermo, autorevole e udibile orientamento alla promozione e alla difesa dei diritti umani.
Riferimenti
- Clark J. (2026). Who will be the next leader of the beleaguered WHO? 393. 19 May. http://doi.org/10.1136/bmj.s911
- Horton R. (2026). Offline: The dishonest politics of global health. Lancet. Vol 407, May 30.
fonte: https://www.saluteinternazionale.info/2026/06/oms-sotto-assedio-e-il-suo-futuro-leader/
